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Ultramarine Magmell Recensione: l'anime su Netflix da un fumetto cinese

Recensione della prima stagione dell'anime Ultramarine Magmell, adattamento animato del fumetto cinese creato da Dainenbyo.

Ultramarine Magmell Recensione: l'anime su Netflix da un fumetto cinese
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La piattaforma di streaming Netflix, sempre molto attenta nel valorizzare il mondo dell'animazione, ha pubblicato di recente l'adattamento anime di Ultramarine Magmell, fumetto cinese creato dall'artista Dainenbyo. La serie, composta da 13 episodi dalla durata di 20 minuti ciascuno, pesca a piene mani da molti classici shonen manga, tra cui One Piece e Hunter x Hunter, sfruttando i capisaldi del genere per raccontare una storia in cui l'azione assume un ruolo importante.

Un nuovo continente da esplorare

La trama dell'anime mette al centro di tutto Magmell, un nuovo continente comparso all'improvviso che ha da subito attirato l'attenzione di un numero davvero elevato di esploratori.
L'incipit dell'intera serie non può che rimandare a quello di ONE PIECE; i fan dell'opera di Eiichiro Oda proveranno infatti un forte senso di déja vù durante i primissimi minuti del prologo, soprattutto durante la breve scena in cui vediamo un enorme numero di esploratori (a bordo dei più disparati mezzi) dirigersi verso l'orizzonte sconfinato.
Il protagonista della storia, Inyo, è un giovane ragazzo dotato di poteri speciali che si occupa di aiutare chiunque abbia bisogno di risolvere un problema nel continente di Magmell, non prima però di essersi fatto pagare, dato che in fin dei conti è un mercenario. L'opera, che non fa di certo della profondità contenutistica il suo nucleo fondante, riesce comunque a intrattenere lo spettatore soprattutto per la grande varietà narrativa.

Il racconto punta su episodi autoconclusivi, incentrati più che altro nel mostrare i vari pericoli presenti nel nuovo continente.Il territorio ostile di Magmell può essere considerato a tutti gli effetti come uno dei protagonisti; lo stesso personaggio principale, alle volte, tratta il continente come un vero e proprio essere vivente, facendo spesso riferimento all'influsso negativo che esso sprigiona sugli umani, capace di portare numerose persone sull'orlo della follia.
Il continente, seppur caratterizzato da pochi biomi, presenta moltissime creature mostruose, tutte dotate di alcune caratteristiche particolari.

La componente action alla base dell'opera risulta soddisfacente, grazie ai numerosi combattimenti che vedono impegnato il protagonista nel far sfoggio dei suoi incredibili poteri. Inyo, infatti, dopo aver superato un estenuante addestramento sotto la guida del suo mentore Shuin, riesce ad apprendere numerose abilità, tra cui quella di generare dal nulla numerosi oggetti, tra cui spade e armi da fuoco.

Affetti perduti

A fronte di uno sviluppo narrativo piuttosto prevedibile e una trama tutt'altro che approfondita, l'anime riesce a regalare qualche sorpresa non solo per la componente action ma anche durante alcuni momenti di dialogo. La struttura verticale degli episodi ha infatti permesso agli autori di focalizzarsi leggermente sulla caratterizzazione del personaggio principale; alcuni specifici episodi, come ad esempio L'occhio di Shuin, risultano capaci di puntare anche sull'introspezione, facendo leva sul tema dell'amicizia, una delle colonne portanti dell'opera.

Peccato però per la caratterizzazione quasi inesistente di tutti gli altri personaggi; Zero, la giovane assistente di Inyo, risulta per certi versi poco approfondita, così come tutti gli altri comprimari. Lo stesso finale di questa prima stagione è concepito in maniera eccessivamente frettolosa, soprattutto dopo la comparsa del villain principale.

L'anime, fin dall'inizio impostato seguendo lo schema degli episodi autoconclusivi, durante le ultime puntate vira bruscamente verso una struttura narrativa orizzontale cercando di fornire un background solido a Zero collegandola anche al nemico principale (rimasto in disparte negli episodi precedenti).

Nonostante la vicenda trovi infine una sua conclusione coerente, prendersi un po' di tempo in più per gestire il finale avrebbe sicuramente reso più armonico l'incedere narrativo, che proprio nella parte conclusiva risulta eccessivamente frettoloso. Molto buoni i disegni, soddisfacenti sia per quanto riguarda i personaggi umani, sia per quanto riguardo il character design delle varie creature mostruose.

Le animazioni dedicate ai combattimenti risultano fluide grazie a movimenti fluidi sia quando si tratta di mostrare gli scontri a mani nude, sia per quanto riguarda l'utilizzo delle armi bianche e da fuoco. L'unico neo riguarda la poca cura con cui sono stati realizzati gli ambienti urbani, un po' troppo spogli soprattutto se confrontanti con gli ambienti boschivi di Magmell.

Ultramarine Magmell Ultramarine Magmell è una serie senza pretese ma comunque godibile, in grado di intrattenere grazie a varie scene action ben coreografate e a qualche momento inaspettatamente introspettivo. Un anime che decide in modo consapevole di non puntare su nessun elemento originale, provando invece a ripercorrere (seppur con tutti i suoi limiti) il percorso già tracciato da moltissimi shonen di successo.

6.4