Until I Meet My Husband Recensione: il malinconico Boys Love di Star Comics

Star Comics pubblica Until I Meet My Husband, manga biografico di Ryousuke Nanasaki. Un piccola finestra sulla realtà LGBTQA+ in Giappone.

Until I Meet My Husband Recensione: il malinconico Boys Love di Star Comics
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Sembra proprio che per Star Comics ci sia tanto amore nell'aria. Dopo il nuovo manga di Peyo (vi invitiamo a recuperare la recensione di Boy Meets Maria), la casa editrice si dedica alla sensibilizzazione sulle tematiche LGBTQA+ e, in particolare, sull'amore omosessuale. Star Comics celebra il Pride Month con tre nuovi titoli. Dopo Run Away With Me, Girl (Battan) e Boys Run the Riot (Keito Gaky), il 22 giugno è il turno di Until I Meet My Husband, che si fa subito notare. Tratto dal romanzo autobiografico di Ryousuke Nanasaki, questo manga a volume unico appartiene al genere Boys' Love (BL) e narra una dolcissima storia d'amore attraverso i meravigliosi disegni di Yoshi Tsukizuki. Until I Meet My Husband è il 36° numero della collana Queer, a pubblicazione mensile, che quest'anno vede la sua terza edizione.

Il dramma dell'accettazione di sé

"Io e Ryousuke siamo diventati marito e marito." Il racconto comincia esattamente con il proprio lieto fine. Un inizio insolito che vuole subito rassicurare il lettore.

Eppure la storia di Nanasaki non è affatto tutta rose e fiori. Nella città di Hokkaido, nel 1995, un giovanissimo Ruoysuke è già alle prese con alcune difficoltà. Da sempre preso di mira dai suoi compagni di classe per i suoi comportamenti considerati insoliti per un maschietto della sua età, il protagonista vive già un primo piccolo inferno interiore, destinato a diventare sempre più profondo e radicato. Le prime consapevolezze, quali il desiderio di giocattoli etichettati come femminili o le prime cotte per alcuni ragazzini, avviano quello che sarà un racconto malinconico, intriso di timori e angosce, fin quando un più maturo Nanasaki non imparerà pian piano ad accettare se stesso per ciò che è, andando incontro a più di una piacevole sorpresa nella sua vita.

Essendo un racconto autobiografico, si capisce sin da subito che le pagine di Until I Meet My Husband descrivono emozioni autentiche, e seguono un percorso graduale. Nel primo capitolo, quello incentrato sull'infanzia e sulla preadolescenza, ogni pensiero sulla propria omosessualità è trattato con l'evidente mente di un ragazzino che, alla sua età ma soprattutto in quegli anni in Giappone, non possiede i mezzi per comprendere la differenza, ad esempio, tra orientamento sessuale e identità di genere. Più volte il giovanissimo protagonista desidera di esser nato donna per poter piacere a Tsukasa, la sua prima cotta delle medie. "Vuoi forse diventare femmina?" è una delle frasi nate dall'ignoranza di un ragazzino che deve ancora scoprire tutto ciò che vive al di fuori di una società etero-normativa. Anche lo stesso Ryousuke è vittima di queste prime incertezze e riflessioni su di sé, che lo portano ad affrontare la propria accettazione in maniera sicuramente ancora poco consapevole.

I continui atti di bullismo nei suoi confronti, come c'è da aspettarsi, non fanno altro che insinuare e alimentare un terribile tarlo: quello di non sentirsi un ragazzo normale. Tra spintoni e appellativi dispregiativi e discriminatori, il protagonista reprime i sentimenti per Tsukasa esattamente come qualsiasi pensiero legato alla scoperta della propria persona, e purtroppo sarà costretto a farlo per molto tempo prima di vedere finalmente un po' di luce. Incontrerà nuovi personaggi che gli doneranno piccole gioie ma che provocheranno anche dolori molto più profondi. Si innamorerà tante volte della persona sbagliata prima di incontrare quella che potremmo chiamare la sua anima gemella.

Cosa succede quando il racconto è autobiografico?

Il BL di Nanasaki e di Tsukizuki attira a sé una serie di riflessioni che ruotano intorno al racconto e alla sua narrazione. La storia segue chiaramente il semplice ordine cronologico, percorrendo una linea temporale che, come accennato, coincide con la crescita del protagonista.

A livello narrativo, dunque, Until I Meet My Husband non presenta particolari guizzi, fatta eccezione per alcuni salti temporali in avanti, in quanto il motore principale sono proprio gli innamoramenti di Ryousuke. La maggior parte dei rapporti sentimentali si rifà ad alcuni stereotipi presenti nel genere BL, ed è qui che nasce la prima riflessione. Ha senso parlare di situazioni stereotipate quando si tratta di un racconto tratto da fatti realmente accaduti? La verità è che, nella vita di tutti i giorni, situazioni come quelle di Nanasaki sono - purtroppo - del tutto ordinarie. Nel quarto capitolo, ad esempio, si assiste alla prima vera relazione del protagonista con Takuma, enigmatico ragazzo conosciuto ad un incontro per single. Il loro rapporto è un classico: un uomo dichiaratamente omosessuale sta con un altro che non è ancora a proprio agio con la propria sessualità e teme, più di ogni cosa, che i propri amici (chiaramente omofobi) lo vengano a sapere.

Da questo punto di vista, quindi, Until I Meet My Husband non riesce forse a spiccare più di tanto tra la grande quantità di Boys Love presenti sul mercato. Tuttavia, qui si tratta della storia dell'autore, come pure di tantissime altre persone che hanno vissuto o vivono una situazione simile. Fin dove, quindi, si può effettivamente parlare di "già visto" dato che, sfortunatamente, alcuni comportamenti umani sono reali e tangibili nella vita di tutti i giorni e si ripetono in diversi contesti come frutto di uno schema quasi prestabilito?

La verità è che Until I Meet My Husband racconta involontariamente una faccia della medaglia che è anche quella più diffusa nelle modalità in cui si affrontano i discorsi legati alla comunità LGBTQA+. Ne è un altro esempio uno degli inserti finali, quello in cui è descritto il coming-out con la madre. Questo manga dal retrogusto amaro mostra la parte più difficile, quella forse anche più vera in una società che ancora non riesce ad accettare certe cose, specie nel Giappone degli anni in cui Until I Meet My Husband è man mano ambientato. Insomma, prima dell'atteso lieto fine di Ryousuke c'è davvero tanta strada da fare, e ci sono tanti bocconi aspri da mandare giù. Ciononostante, il finale mira ad infondere una grande speranza a tutte le coppie LGBTQA+. "Spero che tutte le persone come noi possano trovare il modo per sperimentare una felicità persino più grande della nostra", sono queste le parole dell'autore.

Lo stile leggiadro di Yoshi Tsukizuki

Nella bellissima postfazione scritta dall'autore, egli elogia e ringrazia sentitamente il lavoro e la collaborazione della mangaka Tsukizuki. "La bellezza del tratto con cui delinea i personaggi maschili e le loro espressioni facciali (specialmente gli sguardi carichi di dolore e tristezza) rapiscono letteralmente il lettore, facendolo sprofondare in una narrazione vibrante." Niente di più vero.

A cominciare dalla meravigliosa sovraccoperta edita da Star Comics, le singole tavole prendono spesso il posto delle parole. Certo, i dialoghi sono numerosi, schietti e mai privi d'emozione, ma l'espressività dei personaggi e i giochi di sguardi dicono molto di più. I volti sono delicati, dolci, con occhi a volte spenti, altre così luminosi da trasmettere una sorta di vero e proprio bagliore. Il design dei personaggi di Tsukizuki è decisamente inconfondibile, tanto da rischiare talvolta di creare qualche confusione d'identità. Un dettaglio curioso è il fatto che la maggior parte delle cotte di Ryousuke si somigli incredibilmente, come se queste fugaci presenze nella sua vita non avessero bisogno di essere caratterizzate poi così tanto. Diverso, infatti, è il caso della misteriosa anima gemella, R., quasi l'unica figura, al di fuori del protagonista, ad essere immediatamente riconoscibile grazie ad un volto diverso, capace di trasmettere emozioni differenti attraverso il proprio sguardo: maturità, sicurezza, serenità.

Until My Husband riesce a raccontare alcune esperienze senza troppi filtri, ma allo stesso tempo non cadendo mai nell'esplicito. La scoperta del proprio corpo o di quello di altri uomini e gli intermezzi più privati non sono mai indiscreti, trasmettendo così un'intimità dolce, delicata. Lo stile della mangaka è molto pulito e preciso. Ciascun elemento è quasi sempre contenuto perfettamente entro i margini delle singole vignette, in cui prevalgono i primi e primissimi piani rispetto alle ambientazioni. Proprio a tal proposito, Tsukizuki attua una simbologia: ambienti pressoché vuoti e dalle tinte scure nei momenti in cui Ryousuke attraversa attimi di tristezza e dolore, luoghi luminosi e ricchi di dettagli quando il protagonista prova felicità. Ancora una volta, l'artista dimostra di essere perfettamente in grado di raccontare la storia di Nanasaki, ovviando anzi alla struttura narrativa di base che, come già detto, ad una prima lettura risulta forse un po' troppo semplicistica. Until I Meet My Husband è dunque un vero piacere per gli occhi... E per il cuore.

Until I Meet My Husband Until I Meet My Husband di Ryousuke Nanasaki e Yoshi Tsuzikuki è una storia d'amore dal retrogusto amaro, che affronta gli aspetti più ostici dell'appartenenza alla comunità LGBTQA+. Al tempo stesso, vuole infondere speranza e mostrare l'altra faccia della medaglia, o quantomeno far sapere che può esserci luce dopo un lungo percorso nell'ombra. Con uno stile delicato, questa autobiografia targata Star Comics forse non sarà un testo rivoluzionario, ma ha al suo interno qualcosa di davvero speciale, ricco di emozioni autentiche.

7.5