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Ushio e Tora: recensione della serie anime disponibile su Netflix

A oltre 25 anni dalla pubblicazione originaria del manga, è sbarcata su Netflix una serie anime dal forte mood anni '90: Ushio e Tora.

recensione Ushio e Tora: recensione della serie anime disponibile su Netflix
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A volte ci sono determinate opere che, pur risultando di fatto molto gradevoli e ben confezionate, per un motivo o per l'altro non riescono a guadagnarsi le luci della ribalta nel migliore dei modi. Ushio e Tora, il manga creato da Kazuhiro Fujita e serializzato a partire dal 1990, appartiene al quel filone di opere finite nel dimenticatoio per motivi spesso ignoti. Tolta una serie di OAV usciti in patria tra il 1992 e il 1993 (ma arrivati da noi nel 2007), l'opera ha avuto una trasposizione in anime solo in tempi recenti, precisamente nel 2015 grazie agli studi MAPPA e VOLN. Recentemente la serie animata, composta da 39 episodi, è sbarcata anche sulla piattaforma di streaming Netflix. Quale occasione migliore quindi per immergerci nuovamente nel bizzarro mondo creato da Kazuhiro Fujita?

Un demone per amico

Il protagonista della storia, Ushio Aotsuki, un giovane che vive in un tempio con il padre Shigure (quest'ultimo è infatti un monaco), in un giorno come tanti si ritrova casualmente faccia a faccia con un terribile demone: Tora. Ushio, infatti, durante un semplice lavoro di routine all'interno del magazzino del tempio, cade per sbaglio all'interno di una botola, costretto in poco tempo ad adattarsi alla difficile situazione che gli si para davanti, dato che il demone che ha di fronte sembra avere intenzioni tutt'altro che amichevoli. Il ragazzo, costretto a liberare Tora - estraendogli dal corpo la lancia che lo blocca al muro - per permettergli di risolvere un problema all'apparenza irrisolvibile, inizia con lui una convivenza forzata che lo porterà in seguito a vivere numerose avventure. Seppur realizzato in tempi recenti, l'adattamento anime si rifà all'opera originale degli anni '90, particolare capace di ammantare l'intera serie di un mood nostalgico che probabilmente riuscirà a scaldare il cuore di molti appassionati degli shonen old school.

L'anime infatti pesca a piene mani dalla tradizione avventurosa di metà anni '90, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione del protagonista, un ragazzo dal cuore d'oro che fin da subito dimostra la sua bontà d'animo impegnandosi al massimo per salvaguardare l'incolumità dei propri amici.
La serie, almeno all'inizio, presenta una struttura narrativa di tipo verticale in cui vediamo Ushio, supportato dal suo nemico/amico Tora, confrontarsi con minacce sempre più pericolose capaci di mettere sia lui (che i suoi cari) in serio pericolo.

Con il proseguire della narrazione la trama però si evolve, presentando un gran numero di personaggi che pian piano iniziano a diventare parte integrante dell'elaborato mondo creato da Kazuhiro Fujita, capace di amalgamare al meglio vari elementi tipici degli shonen senza risultare mai banale.
Il pregio principale dell'opera è infatti quello di risultare dall'inizio alla fine molto scorrevole, facendo leva su tutta una serie di elementi ormai consolidati (ma che all'epoca dell'uscita del manga non lo erano ancora del tutto) riuscendo così a intrattenere lo spettatore in maniera ottimale.

Nonostante qualche breve momento dove il ritmo generale rallenta (soprattutto durante le parti in cui determinati personaggi spiegano varie vicende del passato) il mix tra sequenze di dialogo e momenti action risulta ben congegnato. Di grande impatto anche la sequenza dedicata al passato di Tora (in cui ci viene mostrata la sua origine), così come l'intera parte finale in cui i protagonisti si ritrovano ad affrontare Hakumen, il terribile demone antagonista principale della serie.

Tra le criticità dell'opera, va però probabilmente segnalato il numero esiguo degli episodi; in sole trentanove puntate, infatti, l'intera serie riesce a coprire i 33 volumi del manga, particolare che ha inevitabilmente estromesso alcune parti dell'opera originale.
Considerando però il lungo tempo trascorso tra l'uscita del manga e l'adattamento anime, la scelta di condensare l'intera serie in un numero piuttosto ristretto di episodi potrebbe in realtà risultare un compromesso tutto sommato accettabile, capace di avvicinare potenzialmente un gran numero di nuove persone all'opera.

Gli umani non piangono mai

La serie, che decide fin da subito di puntare su numerosi scontri corpo a corpo in cui vediamo Ushio usare la Lancia della Bestia - il leggendario artefatto che proprio lui ha estratto da Tora all'inizio dell'avventura - non disdegna comunque momenti maggiormente introspettivi, soprattutto riguardo la caratterizzazione dei personaggi principali e il solidissimo legame che li unisce. Tora, fin da subito, si dimostra un demone estremamente crudele intenzionato a divorare tanto Ushio quanto qualsiasi altro essere umano, non perdendo occasione per ribadire il concetto ogni volta che può.

Episodio dopo episodio, però, il demone inizia a cambiare, diventando sempre più incline ad aiutare Ushio nelle sue imprese, seppur sia sempre reticente nell'esternare apertamente i propri sentimenti.
Allo stesso modo il protagonista, ritratto all'inizio come un ragazzo buono a nulla e tremendamente sbadato, con il proseguire dell'avventura capisce sempre più di essere destinato a qualcosa di grande, trovando dentro di sé la forza per migliorare costantemente maturando soprattutto a livello caratteriale.
Ushio e Tora, durante il corso delle loro avventure, si ritrovano così a vivere un vero e proprio viaggio di formazione dalla struttura narrativa corale, capace di rimandare più al primo Dragon Ball che non al suo seguito Z.

L'importanza dei legami affettivi diventa così uno dei temi fondamentali dell'anime, dato che Ushio si ritroverà via via ad ascoltare non solo i consigli del suo fidato alleato Tora, ma anche di tutte le persone a lui vicine, che non lo abbandoneranno mai nel momento del bisogno. Lo stesso finale della serie rappresenta se vogliamo la summa contenutistica dell'intera opera, grazie a un ampio combattimento finale in cui non solo la forza fisica, ma anche (anzi, soprattutto) la forza del proprio cuore diventa la chiave di volta per sconfiggere la terribile minaccia principale.

Per quanto riguarda il lato tecnico, l'anime risulta ben realizzato sotto praticamente qualunque aspetto; soddisfacente anche il character design dei vari personaggi (soprattutto quelli mostruosi), con una nota di merito per quanto riguarda il demone Tora - capace senza problemi di rimandare a una dimensione irrequieta e bestiale tipica degli animali più feroci - e Hakumen, il cui viso demoniaco riesce in maniera lampante a esprimere al meglio tutta la tua atavica malvagità.

Ushio & Tora L'anime di Ushio e Tora, seppur realizzato circa 25 anni dopo l'uscita del manga, risulta un prodotto perfettamente riuscito, capace di rievocare senza troppi problemi la magia delle serie classiche anni '90 in modo tanto semplice quanto funzionale. Lodevole anche il comparto tecnico, capace di puntare molto sui disegni a mano optando per la grafica in CGI solo in rarissime occasioni. Un'opera in definitiva ben realizzata e sicuramente adatta a un'ampia fascia di pubblico, finita purtroppo ingiustamente nel dimenticatoio per non si sa bene quale motivo.

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