Netflix

Vampire Knight: recensione della prima stagione disponibile su Netflix

A nove anni di distanza ritorna uno degli shojo più interessanti: Vampire Knight è approdato su Netflix pronto a far strage di cuori.

recensione Vampire Knight: recensione della prima stagione disponibile su Netflix
Articolo a cura di

A partire dai primi anni ‘90, fino ad epoche più recenti, abbiamo assistito a numerose interpretazioni del vampiro. Nel 2005, con la pubblicazione di Twilight, c'è stato un notevole cambiamento della percezione della creatura folkloristica, che ha abbandonato la veste di assassino per indossarne una più fine e romantica. Sebbene Twilight non sia stata la prima opera a fare del succhiasangue un "tenerone", è grazie a questo romanzo se sono diventate mainstream le storie d'amore tra un umano e un vampiro. Infatti, negli ultimi anni sono stati numerosi i media che hanno sfruttato questa tematica, alcuni di buona qualità, altri un po' meno. Inserendosi in qualche modo in questo nuovo filone narrativo sui vampiri, nel 2004 la mangaka Matsuri Hino pubblica sulla rivista specializzata LaLa il primo numero dello shojo Vampire Knight (edito in Italia nel 2006 da Panini Comics), conclusosi nel 2014. L'opera riscuote un indiscusso successo, in parte per il periodo in cui è stata pubblicata, in parte per l'aria di novità che si respirava leggendola, tanto da spingere la compagnia d'animazione Studio Deen a realizzare una trasposizione animata di due stagioni, distribuita nei circuiti nipponici a partire dal 2008. La serie giunge in Italia per la prima volta in home video nel 2009, interamente doppiata. Finalmente, l'11 aprile scorso Vampire Knight si è aggiunto alla vasta libreria di Netflix.

Una nuova dimora

Nella Cross Academy, uno dei collegi più prestigiosi al mondo, gli alunni della Day Class sono infatuati dei bellissimi colleghi della Night Class: la singolare suddivisione delle classi è una prerogativa dell'istituto. Tuttavia, gli allievi dei due corsi di studio non devono avere alcun tipo di contatto o rapporto tra di loro, perché gli scolari della Night Class nascondo un agghiacciante segreto: sono vampiri. Questa particolare situazione è difficile da accettare anche per la nostra bella Yuki Cross, figlia adottiva del preside della scuola, nonché membro della Day Class. Yuki è infatti follemente innamorata del compagno del Dormitorio Luna - dove soggiorna la Night Class - l'adonico capo dormitorio Kaname Kuran, soprattutto perché la salvò dall'aggressione di un vampiro assetato di sangue e la portò dal preside Cross quando era ancora una bambina. Yuki non è solo una semplice studentessa, ma è un Guardian, così come il suo amico d'infanzia Zero Kiryu. Yuki e Zero sono l'uno l'opposto dell'altra: da un lato abbiamo una ragazza solare, che si preoccupa di aiutare sempre coloro a cui vuole bene e chi è in difficoltà, ed è affascinata dai vampiri. Zero è invece un ragazzo distaccato, cupo ed enigmatico, a causa di un'infanzia non affatto felice: la sua famiglia è stata brutalmente sterminata da un vampiro, motivo per cui prova un profondo odio per i signori della notte, al punto da volerli sterminare tutti. I due, in quanto supervisori, devono mantenere il segreto sulla presenza delle creature nell'istituto ed evitare che queste, inebriate dal sangue umano, aggrediscano gli ignari allievi del mattino, utilizzando anche le armi magiche che hanno in dotazione: la Bloody Rose, una pistola che può ferire solo i vampiri, affidata a Zero, e Artemis, un lungo bastone di metallo, brandito da Yuki. I ragazzi della Night Class celano anche un altro orribile segreto, che in parte verrà svelato solo nel corso della prima stagione.

Non la solita storia d'amore

Un tema ricorrente in Vampire Knight è quello dell'opposto: due o più componenti, all'apparenza incompatibili tra di loro, in realtà riescono ad amalgamarsi alla perfezione, senza assistere alla prevalsa di uno sull'altro. Ciò ci viene esplicato sin da subito, con il titolo dell'opera, che infatti può essere considerato una sorta di ossimoro: il cavaliere, knight in inglese, è sempre stato raffigurato come un eroe che si batte contro il male e mostri mitologici; in questo caso, il cavaliere è anche vampiro, una bestia assetata di sangue e uno di quegli stessi mostri che il cavaliere tradizionale combatte. Questo gioco degli opposti ci viene mostrato in vari modi anche all'interno della serie: si passa da elementi più superficiali come la ferrea divisione dei due dormitori, oppure dalle divise bianche indossate dagli allievi che seguono i corsi notturni, che si contrappongo all'uniforme scura degli alunni del mattino; ci sono poi le già citate discrepanze tra Yuki e Zero, che sebbene abbiano un carattere diverso l'uno dall'altro sono legati da un destino affine, cioè quello di essere entrati in contatto con i vampiri, anche se in circostanze completamente differenti. Infine, lo stesso schema di contrasti ritorna nella psicologia dei personaggi, che sono costantemente tormentati da scelte morali nelle quali devono sempre lanciarsi da un estremo all'altro.
Passiamo infine a qualcosa di ben più rimarchevole, che influenza fortemente anche il comparto estetico: troviamo un character design longilineo, ma poco ispirato e variegato, tanto che si nota una certa somiglianza tra le varie figure principali. Lo Studio Deen è riuscito a riproporre fedelmente il tratto slanciato e il pensiero che Matsuri Hino ha voluto esporre quando ha realizzato il manga, donando alle sue creature una passione che è espressa sia dalle parole che dalle sensuali movenze: ci viene mostrata così la dolcezza e la grazia dei comprimari femminili, e una nobile eleganza nei comportamenti delle controparti maschili.

Questo particolare stile artistico trova un perfetto connubio con animazioni minuziose che sono alla base di numerose scene che sono permeate di una poesia quasi erotica , che non sfocia mai nel volgare, ma che vorrebbe solo far arrossire e far palpitare i cuori più sensibili. Questi sentimenti passionali, che si percepiscono in specifici momenti, riescono a rendere un semplice morso sul collo o il suggere del sangue, che di per sé sono qualcosa di violento e sanguinoso, alla stregua di un caldo bacio dato dalla persona amata. Un piacevole contrasto a questi frangenti di serietà e romanticismo è dato da una totale deformazione del disegno, che diventa più banale e semplice, caratterizzato da espressioni ridicole e demenziali, che sono la rappresentazione di una comicità fin troppo ricalcata, dalla quale non si può fare a meno di farsi coinvolgere. A fronte di quanto detto, riteniamo più opportuno considerare Vampire Knight come uno shojo atipico. Molti sono gli elementi che potrebbero portare a immaginare la serie come una classica produzione rivolta prevalentemente a un pubblico femminile o adolescenziale: troviamo infatti lo stilema dell'eroina tormentata da un amore proibito nei confronti del tenebroso di turno, in questo caso un vampiro; oppure la quotidiana vita scolastica che ci mostra le condizioni in cui questo amore sboccia. Eppure, la presenza del vampiro ricopre il tutto con un alone di oscurità e mistero, che dà all'anime un tono completamente diverso, che cerca di distaccarsi così da altre produzioni simili. Forse la narrazione è la parte meno riuscita del prodotto finale: ruota soprattutto attorno alla travagliata e conturbante storia d'amore della protagonista, spesso caratterizzata da discorsi troppo stucchevoli e melensi, e al suo relazionarsi con gli altri, senza un canovaccio di per sé coinvolgente.

Eppure, dietro al classico intreccio amoroso, abbiamo riconosciuto interessanti risvolti narrativi, che suppliscono alla sceneggiatura: alcuni di questi ci sono sembrati sin troppo prevedibili, cadendo spesso in banali cliché oramai sfruttati anche da altri media; forse l'intento non era quello di essere il più eclatanti possibili, ma di cercare una perfetta armonia con una narrazione lenta e ben equilibrata, senza un effettivo climax. Altri sviluppi della trama ci sono apparsi molto più convincenti, perché imprevedibili e accattivanti, e perché approfondiscono gli elementi che costituiscono le fondamenta su cui si regge la traballante narrazione, riuscendo a catturare l'attenzione dello spettatore e spronandolo a sbrogliare, passo dopo passo, la matassa. Tra tutti questi fattori, riesce a trovare il proprio spazio anche l'introspezione dei personaggi, che viene approfondita sia attraverso flashback, che ci mostrano l'ambiente e le particolari situazioni in cui sono cresciuti e che inevitabilmente li hanno segnati; sia attraverso gli eventi in corso, che li portano ad una graduale maturazione e comprensione di se stessi e del comportamento degli altri componenti di questo intreccio, tanto da far sorgere dilemmi in loro e nel pubblico.

Vampire Knight Vampire Knight è un anime che cerca di distaccarsi dal genere di appartenenza, proponendo qualcosa di differente. In generale, l’opera si inserisce egregiamente in quel nuovo filone di vampirismo che è stato rese celebre da produzioni occidentali, quali le saghe di Twilight, The Vampire Diaries, etc. Purtroppo, una trama a tratti un po’ piatta e dialoghi spesso troppo melensi rovinano questa prima serie, che avrebbe potuto rappresentare una ventata di freschezza nel genere shojo. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che Vampire Knight nasce nel 2004, quando forse questa freschezza ancora non era stata contaminata dalla presenza delle sopracitate opere. Lodevole è l’obiettivo che si è prefissato, ma una sceneggiatura poco originale non aiuta a raggiungerlo. D’altro canto, ci sono un interessante background degli eventi, personaggi complessi e un’ambientazione dark, che permettono alla serie di avvicinarsi di più al tentativo di rinnovare il genere.

7