Vinland Saga: recensione della prima stagione dell'anime Amazon Prime Video

La prima stagione dell'anime che Wit Studio ha tratto dal manga di Yukimura, ispirato alle saghe norrene, convince ed entusiasma.

recensione Vinland Saga: recensione della prima stagione dell'anime Amazon Prime Video
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Di tutte le saghe vichinghe, la Saga dei Groenlandesi è quella generalmente considerata più affidabile dagli storici. Essa narra prima della scoperta della Groenlandia da parte dell'esploratore Erik il Rosso, che vi stabilì una colonia destinata a durare ben quattro secoli; poi si concentra sui viaggi dei suoi discendenti, alla scoperta di tre nuove terre: Helluland (una landa ghiacciata e desertica), la boscosa Markland e la fertile Vinland dove Leif, stando al racconto mitico, stabilì una colonia temporanea prima di tornare sano e salvo in Groenlandia. Dal mitico Vinland prende nome e ispirazione lo shonen Vinland Saga, scritto e disegnato da Makoto Yukimura (già autore del celebrato Planetes) e serializzato prima su Weekly Shonen Magazine e successivamente sulle pagine della rivista seinen Aftenoon.

Pubblicato a partire dal 2005, nel 2012 è stato eletto miglior manga nella categoria generale al Premio Kodansha e solo nel 2019 è giunta l'agognata trasposizione anime realizzata da Wit studio per la regia di Shuhei Yabuta e le musiche di Yutaka Yamada: trasmesso in streaming sulla piattaforma Amazon Prime Video, si è da poco conclusa la prima stagione, composta da 24 episodi che rappresentano un adattamento piuttosto fedele del primo blocco narrativo dell'opera.

Un misto di Storia e fantasia

La serie prende inizio in Islanda nel 1002 d.C., dove in un piccolo villaggio vichingo il piccolo Thorfinn conduce una vita tranquilla assieme a suo padre, il mite Thors, sua madre Helga e sua sorella maggiore Ylva. Sono i primi anni della diffusione del cristianesimo presso le popolazioni nordeuropee, quelli in cui il conflitto fra la vecchia cultura piratesca e barbarica comincia a scontrarsi con un nuovo stile di vita, una nuova morale.

Thorfinn è affascinato dalla forza bruta e sogna di diventare un guerriero o un esploratore al seguito del maturo Leif Erikson mentre suo padre desidera per lui una vita spensierata, lontano dai pericoli. Tutto cambia il giorno in cui Thors viene raggiunto da un suo antico compagno, Floki, nuovo comandante della compagnia mercenaria dei Vichinghi di Jomsborg (le vicende di questo gruppo di guerrieri quasi invincibili sono narrate nella Saga dei Vichinghi di Jomsborg e in altri testi appartenenti al corpus norreno).

I due non si vedono dalla sanguinosa Battaglia di Hjörungavágr quando Sigvaldi condusse l'esercito contro il re di Norvegia, e perse. Creduto morto dai suoi compagni, Thors detto Il Troll aveva preso moglie e figlia ed era fuggito in Islanda per ricominciare da capo. Floki afferma di non portargli rancore per il suo tradimento ma ne domanda i servigi per volgere al meglio il corso della prossima guerra contro l'Inghilterra. In realtà, dopo averlo attirato lontano dal villaggio assieme a un gruppetto di concittadini (ai quali Thorfinn si è unito di nascosto) lo fa attaccare dai briganti di Askeladd, un mercenario con una storia complessa.

Thors si sacrifica per salvare la vita del figlio e dei suoi amici: da questo momento Thorfinn si unirà al gruppo di Askeladd, diventando sempre più forte e svolgendo le missioni più pericolose in cambio dell'opportunità di poter battere un giorno il geniale e fortissimo Askeladd in combattimento.
Dopo dieci anni di lotte sanguinose al seguito del biondo guerriero, Thorfinn è diventato un fortissimo combattente e non esita ad attaccare un soldato di grande fama, Thorkell l'Alto (liberamente ispirato a Thorkell Strut-Haraldsson, fratello di Sigvaldi che partecipò con lui alla Battaglia di Hjörungavágr) che insieme a un pugno di uomini difende Londra dall'esercito Danese.

Ben presto la trama si fa più complessa, portando a un intricato intrigo politico, con l'introduzione di altre due figure storiche: re Sweyn Barbaforcuta di Danimarca e suo figlio Canuto, rappresentato qui come un giovane timido e taciturno del tutto dipendente dall'uomo che lo cresce e lo addestra, Ragnar. Askeladd, che cela un passato sanguinoso e un oscuro legame con la popolazione dei Gallesi, farà di tutto per deporre re Sweyn e portare dalla propria parte il prossimo regnante, Canuto, che la Storia chiamerà "Canuto il Grande".

Nel nome del padre

Alla fine della visione dei 24 episodi di questa prima stagione, possiamo affermare che numerosissimi siano i temi affrontati dagli autori in questo primo blocco narrativo. Il primo tema, quello più evidentemente legato al personaggio di Thors, è quello che l'autore stesso in un'intervista ha definito "la negazione della violenza".

L'intenzione originaria di Makoto Yukimura, creatore del manga, era quella di realizzare una storia di samurai e possiamo dire che, in un certo senso, con Vinland Saga l'abbia fatto: Thors è un personaggio spirituale, a tratti kurosawano, un uomo dedito all'assassinio che a un certo punto della propria esperienza umana ha compreso il valore della vita al punto da privarsene senza rimpianti pur di salvare tutti. Il prete Willbald, che cerca una prova dell'esistenza dell'amore e il principe Canuto, chiuso nel proprio timido ascetismo, sono personaggi che altrettanto facilmente potremmo accostare all'epica e all'estetica samurai.

Anche il tema della guerra e quello del desiderio di esplorazione sono rilevanti (non potrebbe essere altrimenti dato il materiale cui Yukimura si è ispirato) e si intrecciano saldamente, specie in un finale di stagione dove più personaggi riflettono sulla necessità di ricominciare in un mondo nuovo, privo di conflitti.

Questo desiderio di fuggire altrove per raggiungere una nuova libertà caratterizza diversi protagonisti dell'opera come ovviamente Leif, Thorfinn bambino e Askeladd stesso, con la sua ossessione per la terra promessa dove, forse, attende il re Artorius (collegamento interessante compiuto da Yukimura con il ciclo arturiano e la leggenda del re Maelgwn ap Cadwallon). Ma riteniamo che il tema più importante, quello su cui è costruita buona parte dell'architettura emotiva della stagione, sia il rapporto fra padri e figli, in tutte le accezioni possibili.

Una lunga introduzione

A parte pochi, come Thors e Askeladd e lo stesso Ragnar (il cui nome richiama il celebre Ragnar Lodbrok, antenato di re Sweyn e Canuto, personaggio protagonista della serie Vikings), gli altri protagonisti di Vinland Saga sono ispirati o a personaggi storici o a eroi descritti in antiche saghe: al netto di differenze lampanti, il loro fato è quindi noto a chiunque conosca un po' di storia e leggende vichinghe.

È pur vero che questi primi 24 episodi sono da intendersi come una sorta di lunga introduzione alle vicende clou dell'opera, che devono ancora essere adattate in versione anime. Si tratta di una fase di transizione forse anche troppo lunga: la prima stagione, infatti, soffre di un lieve rallentamento narrativo nella parte centrale, quella legata agli intrighi e alle battaglie che, pur risultando appassionanti, servono unicamente allo sviluppo di alcuni personaggi.

L'ordine in cui sono narrati gli avvenimenti è leggermente diverso rispetto al manga, meno lineare, diluito in alcuni filler tutto sommato evitabili. D'altro canto, i combattimenti sono ottimi, la grafica e le animazioni sono di buon livello e perdono qualcosa solo nella definizione dei volti, soprattutto se confrontati al design del manga da cui l'anime è tratto. Nonostante queste piccolezze Vinland Saga si pone di molto al di sopra della media del panorama shonen attuale, per cura produttiva e generosità tematica ed emotiva. La regia è ottima, come anche lo spazio dedicato alla psicologia dei protagonisti; le musiche di Yutaka Yamada sono sontuose e consentono un'immersione totale nella disperata emotività di Vinland Saga. Una serie da non perdere, a condizione che gli intrighi di palazzo e l'epica guerresca non vi annoino.

Vinland Saga A differenza di quanto si aspetterebbe chiunque conosca i personaggi storici citati, la prima stagione di Vinland Saga parla solo in parte di esplorazioni e viaggi, per concentrarsi molto di più sul rapporto padre-figlio, sull'etica della violenza e sulla necessaria crescita personale per poter raggiungere i propri scopi. Nel crudele scenario della guerra anglo-danese dell'undicesimo secolo dopo Cristo, Thorfinn e i suoi compagni si ritroveranno smarriti e privi di riferimenti, costretti a maturare e a elaborare una propria visione del mondo. L'anime presente su Amazon Prime Video è una perla da non perdere, sia per narrazione sia per comparto tecnico e regia.

8.5