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Voltron Legendary Defender: Recensione della Stagione 2, disponibile su Netflix

Voltron, in questa seconda stagione, torna in una veste migliorata rispetto al passato pur senza particolari innovazioni.

recensione Voltron Legendary Defender: Recensione della Stagione 2, disponibile su Netflix
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Nella seconda stagione di Voltron: Legendary Defender, ritornano i cinque eroi protagonisti della prima season, invischiati in una serie di nuove missioni ad alto rischio. In linea generale, questi nuovi episodi non si discostano poi tanto da quelli precedenti, cercando sì di migliorare quanto visto nella prima parte pur senza stravolgere i punti cardine dell'anime americano. La serie Netflix creata dalla DreamWorks si dimostra comunque all'altezza delle aspettative, soprattutto per via di un comparto tecnico nettamente migliorato rispetto al suo predecessore. Per scoprire però nel dettaglio quali sono i punti di forza dell'opera, non resta che analizzare in modo dettagliato i vari episodi.

Uniti o divisi?

L'inizio della seconda stagione di Voltron: Legendary Defender, in maniera analoga a quanto visto anche in Kuromukuro, si collega esattamente al finale della prima. I piloti dei Leoni, questa volta, si ritrovano da subito in difficoltà, dato che vengono divisi in modo brusco in seguito a un viaggio all'interno di un tunnel spaziale. I primi episodi risultano a tratti leggermente lenti nello svolgimento, quasi a rimarcare il difetto strutturale già visto in precedenza, anche se con il passare del tempo il ritmo diventa più avvincente.

La trama, ancora una volta, decide di seguire uno sviluppo lineare, con i nostri eroi intenti a sventare minacce di vario tipo per salvaguardare l'Universo. Nella seconda stagione però Zarkon, il villain principale della serie, acquisisce maggiore importanza, diventando una minaccia tangibile dall'inizio alla fine. In varie occasioni, infatti, l'antagonista sembra essere sempre un passo avanti agli eroi, soprattutto per la sua capacità di riuscire a trovarli ovunque vadano; questo espediente, capace di rimescolare un po' le carte in tavola, è in grado di coinvolgere molto bene lo spettatore nella vicenda, dato che i protagonisti non sono mai realmente al sicuro.

Per buona parte della season, infatti, i piloti non riescono a capire come Zarkon riesca a scovarli, un particolare che li porta a fare numerose congetture sul motivo che li porta ad essere costantemente braccati. La serie ha voluto poi dare maggiore spazio al legame che unisce tutti i personaggi, cercando di puntare maggiormente su concetti come il lavoro di squadra e la cooperazione. Se è vero, infatti, che durante la Stagione 1 di Voltron i piloti si impegnavano per usare il mecha nel tentativo di scoprire nuovi attacchi e mosse pur senza regalare mai allo spettatore un senso di affiatamento realmente consistente, in questa seconda stagione si è invece voluto dare maggior risalto alla fiducia reciproca che lega i numerosi protagonisti.

Takashi Shirogane, il pilota del Leone Nero (il mecha più importante che forma la testa di Voltron) risulta un leader carismatico e intraprendente, capace di guidare i suoi amici verso la vittoria scegliendo al momento giusto quale arma o tattica utilizzare. Allo stesso modo gli altri piloti, tutti dotati di una propria specifica personalità e legati a vari elementi del pianeta Terra (come acqua e fuoco), decidono di sfruttare le loro abilità mettendole al servizio della squadra, piuttosto che impiegarle per raggiungere fini personali.

Una scelta che rende Voltron un vero e proprio robot senza punti deboli, seppur guidato da ben cinque persone diverse. Apprezzabile anche il tentativo di approfondire il background dei personaggi, come ad esempio nel caso di Keith, protagonista di uno degli episodi più riusciti dell'intera seconda stagione, cioè quello che lo vede lottare contro tutto e contro tutti per scoprire alcune cose sul proprio passato.

Nell'occhio del ciclone

Il registro narrativo della seconda stagione è simile a quello visto nella prima, anche se forse si è cercato di puntare leggermente meno sull'ironia fine a se stessa. Per quanto, infatti, non manchino all'appello svariati siparietti comici, come ad esempio quando Coran (il servitore della principessa Allura) viene colpito da una malattia che lo fa sudare in modo inverosimile, l'opera sceglie comunque di puntare su un tono serioso, specialmente quando vediamo entrare Zarkon in azione.

Sul versante tecnico, l'anime targato Netflix si attesta su ottimi standard, confermando, e a tratti superando, quanto di buono visto nella precedente stagione. Davvero soddisfacenti i combattimenti, dei quali possiamo annoverarne un paio che sono animati con la stessa cura realizzativa di un OVA.

Molto bello il confronto "irreale" tra Takashi e Zarkon per il controllo del Leone Nero; in questa lotta si può chiaramente notare quella cura posta nelle animazioni, che risultano fluide e ottimamente coreografate. Soddisfacente anche lo scontro che vede Keith affrontare le Spade di Marmora, in un susseguirsi di prese e contromosse ben strutturate.

Lo stesso Voltron, nella Stagione 2, è più presente rispetto alle sue precedenti comparse, ed è capace di affrontare i suoi numerosi avversari in modo più reattivo rispetto al passato; le armi che utilizza, dalle spade ai cannoni laser, riescono a donare agli scontri una maggiore varietà alle scene. Ne consegue un dinamismo visivo che, pur non evolvendo la formula vista in precedenza, rende l'estetica del prodotto molto più soddisfacente da guardare.

Voltron: Legendary Defender Stagione 2 La seconda stagione di Voltron: Legendary Defender decide di non stravolgere quanto visto nella season precedente, scegliendo piuttosto di andarne a smussare i difetti valorizzando maggiormente il mecha, qui molto più protagonista che in passato. La strada intrapresa, che risulta vincente soprattutto sul versante tecnico, lascia ben sperare per il proseguimento della serie.

7.5