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Wakfu 2: Recensione della seconda stagione dell'anime su Netflix

La seconda stagione dell'anime made in France riconferma la qualità di partenza, limando certi difetti e aumentando la spettacolarità dei combattimenti

recensione Wakfu 2: Recensione della seconda stagione dell'anime su Netflix
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Ambientata alcune settimane dopo la conclusione della prima stagione, WAKFU 2 è il seguito diretto della prima serie tratta dal popolare MMORPG prodotto dalla azienda francese Ankama. Per la regia di Anthony Roux e il character design di Xavier Houssin e Kim Etinoff, WAKFU 2 è andata in onda nel nostro Paese in prima visione su Boing a partire dal gennaio 2013 per poi interrompersi circa a metà, mentre è stata trasmessa in seconda visione su Cartoon Network interamente dal maggio dello stesso anno. WAKFU 2 si compone di 26 episodi da 22 minuti ciascuno ed è attualmente disponibile per tutti gli abbonati sulla piattaforma streaming Netflix.

Il succo della storia fin qui

Come in ogni saga fantasy che si rispetti anche WAKFU ruota intorno a un artefatto magico, in questo caso l'Elacubo: creato dai "primi" Yugo e Adamai (ricordiamo che gli Elatrop, la specie a cui appartengono, nascono a coppie nello stesso uovo e, sempre lì, dopo la morte rinascono a nuova vita, una volta che si sia rigenerato il loro wakfu, ovvero la loro energia magica) esso è in grado di amplificare il potere magico di chi ne fa uso. Per duecento anni l'Elacubo è stato usato da Nox, il villain della passata stagione, morto alla fine della saga precedente dopo un'aspra battaglia nel territorio dei Sadida. L'Elacubo è ora nelle mani di Yugo e Adamai, i quali decidono di utilizzarlo per riportare in vita il drago Grougaloragran e il suo gemello Elatrop, Chibi. Con loro, però, torna anche il sedicente re degli Elatrop, Qilby. Dopo aver recuperato Tristepan, creduto morto al termine della passata serie, la ricomposta Confraternita del Tofu si mette in viaggio alla ricerca del dofus di Qilby per riportare indietro il popolo Elatrop dalla dimensione in cui si è rifugiato per scampare alle mire di un popolo invasore, secondo quanto raccontato da Qilby stesso. Alla fine di questa seconda stagione, che fonde gradevolmente fantasy e fantascienza, avremo imparato molto sul popolo cui appartiene il protagonista e sul regno demoniaco degli Shushu, altra grande invenzione della serie francese.

Un passo avanti

Pur orfana del proprio personaggio migliore, quel Nox che con la propria statura tragica aveva elevato la precedente stagione, WAKFU 2 si lascia apprezzare riducendo il numero degli episodi filler e concentrandosi su una trama di più ampio respiro, che ruota intorno ad una mitologia complessa che fonde insieme magia, avventura e guerre spaziali. Anche qui, tutto nasce da un mistero (la figura di Qilby, il destino degli Elatrop) e se pure i nuovi personaggi non siano paragonabili come appeal all'orologiaio pazzo della prima stagione risultano anch'essi piuttosto gradevoli, tendenzialmente non banali e sfaccettati per quanto possibile in una serie rivolta comunque ad un pubblico giovane. Pur senza raggiungere le vette del combattimento fra Nox e Grougaloragran, i duelli sono adrenalinici e molto ben realizzati. La sorpresa della stagione non è tanto la crescita dei protagonisti - un Tristepan più sicuro di sé è, se possibile, anche più insopportabile di prima - quanto quella dei personaggi secondari, primi fra tutti il demone Rubilax (vera sorpresa di questa seconda avventura) e Adamai, il fratello-drago del protagonista. Rubilax va incontro ad un processo di maturazione che lo porterà a opporsi a Rushu, re dei demoni Shushu e uno dei due villain principali di questa saga. Qilby è un personaggio molto interessante, con il suo rapporto di odio-amore con il proprio popolo, l'indole scientifica e l'apparente freddezza. Anche lo scialbo Adamai trova in questa nuova stagione un proprio ruolo più sensato, apparendoci via via più arrogante e torbido. Si riconferma la tendenza, da parte degli autori, a proporre degli avversari sfaccettati e complessi (probabilmente più degli eroi stessi, invero alquanto stereotipati e quasi caricaturali). Dal punto di vista del climax narrativo, WAKFU 2 osa di più rispetto alla prima stagione, mettendo in scena una pirotecnica battaglia finale tutti contro tutti a colpi di magia e tecnologia mentre infuriano vari duelli fra i protagonisti e le loro nemesi personali. Ottimo anche il recupero di Tristepan, non tanto per il personaggio in sé quanto per il fatto che la sua "morte" alla fine della prima stagione era parsa un po' pretestuosa e poco convincente, specie per le modalità con cui si era svolta.

Dal punto di vista grafico dobbiamo notare come il character design sia sempre altalenante, mentre le animazioni diventano anche più fluide, come si vede ad esempio negli splendidi movimenti di Goultard o nello scontro finale a colpi di "portali" di wakfu. Complessivamente, nonostante la mancanza del personaggio che aveva reso grande la prima stagione (ritroveremo Nox nell'episodio speciale a lui dedicato, "Noximilien l'orologiaio", purtroppo non ancora aggiunto al catalogo Netflix), questa seconda incarnazione del popolare brand francese si attesta su un livello lievemente superiore. Sebbene negli episodi riempitivi si sbadigli spesso e volentieri, quando WAKFU deve arrivare al dunque la qualità sale sempre, regalando grandi emozioni.

Wakfu - La Serie La seconda stagione della saga anime francese riconferma l'impressione positiva e procede linearmente per 26 episodi, asciugando i filler (inutili ora che la Compagnia del Tofu è formata e ben affiatata) e mescolando sapientemente fantasy e science fiction. Buona la grafica e migliorate le animazioni soprattutto nei combattimenti. La mancanza dell'antagonista principale della prima stagione si fa sentire, ma viene mitigata dall'introduzione di personaggi nuovi. Alla fine di questo secondo blocco di episodi scopriamo di più su Yugo e la razza a cui appartiene, nonché sull'universo narrativo di WAKFU, molto più complesso e meno banale di quanto possa sembrare ad un primo sguardo.

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