Netflix

When they cry: recensione della serie in esclusiva su Netflix

Ci siamo addentrati nel tranquillo villaggio di Hinamizawa, in cui, però, nulla è come sembra, tra morti, rapimenti, e demoni.

recensione When they cry: recensione della serie in esclusiva su Netflix
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Quando su Netflix è approdato When they cry, meglio noto tra gli appassionati come Higurashi no naku koro ni, è bastata solo l'immagine di copertina utilizzata dal colosso americano per attirare subito la nostra attenzione: un frame di una scena apparentemente violenta. Attratti da quanto visto, abbiamo scoperto che l'anime di Studio Deen è un adattamento dell'omonima visual novel di 07th Expansion e di Ryukishi07, che ha conquistato i videogiocatori nipponici; probabilmente, uno dei motivi del successo sono gli intermezzi splatter. Senza spoilerarci ulteriormente, ci siamo fiondati a recuperare questa serie del 2006 arrivata per la prima volta in Italia grazie a Netflix, con sottotitoli in italiano, dopo tanto tempo dalla sua messa in onda in oriente. Dopo aver visto i primi episodi di 26 abbiamo capito che When they cry nasconde sempre una sorpresa dietro l'angolo.

Il canto delle cicale

Hinamizawa è un piccolo villaggio tranquillo dell'entroterra giapponese che conta pochi abitanti, con una sola scuola, in cui alunni di varie età studiano in una sola aula. Gli abitanti sono molto legati alle tradizioni: ogni anno, nel periodo estivo si celebra il Festival del cotone alla deriva (Watanagashi in giapponese) in onore del dio protettore Oyashiro, ringraziando coperte e kimono imbottiti, ormai consumati, e abbandonandoli alle correnti del fiume.

Keiichi Maebara e la sua famiglia si sono trasferiti ad Hinamizawa da circa un mese. Il protagonista è riuscito ad ambientarsi facilmente, stringendo subito amicizia con alcune compagne di classe: Rena, Mion, Satoko, e Rika. Keiichi non conosce a fondo il villaggio, e grazie alle amiche scopre luoghi iconici e suggestivi. Il giovane fa la conoscenza di Tomitake, un fotografo freelancer che spesso visita la cittadina per immortalare gli uccelli e il paesaggio circostante. Quest'anno il festival è molto atteso, soprattutto per il gruppo di amici, poiché Rika ricoprirà il ruolo di sacerdotessa addetta a "purificare" il cotone. Durante l'evento, Keiichi incontra l'infermiera Miyo Takano. In questa circostanza è possibile percepire come l'aria allegra che aleggia diventi ansiogena e terrificante, e si percepisce un malessere psicologico che cambierà il comportamento dei personaggi.
Il cambiamento è dovuto ad una rivelazione: circa sette anni prima degli eventi narrati, i cittadini di Hinamizawa hanno rischiato di perdere le dimore a causa di un progetto per costruire una diga; gli abitanti si unirono per impedire che ciò avvenisse, e alcuni di loro andarono a Tokyo per convincere i politici a ritirare i progetti. Alla fine la diga non venne costruita. Alcuni anni dopo, nel periodo del festival, un operaio della diga viene assassinato con asce e picconi, ed il cadavere fatto a pezzi.

Gli abitanti iniziano a pensare che si tratti della Maledizione di Oyashiro, che colpisce tutti coloro legati alla diga: dal giorno della prima morte, ogni anno, durante la festa viene ritrovato un cadavere, ed una persona scompare, tutti legati alla chiusa. Chi saranno le prossime vittime della maledizione?

Il giorno dopo la festa, Keiichi viene contattato dall'investigatore Oishi, il quale gli rivela che è stato rinvenuto il cadavere di Tomikate, mentre Takano è data per dispersa. Mano a mano che il ragazzo si avvicina alla verità, inizia a notare strani comportamenti nei cittadini, soprattutto nelle amiche: diventa paranoico, non si può fidare più di nessuno.
È quasi sorprendente quello che lo staff di Studio Deen è riuscito a mettere in piedi con When they cry: un'opera con una narrazione unica nel suo genere, che non stanca mai, con un'atmosfera che gradualmente passa dallo scherzoso, all'horror. Quando sembra che la serie abbia raggiunto un momento clou, improvvisamente stupisce: il racconto ricomincia con un nuovo arco. When they cry crea volutamente uno stato di confusione, a cui ci si abitua facilmente, fino ad arrivare agli ultimi istanti, che costituiscono gli archi di risposta, in cui ogni domanda verrà risolta.

Un giugno infinito

Nel vedere l'incipit del pilot, in cui Keiichi uccide due delle sue migliori amiche, avremmo dovuto insospettirci sul tipo di produzione che avevamo davanti; ma siamo stati fuorviati nel vedere, nella scena successiva, il ragazzo svegliarsi, convincendoci che quanto visto sia stato solo un incubo.

Proseguendo, siamo stati distratti dalla comicità e dalla spensieratezza che si respirano, quasi a volerci dire che è un normale slice of life; questo ci ha fatto dimenticare un vecchio omicidio irrisolto, posto in secondo piano, sebbene già fosse percepibile che l'atmosfera stesse cambiando. Successivamente, ci siamo dovuti ricredere: tutto inizia a degenerare quando viene introdotta la Maledizione di Oyashiro e si viene a conoscenza della triste sorte di Tomikate e Takano. Quell'aria di felicità che si respirava nelle prime puntate è diminuita sempre più, fino a scomparire del tutto, venendo sostituita da un clima tenebroso e violento. When they cry è diventato una produzione che non ci saremmo aspettati: un'opera psicologica dalle tinte horror, con la presenza di divinità vendicative. Mano a mano che gli eventi si svolgono la situazione diventa sempre più inquietante, e ci viene data l'occasione di indagare la disperazione, la paranoia, e la follia umana, attraverso un protagonista che non si fida più di nessuno. Keiichi è costruito in modo tale che lo spettatore si possa immedesimare in lui, provando le sue stesse emozioni e preoccupazioni: sebbene sia a suo agio con le amiche, capisce che non può fidarsi, perché le conosce da poco tempo e teme che potrebbero tradirlo.

Quasi giunti alla fine di questa follia, il caso sembra essere ormai risolto, il cerchio sta per chiudersi con il ritorno della scena d'apertura, che si è rivelata essere un flashforward, quando veniamo messi dinanzi ad un inaspettato colpo di scena, che ci ha spinti a voler scoprire cosa potrebbe accadere in seguito. Tutto questo si verifica nei primi quattro episodi.

È proprio quello che viene dopo che ci ha lasciati disorientati: la narrazione è ripartita da zero, come se nulla di quanto visto fosse successo, ancora una volta con toni tenui, cambiando alcune meccaniche. Ben presto, dopo che lo stupore è diminuito, ci siamo resi conto come il punto di forza di When they cry sia il continuo restart degli eventi, con alcuni elementi che cambiano, come l'introduzione di nuovi ruoli, mentre altri rimangono inalterati, per evitare di doversi dilungare nuovamente in prolisse spiegazioni.

Ad un primo approccio questo tipo di narrazione ci è sembrata straniante, superficiale ed inconcludente, lasciandoci non poco amaro in bocca; ma andando avanti abbiamo compreso come questo racconto diventi più certosino di quanto possa apparire. Mano a mano che il mistero si infittisce, vengono a galla nozioni sui personaggi, su Hinamizawa, e sulle tradizioni, così da riuscire ad avere un racconto corposo.

Ogni arco si focalizza su due o più personaggi, e con questo espediente vengono analizzati in maniera accurata, approfondendone anche il lato psicologico, ma allo stesso tempo non si può dire di poterli conoscere fino in fondo, perché riescono a stupire per come potrebbero comportarsi dinanzi a determinate situazioni. Più si approfondisce il cast, più affiorano tematiche quali discriminazione, violenza, anche psicologica, e maltrattamenti su minori, facendoci provare ancora più compassione per gli attori. In ogni capitolo, inoltre, abbiamo notato come vengano indagati differenti stadi della pazzia umana scaturita da diverse motivazioni, dalla paranoia, all'odio verso qualcuno; seguendo questo percorso la storyline mostra un lato sempre più disturbante e brutale. Come dicevamo, When they cry ci permette anche di conoscere Hinamizawa: vengono forniti dettagli su cosa sia accaduto nel periodo della costruzione della diga, e di come i cittadini abbiano reagito; inoltre viene mostrato come il comportamento degli abitanti sia cambiato negli anni e continui a farlo, diventando più sospetto. Abbiamo anche modo di apprezzare la cultura di Hinamizawa, ma indagando più a fondo ci si rende conto di come le tradizioni ed i culti siano ben differenti da come appaiono, persino con retroscena macabri.

Tutti gli elementi presentati, anche quelli apparentemente più insignificanti, sono utili a comprendere qual è il vero "aspetto" di Hinamizawa e dei suoi abitanti. Nonostante vengano forniti indizi che ci permettono di avere un quadro completo, ci sono ancora dei punti poco chiari, ma gli ultimi capitoli cercano di fare luce.

È doveroso chiarire che mentre gli episodi che compongono Eye Opening spiegano le vicissitudini di Cotton Drifting, le puntate di Atonement presentano un colpo di scena destabilizzante, che fa chiarezza su quanto accaduto, anche se sono ancora troppo criptiche. Purtroppo, ci sono ancora troppe domande irrisolte (come ciò che è accaduto in Curse Killing), di cui si ottiene risposta solo nella seconda stagione.

Specchio per allodole

Sicuramente, tra i fattori che più ci hanno tratti in inganno vi è il comparto tecnico, anche se non è invecchiato bene, con imperfezioni nei disegni. Il tratto utilizzato è fanciullesco, con deformazioni facciali che mettono in risalto gli intermezzi comici, e con un character design caratterizzato da occhi grandi, così da trasmettere spensieratezza ed allegria. Il tutto è accompagnato da una fotografia vivida e da una colonna sonora "gioiosa". Fattori che facilmente ci hanno indotto a pensare che fosse uno slice of life.

Quando, però, il clima cambia, muta anche la componente stilistica: la musica e la fotografia diventano più angoscianti e cupi. Quando un membro del cast nasconde qualcosa in modo sospetto, viene utilizzato l'espediente di coprire gli occhi con un'ombra nera. Alcune scene, specialmente i flashforward, sono caratterizzate da un'immagine sfocata ed "alterata", con colori quali il rosso, il verde ed il blu agli angoli dello schermo.

Inoltre, viene adoperato un effetto simile al fish-eye, soprattutto nei primi piani, ed una telecamere con un'inclinazione obliqua, in modo da mettere meglio in evidenza l'ansia, la disperazione, e la follia.

When they cry When they cry riesce a trarre magistralmente in inganno lo spettatore. Ad un impatto iniziale si può pensare che sia uno slice of life, che può far strappare qualche sorriso, anche grazie ad un comparto tecnico che valorizza i momenti più tranquilli. Però, proseguendo, cambia gradualmente, e l’atmosfera allegra viene sostituita da una più cupa, e allo stesso modo muta anche il comparto grafico, che ben si adatta alle situazioni. Proseguendo con le vicende, si nota un racconto che sorprende per come è narrato: può apparire inconcludente, ma si rivela molto più complesso. Viene dato spazio sia ai vari ruoli che si alternano sulla scena, sia al piccolo villaggio. Il finale, però, si limita a dare solo alcune spiegazioni, molto è ancora senza risposta. Il tutto permette di capire come Hinamizawa, dietro quella facciata di tranquillità, ne celi un’altra più macabra.

8