Zombieland Saga Recensione: l'alba delle idol viventi

Un anime pieno di sorprese che ha attirato su di se l'attenzione della community mondiale. Ecco cosa ne pensiamo del prodotto targato studio MAPPA.

recensione Zombieland Saga Recensione: l'alba delle idol viventi
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Nel momento stesso in cui venne annunciato, Zombieland Saga ha a malapena acceso un barlume di interesse verso gli spettatori più avvezzi al genere. Un anime che parla di idol e zombie? Non sembra di certo un granché dopotutto... ma è proprio qui che una buona fetta di pubblico ha sbagliato. Incredibile a dirsi, la serie anime si è dimostrata sì un' opera piena di scopiazzature di genere, ma anche un prodotto nuovo, innovativo, che è riuscito a dare una propria visione, facendosi spazio a gomitate in un panorama piuttosto saturo di prodotti dalla dubbia validità, e rivelandosi oltretutto come qualcosa di ben più profondo della solita commediola strappasorrisi piena di ragazzine carine che cantano. Si tratta, invece, di un racconto estremamente critico, che fa il verso a una buona fetta dell'intrattenimento "made in Japan". Analizziamo quindi l'anime di studio MAPPA, senza rischiare di saltare passaggi che potrebbero rivelarsi necessari a convincervi della reale qualità del loro prodotto.

Una seconda possibilità: morte e rinascita di un adolescente

Sakura Minamoto è il primo personaggio che ci viene presentato. Classica protagonista degli anime sorridente e solare, Sakura è in realtà un personaggio molto più stratificato di quel che da a vedere.

Trascinata da un destino beffardo, la nostra numero 1 (così chiamata dal manager del suo gruppo idol) si ritrova coinvolta in un incidente stradale che la ucciderà sul colpo. Risvegliatasi poi come non-morto nella villa di Kotaro Tatsumi (il suddetto manager), un uomo decisamente sui generis, si rende conto col passare del tempo di non essere l'unica ragazza ritrovatasi in questa bizzarra situazione, che vede coinvolte anche altre sei giovani. L' artefice della rinascita in zombie delle ragazze è il già citato Kotaro Tatsumi, il quale grazie ad un metodo a noi sconosciuto le ha resuscitate con l'intento di far rifiorire la propria città, Saga, per merito del "Zombieland Saga Project": questo progetto coinvolge le sei giovani, che a detta di Kotaro sono tutte delle leggende scelte appositamente per il suo obiettivo.

Tutte loro sono dotate di alcune qualità fondamentali alla riuscita del piano del pazzoide manager, e per quanto differenti possano sembrare tra loro saranno in grado di salvare Saga dal precipizio che la sta lentamente inghiottendo.

Questo è un quadro generale su Zombieland Saga, l'anime dello studio MAPPA che tanto ha stravolto il palinsesto dell'animazione giapponese (in Italia su Crunchyroll); nulla d'incredibilmente elaborato, ma senza dubbio una buona base su cui spalmare dei personaggi caratterizzati benissimo: primo fra tutti il manager Kotaro, interpretato alla perfezione dal doppiatore Mamoru Miyano.

Per entrare più nello specifico, Zombieland Saga procede lentamente: gli episodi scorrono uno dopo l'altro con scioltezza, tra gag comiche assurde che fanno chiaramente l'occhiolino al genere horror, e balletti realizzati con una dubbia CGI, la serie ci rivelerà man mano il passato travagliato di ogni ragazza, approfondendo maggiormente i rapporti tra di loro e con il pubblico. Infatti, per quanto la scelta di una scrittura verticale possa essere stata vincente vista la tipologia del prodotto, l'anime si esprime al meglio nelle sue battute finali, dove ci viene accennato anche lo scopo originale di Kotaro: fino a quel momento personaggio enigmatico e sopra le righe, l'uomo si evolve a tratti mostrando una versione di se stesso più complessa dell'apparente manager senza scrupoli mostratoci pochi attimi prima. Una vera e propria evoluzione che promette un'avvincente seconda stagione (già annunciata da qualche settimana; accolta a braccia aperte dagli appassionati di anime di tutto il mondo).

Zombieland Saga Zambieland Saga è un buon esempio di black comedy a tratti demenziale, che nelle sapienti mani di Sakai Munehisa (regista dell'anime) e dei suoi collaboratori centra alla perfezione i tempi comici, non mostrando quasi mai debolezze nella caratterizzazione dei personaggi, tantomeno nella scrittura della storia che, per quanto verticale possa sembrare, riesce a riempire buona parte della stagione non annoiando mai. L'anime però si rivela essere ben più profondo di quanto ci si aspetterebbe ad un primo e superficiale sguardo: un'ulteriore chiave di lettura e un dramma che, quando si fa notare, non esce mai di carreggiata, rendono Zombieland Saga un mix caotico apparentemente fuori di testa, ma che in fin dei conti non fa altro che proporci la propria visione dello show business giapponese.

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