10 anni di manga: le serie più importanti dell'ultimo decennio

Il decennio che sta per chiudersi ha visto il mondo dei manga mutare per sempre, fra nuovi fenomeni e vecchie glorie.

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Dal punto di vista del mercato globale dell'intrattenimento, il decennio che sta per concludersi è stato caratterizzato da grandi rivoluzioni e clamorosi ritorni. Abbiamo assistito al rifiorire transmediale della figura dello zombie, alla ricomparsa dei temi sociali nell'horror. Il campo cinematografico è stato colonizzato da supereroi di ogni tipo e bandiera. Nell'ambito del variegato mondo dei manga sono nate e hanno brillato opere che hanno saputo saggiamente intercettare o anticipare il gusto nascente e hanno gradualmente portato il mercato fumettistico nipponico a evolvere, distaccandosi almeno in parte dai capisaldi estetici che hanno definito la prima decade del duemila.

In questo decennio abbiamo anche visto concludersi alcune serie storiche che, poiché come dice il poeta "Nessun manga è un'isola", lungi dallo sfiorire senza lasciare traccia hanno scavato un solco in cui il nuovo fumetto giapponese si inserisce per dirigersi verso un futuro carico di promesse. La lista che segue non vuole essere una classifica di qualità né un elenco esaustivo delle migliori serie manga del decennio, ma solo un riconoscimento verso quelle opere, a volte perfettibili dai finali non proprio esaltanti, ma che in breve tempo hanno ridefinito l'immaginario collettivo diventando riconoscibili per ognuno di noi.

L'Attacco dei Giganti

Iniziamo la nostra rassegna con un manga dark-fantasy post apocalittico scritto e disegnato da Hajime Isayama, giovane mangaka classe 1986 che con la propria opera ha raggiunto una fama di livello planetario, arrivando a ottenere l'endorsement nientedimeno che di Eiichiro Oda, celebrato autore di ONE PIECE. La serie tuttora in corso e giunta al 123° capitolo di serializzazione, nasce (almeno come idea generale) sul finire degli anni 90 in un Internet Café di Tokyo, dove Isayama ebbe uno spiacevole incontro ravvicinato con un enorme cliente ubriaco.

Ragionando su come l'uomo sia una delle creature più spaventose del pianeta, e unendosi al sempre fecondo filone horror nipponico che trae le proprie basi nel riflettere sulla forma umana, sul corpo umano, Isayama buttò giù un capitolo one shot intitolato Shingeki no Kyojin e lo propose a un editor di Weekly Shonen Jump. L'editor gli propose delle modifiche per rendere il manga più vicino ai gusti dei lettori della rivista e l'autore rifiutò: scelta saggia col senno di poi, dal momento che più tardi Isayama riuscì a farsi approvare la serie così com'era da Bessatsu Shonen Magazine, rivista più modesta rispetto al titanico concorrente ma che gli concesse la giusta libertà creativa.

L'Attacco dei Giganti iniziò dunque la propria serializzazione sul finire del 2009, raccogliendo un vasto consenso di pubblico e di critica e ottenendo nel 2013 un adattamento animato realizzato da Wit studio in collaborazione con Production I.G per la regia di Tetsuro Araki che ha contribuito in maniera consistente a fare del manga, nonostante un disegno grezzo e dalle anatomie quasi grottesche, un instant cult.

Dal punto di vista editoriale Shingeki no Kyojin è uno shonen, ma è chiaro che si tratta di un tipo di shonen cui, negli anni dello strapotere di Jump, ci eravamo disabituati. Il protagonista, Eren, è molto lontano per carattere dal classico protagonista forte e un po' tonto, ottimista e trascinante. Eren è cupo, sa essere crudele ed è determinato a compiere la propria missione di distruggere tutti i Giganti. Povero di umorismo, ricco di colpi di scena dolorosi e di morti tragiche, del tutto privo di qualunque forma di fan-service, L'Attacco dei Giganti si inserisce in quel prezioso filone dello shonen che sa tenersi lontano dagli stereotipi e che trova forse in Death Note (almeno dal punto di vista dell'approccio al narrato) il proprio più immediato antecedente. In Italia questa serie è pubblicata da Planet Manga, etichetta della Panini Comics, a partire dal 2012.

ONE-PUNCH MAN

Proseguiamo la nostra carrellata con un altro manga del 2009, a dimostrazione di quanto quell'anno sia stato cruciale per l'industria fumettistica nipponica: One-Punch Man, un seinen a tema supereroistico nato sul web ad opera del misterioso "mangaka per hobby" noto come One. Di One sappiamo relativamente poco: classe 1986, nato a Niigata e attualmente residente nella prefettura di Saitama (da cui ha tratto il nome del protagonista della sua opera più celebre) ha esordito sul sito internet galaxyheavyblow proprio con il webcomic autoprodotto One-Punch Man, il cui successo clamoroso ha poi in seguito portato a un contatto con l'editore Shueisha e alla realizzazione di un remake ridisegnato dall'artista Yusuke Murata, serializzato a partire dal 2012 sulle pagine di Weekly Young Jump, mentre sul suo sito One proseguiva le vicende dell'eroe Saitama e creava nuove serie, forse di minor impatto sull'immaginario collettivo, ma comunque di grande successo.

Sebbene sia edita su una rivista seinen, rivolta quindi a un pubblico un po' più maturo, leggendo la serie di One si respira una decisa aria da battle shonen. Questo perché One-Punch Man si pone come una sorta di sanguinosa e dissacrante parodia del genere e la sua trama comincia in un certo senso dove molti altri prodotti "eroici" si concludono: con il protagonista che ha raggiunto l'invincibilità, dopo aver affrontato un allenamento (che è quasi una gag per quanto è ridicolo) e superato innumerevoli prove e combattimenti.

Fin dai primi capitoli One-Punch Man si pone in antitesi rispetto ai canoni del battle shonen classico, essendone una sorta di parodia (come si intuisce dai riferimenti a L'attacco dei giganti e a Dragon Ball) e addirittura nella sua seconda parte, con l'introduzione del meraviglioso personaggio di Garou, mette in scena un anti-viaggio dell'eroe, con il futuro nemico principale che si allena diventando sempre più forte mentre il protagonista sta lì, granitico nella sua forza incommensurabile, dove in genere si posiziona il villain finale.
Nel nostro Paese One-Punch Man è edito da Planet Manga a partire dal giugno 2012.

Tokyo Ghoul

Nonostante la sua relativa breve durata (sette anni di serializzazione, contando anche prequel e sequel) Tokyo Ghoul, fortunato seinen dark fantasy/horror di Sui Ishida ha avuto il tempo e la forza di piantarsi saldamente nell'immaginario collettivo e nel cuore di milioni di appassionati. Tokyo Ghoul, serializzato su Weekly Young Jump, comincia come una sorta di commedia romantica, con lo studente universitario Ken Kaneki che, un po' impacciato, corteggia la bella apparentemente goffa Rize Kamishiro, una ragazza conosciuta nel caffè Anteiku che condivide la sua passione per la lettura.

La presenza di alcuni elementi tipici, come il "mondo nascosto" e il potere delle kagune avvicina in un certo senso Tokyo Ghoul al genere battle shonen ma la narrazione non segue le classiche tappe da "avanza & uccidi" che troviamo in altre opere a base di combattimenti e crescita personale. Tokyo Ghoul è un prodotto tuttora molto amato anche grazie a una estetica accattivante, forse debitrice in varia misura di prodotti come Naruto e Bleach, ma di certo ancora di notevole impatto. In Italia le due serie, Tokyo Ghoul e Tokyo Ghoul:Re sono state pubblicate da J-Pop, mentre il prequel Tokyo Ghoul:JACK risulta tuttora inedito.

My Hero Academia

Se ne sono accorti anche Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, il decennio che volge al termine è stato dominato dalla figura del supereroe. Testate come Superman e Batman sono ancora tra le più lette al mondo e Marvel e DC si sono date battaglia sugli schermi cinematografici e sulle piattaforme streaming lasciando sul campo di battaglia morti e feriti. Se il cosiddetto superhero è indubbiamente un qualcosa di occidentale, i giapponesi hanno dimostrato più volte di saper volgere al proprio gusto le suggestioni sussunte dal resto del globo.

Ecco quindi che in Tokyo Ghoul la figura del mangiatore di cadaveri si tramuta in un guerriero formidabile dotato di oscuri poteri, ed ecco che nella serie shonen rivelazione del 2014, My Hero Academia, a causa di una mutazione genetica i quattro quinti degli abitanti della Terra sono nati con un potere chiamato Quirk, che gli conferisce la capacità di sviluppare superpoteri di varia natura.

Date le caratteristiche del prodotto era inevitabile che da esso scaturissero un certo numero di spin-off e un adattamento animato, arrivato già nel 2016 ad opera dello studio Bones per la regia di Kenji Nagasaki. In Italia il manga di My Hero Academia è edito da Star Comics.

Dragon Ball Super

Non c'è dubbio che Dragon Ball sia il fumetto che ha imposto il genere battle shonen sul panorama fumettistico nipponico, ed è pressoché certo che abbia contribuito in maniera determinante a esportare il manga in tutto il mondo. Quindi se Osamu Tezuka è l'autore che ha di fatto inventato il manga come lo conosciamo oggi, Akira Toriyama, con il suo successo planetario a base di fantascienza punk e arti marziali ispirato a Il viaggio in occidente, è da intendersi come una sorta di "secondo papà" del medium. Nonostante i trentacinque anni trascorsi dal suo esordio sulle pagine di Shonen Jump, Dragon Ball resta un prodotto dalla freschezza disarmante, invecchiato molto meglio di tanti prodotti coevi o addirittura successivi e che ha lasciato una traccia indelebile in tutto ciò che lo ha seguito.

Sebbene Son Goku e i suoi amici guerrieri siano fra i personaggi più iconici di sempre e a differenza di quanto accaduto con prodotti come Naruto, che è confluito nel sequel Boruto quasi senza soluzione di continuità, i fan di Dragon Ball hanno dovuto attendere ben vent'anni prima di poter godere di un seguito canonico delle avventure degli eroi Z: e non l'hanno avuto propriamente neanche stavolta, dal momento che Dragon Ball Super, serializzato sulla rivista di videogiochi V Jump a partire dal 2015 e realizzato da Toriyama per i disegni dell'artista Toyotaro, andrebbe considerato più che altro un midquel in quanto si situa esattamente all'interno del periodo non raccontato posto fra la sconfitta di Majin Bu e il primo incontro fra Goku e il giovanissimo Ub.

Ma sono dettagli. Resta il fatto che Dragon Ball Super, a prescindere da quello che è il suo valore artistico (su cui si è lungamente dibattuto, in maniera comunque non esaustiva) ha il pregio indubbio di aver concorso a rilanciare un brand che tra videogiochi picchiaduro e film non canonici languiva da tempo - un tassello fondamentale della Dragon Ball New Era che ha riportato ferocemente in auge uno dei fenomeni pop più redditizi di sempre.
In Italia Dragon Ball Super è edito da Star Comics.

Demon Slayer

Davide contro Golia. Una storia che, migliaia di anni dopo, continua ad affascinarci. Noi umani come specie dobbiamo covare l'inconscio desiderio di vedere un gigante trascinato nella polvere, o non si spiegherebbe l'ansia panica con cui ogni anno migliaia di youtuber e recensori attribuiscono la palma di "erede di One Piece" a prodotti spesso anche molto validi, di ottimo riscontro dal punto di vista critico e di pubblico, ma che col tempo inevitabilmente mostrano la corda.

È accaduto all'Attacco dei Giganti, che comunque si è attestato sulle più che dignitose 2.814.044 copie vendute in questa prima metà d'anno; è accaduto a My Hero Academia (3.148.345 copie vendute nello stesso periodo) e in seguito a The Promised Neverland (4.180.039). I dati diffusi dal sito di news Oricon riguardanti il venduto nel periodo compreso fra novembre 2018 e novembre 2019 vedono il titano di Shueisha secondo dietro una serie manga intitolata Demon Slayer, che ha certamente dominato il mercato della seconda metà dell'anno in corso (i dati diffusi dall'editore Shueisha raccontano invece una storia diversa, con 12,7 milioni di copie vendute per One Piece contro gli oltre 10 di Demon Slayer).

Indipendentemente dal fatto che lo shonen dark fantasy di Koyoharu Gotoge, serializzato su Shonen Jump a partire dal febbraio 2019, abbia o meno scalzato il juggernaut di Eiichiro Oda dal podio non gli si può negare di essere entrato immediatamente nell'immaginario collettivo grazie a personaggi iconici, una trasposizione anime di livello elevato - davvero un ottimo lavoro quello dello studio Ufotable - e la passione di milioni di cosplayer che in ogni angolo del globo hanno amato impersonare la deliziosa Nezuko.

Demon Slayer è uno shonen abbastanza convenzionale, la cui struttura ricorda molto le serie che erano popolari tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio. Ma come dicevamo qualche riga più su il manga è diventato subito uno dei più apprezzati della stagione, anche se diverse voci danno per certa una sua conclusione in tempi relativamente brevi, fra il 2020 e l'inizio del 2021.
Dunque il manga di Gotoge non ha (forse) venduto quanto One Piece, e se la sua conclusione è prossima difficilmente riuscirà a scalzarlo dal podio di manga più venduto di sempre; ma va bene così. Shonen Jump resta il cuore del mercato fumettistico nipponico grazie a serie di strepitoso successo fra le quali Demon Slayer spicca senz'altro, e chissà il futuro cosa riserva a Tanjiro e sua sorella Nezuko, che in quest'epoca che tende a non lasciar mai in pace i propri eroi potrebbero in futuro tornare in serie collaterali come già accaduto a brand come Naruto e Dragon Ball.
Nel nostro Paese Demon Slayer è edito da Star Comics.

The Promised Neverland

Come abbiamo avuto modo di notare, in quest'ultimo decennio il genere shonen ha cominciato a mutare, per avvicinarsi un po' di più a quello che era in passato, prima che la dicotomia fra shonen e seinen divenisse così netta (per non dire prescrittiva). Se fino al 2004-2005 un manga come The Promised Neverland sarebbe forse stato considerato un seinen vero e proprio, è davvero cambiato qualcosa nel mercato degli shonen se un prodotto così diverso e particolare ha potuto essere serializzato sulle pagine di una rivista storica e per certi versi tradizionalista come Weekly Shonen Jump.

The Promised Neverland è un manga thriller/fantascientifico/dark fantasy scritto da Kaiu Shirai e disegnato dall'artista Posuka Demizu, serializzato sulla rivista di Shueisha a partire dal 2016, e racconta la storia di Emma, Norman e Ray, tre orfani di undici anni che conducono una vita più o meno spensierata nell'Orfanotrofio Grace Field House, gestito da una donna di nome Isabella che i piccoli del Grace Field chiamano "mamma". Nonostante l'apparenza bucolica, il lettore avveduto si rende conto fin dall'inizio che all'Orfanotrofio qualcosa non va per il verso giusto: i bambini hanno dei numeri tatuati sul collo, non possono avvicinarsi ai confini della proprietà e vengono tenuti impegnati in forsennate attività di studio di livello superiore.

La verità si rivela presto in tutto il proprio orrore: Grace Field non è un Orfanotrofio ma un allevamento di umani, cresciuti solo e soltanto per fungere da pasto per i "demoni". Da questo momento in poi i tre ragazzini uniranno le forze per organizzare una fuga di massa dall'Istituto gestito da Isabella, fra tradimenti e tragedie, aiuti inaspettati e grandi misteri.
Anche questa serie, come Demon Slayer, pare si stia avviando alla propria conclusione, prospettiva che lascerà senz'altro orfani i suoi milioni di fan.

Dal punto di vista narrativo The Promised Neverland unisce una tensione palpabile a una narrazione veloce, senza fronzoli: figlio del suo tempo, anche grazie ai disegni dalle linee arricciate e quasi-barocche, il manga di Kaiu Shirai e Posuka Demizu ha saputo rendersi insostituibile per moltissimi lettori. Come a suo tempo L'Attacco dei Giganti, The Promised Neverland è il chiaro esponente di un nuovo tipo di shonen, meno improntato sull'azione e sulle facilitazioni narrative tipiche del genere. Un prodotto rivolto ai ragazzini che sa anche scioccare e far riflettere.

Naruto, Bleach e tutti gli altri

Fin qui abbiamo parlato delle serie manga che sono iniziate nel decennio appena trascorso. Ma in questi ultimi anni quasi altrettanti sono i fenomeni fumettistici che si sono chiusi - alcuni solo per pochi mesi, altri apparentemente per sempre. Che dire di Fullmetal Alchemist, manga che ha generato ondate e ondate di appassionati, pronti a sfidarsi a suon di post e disamine per stabilire quale sia l'adattamento animato migliore per questo capolavoro realizzato da Hiromu Harakawa? Nel 2011 si è concluso l'inquietante seinen psicologico Homunculus, di Hideo Yamamoto. Che dire poi di Bakuman, il delizioso manga di Tsugumi Oba e Takeshi Obata (i più li ricorderanno per il loro capolavoro Death Note) che si è chiuso nel 2012, dopo una serializzazione su Shonen Jump di appena quattro anni?

Uno slice of life il cui successo è stato determinato in parte anche dal vuoto creato dalla loro opera precedente, ma in ogni caso una delle rare opere che hanno saputo indagare il misterioso e magico mondo dell'industria dei manga. Due anni più tardi toccava al titanico Naruto, che nel 2014 metteva finalmente il punto alle avventure del piccolo ninja Uzumaki . Due anni più tardi sarebbe tornato in altra forma, in un manga realizzato da Ukyo Kodachi e Mikio Ikemoto con la supervisione del creatore originale della serie, Masashi Kishimoto, intitolato Boruto: Naruto Next Generations, un prodotto che fin dal titolo si propone come un prodotto derivativo e che si pone l'obiettivo di approfondire, proseguire e in un certo senso "completare" l'opera di Kishimoto, viziata forse da una conclusione rushata che lasciava aperti molti spiragli.

Il 2016 è anche l'anno in cui si conclude la serie di Tite Kubo, Bleach, un prodotto sfortunato cominciato sotto le migliori premesse e terminato in una maniera che ha lasciato insoddisfatti molti lettori. Anche Bleach, come Naruto, ha avuto dei seguiti canonici, per ora solo sotto forma di light novel. Lo stesso anno è terminato il notevole Assassination Classroom di Yusei Matsui, per il momento privo di eredi. Nel 2017 è finito Prison School, la pruriginosa serie ecchi di Akira Hiramoto che languiva nella stagnazione narrativa dopo sei anni di serializzazione che hanno comunque consentito ai suoi personaggi di guadagnarsi un posto nel cuore di molti lettori, anche grazie a una trasposizione anime molto valida opera di J.C. Staff; e, sempre nel 2017, si è concluso I am a Hero, l'horror psicologico di Kengo Hanazawa, che ha avuto diversi spin-off.

L'anno seguente è terminato l'agrodolce seinen After the rain di Jun Mayuzuki, serializzato in quattro anni prima su Monthly Big Comic Spirits e quindi su Big Comic Spirits. E non possiamo dimenticare il folle Gintama, capolavoro totale del maestro Hideaki Sorachi terminato proprio quest'anno dopo ben sedici anni di serializzazione.

ONE PIECE In un modo o nell'altro questo decennio è stato cruciale per il mondo dell'entertainment, specie per quanto riguarda il fumetto nipponico. L'impressione è che una fase si sia chiusa, e ci resta la curiosità per le meraviglie che ancora ci attendono.