5 analogie tra Devilman e Berserk

Quali sono gli aspetti che maggiormente accomunano le due opere prese in esame? Scopriamolo insieme in questo speciale.

speciale 5 analogie tra Devilman e Berserk
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Devilman, il leggendario manga creato da Go Nagai pubblicato a partire dal 1972, nel corso dei decenni è stato fonte di ispirazione per moltissime opere successive, capaci talvolta di innovarne alcuni aspetti caratteristici omaggiando il materiale di partenza in diverse occasioni. L'opera è recentemente tornata in auge con progetti animati (leggi qui la recensione di Devilman: Crybaby, anime di Netflix) e persino con dei sequel come Devilman Saga. Tutti, poi, conosconoBerserk. L'opera magna del talentuoso mangaka Kentaro Miura serializzata a partire dal 1996, deve sicuramente molto a Devilman: le due opere, infatti, presentano una serie di elementi comuni che andremo ad analizzare a breve. Non si tratta, ovviamente, di alcuna accusa nei confronti del capolavoro di Miura, ma anzi una riflessione che invita ad associare due pesi massimi tanto dell'industria giapponese quanto della cultura pop.

Yin e Yang: i protagonisti

Il dualismo, uno dei temi ricorrenti in entrambe le opere, è rappresentato molto bene dalle coppie di protagonisti Akira Fudo/Ryo Asuka e Gatsu/Grifis.
In Devilman, il rapporto di amore-odio che lega i due personaggi principali acquisisce sempre più importanza con il proseguire della narrazione, fino quasi a diventare morboso.
Allo stesso modo, in Berserk, sia Gatsu che Grifis sono legati indissolubilmente uno all'altro, prima da un'amicizia profonda e in seguito da un odio viscerale. Ogni personaggio ha quindi dentro di sé sia una parte negativa che una positiva, anche se spesso quest'ultima fatica a venire fuori.
Il forte carattere di Gatsu è stato temprato da anni e anni di battaglie che lo hanno costretto a crescere subito (annullando di fatto la sua infanzia e quindi la sua purezza) per diventare un guerriero senza pietà corroso dall'odio.

Akira invece, seppur di animo nobile, viene costretto dalle circostanze a dover controllare l'influsso negativo di Amon, il demone distruttore che alberga nel suo corpo.

Sesso e sangue: una violenza estrema

Anche se riletto oggi, in un'epoca in cui siamo fortemente desensibilizzati alla violenza, Devilman risulta intriso di momenti oscuri e disturbanti capaci di destabilizzare il lettore in diverse occasioni. Considerando poi la data d'uscita dell'opera (cioè l'inizio degli anni '70), bisogna riconoscere a Go Nagai anche il coraggio di aver trattato temi d'avanguardia (come sesso e nudità esplicite) usando la violenza come centro nevralgico da cui partire per descrivere la miseria dell'animo umano prima che dei demoni.

In Berserk la violenza assume la medesima funzione, grazie ad alcuni momenti (su tutti quello dell'Eclisse), in cui anche i dettagli maggiormente splatter non vengono impiegati per ricercare un sensazionalismo fino a se stesso, quanto invece per valorizzare al massimo la natura profondamente tragica - quanto orrorifica - dell'intero racconto.
La violenza viene quindi usata in entrambi i casi come una vera e propria componente narrativa capace di ammantare moltissime sequenze di un'aura drammatica e senza speranza.

Uomini contro demoni: i nemici

La struttura delle due opere prese in esame vede entrambi i protagonisti, Devilman e Gatsu, lottare contro tutto e contro tutti per portare avanti la propria missione a tratti folle e disperata.
Le orde infinite di demoni che i due personaggi principali si ritrovano ad affrontare rappresentano in maniera lampante l'essenza più pura del male; Devilman e Gatsu sono costretti fin dall'inizio a fare i conti con le proprie paure e debolezze senza poter contare sull'aiuto di nessuno, particolare che li spinge a isolarsi sempre di più dal resto del mondo.

La loro diventa quindi una crociata solitaria contro avversari spietati capaci di portargli via tutto ciò a cui tengono davvero in un crescendo di tensione sempre maggiore e in cui in nessun caso, da parte di entrambi gli schieramenti, rimane posto per la pietà.

Il lirismo

Nonostante la brutalità di fondo che caratterizza l'intera opera, Devilman è un manga capace di far riflettere il lettore attraverso momenti poetici e introspettivi, tra cui il toccante finale, sicuramente uno dei momenti più emozionanti del capolavoro di Go Nagai.
Miura ha quindi deciso di far evolvere questo specifico aspetto nella sua opera, regalando al lettore un sottotesto emotivo e filosofico, come ad esempio nei momenti in cui Grifis esterna il suo desiderio di conquista sognando di scavalcare chiunque decida di ostacolarlo.
Poesia e violenza mischiate quindi in una danza soave, ma al tempo stesso inquietante, in cui nulla è come appare in realtà.

Il tratto

Nella prima metà dell'opera, Miura ha omaggiato in maniera palese il maestro Go Nagai, attraverso un tratto sporco e cupo capace di valorizzare al massimo la natura bestiale di Gatsu, del tutto simile a quella di Devilman.
Lo stesso design degli Apostoli presenti in Berserk - soprattutto durante la sequenza dell'Eclisse - non può che richiamare quello demoni, spesso deformi, con cui deve vedersela Akira Fudo.
Seppur con l'avanzare del tempo il tratto di Miura sia diventato sempre più preciso e dettagliato (fino quasi ad arrivare al fotorealismo) l'inconfondibile influenza di Go Nagai ha contribuito in maniera significativa alla sua maturazione artistica e stilistica. Il confronto tra le coppie di protagonisti è poi rimarcato dai colori opposti - cioè il bianco e il nero - atti a incentivare l'inseparabile divisione delle forze in campo, incapaci (da un certo punto in poi) di trovare un compromesso per riappacificarsi puntando così all'unica soluzione possibile: una devastante battaglia per stabilire chi è il più forte.