Le animazioni di Egghead segnano l'inizio di una nuova era per ONE PIECE

La rivoluzione estetica perseguita da Toei non ha solo un valore simbolico, ma ci appare come una potente dichiarazione di intenti sul futuro dell'opera.

Le animazioni di Egghead segnano l'inizio di una nuova era per ONE PIECE
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Quando si parla di One Piece, e in particolare delle strategie formali in seno all'adattamento animato firmato Toei, si tende a ricondurre tutti i fenomeni su cui si fondano i linguaggi dell'anime ad una determinata terminologia o immagine: quella relativa alla rivoluzione estetica.

I primi episodi di Egghead hanno in tal senso confermato le traiettorie di un adattamento che non ha paura di osare in termini formali, né tanto meno di spostare l'orizzonte di ciò che è umanamente rappresentabile/esplorabile attraverso il medium-animato, quasi le innovazioni in materia estetica costituissero non solo il motore propulsivo di un racconto che necessita di reinventarsi per rimanere in linea con le evoluzioni della contemporaneità - e quindi di risultare sempre attuale e "moderno" nonostante la carta d'identità lo riporti a tempi pregressi - ma rappresentassero l'unico strumento che permette agli autori della serie di interpretare filologicamente le grammatiche intrinseche del manga di Eiichiro Oda, per poi restituirle sullo schermo in tutta la loro valenza emozionale e catartica.

Da questa prospettiva, per poter affrontare il tema "Egghead" e comprendere le logiche, le motivazioni, e i linguaggi dietro il suo stile così apertamente inedito e revisionista, bisogna rintracciare i prodromi della "rivoluzione estetica" appena citata in un periodo non troppo lontano nel tempo, ma da cui si formano tutte le innovazioni formali che cadenzano - e cadenzeranno - l'ultimo ciclo di episodi della serie: cioè nella saga di Whole Cake Island, che ha visto subentrare ad Eisaku Inoue nel ruolo di animation director uno degli animatori più smaccatamente aperti alla sperimentazione che esistano nell'industria animata giapponese, e che possiamo ritenere il vero "responsabile" della deriva rivoluzionaria verso cui si è diretto l'anime di One Piece, ovvero Keiichi Ichikawa.

Da Oda ad Ichikawa: i linguaggi che disegnano il futuro

Come abbiamo visto nel nostro approfondimento sulle animazioni de Il ragazzo e l'airone, l'influenza esercitata dal direttore delle animazioni Takeshi Honda sul corpo estetico del film di Miyazaki è equiparabile alle innovazioni con cui lo stesso Ichikawa ha portato l'adattamento animato di One Piece verso orizzonti prima solo impossibili da immaginare.

E il fatto che si sia formato sotto un character designer leggendario come Shingo Araki, noto soprattutto per il grado di dinamismo che è riuscito ad infondere in narrazioni iconiche come Saint Seiya, Tommy la stella dei Giants e Lady Oscar, spiega a posteriori quanto il suo stile fosse connaturato alle logiche iperboliche del manga di Oda, quasi l'animatore fosse l'unico artista del novero dei grandi disegnatori contemporanei a poter innervare l'adattamento animato di One Piece degli stessi linguaggi che trapelano dalle pagine del fumetto. Da questo punto di vista tutte le innovazioni che andremo qui ad illustrare in merito agli episodi di Egghead non appaiono semplicemente come la prosecuzione ideale di un percorso già iniziato con la saga di Wano - di cui costituiscono, per l'appunto, lo sviluppo naturale - ma delineano quell'unico insieme di grammatiche e linguaggi che consente agli autori della Toei di prefigurare sullo schermo un'immagine credibile di "futuro", in modo da restituire attraverso le animazioni gli stessi stilemi grafici con cui Eiichiro Oda ha codificato nell'orizzonte cartaceo lo "stile futuristico" di Egghead. Che parte, paradossalmente, da un'idea di semplificazione, sublimata - come vedremo a breve - grazie ad un connubio di sottrazione e cromature pastello.

L'estetica della sottrazione: Egghead come punto di partenza di una nuova era

Sin dal momento in cui sono iniziate a circolare le prime immagini del nuovo arco narrativo, affermando a chiare lettere come l'anime di One Piece avrebbe cambiato design per la saga di Egghead, gli spettatori della serie, così come gli addetti ai lavori, sono rimasti (relativamente) interdetti da ciò a cui si stava assistendo, sia per la radicalità con cui qui Toei ha affermato anche dal punto di vista estetico l'inizio di un corso inedito, sia per la non-contiguità delle animazioni e delle configurazioni grafiche dei personaggi con quelli visti per quattro lunghi anni durante l'arco di Wano.

D'altronde la scorsa saga era stata contraddistinta - per volontà dello stesso Ichikawa - da un'elaborazione più netta delle linee durante la fase di composizione, che non solo ha permesso di connotare l'immagine di quel che viene definito "effetto pennello", ma ha declinato le forme e le logiche dell'anime in un'ottica sempre più prossima ai linguaggi tipici del manga di Oda, di cui il focus sugli occhi (posizionati ora al centro del volto) sulle proporzioni facciali e sulle ombreggiature (qui estremamente marcate) ne ha rappresentato il completamento ideale.

E seppure gli animatori della Toei abbiano preservato molte di queste grammatiche (ad eccetto delle pennellate espressioniste) per la codificazione dello stile di Egghead, l'estetica alla base del nuovo ciclo di episodi appare come una revisionepressoché totale (almeno in apparenza) degli stilemi che hanno fondato la precedente saga. E il motivo primario è da individuare in un'enfasi sulla semplificazione, sia grafica che espressiva. Se guardiamo alle linee che circoscrivono le corporeità dei personaggi, ai movimenti in cui si profondono o agli sfondi contro cui tali corpi sono stagliati, (quasi) nulla lascerebbe pensare che si tratti di una continuazione narrativa dello stesso anime.

Del resto, qui non ritroviamo nessuno di quegli stilemi che hanno permesso alla saga di Wano di portare l'adattamento animato di One Piece nei meandri dello sperimentalismo, in riferimento sia alle colorazioni, sia ai registri espressivi, che agli stessi character design: al posto della saturazione cromatica ora figura una teoria di colori pastello dall'espressività candida e armonica; alle declinazioni tridimensionali dello spazio si è sostituita invece una rarefazione degli sfondi, su cui si riflettono movimenti ancora più fluidi e asciutti rispetto a quelli visti nel recente passato; e alle fisicità marcate è ora subentrata un'ottica di semplificazione grafica, con le linee che appaiono sempre più tondeggianti e sinusoidali, quasi ad omaggiare le metodologie estetiche dei primi anime anni Sessanta o Settanta.

Ciò che allora emerge dalle considerazioni appena delineate è una propensione smaccata della serie verso un'estetica della sottrazione, che non comporta un grado minore di complessità nelle animazioni o nei disegni, ma restituisce a chi guarda una sensazione simile all'evocazione, quasi estatica, soprattutto dopo le derive espressioniste a cui ci ha a lungo abituati Wano.

Forse questa è l'unica strategia - almeno agli occhi degli animatori della Toei - che consente di veicolare al pubblico le configurazioni futuristiche di un'isola come Egghead, e di rendere così coerenti tutti gli eventi che prenderanno piede durante l'eponima saga. Eppure queste riflessioni, se prese singolarmente, offrono una risposta solamente parziale a quell'interrogativo che alberga nelle menti di ogni lettore/spettatore di One Piece sin dal momento in cui ha incontrato le prime immagini della saga: ovvero "qual è la reale ragione dietro questa ennesima rivoluzione estetica?". La risposta, in tal senso, la ritroviamo nelle pagine di Oda. O meglio, nel modo in cui l'anime si pone in continuità non solo con lo stile apertamente revisionista del mangaka - e che ci porta a considerare l'adattamento di Egghead come una "prosecuzione" ideale di Wano piuttosto che equipararlo ad una sua "rivoluzione" - ma con la necessità del fumettista - e per estensione, della serie animata che ne adatta il racconto - di assegnare ad Egghead il ruolo di spartiacque semantico, di un arco che in quanto punto fondativo della "saga finale del manga" deve traghettare One Piece in una nuova era: dal punto di vista estetico, narrativo e soprattutto metaforico.

La valenza simbolica della nuova veste estetica: una grande dichiarazione di intenti

In un universo come quello immaginato da One Piece, dove ogni isola riflette l'autoctonia e le peculiarità culturali di luoghi veramente esistenti, per poter inquadrare i fenomeni che governano una particolare ambientazione del manga - e per estensione della saga che genera - l'autore sente il bisogno di fotografare la realtà non solo per progettare le scenografie che vedremo in un singolo arco narrativo, ma per utilizzarla come fonte di ispirazione delle stesse storie.

In questo senso è chiaro che una saga come Wano, ambientata in un luogo che ricorda il Giappone feudale, debba innervarsi di strategie estetiche adeguate, che riportino alla luce i codici culturali del Periodo Edo, infondendo così un respiro storiografico ai disegni. Per un'isola apertamente futuristica - e dall'esistenza "impossibile" nella vita reale - come Egghead era perciò necessario adottare linguaggi perlopiù differenti, anche (e soprattutto) per separare il nuovo arco narrativo da tutto ciò che lo ha preceduto, e che appartiene, come dichiarato dallo stesso mangaka, ad una fase "precedente" del manga. Gli autori dell'anime lo hanno capito, e per configurare la saga corrente nelle vesti di "spartiacque", cioè di transizione metaforica verso il segmento finale dell'opera, ecco che hanno declinato le animazioni in un'ottica altamente simbolica, capace così di portare romanticamente l'adattamento animato di Egghead verso un'era inedita.

In questo senso, ogni variazione nello spartito espressivo dell'anime è da intendere come una potente dichiarazione d'intenti, proprio perché fonda le logiche che ne contraddistinguono il corso a partire dalla neutralizzazione di ciò che l'ha preceduto. Quasi a urlare in faccia allo spettatore che si è varcata adesso la soglia di un'epoca senza precedenti, dai cui si genereranno tutti gli intrecci e gli sviluppi che traghetteranno le storie di One Piece verso il futuro. Fino ad approdare in territori sì vergini e inesplorati: ma che rimangono familiari proprio perché raccontati attraverso i "soliti" linguaggi della sperimentazione.