Anime, manga e pirateria: una storia giunta al capolinea?

Analizziamo le più recenti vicende legate al fenomeno di pirateria di manga e anime: una realtà che l'editoria nipponica ha deciso di combattere.

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"Pirateria": quante volte avete sentito questo termine in giro per la rete, spesso in uno sfociare di mastodontiche polemiche da far impallidire qualsiasi critica, proprio come accaduto recentemente con Manga Rock. In qualsiasi settore, dal mondo videoludico, passando per il cinema e la musica, fino ad arrivare all'animazione e ai fumetti, il fenomeno ha interessato gran parte dell'industria culturale di massa, nonché una larga parte del potenziale economico di questi campi. Proveremo, quindi, a scendere più nello specifico con questo articolo, raccontandovi la grande pressione della pirateria all'interno del mercato nipponico, toccando l'attuale situazione italiana.

Il caso italiano

Prima di iniziare nello specifico, è doveroso fare una distinzione: nel nostro Paese, al contrario del Giappone, il fenomeno ha una valenza decisamente diversa di valore di mercato. Se nel Sol Levante è una vera e propria industria plurimilionaria su cui si regge un intero settore dell'editoria, che non si può permettere di ritrovarsi migliaia di intere opere sui siti internet, nel nostro Bel Paese, invece, la pirateria, con tutte le dovute attenzioni del caso, viene "tollerata" tra le aziende che detengono i diritti di titoli nipponici.

Il motivo? Ve lo spieghiamo subito, e si concentra proprio sul nostro andamento del mercato, di gran lunga diverso da quello giapponese. Infatti, le vendite in Italia sono decisamente inferiori alle centinaia di migliaia di copie vendute a volume in Giappone. Ci spieghiamo meglio.

ONE PIECE, in madre patria, oltrepassa il milione e mezzo di tankobon venduti a ogni volume uscito, confermandosi la serie più venduta non solo nel Sol Levante ma persino in Italia che, stando a cifre non ufficiali, dovrebbe assestarsi intorno alle trentamila copie (ricordiamo che le cifre fornite rappresentano stime espresse all'incirca). Un numero via via inferiore per manga di fama meno assestata, ma che vi fornisce un'idea dell'immensa dispairtà di entrate per gli editori in un caso e nell'altro.

Con la media di circa 2 mila copie vendute per una serie normale, un'azienda nel nostro Paese deve far discreta attenzione a pubblicare una determinata opera, onde evitare di cadere in perdita tra costi di distribuzione e realizzazione. Per questo motivo, quando una serie inizia la sua serializzazione sulle riviste nipponiche, sappiate che quasi sicuramente gli editori sono all'erta e consapevoli dell'uscita, e tengono monitorata l'andamento della popolarità del titolo grazie alla rete.

Sui canali social, ma così come sui forum che si occupano delle scan, su cui torneremo a breve, si cerca di captare l'apprezzamento del pubblico e l'interesse dello stesso nell'acquistare il tankobon nel momento in cui esso arrivi realmente in fumetteria. Vi possiamo confermare che, qualora realmente l'editore voglia immediatamente interrompere la traduzione illecita dei propri manga acquisiti, basterebbe il richiamo agli scanlator, anche tramite minacce legali - nonostante, è doveroso dirlo, il proliferare di piattaforme legate alle scan è ad oggi enorme nonostante diversi editori giapponesi abbiano bloccato finanche dei siti americani.

Poi, ovviamente, sta anche ai team riconoscere l'interruzione della traduzione amatoriale per promuovere l'uscita ufficiale dell'opera nel nostro Paese. Perché questa, volente o nolente, è lo spirito che deve accumunare la passione verso i fumetti nipponici e il mercato legale ancor più in generale.

Gli anime nel nostro Paese

Discorso diverso, ma a tratti analogo, per il mondo dell'animazione. L'esplosione di VVVVID nel mondo della community italiana è parte merito del lavoro svolto da Tokyo Ghoul, che con la sua prima stagione proposta in simulcast da Dynit è riuscita a coinvolgere un gran numero di nuovi spettatori.

L'allora attesissima seconda serie dell'anime tratto dal manga di Sui Ishida, infatti, ricevette un trattamento particolare, poiché costrinse l'azienda nostrana a fronteggiare la pirateria che trasmetteva gli episodi illegalmente prima del rilascio ufficiale. Ciò, inevitabilmente, portò Dynit a cautelarsi contro lo sfruttamento illecito dei propri diritti, nonché ad anticipare i tempi di diffusione delle puntate, situazione che si è ripercossa nella pubblicazione settimanale via via sempre più al pari passo con l'uscita originale.

Questo ritorno al passato, tramite un aneddoto in realtà molto importante, ci serve proprio per arrivare a pensare come il fenomeno, forse, sia riuscito perlomeno a convincere gli editori ad affrettare i tempi di pubblicazione per soddisfare un pubblico sempre più esigente e in possesso di strumenti per arginare l'acquisto di un tankobon o l'abbonamento ad una piattaforma.

Chiariamolo subito, la pirateria è sbagliata, è un fenomeno illegale e pertanto non va giustificata in nessun caso. Il fatto che spinga gli editori a correre ai ripari e a velocizzarsi per non correre rischi è una mera e propria conseguenza dell'uso illecito del materiale protetto. Va anche detto, però, che la velocità non è sinonimo di qualità, e l'attesa può anche essere un sintomo di maggiore attenzione all'adattamento, alla fedeltà del testo e alla realizzazione di un encoding che fornisca uno streaming di livello.

Non è affatto semplice realizzare dei sottotitoli in tempi brevi, poiché il giapponese non è una lingua semplice dato che gioca molto sui significati della sua cultura. E saperli riconoscere per utilizzarli a proprio piacimento, anche tramite giochi di parole, serve proprio per realizzare la miglior traduzione possibile, rendendo un'opera ancor più bella, poiché lo spettatore la recepisce con chiarezza e trasparenza.

E se non sempre ciò accade, non resta comunque una giustificazione ricorrere ad alternative, dopotutto, il caso Neon Genesis Evangelion (un anime che per anni, d'altronde, non era reperibile in alcun modo se non ricorrendo a streaming illegali) insegna proprio che con il fandom non si scherza. E ancor più importante è la popolarità di un titolo si fa conoscere. Maggiore condivisione e maggior supporto all'edizione originale costituiscono la chiave vincente per garantire al proprio Paese più titoli direttamente dal Giappone e, soprattutto, doppiaggi inediti che valorizzino quella strepitosa arte che è il doppiaggio italiano.

Il sottile limite dell'esagerazione

Ovviamente, tra il tollerabile e la speculazione c'è una differenza abissale, perché qui entra in campo una situazione decisamente più paradossale e delicata. Tra ciò che può far bene e ciò che fa male al nostro mercato vi è anche molta diversificazione.

Esistono decine di siti con materiale illegale, ma solo alcuni di questi rispettano le norme del buon senso e di correttezza che legano la passione lontana dalla speculazione. Guadagnare con materiale che non appartiene ad altri se non ai diretti detentori dei diritti, pur svolgendo un lavoro encomiabile in fase di traduzione ed editing ed essendo animati da nobili intenti, resta comunque ingiusto nei confronti di professionisti riconosciuti. L'esperienza di Manga Rock è un caso emblematico di piattaforme che fanno del male all'editoria e, allo stesso tempo, favoriscono la divulgazione di prodotti sconosciuti in tutto il mondo.

Anime e Manga Molte volte, soprattutto in rete, si sente parlare di un pubblico che non ha abbastanza risorse finanziarie utili a supportare un progetto a lungo termine come una serie manga (e questo, tra i giovanissimi, è molto comune), così come l'abbonamento a un servizio streaming che, per fortuna, nel campo degli anime è per larga parte gratuito grazie ai principali colossi di simulcast (VVVVID-Dynit e Crunchyroll su tutti). Soddisfare la propria sete di passione merita, prima di ogni cosa, che questa venga rispettata, anche a costo di perdere l'opportunità di leggere un intero manga tramite le scanlation. In fondo, riteniamo che risparmiare soldi per garantirsi una cifra sufficiente al coronamento di una passione (sia essa l'acquisto di un fumetto, di un libro o un home-video) rientri nei valori di una cultura che necessita di supporto per continuare ad esistere.