L'Attacco dei Giganti: un'analisi approfondita del capitolo finale

Ormai è da un mese che il manga de L'Attacco dei Giganti si è concluso: tiriamo le somme sugli eventi del capitolo 139.

L'Attacco dei Giganti: un'analisi approfondita del capitolo finale
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L'Attacco dei Giganti è stato sicuramente uno dei manga più emozionanti degli ultimi anni. Hajime Isayama ha creato una storia che non ha seguito i classici canoni dell'industria del fumetto giapponese, specie quello per ragazzi. Il racconto ha portato ai lettori un racconto intriso di paura e disperazione, dove bene e male non esistono davvero.

Un racconto con così tanta complessità non poteva non creare un finale divisivo. La reazione al capitolo finale de L'Attacco dei Giganti non è stata infatti univoca: l'ultimo capitolo ha portato da una parte a una chiusura netta, dall'altra ha messo in mostra qualche problema di gestione della fase conclusiva. Ci sono tanti aspetti da analizzare nel capitolo 139 per capire se il cerchio su tutti gli argomenti e su tutte le evoluzioni inserite da Hajime Isayama si è davvero chiuso a dovere.

Prima fase del capitolo - L'addio a Eren

Chiuso il 138 con un bacio di Mikasa, il capitolo 139 de L'Attacco dei Giganti ci proietta in una realtà alternativa, quella creata da Eren appositamente per Armin. I due migliori amici sono bambini, davanti all'alto muro di Shiganshina, e discutono di tutto ciò che è successo. La transizione dalla fanciullesca casa nel distretto all'esplorazione del mondo da adolescenti e adulti li accompagna, mentre Eren spiega molte delle scelte compiute nell'ultimo periodo. Armin deve accettare il genocidio dell'amico, di tutto ciò che sta comportando per il mondo ma anche per lui stesso.

La prima fase del capitolo segna l'epilogo per il personaggio di Eren Jaeger. Nell'ultima parte del manga de L'Attacco dei Giganti, raramente abbiamo potuto ascoltare i pensieri del protagonista, ma qui è un fiume in piena e dà sfogo a molte delle cose non dette finora. Si parte con il massacro dell'umanità, in modo tale da chiarire qual è lo scopo originario del protagonista. Oltre a una distruzione di massa voluta e pianificata, Eren voleva anche assicurarsi che i suoi amici, che alla fine sarebbero stati i suoi carnefici, sarebbero stati accolti come eroi. In questo modo non avrebbero dovuto temere di rimanere ostracizzati sia dalla loro patria che dai paesi nemici.

Nel discorso, Eren fa però intendere anche la sua tragicità non su uno ma su ben due livelli. Innanzitutto, il protagonista è avviluppato in un destino che conosceva ma che non poteva cambiare. Come era stato fatto capire nei capitoli 130 e 131, Eren sta quasi osservando la sua vita in terza persona, costretto a seguire gli eventi così come sono stati scritti e pertanto senza libero arbitrio, dato che il futuro non può essere in alcun modo cambiato. Il personaggio si trova quindi in gabbia, ancora imprigionato e impossibilitato ad evadere. A conti fatti, questa rivelazione conferma che Eren è un personaggio che ha vissuto una prigionia eterna, prima tra le mura che circondavano l'umanità e poi in questa gabbia di eventi imposti dal potere del Gigante d'Attacco e del Gigante Fondatore. Solo la morte poteva liberarlo da questo giogo, con l'uccello nell'ultima pagina che vuole simboleggiare finalmente l'ottenimento dell'agognata libertà.

Un ulteriore livello di tragicità viene aggiunto quando è conscio che, per salvare i suoi amici e l'isola dove è nato e cresciuto, non può fare altro che spazzare via l'umanità: anche se con sentimenti contrastanti, accetta questo fardello. Eren desiderava però anche spazzare via ciò che lo aveva costretto nelle mura, in modo da assistere al panorama che sognava ardentemente. Questo desiderio egoistico contrasta quello altruistico e Isayama sembra rappresentare i due desideri con due versioni diversamente razionali di Eren.

Non è un caso se nelle visioni proiettate nella mente dei suoi amici o ai lettori, quando parla di massacri e di libertà appare sempre come un bambino, quindi ancora piccolo per razionalizzare davvero ciò che sta facendo, mentre nel discorso da adulto con Armin comprende appieno ciò che ha fatto in quanto dotato del raziocinio necessario. In questa conversazione con Armin appare chiaro che Eren è un personaggio con luci e ombre, molto umano, e che non riusciva a celare il suo desiderio egoistico prima di quello altruistico verso i suoi amici e il suo luogo natio, che gli infliggeva altro dolore e contrasto su ciò che stava per fare. Un personaggio destinato alla sofferenza e alla prigionia fino alla fine dei suoi giorni.

Con Eren si conclude anche la fase di viaggi e paradossi temporali che Hajime Isayama ha ormai inserito nella sua storia da qualche volume a questa parte. L'utilizzo di questo stratagemma di trama spesso è comodo per un autore ma porta a risultati poco credibili o troppo forzati, se non addirittura a scelte inconcepibili. Il viaggio temporale de L'Attacco dei Giganti, tra visione del passato e del futuro, funziona? La risposta è: sì ma con riserva. Isayama, pur rivelando molti aspetti di questa visione tra passato e futuro e del loro legame, non fa capire adeguatamente fino a che punto si sono spinti i poteri del protagonista e dove finiva la forza del Gigante d'Attacco e dove iniziava quella del Gigante Fondatore. Questa ambiguità ha sicuramente evitato problemi maggiori, ma in qualche punto ha sollevato qualche interrogativo sulla gestione di questa caratteristica, in particolare sulla capacità di influenzare gli eventi passati.

Un altro personaggio che viene risolto quasi completamente, pur senza apparire neanche in una pagina, è Ymir. Questa prima fase concede poco spazio alla progenitrice ma ciò che viene detto è abbastanza per tirare le somme sulla sua figura. La sua storia è iniziata a essere chiara durante il capitolo 122, e si conclude con le poche battute dedicate a lei da parte di Eren. Un personaggio che avrebbe indubbiamente meritato più spazio in questo finale, ma ciò che è stato mostrato è abbastanza per delineare il suo comportamento. Infatti, fino alla fine del capitolo 138, non conoscevamo le intenzioni di Ymir e il suo sorrisetto enigmatico alla fine del capitolo mentre osservava Mikasa che baciava la testa di Eren la rendeva ancora più criptica.

Le scene riservatele in queste pagine fanno però capire il tipo di gabbia, fisica e mentale, che Ymir si era costruita a causa della sua mentalità: schiava catturata in giovanissima età dalla tribù barbara di Fritz, desiderava solo la libertà - voglia tradotta nella liberazione dei maiali dal recinto - e l'amore - visibile nel modo in cui guarda il matrimonio durante il suo flashback. Il personaggio sarà coinvolto sempre in eventi più grandi di lei e, mentalmente, si incatena al suo desiderio di amore che viene trovato nel Re Fritz, un personaggio che la rende invece fisicamente una schiava.

La psiche già sofferente di Ymir cerca disperatamente, nella vita e nella morte, una traccia d'amore in questo suo rapporto malsano con il re. Soltanto con la scelta di Mikasa, un'altra schiava d'amore come lei, capisce che c'è l'opportunità di liberarsi da questo giogo. Ymir necessitava infatti di un esempio, di una dimostrazione che era possibile ribellarsi anche alla persona amata se il rapporto era oppressivo e maligno, che c'era un limite a tutto. Ed è per questo che Eren spiega come sia stata Mikasa a decidere del destino di Ymir.

Infine, un altro aspetto da valutare emerso da questa prima parte di capitolo. Quanto è accurata, geograficamente, la lunga marcia dei giganti? Dopotutto, il boato della terra è stato attivo per poco più di un giorno e non è scontato che i Titani siano riusciti ad arrivare in ogni angolo della Terra. A questa domanda si può rispondere con le poche informazioni in nostro possesso, pur facendo alcune premesse, ovvero che il continente di Marley, il più sviluppato e corrispondente alla nostra Africa, abbia la maggior densità di popolazione e che nel resto del mondo - principalmente la nostra Europa e la nostra Asia, che nel mondo de L'Attacco dei Giganti si troverebbero più o meno in corrispondenza con il Tropico del Capricorno, ricco di deserti e zone aride - la popolazione sia concentrata nelle poche aree costiere affacciate sullo stesso oceano di Marley e Paradis. Se un umano di circa 170 centimetri ha una velocità di camminata sostenuta intorno ai 7 km/h, un gigante di 50 metri potrebbe percorrerne anche 250 di km in un'ora, considerato che non si stancano e che la loro struttura fisica è molto più leggera di quanto sembri.

Lo stesso vale per la loro velocità natatoria, e ciò è dimostrato dalle poche ore che passano dall'attivazione del Boato della Terra all'arrivo sulle coste di Marley. I circa 6300 chilometri che separano Paradis da Forte Salta - supponendo che la distanza sia la stessa tra il nostro Madagascar e la catena dei monti Atlante in Tunisia - potrebbero quindi essere coperti senza troppe forzature. Diverso il discorso per l'idrovolante che viaggia da Ubidah a Salta che, considerata la tecnologia a disposizione, non dovrebbe essere in grado di percorrere così agilmente 5000 chilometri. Un idrovolante odierno viaggerebbe, a velocità massima e senza carico, a 250 km/h, percorrendo la distanza in circa 20 ore. Ma non è questo il caso presentato nel manga, con il mezzo che aveva una velocità di viaggio indubbiamente inferiore.

Seconda fase del capitolo - Ritorno alla realtà

Chiuso il discorso con Eren nei ricordi preparati ad hoc dal protagonista, Armin si risveglia in una marea di fumo, in forma umana. Mentre Mikasa emerge dal fumo del vecchio gigante di Eren, con la testa del suo amato tra le mani, i due iniziano a ricordare e capire davvero cos'è successo, osservando mentre lo scenario cambia intorno a loro. La creatura luminosa scompare alle spalle di Jean, Connie, Reiner e di tutti gli altri che erano in zona. Tutti sono tornati umani, tutti hanno ricordato ciò che Eren ha detto loro. Mentre Mikasa va via per andare a seppellire Eren, Armin si erge a paladino dell'umanità, chiudendo questo secondo atto del capitolo 139.

È in questa parte del capitolo che Armin raggiunge il suo culmine, vestendo ancora una volta i panni di una persona che non voleva essere. Sin dagli eventi di Shingashina, Armin è andato avanti secondo le costrizioni imposte dagli altri: è stato obbligato a diventare il nuovo Gigante Colossale mangiando Bertholdt, sulle sue spalle sono state poggiate le aspettative di stratega in sostituzione di Erwin Smith, è diventato il comandante dell'Armata Ricognitiva al posto di Hanji Zoe con tutto il peso che ne derivava e infine, nel capitolo finale, diventa il nuovo Helos, un personaggio fittizio imposto da Eren Jaeger. Vestendo sempre controvoglia i panni di questo personaggio leggendario che un tempo si disse salvò Marley dal giogo di Eldia, si pone nella storia che sarà tramandata ai posteri come il vero fautore della vittoria dell'umanità. Armin si conferma poi sia l'inizio che la fine del viaggio di Eren, avendolo stimolato alla scoperta del mondo fuori le mura e avendolo, almeno ufficialmente, ucciso.

Levi ha avuto un momento brillante e che porta sicuramente a conclusione il personaggio in maniera degna. Circondato dai suoi commilitoni dell'Armata Ricognitiva morti, ricorda tutto ciò che è stato sacrificato. Ricordando il discorso di Erwin, in cui sono i vivi a dare valore ai morti, sente di essere riuscito a reggere il peso di quelle parole, chiudendo definitivamente questa catena di morti. Il suo saluto è emozionante, con tanto di momento in cui si lascia andare con delle lacrime, forse la prima e ultima volta in cui Levi ha rimosso la maschera di durezza che ha indossato per tutta la sua vita. Un finale degno per un personaggio che non sempre è stato gestito nel migliore dei modi.

Mikasa non è stata invece protagonista come accaduto sul finale del capitolo 138, ma le sue parole aprono altri scenari. Infatti, Mikasa rivela di "aver ricordato" qualcosa, così come i suoi compagni. Non sappiamo però se, con quelle parole, la ragazza si riferisse alla visione avuta poco prima di uccidere Eren oppure a un'altra ricevuta nel momento della sua morte. Quest'ultima possibilità aprirebbe sicuramente un buco di trama: Mikasa è una Ackerman, pertanto il potere del Gigante Fondatore ha molte limitazioni su di lei.

Sappiamo infatti che sui membri di questo clan non viene impressa la volontà dei Fritz né funzionano altre manipolazioni di memoria. Ciò che è stato fatto ad Armin, Reiner, Jean, Connie e Annie non può essere fatto su di lei; difficile ma non impossibile che Isayama abbia dimenticato questa regola del suo mondo. Tuttavia analizziamo anche il caso opposto, ovvero che la visione a cui si riferiva Mikasa è quella che abbiamo visto nel capitolo 138. In questo caso, la visione, che noi non vediamo per intero, vede Eren spiegare a Mikasa ciò che è successo e ciò che sta per succedere, cosa che rende la Ackerman determinata nell'uccidere il ragazzo che ama.

Inoltre spiegherebbe anche perché quella visione sia stata inserita proprio alla fine del capitolo 138: dato che Eren non avrebbe potuto imprimerle ulteriori ricordi al momento della sua morte, era costretto a farlo qualche minuto prima. Questa risposta ha però una sola, apparente, falla: in teoria, per attivare questa capacità del Gigante Fondatore è necessario essere a contatto con una persona che possiede il sangue reale. Zeke però è morto poco prima, fermando la marcia, e quella manipolazione - così come l'utilizzo del gigante colossale da parte di Eren - non dovrebbe comunque essere possibile. Qui non riceviamo risposta, e si può solo ipotizzare che Ymir, stavolta non suddita della dinastia reale ma libera e al servizio di Eren, possa sfruttare i suoi poteri e la sua genealogia per ottenere effetti imprevisti, consentendo quindi a Eren sia di usare il gigante colossale sia imprimere memorie e visioni false a Mikasa.

E da questo discorso sui poteri dei giganti, passiamo a uno dei tasti dolenti degli ultimi capitoli de L'Attacco dei Giganti: la creatura luminosa. Soprannominata affettuosamente dal fandom "Hallucigenia" per la sua somiglianza con una creatura davvero esistita milioni di anni fa, questo essere ha avuto un ruolo abbastanza bizzarro nelle ultime fasi. Il capitolo 139 le riserva però una scomparsa scadente, relegata sul fondo della doppia pagina dove tutti tornano umani.

La creatura scompare certamente perché Ymir decide di liberarsi definitivamente del potere, uccidendosi, e dato che la creatura viveva in simbiosi con lei non solo sul piano fisico ma anche su un piano più spirituale e profondo, è morta con lei, svanendo nella nube di fumo insieme al potere degli altri giganti. Considerato il ruolo da antagonista ricevuto nello scorso capitolo, Hajime Isayama poteva dedicarsi davvero molto di più a questa creatura e rispondere meglio a qualche piccola domanda sulla sua esistenza.

Terza fase del capitolo - 3 anni dopo

Il tempo passa dalla battaglia del cielo e della terra, Paradis ormai si è trasformata nella base del rinnovato impero eldiano, con Historia ancora regina, mentre Armin e gli altri sono rifugiati politici nei paesi sopravvissuti che sembrano sulla via della ripresa. Nonostante tutto, il mondo è in uno stato di tensione per il continuo rafforzamento della fazione jaegerista, pronta a invadere gli altri paesi. Mentre Armin e i suoi amici tornano a Paradis per raccontare la loro storia e tentare di sedare un'ulteriore escalation, Mikasa è al fianco della tomba di Eren e lo ringrazia per averle dato la sciarpa, chiudendo definitivamente la storia de L'Attacco dei Giganti.

L'ultima fase del capitolo, per metà didascalica e per metà incentrata su Armin e Mikasa, non lascia quindi spazio a molti personaggi. Bisogna sicuramente concentrarsi su Reiner, un personaggio che per lunghi tratti è stato protagonista de L'Attacco dei Giganti ma che non ha ricevuto un grande spazio in questo finale. Il comportamento di Reiner, che sembrava sull'orlo della crisi e del suicidio, sembra essersi completamente trasformato in questi tre anni, tornando quello che era durante la sessione di addestramenti con la 104° divisione. Non sappiamo cos'è successo al guerriero nel tempo trascorso dalla battaglia, sicuramente Isayama rende la sua trasformazione troppo rapida e accentuata. Si può dire però che, finalmente, è riuscito a fare pace con i fantasmi del suo passato oppure li ha nascosti nel profondo del suo subconscio.

Per gli altri personaggi non c'è molto da dire, dato che Jean e Connie avevano già ricevuto un finale nel capitolo 138, Annie era già risolta da prima e Pieck non era stata così approfondita da necessitare molto spazio. Sicuramente però una figura che ha sviato l'attenzione dei fan è stata Historia Reiss. Ormai madre, sembra vivere felice con la sua famiglia e contemporaneamente adempiere al suo ruolo da regina, tentando di mantenere il controllo dei sempre più bellicosi jaegeristi. Per tutta la fase finale, considerati i ricordi di Eren e i continui rimandi al parto della regina, si pensava che Isayama avesse grandi piani per lei.

Da tempo però Historia è stata al centro di discussioni nel manga che la vedevano utile per un piano B atto a evitare la guerra. E alla fine, anche narrativamente Historia è stata piazzata lì soltanto come alternativa che non è stato necessario tirare fuori. In tutta l'ultima parte del manga de L'Attacco dei Giganti ha sempre fatto pensare di essere qualcosa di più con parti di narrazione che, a posteriori, potevano benissimo essere eliminate.

E mentre Mikasa sembra almeno parzialmente liberarsi dalle lacrime, il mondo rischia di entrare ancora una volta in guerra. Il mondo, l'umanità, non cambiano soltanto per un genocidio e una crisi globale. Una realtà vera e cruda che si mantiene in linea con ciò che è stato raccontato in tutto il manga, confermando che a prescindere dalle scelte definitive di Eren e dell'esito del Boato della Terra o del progetto di eutanasia degli eldiani di Zeke, gli umani non avrebbero smesso di uccidersi a vicenda.

Eren, tra l'altro, l'aveva detto: il futuro non può essere cambiato, e una guerra sarebbe quindi rimasta a prescindere. Questo finale è stato un grande atto di coraggio da parte del mangaka, che ha deciso di non virare verso un epilogo classico e positivista, bensì verso la spiegazione di una natura umana immutabile e sempre tendente al conflitto, ricca di egoismi a partire dal protagonista.

L'Attacco dei Giganti (Manga) Il finale de L’Attacco dei Giganti è indubbiamente imperfetto, con alcune scelte enigmatiche e poco chiare che non sfociano davvero in errori e in buchi di trama ma che è un peccato vedere dopo una storia che è stata raccontata sempre adeguatamente e con grande profondità. Hajime Isayama non è riuscito a tenere le redini ben salde fino alle ultimissime pagine, forse per una questione di capitoli a disposizione o per impossibilità nel virare in un’altra direzione. La complessità di tutti i personaggi e delle situazioni presentate permette in ogni caso varie risposte e la scoperta di nuove sfaccettature, che rendono L’Attacco dei Giganti un manga unico e leggendario, fuori da ogni schema e che sarà destinato a essere preso a modello dalle future generazioni di mangaka.