Avenger, X-Man, Eroe: Stan Lee, l'uomo che sognando ha creato il presente

Lettera di un fan all'uomo che ha plasmato i sogni e le fantasie di intere generazioni: il supereroe più grande di tutti, adesso, riposa in pace.

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Questo non è un normale articolo commemorativo su Stan Lee. Non è un elenco celebrativo della sua carriera da editore o dei fumetti che ha creato, quello lo trovate tranquillamente su Wikipedia, da ben prima della sua scomparsa. È una lettera di addio a un padre, uno zio, un nonno, un amico. Entrato con irruenza nelle nostre case col suo sorriso sornione a 32 denti. Chi era Stan Lee lo sappiamo. Per chi ha lavorato e quali opere ha creato, pure. Io voglio raccontare cosa è stato per me, lettore e appassionato, e cosa è stato per il mondo, parte di un presente immortale che egli stesso ha plasmato col potere della fantasia. Re di una cultura pop che non avrà mai abbastanza ‘grazie' da rivolgergli, papà di eroi che hanno scritto la pagina di un mito che difficilmente avrà fine.

Excelsior

Il mio primo incontro con l'Universo Marvel avvenne un po' come per tutti i bambini e i ragazzini italiani che, negli anni Novanta, divoravano albi da edicola e dissotterravano vecchie glorie dimenticate dagli scaffali delle librerie: l'Uomo Ragno. L'eroe di tutti, il ragazzo di quartiere, il paladino che ci ha insegnato a prenderci le nostre responsabilità. Ho divorato le prime avventure dell'arrampicamuri grazie a un volumetto da collezione: un compendio di alcune delle migliori storie dedicate a Spider-Man, dal suo esordio su Amazing Fantasy del 1962 fino alle più recenti incarnazioni della sua rispettiva testata.

Un esempio cartaceo dell'evoluzione del fumetto supereroistico americano nel corso dei decenni, una summa continua di stili e storie diverse che viaggiavano tutte sullo stesso binario. Una direzione creativa e editoriale che tu, Stan, hai plasmato sin dalle tue origini, quando lavoravi come editor per la Timely Comics, quella casetta editrice che poi - sotto la tua egida - sarebbe diventata il colosso che oggi porta il nome di Marvel Comics. Tutta la freschezza e la simpatia di Spidey l'avrei ritrovata, tempo dopo, proprio in te, nel sorriso stampato sotto i baffoni, nelle interviste e negli aforismi, nelle comparse cinematografiche. Un volto gioviale, che dell'allegria ha fatto uno stile di vita. Tu che la sofferenza e il male della vita li hai visti e conosciuti, figlio di immigrati ebrei che hanno vissuto la parabola del sogno americano, soldato in una Guerra che ha cambiato te e il mondo. Il vissuto di un autore, quasi sempre, si riflette nella sua arte: hai combattuto il razzismo dando vita a un gruppo di mutanti che salvano il genere umano nonostante quest'ultimo li tema. Hai dato la tua risposta agli orrori dei conflitti nel momento in cui hai permesso agli eroi più potenti della Terra di ergersi contro minacce che nessuno avrebbe mai potuto affrontare.

La tua vita fa parte di ciò che tu hai creato: non un universo, non semplici storie. Con la tua scrittura schietta e ironica, capace di dare letteralmente del tu all'anima del lettore con quelle leggendarie didascalie, hai creato un linguaggio. Qualcosa, cioè, in grado di farsi capire da tutti, contro l'avanzare del tempo e le malelingue dello scetticismo - ormai, per fortuna, sempre meno dilagante - che non hanno mai capito il valore culturale e sociale del fumetto come specchio della modernità e veicolo di critica e analisi politica, sociale e antropologica. Qualcosa in grado di far breccia nei nostri cuori divertendoci e al tempo stesso facendoci sentire il peso dell'essere uomo dietro una maschera. Di essere imperfetto e fallibile con i suoi superproblemi, gli amori impossibili guardati da lontano, gli affitti non pagati e i lavori non trovati. Quando persino un raffreddore tra una battaglia cosmica e un crimine di strada ci ricorda che Stan Lee ha creato leggende a misura d'umanità.

E venne il giorno

A proposito di uomini. Il mio secondo approccio con la mitologia creata da Stan Lee e soci è stato con Hulk. Mezzo uomo e mezzo bestia, parabola moderna e contemporanea di Dottor Jekyll e Mr. Hide. Esempio vero di come non di soli cavalieri senza macchia deve vivere l'intrattenimento, ma anche di anti-eroi oscuri e sanguinari, tormentati da ossessioni e dicotomie. Lo stesso dualismo che ti portò, maestro, a forti divergenze sul piano creativo con altri grandi luminari del fumetto americano, che al tuo fianco hanno contribuito a costruire le fondamenta di uno degli immaginari più importanti e vasti che l'industria dello spettacolo ricordi. Sei stato un diavolo dell'editoria, tu che un uomo-diavolo l'hai creato, capace di prendere per mano un'azienda e di renderla, a suon di sogni, uno dei principali giganti dell'economia moderna. E poi, per me, arrivarono anche i Fantastici Quattro. La tua prima creazione, i tuoi figli fortunati. Nati per contrastare, editorialmente parlando, l'avanzare sempre più incessante della Justice League che spopolava sugli albi DC Comics - una bandiera alla quale, come molti ignorano, ti sei temporaneamente unito a ridosso del nuovo millennio. Il primo, vero supergruppo Marvel, a cui ne sarebbero seguiti decine negli anni successivi, che univa tutta l'epica superumana ai valori della famiglia.

Una famiglia come Marvel Comics, che di questo concetto ne ha fatto un mantra, un pilastro su cui poggia l'intero universo condiviso di quella che non a caso è nota come la Casa delle Idee. Le idee di Stan Lee, dei suoi collaboratori e di coloro che hanno succeduto a The Smilin' hanno segnato intere generazioni, hanno portato l'impossibile nell'ordinario, forgiando personaggi straordinari e senza tempo. La tua influenza, il tuo modo di raccontare, la tua poetica e il tuo carisma hanno attraversato le frange della multimedialità, hanno sconfinato dal fumetto e sono sbarcati nell'immaginario collettivo contemporaneo. Un'evasione collettiva dalla realtà, che ci ha permesso di rifugiarci nel mito, nella fantasia di racconti in cui il male viene infine oscurato dal bene. Per me, i tuoi eroi hanno significato speranza. Probabilmente avremo sempre bisogno degli Avengers. I più umani di tutti tra superuomini e divinità plasmati dall'immaginazione senza confini propria del fumetto. Perché sarà sempre il tempo dei supereroi, dei superproblemi, dell'amore e delle grandi responsabilità.

Avengers È proprio vero: Stan Lee non c’è più. È nelle sale del Valhalla, seduto tra i guerrieri più valorosi, a tracannare idromele insieme a Thor. O magari è sulla luna, a osservare l’andamento del cosmo. The Man se ne è andato, ma rimane con noi. Rimane il suo lascito, con le sue storie, i suoi eroi. Rimane l’eredità di un uomo che ha plasmato la cultura pop dagli anni Sessanta ad oggi, ha reinventato il fumetto, ha scritto l’epica supereroistica. Stan Lee ha creato il presente. Lo ha fatto coi suoi sogni e la fantasia di un eterno ragazzino che non ha mai perso la voglia di raccontare una storia. Buon viaggio, Stan. Tutti i grazie del mondo non saranno mai abbastanza.