Berserk: chi era Kentaro Miura, la vita di un Maestro mangaka

Si sa poco o nulla della vita di Kentaro Miura, il creatore di Berserk: che tipo di persona era il "padre" di Gatsu? Ecco la nostra biografia in esclusiva.

Berserk: chi era Kentaro Miura, la vita di un Maestro mangaka
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Com'era Kentaro Miura? Molti lo immaginavano seduto nel suo studio, il capo chino sul tavolo, ad affilare il pennino come se stesse per andare in battaglia. Pochi però l'hanno conosciuto. Della vita del grande autore dietro Berserk, si sa poco e nulla. Kentaro Miura è morto all'età di 54 anni, era un grande Maestro, colui che ha ispirato artisti e autori di ogni campo artistico, dal cinema ai videogiochi fino ad altri fumettisti. Ma nonostante la sua fama, era una persona schiva e riservata.

Nel corso degli anni, moltissimi fan hanno fantasticato sulla figura di Miura sensei, spesso scherzando sulla sua proverbiale lentezza nel portare avanti l'opera. Ma era difficile approfondire le motivazioni del maestro, Miura non ha mai dedicato spazio ai social e concedeva poche interviste. Chi era, dunque, il creatore di Berserk? Un uomo tormentato da spiriti notturni, come Gatsu o più un piacevole, adorabile ragazzo che insegue il suo sogno, solo che lo fa a qualunque costo, come Griffith? In un'inedita biografia, pur rimpiangendo sempre il fatto di non aver avuto l'occasione di conoscerlo, ripercorriamo la vita di Kentaro Miura e cerchiamo di svelarvi chi fosse uno dei più grandi mangaka di sempre

Il piccolo Miura, un bambino prodigio

Kentaro Miura è nato l'11 luglio 1966 a Chiba, in Giappone da una famiglia di artisti. I suoi genitori, di cui non si conoscono ancora i nomi, si sono conosciuti mentre erano studenti alla Musashino Arts School: suo padre realizzava storyboard per spot pubblicitari e sua madre insegnava a un corso d'arte.

Crescendo letteralmente tra opere e creatività, Miura sin dalla giovane età si lascia ispirare e tentare dal disegno. Nel 1976, all'età di 10 anni, crea il suo primo manga, intitolato Miuranger, che viene stampato e pubblicato per i suoi compagni di classe. Nel 1977, Miura crea il suo secondo manga, Ken e no Michi ("La via della spada") , in cui usa per la prima volta l'inchiostro di china, quella che diverrà l'amica fidata di tante tavole e la sua piùpeculiare tecnica artistica. Da questo momento in poi, la vita di Kentaro Miura sarà votata all'arte: qualcuno potrebbe dire che, dato il contesto familiare, era un destino inevitabile, che l'uomo si illude di essere il fautore della propria vita e che le nostre azioni non sono il risultato del libero arbitrio... Ciò che è certo, tralasciando le citazioni berserkiane, è che Miura, da quella sua prima pubblicazione nella scuola elementare, non ha più smesso di dedicarsi al disegno. Dopo le scuole medie, le sue tecniche di disegno migliorarono notevolmente e si circondò di amici che condividessero con lui la passione per i manga. E' in questo periodo che conobbe e strinse un importante legame con Kouji Mori che ora è l'attuale nuovo supervisore di Berserk.

Compiuti i 18 anni, Miura lavorò brevemente come assistente di Jyoji Morikawa, noto per il manga Hajime no Ippo; Morikawa non impiegò però troppo tempo a notare il talento di Miura e gli disse che non aveva bisogno di lui. Non aveva bisogno di insegnamenti su come si disegnasse. Ma dopo aver presentato un altro manga, Futanabi, per l'esame di ammissione a un college d'arte presso la Nihon University nel 1985 e aver guadagnato una nomination come miglior nuovo autore su Weekly Shonen Magazine, Miura conobbe i primi morsi della delusione.

A causa di un disaccordo con uno degli editori di Weekly Shonen Magazine, viene bloccato Noa, un altro manga che Miura avrebbe voluto pubblicare proprio con la testata. Alla fine questa situazione lo frenò e rinunciò a continuare il progetto. Per la prima volta, Miura abbandonò la china. Si chiuse in sé stesso per tre anni e non riuscì a produrre niente. Ma è da questo rifiuto, da questo ostacolo e questo cocente rammarico che nel 1988 nacque Berserk Prototype.

Il grande e silenzioso Pippin

Sulla storia della sua opera magna, la Lore di Berserk e persino il corso di Gatsu e Grifis senza Kentaro Miura, abbiamo già speso tante parole. Eppure non bastano ancora a raccontare tutta la storia dietro la storia. Nel corso delle varie interviste che Miura ha concesso, ha sempre spiegato le varie fonti di ispirazioni per Berserk, partendo dalla storia medievale fino a Escher, Hellraisers, Rutger Hauer, Hokuto no Ken e Guin Saga. Ma, come per ogni bravo mangaka che si rispetti, la verità è che gran parte della caratterizzazione dei personaggi, dei dialoghi e della trama di Berserk, è tratta dalla vita privata di Kentaro Miura.

Dopo il primo capitolo, il maestro non aveva ancora definito cosa il suo Gatsu avrebbe o non avrebbe fatto. Sapeva soltanto che voleva raccontare una storia che parlasse della rabbia: il Giappone, visto con gli occhi di un giapponese liceale, è un mondo competitivo, spietato, inibitore delle emozioni, al punto da creare spesso piccole mine pronte a esplodere al posto di giovani uomini. Ancor di più, secondo quanto raccontava Miura, in un mondo come quello dei giovani mangaka, dove l'ego e la voglia di mostrarsi spesso si scontrano con il leggendario rispetto nipponico. L'unico modo che Miura aveva per "dimostrare il suo valore" ai suoi amici era competere con le sue abilità nel disegno e pubblicare un'opera alla loro altezza. Da qui l'idea di Miura di confrontarsi con l'amicizia: nel suo gruppo, dichiarò in un'intervista il maestro, c'erano davvero alcuni suoi amici che assomigliavano a Judeau, a Corkus e a Rickert. Miura,invece, si identificava come Pippin " in termini di aspetto". Griffith e Gatsu incarnano, al contrario, più uno stato d'animo: un amico di Miura assomigliava caratterialmente molto a Griffith.

Era popolare, benvoluto e molto ambizioso. Ma altre volte si comportava come Gatsu, quando non otteneva ciò che voleva, era burbero come lui, furioso e allo stesso tempo disperato. "Forse Griffith e Guts sono sintomi che colpiscono i ragazzi, quando un ragazzo cerca seriamente di raggiungere qualcosa, potrebbe diventare l'uno o l'altro": così Miura aveva definito i suoi protagonisti, ovvero come le facce opposte della stessa medaglia, due forze, alternate tra malevoli e benevoli, che abitano dentro ognuno di noi.

Le emozioni più viscerali sono dunque l'ingrediente segreto di Miura e aggiungeva, alla sua ricetta per Berserk, un pizzico di sale, preso direttamente dalle tragedie che ogni giorno i notiziari trasmettevano. Miura era mancino, amava le tecniche tradizionali come le matite e gli acquerelli e quando non giocava ai suoi cari giochi da Idolmaster, gli piaceva guardare la tv e stare aggiornato con le notizie dei telegiornali. Peccato che i telegiornali non sono noti per trasmettere spesso novità piacevoli e tra gli anni ‘80 e ‘90, nel periodo in cui Miura raggiunge l'apice di Berserk, il mondo è colpito da guerre, genocidi ed è sconquassato dalle tragedie civili. Il maestro rivelò più di una volta di aver preso spunto dagli sconvolgimenti del tempo per raccontare e connettersi con le tragedie del Giappone di allora: la guerra in Jugoslavia, il genocidio del Ruanda e le vicende dei rifugiati, riflettono secondo Miura la storia di Berserk. La storia stessa del Giappone e dei giapponesi. Anche un po' la storia di ognuno di noi.

Swordmaster of Mangaka

Berserk non è mai stato il grande capolavoro che conosciamo e basta, è stata la vita di Kentaro Miura. In una intervista datata, il maestro aveva così presentato la sua routine: "mi alzo verso le 19:00 - 20:00. Inizio a lavorare intorno alle 20:30 - 21:00. Lavoro e poi mangio. E poi lavoro di nuovo fino alla prossima pausa alle 3 del mattino, quando prendo un pasto. Fino alle 3:30 guardo un video che ho registrato quel giorno mentre mangiavo. E poi torno al lavoro. Dopodiché, mangio il mio ultimo pasto alle 6:00 e lavoro fino alle 12:00 circa. Fino alle 13:00, 14:00 o 15:00 al più tardi e fino alle 11:00 - 11:30 al più presto. Questa è la mia normale giornata lavorativa.

In un'intervista del 2019, tuttavia, aveva dichiarato di aver rallentato e cambiato questa sua routine; dopo la nascita dello Studio GAGA, il team dei suoi collaboratori, era più raro che passasse le notti insonne a lavorare, ma aveva anche smesso di prendersi ferie. In passato, lavorare di notte gli permetteva di concedersi uno o due giorni per andare, ad esempio, a comprare video ad Akihabara. Ma col tempo non ha avuto più le forze per lavorare così e quindi ha ceduto i suoi congedi. I piccoli momenti di riposo li prendeva per andare a mangiare con il responsabile editoriale o con gli amici che andavano a trovarlo. Nella stessa intervista gli è stato chiesto se pensasse fosse un bene uno stile di vita simile e Miura aveva confermato che a lui piaceva vivere in questo modo: "Non c'è bisogno di preoccuparsi, anzi, penso addirittura di fare meglio di prima, ora che il mio ritmo di lavoro è ben stabilizzato", aveva detto il maestro. "Cerco solo, per quanto possibile, di non esagerare; se sto diventando più lento, è semplicemente perché sto invecchiando." Miura sensei non si è mai sposato, per quanto circolasse una notizia falsa nel 2019 in merito a un suo coinvolgimento sentimentale. Non aveva figli, fratelli, sorelle o una ricca lista di contatti. Non è neppure, in fondo, mai stato davvero un uomo schivo e riservato. Era semplicemente innamorato del suo lavoro, devoto a lui, in tutto e per tutto dedicato al suo studio.

Si è sollevata la domanda se non sia venuto a mancare per uno stile di vita poco sano, ma anche la risposta dell'assistente di Miura non ha lasciato dubbi: Miura non era malato e non soffriva per la sua routine. Lui amava il suo lavoro, viveva per esso e, fino alla fine, ha dedicato ogni giorno della propria esistenza alla perenne ricerca dell'ispirazione e della perfezione. Una ricerca estenuante, che nel corso di trent'anni dall'uscita di Berserk, l'ha portato spesso a esitare, cambiare, indugiare e affilare il pennino. Come se stesse per andare in battaglia. Questa è stata la vita del Maestro mangaka.