Boruto: Naruto Next Generation, cosa sapere per approcciarsi all'anime

Il rapporto con la serie originale, il coinvolgimento del sensei Kishimoto e la pubblicazione dell'omonimo manga in Giappone e in Italia.

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Con oltre 220 milioni di copie vendute in tutto il mondo, Naruto è stata una delle serie più amate e di successo di sempre, tanto in Giappone quanto a livello internazionale. Scritta e illustrata dal sensei Masashi Kishimoto, per 15 anni la storia del solitario combinaguai di Konoha ha appassionato un'intera generazione di affamati lettori, giungendo a conclusione nel 2014... o almeno così si pensava. Certo, Naruto ha effettivamente trovato un suo finale coerente, anche se per molti poco soddisfacente, ma il prosieguo della trama non è tardato ad arrivare con Boruto, il figlio primogenito di Naruto e Hinata. Non è chiaro se i piani di un continuo della serie fossero già nell'aria prima della fine del manga, ma è certo che l'idea di switchare generazione e passare a quella più giovane e moderna di Boruto e compagni sia stata (per ora) una mossa vincente - almeno stando ai responsi positivi della critica e al giudizio favorevole di larga parte del fandom. Il sequel/spin-off per il momento è però un successo esclusivamente nel Sol Levante e negli USA, dato che in Italia il manga di Ukyo Kodachi e Mikio Ikemoto - ex assistenti di Kishimoto - non è ancora stato editato (anche se sopperiremo a questa mancanza molto presto, dato che il primo volume verrà pubblicato dalla Planet Manga in occasione del prossimo Lucca Comics and Games 2017, esattamente il 2 Novembre). Sappiamo già che alcuni di voi conosceranno sicuramente la storia e i nuovi personaggi di Boruto, ma data l'ignoranza indotta dalla mancanza di materiale specifico sul nostro territorio (nonostante il web non abbia confini), questo speciale è rivolto a coloro che vorranno approcciarsi alla serie con un minimo di preparazione, partendo dal legame con il manga originale fino al coinvolgimento di Kishimoto.

Next Generation!

Da bravi "manganime addicted", sia noi che scriviamo che voi che leggete, conosciamo più o meno tutti in modo abbastanza completo il finale di Naruto, incentrato su due livelli narrativi visualizzati in due diverse battaglie: quella per la salvezza del mondo degli shinobi e l'altra per la totale redenzione di Sasuke Uchiha. Nel primo caso, la risoluzione della Quarta Grande Guerra Ninja ha portato a una pace che perdura tutt'ora anche in Boruto, mentre la seconda guerra, quella più intima e psicologicamente sfaccettata, si è risolta con la riconciliazione definitiva tra Naruto e Sasuke, adesso entrambi con un arto mancante ma con un amico fraterno ritrovato. Le nuove generazioni ninja non conoscono quindi i mali della guerra, essendo nati in tempo di pace. Naruto governa il Villaggio della Foglia con competenza e affetto verso ogni suo abitante, ma il ruolo di Hokage comporta onori ed oneri: doveri che, purtroppo, lo spingono alle volte a trascurare il figlio pre-adolescente, monello proprio come lo era lui alla sua età. Boruto però, al contrario del padre, non è un reietto: ha una famiglia amorevole e molti amici. Sia chiaro, il bambino non è assolutamente un privilegiato in quanto figlio del Settimo Hokage, ma il fatto che sia così ben voluto e accettato dalla comunità è puro sintomo di una candida infanzia vissuta nel caldo abbraccio dei propri cari, circondato dal bene dei compagni. Questo ci dà la giusta misura della vita di sacrifici, angosce e drammi di Naruto, che durante la sua infanzia era visto invece come il pericoloso outsider da evitare. Boruto risulta quindi, paradossalmente, uguale e diverso dal genitore, comportandosi nella stessa maniera, tra piccoli dispetti e moti ribelli, ma per ragioni differenti.

Se infatti Naruto agiva spinto dalla solitudine, il figlio agisce perché molto spesso ignorato dal padre, creando un piccolo cortocircuito tematico che sposta l'attenzione sul rapporto padre-figlio, derivativo da quello tra Naruto e il Quarto Hokage. Insomma, si evince che il legame con la serie madre è forte sia sotto il profilo emotivo che nella pura rappresentazione del mondo che le vecchie generazioni hanno lasciato alle nuove. Come detto, un mondo pacifico di reciproca alleanza tra i vari Villaggi che popolano l'universo creato da Kishimoto, che è fautore diretto di questa nuova avventura, in quanto scrittore dei due film Naruto: The Last e Boruto: Naruto The Movie ed editor e supervisore del manga Boruto: Naruto Next Generations.

Legacy

Parlando proprio dell'eredità del sensei raccolta dai suoi due ex collaboratori, bisogna sottolineare anche un certo grado di continuità nello stile oltre che nelle tematiche, come specificato sopra. Il disegno di Kishimoto aveva decisi tratti auotoriali, profondi e con personaggi ricchi di espressività. Quello che nella sostanza ha fatto Ikemoto è stato prendere tutte le conoscenze acquisite in lunghi anni di "apprendistato" con il maestro e riproporle, dandogli però una propria identità artistica.

Questo, purtroppo, si è realizzato in uno stile forse più piatto rispetto a quello del sensei, ma comunque molto efficace e in forte crasi stilistica tra il design kishimotiano tout-court e quello del fratello gemello dell'autore, Seishi Kishimoto. Nella scrittura Kodachi è stato invece, come detto, supervisionato proprio dal buon Masashi, quindi è praticamente scontata una vicinanza al soggetto originale, con un'attenzione spostata sulle nuove leve ninja e la missione di far perdurare quella pace a lungo agognata. Al momento in Giappone l'opera ha alle spalle soli 3 volumi pubblicati nell'arco di un anno e mezzo, lentezza dovuta alla cadenza mensile di uscita dei capitoli. Per concludere, in tutto ciò, ricordiamo che Kishimoto-san si è anche ritagliato l'importante ruolo di editor di Boruto, così che non si depauperasse la gigantesca opulenza artistica del suo lascito autoriale. Questo, a nostro avviso, è quello che si dice amore paterno.