Boruto: Naruto Next Generation, tiriamo le somme sul 2017 della serie anime

Con la fine del 2017 è giunto il momento di tirare le somme sull'anime di Boruto: Naruto Next Generation, tra alti e bassi...

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Il 2017 è stato un anno davvero ricco di titoli strepitosi. Il mercato dell'animazione giapponese sta vivendo - negli ultimi tre anni - una sorta di seconda giovinezza, grazie anche a piattaforme streaming come Netflix e VVVID, che portano al grande pubblico i titoli più attesi quasi in contemporanea con la messa in onda nel sol levante -o che addirittura si sostituiscono come produttori investendo direttamente in questo florido mercato. Non è dunque un caso che l'anime di Boruto: Naruto Next Generations abbia debuttato proprio in questo triennio d'oro, nonostante qualche scelta azzardata. Tralasciando il discorso concorrenza, il sequel/spin-off di Naruto è stato concepito (almeno nella sua fase preliminare) come prequel del manga, e per poterne saggiare la completezza bisognava forse attendere più tempo prima di mettere in piedi un progetto. Così facendo si è dovuto ricorrere a saghe filler che non sempre hanno funzionato. Ma L'anime, al netto di qualche incomprensione, ha voluto affrontare non poche difficoltà per imporre una propria identità e tentare di uscire dall'ombra di Naruto - cosa che ad esempio Dragon Ball Super non ha fatto nelle sue battute iniziali. Ci è riuscito? in parte. E con la fine del 2017 tiriamo le somme su quello che ha funzionato e quello che invece ha deluso (o semplicemente non ha entusiasmato) nella prova della serie di lasciare la vecchia via per intraprendere quella nuova.

Sai quel che lasci

Come dicevamo, Boruto: Naruto Next Generations è riuscito in parte a uscire dall'ombra di Naruto grazie a situazioni che, seppur simili al capostipite del franchise, hanno ben presto assunto una loro identità, andandosi a incastonare in una formula shonen ben delimitata, seppur ancora acerba. Acerba perché, a differenza del manga, nell'anime Boruto e compagni frequentano ancora l'accademia ninja e devono dunque diventare ancora dei veri e propri shinobi. Questo ha portato a una maggiore attenzione rivolta ai personaggi, alla loro vita accademica e al loro rapportarsi con la figura del ninja. Tutto ciò non avvenne in Naruto, che iniziò il suo cammino alla fine di questo percorso, quando ormai mancava poco per divenire genin. La scelta di far partire la serie anime in un periodo di collegamento tra la fine di Naruto e l'inizio del manga di Boruto è stata quantomai obbligata - come si diceva in apertura - ma forse ha giovato all'identità del sequel, gettando le basi per un'introduzione forse lenta ma dall'indubbio apporto emotivo. Con questa mossa abbiamo avuto l'opportunità di conoscere i personaggi e qualche retroscena sul mondo ormai pacifico post Quarta Grande Guerra Ninja. Le saghe filler (ma non così filler, in fondo) ci hanno inoltre regalato un arco narrativo davvero interessante come quello del "Viaggio al Villaggio della Nebbia", dove i nostri giovani studenti sono stai messi alla prova dimostrando capacità che i loro genitori di certo non avevano alla loro età, ponendo su schermo una promessa per il futuro. La serie ha poi affrontato in maniera ottimale il tema della famiglia: se in Naruto il dramma della perdita, dell'isolamento e del riscatto personale la facevano da padroni, in Boruto è il rapporto padre-figlio a tirare le fila della narrazione orizzontale, regalandoci due visioni sfaccettate dell'Hokage e del suo ruolo. Ma a fronte di tutto ciò, la serie non è ancora riuscita a brillare del tutto.

Non sai quel che trovi

Se da un lato Boruto: Naruto Next Generations ha guadagnato una propria identità, dall'altro, l'allontanarsi troppo dalla strada maestra rischia di ritorcersi contro l'anime a lungo andare. Il fatto è che i vecchi personaggi, ormai identificabili come la vecchia guardia, sono l'ombra di quello che erano e molto spesso - dato anche il finale di Naruto - risultano completamente avulsi (estranei), trovandosi svariate volte in contrasto con quanto detto e fatto in passato. La scelta, seppur ponderata sulla base di creare un distacco netto, alle volte è straniante, e vedere la serietà di Naruto o le battutine di Sasuke fa storcere il naso ai fan della prima ora che, anche riconoscendo le potenzialità della nuova serie, non riescono a scendere a patti con la necessità del cambiamento. Inoltre, i giovani protagonisti, nonostante un'eccellente caratterizzazione e un pattern di tecniche che lascia sbalorditi, faticano davvero a entrare nel cuore dei fan. Il motivo è presto detto: essendo diretta evoluzione dei loro genitori, soffrono il paragone con questi ultimi, ormai entrati nell'immaginario collettivo e difficili da rimpiazzare. L'esempio più lampante è Boruto: il giovane figlio del Settimo Hokage è un Naruto 2.0, penalizzato da un leitmotiv debole e troppo ridondante (anche se ben affrontato come detto). Come avrete notato, quest'ultimo problema è l'esatto opposto di quello precedente e l'idea di fondo è che la più grave mancanza di Boruto: Naruto Next Generations sia un adeguato bilanciamento fra passato e presente, mancanza che rischia di mettere a repentaglio il futuro e quanto di buono ha da offrire l'opera.

Quindi, attendendo il primo anniversario, la serie si attesta per ora sulla sufficienza. La spinta al cambiamento è percepibile e preponderante, anche se alcuni elementi del passato permangono per ancorare l'anime al franchise, e aiutarlo a camminare con le proprie gambe. Questo però si traduce in paragoni che pongono in difetto il sequel, ancora troppo debole per affrontare parallelismi con Naruto. In definitiva viene premiato il coraggio di osare e di andare oltre, per non fermarsi a un mera riproposizione di eventi, anche se molto spesso il coraggio non basta.