Captain Tsubasa: analisi episodio 1, primo sguardo al remake di Holly e Benji

La leggenda di Tsubasa Ozora torna a scuotere i campi di calcio moderni: il primo episodio del remake di Holly e Benji è un bel tuffo nel passato.

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Sono passati quasi quarant'anni dal debutto del primissimo episodio di Captain Tsubasa, serie anime tratta dallo spokon manga di Yoichi Takahashi e arrivata poi in Italia solo nel 1986 con il titolo di Holly e Benji, Due Fuoriclasse. L'anime calcistico è divenuto, ben presto, un fenomeno mondiale, ispirando serie e remake successivi - che, in maniera altalenante e con diverse riproposizioni a livello di produzione - e diventando un vero e proprio cult in terra nipponica, tanto da far appassionare il popolo giapponese a uno sport che non rientrava propriamente nelle sue tradizioni e passioni principali. Dopo tutto questo tempo, però, e nonostante il mondo dell'entertainment nipponico abbia provato a replicare le gesta di Tsubasa con altri prodotti simili, Holly e Benji è rimasto un vero e proprio evegreen, al punto che lo staff di David Production si è addossato la produzione di una nuova serie remake, l'ennesima, che ripercorre dall'inizio (e stavolta, speriamo, per intero) la storia narrata tra le pagine del fumetto di Takahashi.

Le origini di un campione

Il primo episodio di Captain Tsubasa è stato trasmesso sui circuiti televisivi nipponici e porta il titolo "Spicca il volo!": nei primi 23 minuti circa del season premiere del nuovo anime di Holly e Benji abbiamo ripercorso le origini della storia esattamente per come le abbiamo conosciute anni fa, seppur con qualche piccolissima differenza. Tsubasa Ozora - che, magari, qualcuno di voi preferirà chiamare Oliver Hutton - è un ragazzino di 11 anni con una sola, grande passione: giocare a pallone. Sin da piccolissimo, non senza rischiare la vita nel tentativo di inseguire la sua amata palla fin per strada, non ha mai smesso di dar calci, dribblare e tirare in porte immaginarie, coltivando il sogno di diventare, un giorno, un calciatore professionista. Tsubasa/Holly è figlio di una casalinga e di un capitano di navi, che purtroppo è costretto ad assentarsi per lunghi periodi nonostante si tenga costantemente in contatto con la sua famiglia. Ed è questa la principale particolarità di questo nuovissimo Capitan Tsubasa: l'ambientazione della storia, com'era facile intuire, è fissata non negli anni Ottanta, come accade nel manga originale, ma ai giorni nostri, con i protagonisti che sfoggiano smartphone e tecnologie moderne. Un elemento, questo, che si rivelerà particolarmente interessante nel corso della serie, con il trascorrere degli oltre 50 episodi fissati per la durata dell'anime di David Production: oggi, il rapporto tra calciatori e social media (un binomio che, in realtà, si applica a qualunque branca dello spettacolo o dell'intrattenimento, compreso lo sport e la spettacolarizzazione che i media hanno tratto da esso) influenza molto la vita privata e pubblica di un atleta, la sua visibilità, l'opinione pubblica e le relazioni con fan, stampa e addetti ai lavori.

Torniamo coi piedi per terra, però, perché la sensazione è che dovranno passare un bel po' di episodi prima che Tsubasa Ozora possa confrontarsi con i principali palcoscenici del calcio mondiale: la storia, infatti, percorre la storia dell'aspirante campione sin dalla sua infanzia, quando all'età di 11 anni si trasferisce con sua madre nella cittadina di Nankatsu City. Neanche il tempo di sistemarsi nella nuova abitazione che il protagonista - con indosso la sua inseparabile divisa sportiva - inizia a sfrecciare per le strade della città calciando il suo pallone, dribblando i passanti e saltando gli ostacoli, ammirando i panorami mozzafiato dei fiori di ciliegio che si stagliano sul cielo coperto dal colossale Monte Fuji. Ma sarà qui che Tsubasa inizierà a confrontarsi con i primi avversari, facendo la conoscenza di sportivi abili e competitivi esattamente come lui.

L'inizio di una leggendaria rivalità

Arrivato nei pressi di un campetto di calcio, infatti, il protagonista assiste a un litigio in atto tra Ryo Ishizaki (Bruce Harper per noi italiani), insieme ai ragazzi della scuola elementare Nankatsu, e Genzo Wakabayashi - il quale, certamente, stuzzicherà maggiormente la vostra nostalgia se vi ricordiamo la sua nomenclatura "italiana", Benjamin Price.

Wakabayashi è un portiere incredibilmente abile, tanto bravo quanto spaccone, e sfiderà la platea di ragazzi decisi ad allenarsi presso quel campo, invitandoli a provare a segnargli un gol con qualsiasi tipo di sfera: il nostro Benji le parerà tutte, dai palloni da Rugby a quelli di pallamano, passando addirittura per le palline da Tennis o Baseball fino a quelli da Pallavolo. Rimasto, esterrefatto, a osservare il tutto dietro le quinte, Tsubasa decide di sfidare Wakabayashi a ogni costo e, dopo aver fatto la conoscenza di Ryo, cercherà di trovare un modo per recapitargli un messaggio presso la pomposa e immensa villa in cui vive il portiere, rampollo di una ricca e prestigiosa famiglia giapponese.

Il Nostro non ci metterà troppo tempo per escogitare un piano tanto avventato quanto improbabile, compiendo uno dei gesti più iconici che abbiamo ampiamente ammirato anche nelle serie classiche precedenti: con un pennarello, scrive infatti il messaggio di sfida su un pallone che decide di scagliare con tutta la sua forza dal belvedere di Nankatsu fin dentro il giardino della magione dei Wakabayashi, coprendo una distanza a dir poco siderale. La palla viene scagliata dal protagonista con violenza inaudita, riuscendo non solo a raggiungere la destinazione prefissata, ma anche a mettere alla prova tutta la forza e i riflessi di un esterrefatto Genzo, che si mette dunque alla ricerca del misterioso Tsubasa Ozora, come riporta la firma sulla sfera nera e bianca. Infine i due, destinati come ben sappiamo a diventare storici amici e rivali sui campi di gioco, si incontrano: accogliendo la sfida, innervosito dal fatto che l'abilissimo calciatore che lo ha stuzzicato sia soltanto un bambino di 11 anni, Benji gli scaglia con violenza il pallone ma - in una sequenza a dir poco spettacolare - il nostro Holly non soltanto riuscirà a bloccarla, ma persino a rilanciarla con forza inaudita facendola passare al di sotto di un pullman in corsa, restituendo il pallone tra le mani tremanti di un sempre più stupito Genzo. Termina così l'episodio, con il protagonista che esclama orgoglioso, preparandosi alla sfida con il suo rivale: "Io sono Tsubasa Ozora!". È decisamente l'inizio di una leggenda. Di nuovo.

Una nuova veste

Di questo primo episodio di Captain Tsubasa colpisce innanzitutto l'estetica: se già nel 2002, con Holly e Benji Forever, potemmo ammirare una rivisitazione più fresca e moderna rispetto ai disegni originali della primissima serie anime o del manga di Yoichi Takahashi, questo nuovo remake alza ulteriormente l'asticella qualitativa. Il character design, pur rielaborando il tratto classico per renderlo fruibile alle moderne tecniche di animazione giapponese, non tradisce la visual originale dell'opera, e in generale abbiamo trovato davvero apprezzabili alcune sequenze e animazioni di pregevole fattura, che nelle puntate successive - col sopraggiungere dei match più spettacolari - di sicuro ci regaleranno un impatto visivo davvero notevole.

Ottimo anche il comparto cromatico, che propone colori accesi e sgargianti impreziositi dall'alta definizione, così come le musiche ci sono sembrate decisamente calzanti alle scene di accompagnamento. Dal punto di vista tecnico, insomma Captain Tsubasa ci è sembrato decisamente in gran spolvero e, oltre alla già citata analogia con le tecnologie moderne, siamo davvero curiosi di scoprire come David Production avrà deciso di approcciare alcuni dei canoni e degli stilemi più iconici e rappresentativi della serie, come le storiche partite interminabili, le esecuzioni impossibili e le sequenze di corsa sui campi "distorti". La carriera leggendaria del più grande campione di calcio giapponese è nuovamente iniziata: palla al centro!

Holly e Benji - Captain Tsubasa Il calcio è cambiato, e con esso anche Captain Tsubasa. Il nostro amato Holly vive oggi il suo sogno calcistico tra smartphone e tecnologia: un'ambientazione cronologicamente nuova, ma in cui abitudini e protagonisti di certo non tradiscono lo spirito originale dell'opera di animazione classica tratta dal manga di Yoichi Takahashi. Il primo episodio ripercorre lo storico incontro tra due amici e rivali che è divenuto leggendario nel mondo dell'entertainment nipponico: il mito calcistico di Holly e Benji torna con un nuovo anime impreziosito da disegni, colori e animazioni in grado di rivoluzionare l'asticella qualitativa del genere di riferimento. Non vediamo l'ora di scoprire come si evolverà la trama e ammirare il modo in cui lo staff di David Production riuscirà a rendere alcuni degli stilemi più classici (e, agli occhi di molti appassionati di calcio reale, anche parodistici) di un fenomeno mondiale.