Il castello di Cagliostro: quando Miyazaki reinventò Lupin III

Lupin III: Il Castello di Cagliostro propone una reinterpretazione del celebre ladro gentiluomo che differisce dall'originale cartaceo, ecco perché.

Il castello di Cagliostro: quando Miyazaki reinventò Lupin III
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Qualsiasi appassionato di cultura pop nipponica conosce l'Hayao Miyazaki dello Studio Ghibli, il genio a cui dobbiamo moltissimi capolavori che hanno fatto la storia dell'animazione giapponese. Pochi invece conoscono il Miyazaki degli esordi, quello che si è fatto le ossa negli anni '70 come animatore e sceneggiatore, arrivando a firmare nel 1979 il suo debutto alla direzione di un lungometraggio: Lupin III - Il Castello di Cagliostro. Non si tratta della prima volta che il regista di Tokyo ha a che fare con il celebre ladro gentiluomo, avendo contribuito alla produzione e alla regia delle prime due serie animate basate sull'opera di Monkey Punch, Le avventure di Lupin III (1971) e Le nuove avventure di Lupin III (1977).

La fama de Il Castello di Cagliostro non risiede solamente nelle sue incredibili qualità e nella sua importanza per la futura carriera artistica di Miyazaki, ma anche in un aspetto meno noto ai più. Stiamo parlando della reinterpretazione proposta del suo protagonista, che nel film appare molto diverso dall'originale fumettistico. In occasione dei cinquant'anni della serie animata di Lupin III e dell'arrivo de Il Castello di Cagliostro in una nuova edizione home video a cura di Anime Factory, andiamo a riscoprire il modo con cui Miyazaki ha reinventato il ladro gentiluomo in quella che rappresenta tuttora la migliore iterazione cinematografica del personaggio.

Il ladro e la principessa

La seconda avventura cinematografica di Lupin III - la prima è La pietra della saggezza risalente all'anno precedente - è stata realizzata presso lo studio TMS Entertainment (all'epoca ancora Tokyo Movie Shinsha) e inizia con il protagonista e il suo fidato compagno Jigen in fuga dal Casinò di Monte Carlo dopo aver messo a segno l'ennesimo colpo. I due però si accorgono subito che il denaro rubato non è autentico ed è opera del "Capro", un falsario dalla fama leggendaria.

Decisi a saperne di più su di lui, la coppia si reca nell'Arciducato di Cagliostro, immaginaria nazione ispirata al paese italiano realmente esistente di San Leo, nella provincia di Rimini. Lupin e Jigen non fanno in tempo a mettere piede nel territorio che assistono all'inseguimento di una giovane fanciulla da parte di un gruppo di loschi figuri.

Dopo averla tratta in salvo al termine di una sequenza che è entrata di diritto nella storia del medium, realizzata dal celebre animatore Kazuhide Tomonaga, Lupin scopre che la ragazza altri non è che la bella Duchessa di Cagliostro, Clarisse.

Ella è promessa sposa del malvagio Conte di Cagliostro, l'uomo che governa il paese e che la tiene prigioniera all'interno di una torre per impedire la sua fuga. Deciso ad aiutarla, il famoso ladro dovrà vedersela con i potenti mezzi e con gli scagnozzi del Conte, in una serie di eventi che porterà finalmente alla luce anche il mistero del castello che dà il titolo alla pellicola.

Non solo un tesoro da rubare, dunque, ma anche una dolce principessa da salvare in questa avventura dell'indimenticabile personaggio creato dalla penna di Monkey Punch. In Il Castello di Cagliostro ritroviamo tutte le facce celebri del franchise, come lo spadaccino Goemon, la furba e sensuale Fujiko e il mitico ispettore Zenigata, sempre spassoso nelle sue interazioni con il suo arcinemico e con il resto del cast, e con un ruolo tutt'altro che secondario nelle vicende narrate.

A rubare la scena però, inutile ribadirlo, è ancora una volta lo stesso Lupin, qui plasmato e rielaborato da Hayao Miyazaki in una versione che molti fan irriducibili del personaggio tuttora non accettano. Vediamo di capire come e perché.

Un eroe galante e maldestro

Il Lupin III del fumetto di culto firmato Monkey Punch, che ha fatto il suo debutto nella prima storica serie serializzata dal 1967 al 1969 sulla rivista Weekly Manga Action di Futabasha, è infatti profondamente diverso non solo da quello che troviamo nella pellicola di Miyazaki, ma anche da quello della serie animata.

In linea con il tratto caricaturale, grottesco e (diciamoci la verità) anche parecchio approssimativo dell'autore, il protagonista si presenta sin da subito come un personaggio meschino, freddo, calcolatore e privo di scrupoli, che si comporta costantemente come la primadonna dello show, sfociando dunque nella superbia, e che non si fa problemi a uccidere chiunque attenti alla sua vita od ostacoli il suo cammino. Caratteristica quasi del tutto assente nella versione animata. Non solo. Il Lupin III cartaceo è probabilmente uno dei primi personaggi di un fumetto giapponese a rompere la quarta parete.Non sono poche, infatti, le tavole dove il ladro si rivolge direttamente allo spettatore (e all'autore stesso) pronunciando frasi che denotano la sua consapevolezza di trovarsi all'interno di un'opera di finzione. Anche in tale contesto emerge il suo carattere cinico e arrogante, sebbene questi siparietti abbiano spesso la funzione di parentesi comiche.

Insomma, non è difficile capire da queste righe che la versione originale del personaggio è ben lontana da quella del ladro "gentiluomo" che abbiamo conosciuto grazie agli adattamenti per il piccolo e il grande schermo. Questi ultimi infatti addolciscono la figura di Lupin III denotandolo come un anti-eroe anarchico e rivoluzionario che ha fatto dell'arte del rubare la sua unica filosofia di vita, sebbene la prima serie animata - quella dove il ladro appare con la mitica giacca verde - rappresenti tuttora una delle trasposizioni più fedeli allo stile e all'atmosfera della controparte cartacea.

Il Castello di Cagliostro, tuttavia, va ancora oltre e tratteggia Lupin III come un eroe galante e romantico, che non esita a fare di tutto pur di trarre in salvo la fanciulla che ha stregato il suo cuore, impavido, determinato, amante del pericolo e anche piuttosto maldestro, visto che le situazioni in cui si caccia sono tanto pericolose quanto ilari. Il ladro gentiluomo di Hayao Miyazaki possiede un fascino quasi di bondiana memoria che ha posto le basi per l'intera, futura produzione artistica dedicata all'opera di Monkey Punch.

La mano di un maestro

Molti fan irriducibili dell'opera originale criticarono questa reinterpretazione all'epoca (e alcuni la criticano tuttora), ma è innegabile che il cambio operato da Miyazaki e dal suo staff funziona a meraviglia nell'economia della storia. Lupin III - Il Castello di Cagliostro è infatti una meravigliosa fiaba avventurosa, che riesce a emozionare e a divertire lo spettatore in modo genuino attraverso una ricetta semplice ma molto efficace.

L'esordio alla regia del futuro fondatore dello Studio Ghibli, a più di quarant'anni dalla sua uscita, si conferma un intrattenimento fresco e godibile, con un comparto visivo invecchiato benissimo e in grado di sfoggiare sequenze animate in maniera impeccabile.

Le nuove aggiunte Clarisse e il Conte sono solamente la ciliegina sulla torta di un cast delineato alla perfezione. La prima è un personaggio che, grazie al suo carattere tenace e ribelle, sembra anticipare uno dei futuri marchi di fabbrica di Miyazaki, ovvero la presenza di figure femminili forti e indipendenti. Il secondo è un villain perfido e crudele che riesce a essere detestabile al punto giusto senza scadere nel macchiettistico.

Ecco quindi che, in un contesto simile, il ricorso a una caratterizzazione del protagonista sulla falsariga del fumetto sarebbe risultato fuori luogo, rompendo gli equilibri di una sceneggiatura ai limiti della perfezione nella sua purezza e nella sua linearità. Per approfondire gli innegabili pregi di un'opera memorabile dell'animazione giapponese, adesso disponibile anche in Blu-Ray 4K nel nostro paese, leggete la nostra recensione di Lupin III - Il Castello di Cagliostro.

Alla luce di tutto questo, non stupisce che anche lo stesso Monkey Punch sia rimasto molto soddisfatto del risultato finale, pur ammettendo le differenze tra la sua visione del personaggio di Lupin III e quella proposta da Miyazaki.

Lupin III - Il castello di Cagliostro Con Lupin III - Il Castello di Cagliostro Hayao Miyazaki reinterpreta il personaggio del ladro gentiluomo in modo totalmente opposto al carattere più cinico, spietato e arrogante del fumetto da cui trae origine, conferendogli un’aura da eroe romantico e galante, ma anche goffo e maldestro, che si integra alla perfezione nella trama del lungometraggio. Un cambiamento che può lasciare scontenti come no, ma che dimostra le grandi doti di autore e di sceneggiatore del regista di Tokyo, e che ha posto le basi per la futura iconografia dell’opera di Monkey Punch. Se Il Castello di Cagliostro rappresenta tuttora una pietra miliare dell’animazione giapponese lo dobbiamo anche a questo aspetto, tuttora sconosciuto a molti appassionati.