Da Dragon Ball a My Hero Academia: l'evoluzione degli shonen

L'industria del fumetto e dell'animazione nipponica è anche essa vittima del Panta rhei e in questi anni si è evoluta e reinventata per evitare di perire.

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La maggior parte dei manga che tanto amiamo, così come le loro trasposizioni animate, provengono tutte dalla rivista Weekly Shonen Jump, che pubblica settimanalmente dal lontano 1969. Nei suoi 51 anni di storia, oltre ai profondi cambiamenti della società nipponica, sono cambiati anche i lettori stessi, e con essi ovviamente la linea editoriale della rivista. Il sotto genere più vecchio presente sul settimanale nipponico è quello del battle shonen, che partendo dagli anni 80 ha subito a nostro avviso tre ( o quattro) grandi fasi di evoluzione. Ripercorriamo e analizziamo, quindi, lo sviluppo del genere di manga più famoso di sempre: dalle origini con Ken il Guerriero all'epoca d'oro di Dragon Ball, fino ai giorni nostri.

Fase 1: Le sette stelle di Hokuto

Anno 1983, il mondo respira gli ultimi anni della divisione, e il Giappone inizia lentamente il suo declino economico causato principalmente dalla diminuzione delle esportazione in terra americana, conseguenza a sua volta della debolezza del dollaro rispetto allo yen. In questa atmosfera, dai testi di Yoshiyuki Okamura e dai disegni di Tetsuo Hara, nasce Hokuto no Ken conosciuto da noi come Ken il guerriero. Battle shonen, dall'ambientazione post-apocalittica, la cui storia si svolge dopo una terribile guerra nucleare.

Il protagonista è Kenshiro, erede della divina scuola di Hokuto, uomo statuario esteriormente invincibile, ma fragile dentro così come il contesto a lui circostante. Ken è un uomo triste al quale vengono strappate tutte le certezze, prima e dopo il disastro nucleare, luogo dove la morte ha ormai perso di significato. Questo primo pilastro, tiene sulle sue spalle una serie di tematiche fondamentali: anzitutto la fisicità dei protagonisti, ma anche degli antagonisti, straordinariamente possente e del tutto simile a quella delle divinità greche - un elemento ereditato anche da Hirohiko Araki in JoJo quattro anni dopo.

Già in Ken il Guerriero diventa centrale l'utilizzo massivo delle arti marziali, altra componente ripresa ed espansa a piene mani dal sensei Toriyama l'anno successivo nella sua opera cult, Dragon Ball. Contestualmente alla forza fisica, però, prende corpo anche l'impiego di poteri spirituali, una scelta narrativa e stilistica tutt'ora presente nel mercato del fumetto giapponese, che continua in qualche modo ad ispirarsi alle regole dettate da Hokuto no Ken: basti pensare alla "rigenerazione libera da ogni pensiero", trasposta oggi nell'Ultra Istinto in Dragon Ball Super.

Fase 2: i Guerrieri Z

8 ottobre 1988, da lì a poco il Giappone avrebbe ottenuto un breve boom del mercato immobiliare, mentre l'Unione Sovietica stava per implodere e con essa anche le paure relative ad un ipotetica guerra nucleare. Nonostante le minacce politiche venissero debellate, l'immaginario collettivo iniziò a sviluppare il terrore nei confronti del soprannaturale e in particolare delle invasioni aliene. Non a caso in quel periodo Akira Toriyama pubblicava il capitolo 196 di Dragon Ball, nel quale il fratello malvagio di Goku giunge sulla Terra a bordo di una navicella spaziale, pronto a svelare una tremenda verità al protagonista dell'opera.

Queste pagine verranno poi trasposte nei primi episodi di Dragon Ball Z, segnando un nuovo inizio nell'industria dell'intrattenimento nipponico. Facendo subito un primo paragone con l'uomo di Hokuto, Goku presenta una fisicità più slanciata ed il personaggio ha un carattere molto più tranquillo rispetto a quello di Ken, nonostante il Sayan cresciuto sulla terra ormai sia divenuto adulto e padre del piccolo Gohan. Proseguendo nelle saghe il giovane Goku maturerà e con esso anche i suoi lettori, poiché li accompagnerà per altri sette anni, fortificando ed introducendo, da buon pilastro, ulteriori archetipi: con Dragon Ball la fisicità più "normale", simile a quella di un giovane uomo prestante sulla ventina. Una corporatura che, di lì a poco, escluse alcune eccezioni, diventerà uno standard.

Toriyama, inoltre, approfondì il discorso sui poteri spirituali, trasformati in vere e proprie sfere e raggi di energia che ispireranno moltissime opere successive: il Rasengan, il Rail Gun e molte altre mosse di stampo "energetico" sono tutte figlie della leggendaria tecnica del maestro Muten, la Kamehameha. Dragon Ball è anche il primo manga a centralizzare l'utilizzo delle trasformazioni come perno narrativo e concettuale: prima con il Kaioken, e subito dopo attraverso il Super Sayan, il concetto di power-up verrà completamente rivoluzionato, evolvendosi (oltre in quanto escamotage narrativo così da permettere al protagonista di sconfiggere facilmente il villain di turno) anche come pretesto per superare sempre di più i propri limiti.

Fase 2.5: La rivoluzione viola


Settimo anno dell'epoca Heisei (1995), sarà uno dei più angoscianti dell'ultima decade del '900 nipponico. Ci saranno terremoti, incidenti aerei e attentati terroristici frutto di sette religiose. Nel maggio dello stesso anno terminerà Dragon Ball, ma in questo ambiente di panico, angoscia e incertezza nascerà Neon Genesis Evangelion.

L'opera di Hideaki Anno, dal gusto avanguardistico che spaccherà irreparabilmente l'intero mercato dell'animazione giapponese. La rivoluzione non sarà totale e da questo periodo di sperimentazione, tra innovazione e tradizione, nascerà una prima generazione di ibridi che mantengono gli stessi elementi visivi elencanti nella fase 2, ma stravolgono completamente la linearità della trama vista sino a quel periodo.

Più che del battle shonen, Evangelion è un erede diretto degli anime e dei manga di genere mecha, nei confronti dei quali si pone come assoluta decostruzione. Ad oggi, l'opera di Anno rappresenta un caso unico nel panorama artistico giapponese: oltre ad aver accentuato una profonda ed inedita introspezione psicologica sui protagonisti, a Ikari Shinji si deve anzitutto la nascita di un nuovo modo di concepire l'eroe d'animazione shonen. La figura dell'inetto, incapace inizialmente di farsi carico delle proprie responsabilità e privo di qualunque capacità, ma destinato a cambiare il futuro con l'impegno e la determinazione.

Dalle riflessioni esistenzialiste di Evangelion si passa facilmente a individui che, nonostante i propri fallimenti di gioventù o di infanzia, si impongono un obiettivo ultimo a cui dedicano la loro intera esistenza: i primi risultati di questo filone apparentemente bizzarro sono (anche se in modo diverso tra loro) Hunter x Hunter, ONE PIECE e soprattutto Naruto. Anche se apparentemente sembrano l'uno indipendente dall'altro, sono legati da un filo invisibile: Gon desidera di diventare il più grande degli Hunter, Rufy di divenire il Re dei pirati e Naruto vuole ad ogni costo essere Hokage.

Tutti, di cui forse solo l'opera di Kishimoto riprende appieno (almeno in partenza) il tema dell'inetto di Ikari Shinji, vogliono ricoprire la carica più importante del loro universo di appartenenza. In questo, ovviamente, gli eroi si pongono in aperto contrasto con il cammino del protagonista di Evangelion, che fino alla fine svolge contro la propria volontà l'ingrato compito assegnatogli dal suo spietato padre: come dicevamo, la visione di Hideaki Anno sul tema dell'eroe suo malgrado è totalmente unica nell'industria giapponese, poiché riesce a toccare vette di introspezione mai viste e ad elaborare una complessa terapia di autoaccettazione. Eppure, ha indubbiamente contribuito a plasmare anche nel battle shonen la tematica del protagonista debole e incapace, riproposta da My Hero Academia e Black Clover, ma ha anche aperto la strada a nuove e importanti sperimentazioni.

Fase 3: Il fiume si biforca

Il tempo trascorre e il genere dello shonen tende a dividersi in due schieramenti: i fedelissimi della rivoluzione e i sostenitori della contaminazione tra vecchio e nuovo. Il primo gruppo, negli ultimi anni, non ha smesso mai di proporre nuovi esponenti, raggiungendo sempre i vertici massimi del mercato e allontanando il pubblico dalla fase "battle", introducendo una vena psicologica o fantapolitica. Il capostipite di questa nuova era è senza dubbio Death Note, che ha continuato lo sradicamento delle certezze iniziato con Evangelion: non sarà il più forte a vincere, ma il più astuto, un filone di cui opere come Code Geass e The Promised Neverland si riveleranno eredi naturali e assoluti. Sono prodotti che, oltre a decostruire alcuni archetipi fondamentali dell'editoria (nel manga di Posuka Demizu e Kaiu Shirai, privo di combattimenti e denso di colpi di scena e battaglie psicologiche, ad essere protagonista è addirittura una bimba gracilina) sono riusciti a contaminare tra loro generi diversi, come il fantasy, l'horror, il gothic, il mecha e via discorrendo.

L'altro filone, invece, ricreerà il genere apparentemente deposto dal trono. Per rimodellare il battle shonen è necessario combinare gli elementi della fase 2 e della 2.5: il protagonista sarà inizialmente un inetto come Shinji Ikari, inutile e senza poteri ne abilità speciali. Ma qualche pagina dopo, seguendo le orme del romanzo fantasy classico, tale aspirante eroe riceverà un dono che gli permetterà di ricoprire il ruolo più importante di tutti: il salvatore dell'umanità. C'è inoltre un grande cambiamento nella fisicità dei corpi, molto più minuti e giovani. Unendo tutti questi elementi in una cornice supereroistica, ispirandosi al mondo dei comics americani, la matita di Kohei Horikoshi raccoglie quindi l'eredità di Naruto con My Hero Academia, divenendo a tutti gli effetti un simbolo prezioso soprattutto per il suo valore internazionale.

Anche questa opera funge da modello per i congeneri successivi, perché introduce ed impone una rinnovata concezione dei muscoli: ragazzini, sulla quindicina, solitamente più bassi di statura rispetto ai loro coetanei, una peculiarità che ritroveremo in altri giovanissimi esponenti come Fire Force e Black Clover. Horikoshi e i suoi colleghi hanno poi contribuito (insieme ai vari Kishimoto, Kubo e Oda, che comunque hanno conservato qualche elemento di conservazione figlio della scuola anni Ottanta) al tramonto delle arti marziali: nell'ultimo ventennio, infatti, a governare le regole di questi immaginari abbiamo trovato energia spirituale, magia e superpoteri.

D'altro canto, i nuovi pilastri del battle shonen hanno anche conservato la caratterizzazione di molti colleghi degli anni Novanta, determinando un leggero appiattimento tematico: al sempre caro tema dell'inetto, quindi, i vari Deku e Asta coltivano un sogno apparentemente impossibile, diventare i migliori nel loro campo contro ogni pronostico e la diffidenza di chi gli sta intorno. E sono destinati, ovviamente, a coronare il loro obiettivo, perché l'ultimo dei grandi temi del genere battle shonen è proprio questo: il valore prezioso dei propri sogni e l'importanza di credere in se stessi.