Da JoJo a Great Pretender: le canzoni occidentali nelle sigle degli anime

Ecco a voi dieci anime giapponesi con sigle non convenzionali provenienti da contesti del tutto estranei all'industria dell'animazione.

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Qualsiasi appassionato sa bene che in Giappone viene riposta un'estrema cura nella realizzazione delle musiche per gli anime, che rappresentano una vera e propria categoria a parte nel mercato discografico della terra del Sol Levante. In questo contesto, la quasi totalità delle canzoni presenti nelle sigle di apertura e di chiusura delle serie animate è costituita da brani J-pop e J-rock composti per l'occasione ed eseguiti da specialisti del settore, talvolta anche dai doppiatori stessi (soprattutto in ambito femminile). Pensiamo per esempio a LiSA e al dirompente successo del suo ultimo singolo Gurenge, opening dell'adattamento animato di Demon Slayer.

Non è raro però incontrare casi in cui la canzone che accompagna queste sigle proviene da contesti del tutto differenti. Fra queste, un numero sorprendentemente alto è costituito da brani di artisti occidentali. In occasione dell'arrivo su Netflix di Great Pretender, anime che vede nella sua sigla di chiusura l'omonimo, celebre singolo di successo di Freddie Mercury, vi presentiamo dieci serie animate con sigle "non convenzionali" eseguite da artisti che con questo mondo hanno poco se non nulla a che fare.

Neon Genesis Evangelion

Cominciamo con uno degli esempi più rappresentativi di questa peculiare lista. In tutti gli episodi di Neon Genesis Evangelion, anime tanto celebre quanto controverso, il tema della sigla di chiusura è Fly Me to the Moon, famosissimo brano scritto nel 1954 da Bart Howard e noto al grande pubblico cantato da Frank Sinatra.

Ciascuna delle 26 puntate dell'anime presenta una diversa versione del pezzo, eseguito principalmente da Claire Littley e Megumi Hayashibara (doppiatrice di Rei Ayanami), per un totale di 31 varianti se contiamo anche le differenze di lunghezza fra la trasmissione televisiva e l'edizione home video. A causa purtroppo di questioni legate alla licenza, l'affascinante ending è andata persa quando Neon Genesis Evangelion è giunto su Netflix, rendendo l'edizione fisica l'unico modo allo stato attuale per poter (ri)scoprire un pezzo di storia della musica negli anime giapponesi.

Ergo Proxy

Un altro caso emblematico di canzone occidentale preesistente utilizzata in un anime è Paranoid Android dei Radiohead, che costituisce la sigla di chiusura di Ergo Proxy, serie trasmessa nel 2006 e realizzata dal purtroppo fallito studio Manglobe. Il celebre gruppo britannico capitanato da Thom Yorke era inizialmente restio a concedere i diritti per l'uso di questa canzone, ritenuta una delle più belle dell'intera storia della musica, ma si è convinto dopo aver visto alcuni spezzoni dell'anime.

Scelta che si è rivelata saggia, perché le melodie di Paranoid Android si amalgamano alla perfezione con l'atmosfera cupa e decadente e i temi cyberpunk di Ergo Proxy, un anime che vi consigliamo di recuperare se amate il genere. Sfortunatamente, anche in questo caso, l'ultima edizione home video di Dynit ha rimosso tale sigla per questioni di diritti, presente invece nella versione in streaming disponibile in questo momento su VVVVID.

Le Bizzarre Avventure di JoJo

Hirohiko Araki è un mangaka che ha sempre guardato al di fuori dei confini nipponici per la stesura dei suoi lavori, tendenza evidente nella sua pluridecennale serie Le Bizzarre Avventure di JoJo. È perciò azzeccatissima la scelta di brani storici della cultura musicale occidentale per le sigle di chiusura degli ultimi, ambiziosi adattamenti animati a opera dello studio David Production.

A partire da Roundabout del gruppo progressive rock inglese Yes nella prima stagione, che traspone le prime due serie Phantom Blood e Battle Tendency, fino a I Want You dei Savage Garden, sigla della quarta parte Diamond is Unbreakable, passando per Walk Like an Egyptian (The Bangles) e Last Train Home (Pat Metheny Group) nell'adattamento di Stardust Crusaders, senza dimenticare quelle di Vento Aureo (Freek'n You dei Jodeci, Modern Crusaders degli Enigma), le sigle di chiusura di Le Bizzarre Avventure di JoJo sono un chiaro esempio di musica occidentale applicata al mondo degli anime.

Serial Experiments Lain

Dalle ending passiamo alle opening. L'anime del 1998 Serial Experiments Lain, celebre per avere tra i suoi ideatori il noto artista e mangaka giapponese Yoshitoshi ABe, possiede come sigla di apertura il singolo Duvet della band alternative rock inglese Bôa, uscito sul mercato un anno prima.

Una canzone che rende quella di questa serie forse una delle opening più belle di sempre, una sequenza che rapisce lo spettatore introducendo perfettamente lo stile atipico, bizzarro e peculiare dell'anime e le tematiche psicologiche e fantascientifiche da esso affrontate.

Paradise Kiss

Se facciamo il nome di Ai Yazawa il primo pensiero va inevitabilmente a Nana, la sua opera più celebre, e al relativo adattamento animato trasmesso in Italia nel contenitore Anime Night di MTV. Esistono altre serie animate basate sulle opere della Yazawa, ma quella che ci interessa è Paradise Kiss, realizzata dallo studio Madhouse nel 2005 e composta da 12 episodi.

Perché proprio questa? Perché la sua sigla di chiusura è la ben nota canzone Do You Want To del gruppo indie rock scozzese Franz Ferdinand, proveniente dal loro secondo album You Could Have It So Much Better del 2005. L'accostamento è indovinato se pensiamo al fatto che Paradise Kiss contiene numerosi riferimenti al mondo della moda e alle atmosfere del glam rock occidentale.

Eden of the East

Eden of the East, titolo occidentale dell'originale Higashi no Eden, è un anime originale di 11 episodi trasmesso nel 2009 e realizzato dallo studio Production I.G. La serie, scritta e diretta da Kenji Kamiyama (Ghost in the Shell: Stand Alone Complex) e con il character design della mangaka Chika Umino (Honey and Clover, Un marzo da leoni), ha come sigla di apertura il brano Falling Down degli Oasis.

Si tratta del terzo singolo estratto dall'ultimo album Dig Out Your Soul della celebre rock band inglese, prima del loro scioglimento avvenuto nello stesso anno dell'uscita dell'anime. Una storica collaborazione che dunque non ha portato fortuna, ma che nulla toglie al fascino dell'opening di un ottimo anime thriller.

La Forma della Voce

Abbandoniamo le serie televisive e passiamo ai lungometraggi. Il caso de La Forma della Voce è probabilmente uno dei più particolari di impiego di un brano occidentale in una produzione animata giapponese. Il film, adattamento del manga A Silent Voice di Yoshitoki Oima uscito anche nei cinema nostrani nel 2017 grazie a Dynit e Nexo Digital, piazza nella sua sequenza di apertura il famosissimo brano My Generation del gruppo rock The Who.

L'effetto è quasi straniante, visto che la vivacità e il ritmo del pezzo contrastano con quelli che saranno i temi e l'atmosfera della pellicola, un dramma incentrato sul bullismo e sul racconto di formazione. Ma non si può negare che questa scelta introduca molto bene il contesto scolastico dell'opera.

Arrietty

Rimaniamo ancora nell'ambito cinematografico. Sebbene non si possa considerare una vera e propria sigla quanto piuttosto il tema portante, Arrietty's Song è il brano che conclude la pellicola di Hiromasa Yonebayashi, in una sequenza bellissima che è entrata a pieno di diritto fra le più memorabili e poetiche dell'intera produzione dello Studio Ghibli.

Il merito principale è senza dubbio della canzone composta, eseguita e cantata (in ben sei lingue differenti) dalla poliedrica e talentuosa musicista bretone Cécile Corbel, autrice anche della colonna sonora del film, che non sfigura assolutamente se paragonata a quelle di Joe Hisaishi - compositore storico delle pellicole ghibliane - come abbiamo avuto modo di illustrare nel nostro speciale dedicato ad Arrietty.

Great Pretender

Non potevamo dimenticarci di parlare dell'ending che ha ispirato la stesura di questo articolo. Great Pretender, anime televisivo originale di WIT Studio in arrivo in Italia il 20 agosto grazie a Netflix, vede impiegato nella sua sigla di chiusura l'omonimo singolo di successo di Freddie Mercury, il carismatico e compianto leader della rock band Queen, pubblicato nel 1987. Molti forse non sanno che quella di Freddie Mercury è una cover della versione originale del gruppo statunitense The Platters, uscita nell'ormai lontanissimo 1955 in piena epoca rock and roll.

La versione del leggendario cantante britannico è tuttavia quella più famosa, e la scelta di WIT Studio (quasi obbligatoria visto il nome della serie, verrebbe da pensare) è un bellissimo omaggio verso un artista che ha fatto la storia della musica. Per molti, quella di Great Pretender è già l'ending anime più bella dell'anno, grazie anche al geniale video che l'accompagna.

Kakushigoto

Fino a questo punto abbiamo preso in considerazione le canzoni composte ed eseguite da artisti occidentali, ma la nostra definizione di "sigle non convenzionali" si estende anche a quelle in cui sono presenti brani di musicisti e cantanti giapponesi non legati al mondo degli anime. Ci piace dunque concludere l'articolo menzionando il caso più recente in questa categoria.

Kakushigoto, adattamento animato curato dallo studio Ajia-do Animation Works dell'omonimo manga di Koji Kumeta, ancora inedito nel nostro paese in entrambe le versioni, ha come ending la canzone Kimi wa Tennen Shoku del musicista Eiichi Ohtaki. Il pezzo fa parte dell'album A Long Vacation, pubblicato nel 1981 e ritenuto da critica e pubblico uno dei dischi più belli del pop rock giapponese degli anni ‘80 (se non di sempre), e le sue sonorità si adattano benissimo alle poetiche immagini che scorrono su schermo durante la sigla dell'anime.