Da Uzumaki a Tomie: Junji Ito si racconta a Lucca Comics & Games 2018

Il maestro dell'orrore nipponico ci ha svelato i segreti delle sue opere, tra quotidianità e ossessioni. Il report da Lucca Comics & Games 2018.

speciale Da Uzumaki a Tomie: Junji Ito si racconta a Lucca Comics & Games 2018
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Ci si chiede spesso che tipo di personalità possa mai avere un maestro come Junji Ito. Lui, che ha dato vita con le sue storie a tanti orrori e deformità, plasmando racconti dai toni contorti e quasi perversi. E, in effetti, quando te lo trovi davanti, il sensei sembra un individuo dall'aria schiva e profondamente introversa, quasi come se fosse segnato dalle aberrazioni che lui stesso a creato. Quando inizia a parlare, però, l'autore di Uzumaki, Tomie, Fragments of Horror e tanti altri celebri lavori che hanno ridefinito il concetto di horror nipponico mette in mostra tutta la sua lucidità e affabilità. Alla stregua di James O'Barr e Leiji Matsumoto, Junji Ito ci ha concesso un'ora del suo tempo durante Lucca Comics & Games 2018: durante il suo Press Cafè, in compagnia di Edizioni Star Comics, il maestro ci ha raccontato a sua volta il vissuto e le piccole esperienze quotidiane che hanno contribuito a far nascere le sue acclamate opere. Abbiamo iniziato, quindi, un lungo e tortuoso viaggio tra i segreti del Re del Terrore...

Le ossessioni di una vita

La poetica di Junji Ito va associata, molto spesso, a un unicum stilistico e concettuale che forse non ha pari nel suo genere di riferimento. Ciò che più colpisce nelle opere del maestro, infatti, è la contrapposizione tra il paranormale che infesta le sue storie e il tratto pulito, deciso, profondamente realistico con cui la matita dell'artista tratteggia le fattezze dei suoi protagonisti. Ito ha le idee chiare sul fronte artistico, è indubbio: idee che derivano dall'influenza di altri grandi nomi del fumetto orientale, che hanno condizionato profondamente il suo operato. "Per trarre ispirazione dalle mie opere mi rifaccio sempre a quattro artisti horror: il primo è Umezu Kazuo, che conosco da quando ero bambino. Ho praticamente acquisito il suo stile di disegno, che è abbastanza naturale. Poi, crescendo, nel periodo delle scuole medie, mi sono avvicinato al mondo della fantascienza e ho pensato di poter unire le due cose ed estrapolarne qualcosa di originale. Per quanto riguarda l'influenza per il mio stile, mi sono ispirato soprattutto al maestro Katsuhiro Otomo, al suo modo di rappresentare scene molto intense". Il fulcro narrativo dei manga partoriti dal talento di Ito, inoltre, si divide molto spesso tra due temi principali: l'ossessione e le mostruosità.

L'ossessione, molto spesso, risponde al concetto di fascino: i protagonisti delle opere del maestro cadono vittime del labirinto orrorifico proprio del suo stile, provando al contempo una forte attrazione per l'elemento misterico. Al tempo stesso, però, si evince che le deformità che popolano le pagine delle sue opere nascondino, alle volte, una critica ai meccanismi della società moderna, agli stereotipi del vissuto quotidiano e delle tradizioni popolari e politiche del Sol Levante.

Cosa ne pensa, Junji Ito, di tutto ciò? "Sin da piccolo sono vittima di numerose ossessioni. Una cosa che mi ossessionava tantissimo, ad esempio, era lo sguardo delle persone. È un elemento che mi consente di sviluppare molto facilmente le storie che voglio disegnare. Uno dei temi che mi sento di criticare è la politica, soprattutto per le bugie spietate e spudorate che vengono propinate dal politico di turno. Un'altra tematica che mi preme moltissimo è il terrorismo internazionale. Sarebbe molto bello per me, se tutti potessero vivere in pace. In questo momento non sto seguendo dettagliatamente le tematiche internazionali, quindi non mi sento di dire che nelle mie opere ci sia una critica effettiva". Junji Ito è legato al cinema e alla televisione da un rapporto piacevole, scandito da una moltitudine di adattamenti cinematografici (diversi i capitoli tratti da Tomie, ad esempio). Delle trasposizioni sul grande schermo il sensei conserva un ricordo piacevole seppur lontano, eppure il suo talento è ormai sfociato anche in TV: da gennaio 2018, infatti, ha preso il via la Junji Ito Collection, una raccolta antologica di racconti del sensei in versione animata che non ci ha messo troppo per riscuotere un successo piuttosto importante in patria.

L'artista è enormemente grato al mondo dell'audiovisivo: "Per quanto riguarda Tomie sono stati realizzati otto adattamenti cinematografici e li ritengo tutti fedeli ai miei disegni, e di questo sono contento. Forse il primo è quello che mi è piaciuto più di tutti. Anche per quanto riguarda Uzumaki, che è un adattamento del 2000, conservo ricordi positivi, perché il regista ha avuto a cuore di conservare il tratto originale per il design. In quanto autore, questo mi ha reso ovviamente molto felice e mi ha permesso di godere appieno della pellicola, quando l'ho visionata. Per quanto riguarda Tomie, inoltre, i titoli mi sono rimasti particolarmente impressi, soprattutto l'ultimo, che si chiama Versus Tomie: lo ritengo di grande impatto. Anche per la Junji Ito Collection ho solo commenti positivi. Non ho sceneggiato granché, ho solo svolto un'operazione di controllo. Anche stavolta devo ringraziare il regista, che è riuscito a confezionare un'opera fedele al mio stile, anzi forse ha addirittura superato il valore del mio fumetto grazie al sonoro. Per questo non posso che essere grato ai producer, è una cosa che mi ha commosso. Riuscire a trovare una musica che ben si adatti alle mie storie, così come dare voce ai personaggi, è un'operazione non scontata. Su questo fronte, devo ringraziare anche i doppiatori, tutti di grande talento".

Il palmares del nostro è a dir poco vasto. C'è ancora tanto da esplorare, da trasporre e da vivere su un medium diverso rispetto a quello cartaceo. E ci si chiede, dunque, se il sensei non abbia un piccolo "sogno nel cassetto" in tal senso, quell'opera che non ha ancora visto in versione animata e che gli piacerebbe tanto visionare. "Mi piacerebbe un film su "Il mistero della faglia di Amigara", la storia finale di GYO, edito Star Comics. Si svolge in una regione montuosa in cui è presente una faglia con dei buchi a forma di silhouette umana. Chi guarda queste immagini in TV prova un inspiegabile e irrefrenabile desiderio di avvicinarvisi, questo perché ogni voragine ha le stesse sembianze di un individuo specifico".

Eppure ci si chiede che infanzia ha vissuto Junji Ito. Quali sono state le storie, i racconti, le leggende e le superstizioni che lo hanno condizionato, che hanno plasmato una personalità e una scrittura così eclettica e autoriale. Il piccolo Junji, in realtà, era un bambino come molti altri, che guardava al cielo immaginando astronavi e temeva che mostri e fantasmi popolassero le mura della sua abitazione: "Fino al periodo delle elementari ho sempre creduto negli UFO e nei fantasmi. Credevo che esistessero, un motivo che dava maggior credito alle mie convinzioni è che vivevo in una casa vecchia con corridoi stretti e claustrofobici, passarci durante la notte mi dava un senso di terrore, non riuscivo neanche ad andare in bagno. Mi è capitato più volte che la sera mi appostassi in terrazza sperando di vedere un UFO. Ho smesso di crederci alle medie, perché visionai un paragrafo che parlava del cervello umano, e che spiegava i cambiamenti chimici che avvengono nella fase dello sviluppo. Capii che i fantasmi non esistevano, essendo manifestazioni dell'anima, che non esiste. Per quanto riguarda i ‘Sette Misteri' (un antica credenza propria del folklore nipponico, secondo la quale gli ambienti scolastici sono popolati da una serie di situazioni sinistre e inspiegabili, ndr), ho avuto un po' di paura della sala della musica della mia scuola. Il primo anno di liceo c'è stato un ritorno al paranormale: ho iniziato a essere terrorizzato dei mostri chiamati Kuchisake Onna, ovvero quelle donne spettrali in grado di spaventare anche solo con il loro sorriso orrorifico, che percorre il loro volto da un angolo all'altro. Questa paura si è rafforzata per due motivi principali: primo, perché ne parlavo con un amico, e secondo perché di questo mostro si è parlato tanto nella prefettura di cui sono originario".

Tra serialità ed episodio

La grandezza di Junji Ito sta soprattutto nel modo di raccontare le sue storie: la narrativa del maestro si snoda soprattutto attraverso racconti brevi, o che in qualche modo percorrono una struttura episodica e non sempre lineare. Nel descrivere il suo iter formativo e stilistico, Ito ha ribadito la sua passione per i racconti brevi. Storie che, pur esaurendosi nel giro di pochissime pagine in cicli autoconclusivi, sono in grado di imporsi agli occhi del lettore con un impatto notevole.

"Tutte le storie espandono situazioni di vita comune. Le idee migliori mi vengono quando guido in autostrada, oppure se non mi viene niente di buono mi prendo un momento di relax e faccio un bagno. Oppure, durante la mia vita quotidiana, capita che mi vengano in mente situazioni misteriose o strano e me le appunto. Fatto ciò, provo a esagerarle, ricavandone qualcosa di estremamente mostruoso. Una delle storie che avrei voluto inserire in Fragments of Horror mi è venuta perché volevo buttare via un vecchio Futon. Per farlo dovetti tagliarlo in piccoli pezzi, e trovai al di sotto di esso una specie di muffa che sembrava un millepiedi. Una cosa particolarmente brutta e schifosa, che ho provato a espandere per ricavarne un manga. Peccato, però, che il mio editor ha detto che la trovava un'idea piuttosto banale e insignificante... prima delle storie brevi, però, ho lavorato a un'opera ancora inedita in Italia. Si stacca molto dal genere horror e abbraccia tematiche politiche e sociali. Questo si collega al rifiuto della storia del millepiedi, perché secondo l'editor il mio senso dell'orrore non era ancora tornato ai suoi fasti.

Lo stile che si confà di più alla mia indole è quello delle storie brevi per vari motivi. Il primo è di tipo logistico, perché pubblicare mensilmente o settimanalmente mi tornava un po' scomodo in caso di serie lunghe. Ho paura che i lettori si dimentichino di ciò che ho scritto nel numero precedente. Poi io sono piuttosto lento nel disegnare, per produrre una storia davvero buona ho bisogno di un mese intero. Il mio primo debutto fu su una rivista mensile e anche in quel frangente pubblicavo storie brevi. GYO è stato un esperimento, volevo cimentarmi in qualcosa anche se veniva pubblicato settimanalmente, pur uscendo dai miei canoni
".

Edizioni Star Comics ha recentemente pubblicato Lo Squalificato, adattamento manga di Junji Ito ispirato al celebre romanzo del 1948 di Osamu Dazai. Un racconto nel quale il sensei ha trovato se stesso, riconoscendone le stesse turbe psichiche e le medesime ossessioni: "Lo spunto che mi venne per quest'opera venne dal fatto che volevo rivolgermi a un pubblico più ampio, in termini di età, proposi l'idea all'editore e lui mi chiese di lavorare a un'opera letteraria. Mi sottopose una lista e mi saltò subito all'occhio Lo Squalificato. La storia parla di una persona che non riesce a relazionarsi con il prossimo e si crea un suo alter ego. In questo io ho rivisto molto il me piccolo, che aveva problemi nel socializzare. Per questo ho voluto provare a dare la mia interpretazione. Anche un altro autore, però, aveva già adattato quel romanzo in un manga: se l'avessi saputo, probabilmente non l'avrei fatto".

Il Re del Terrore ci ha infine salutato timidamente, andando via in punta di piedi, pronto a immergersi nel ciclone lucchese fatto di eventi, incontri con i fan e tanto altro. Una spirale di affetto in cui l'Italia ha scelto di avvolgerlo: chissà che non ne esca ossessionato da qualcosa, riversando questa sua esperienza in un nuovo e tortuoso dedalo di mostruosità...