DIE! DIE! DIE!: il nuovo fumetto di Robert Kirkman e Scott Gimble

Analisi del nuovo fumetto creato da Robert Kirkman e Scott M. Gimble: DIE DIE DIE!, un action spionistico in salsa ultra gore.

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Robert Kirkman, prolifico autore di fumetti creatore di serie di successo come Marvel Zombi, Invincible e The Walking Dead, è tornato ancora una volta a far parlare di sé grazie a una serie che in realtà non è stata pubblicizzata più di tanto, DIE! DIE! DIE!, ma che sicuramente riuscirà ad appassionare molti lettori amanti dello splatter. Il fumetto, creato insieme a Scott M. Gimple, pur non risultando in realtà chissà quanto originale, riesce per tutta la sua durata a intrattenere il lettore.
Di seguito andremo quindi ad analizzare gli aspetti più importanti del prodotto distribuito da SaldaPress, molto simile - sia a livello stilistico che concettuale - a molte delle opere create da Garth Ennis.

Siamo rimasti in tre

La trama ci trasporta all'interno di un mondo oscuro e perverso in cui un'agenzia segreta del governo degli Stati Uniti utilizza degli abilissimi killer per portare avanti i propri obiettivi.
Tre fratelli gemelli, allenati all'arte dell'assassinio fin dalla più tenera età dal loro padre degenere, diventano i protagonisti di una storia dal ritmo forsennato in cui la violenza gioca un ruolo fondamentale. Da subito, infatti, l'intenzione di Kirkman è quella di stupire il lettore con roboanti sequenze action condite da un'abbondante dose di splatter; l'intenzione di voler puntare sull'iperviolenza in modo smodato, seppur lodevole, non riesce in realtà a risultare pienamente convincente, per il semplice fatto che il fumetto è davvero pieno di sequenze già viste in innumerevoli altre opere. Per quanto nell'opera sia presente anche un risvolto da spy story, in realtà questo aspetto risulta a tratti soffocato dai momenti action ipercinetici presenti in varie parti dell'albo.

Il primo limite della storia è infatti quello di non riuscire ad amalgamare in maniera soddisfacente le due anime del racconto, risultando quasi come un semplice esercizio di stile che, seppur gradevole sotto vari aspetti, non riesce mai davvero a ritagliarsi una propria cifra stilistica riconoscibile.
I fan di Garth Ennis, ad esempio, potranno trovare nel corso di tutto il volume numerosi elementi ricorrenti delle sue storie, dai dialoghi sopra le righe alla violenza estrema di qualunque sequenza.

Allo stesso modo, alcuni personaggi governativi non possono che rimandare ad alcuni comprimari visti in The Boys, particolare capace di incentivare ancora di più la sensazione di già visto.

L'opera, che punta su un ritmo narrativo avvincente, può essere quasi considerata come un collage di numerose influenze pulp e politicamente scorrette, dato che i rimandi al già citato Garth Ennis o a numerose pellicole di Tarantino sono molto palesi. Nonostante quindi numerose sequenze action avvincenti che sicuramente sapranno far felici gli amanti del gore e dello splatter, in alcuni momenti l'intera progressione narrativa sembra rallentare bruscamente, soprattutto per via di molte sequenze particolarmente dense di balloon, che potrebbero risultare indigeste per più di un lettore.
Buoni invece i flashback dedicati ad alcuni personaggi, capaci di settare in maniera chiara il passato dei protagonisti attraverso l'uso delle didascalie, seppur anche qui in qualche punto si avverta un leggero calo narrativo.
La stessa dimensione satirica presente nell'albo, che non disdegna di lanciare qualche sana frecciatina al sistema governativo statunitense, risulta sì divertente ma priva di guizzi creativi degni di nota.

Assassini fuori di testa

L'opera, che per tutta la durata dell'albo fa dell'eccesso - sia stilistico che concettuale - il proprio punto di forza, presenta però dei personaggi non così approfonditi, particolare che diventa sempre più palese man mano che la narrazione prosegue. Partendo infatti dai tre fratelli per arrivare ai vari comprimari, non si ha mai l'impressione di trovarsi davanti a personaggi sfaccettati, anche per via dei numerosi cliché presenti nell'albo. Gli stessi funzionari governativi sono stati ritratti in modo a tratti scontato (soprattutto per un'opera del genere) dato che a più riprese li vediamo comportarsi in modo amorale e iconoclasta senza possibilità di redenzione alcuna.
Un maggior coraggio da parte degli autori nel cambiare le carte in tavola avrebbe forse giovato all'intero albo, capace sì di divertire senza però stupire mai in nessun frangente.
I disegni di Chris Burnham risultano funzionali al tipo di storia raccontata, capaci di valorizzare al massimo il taglio ultra violento e ipercinetico della storia, in cui il sangue versato si spreca a ogni tavola.

DIE! DIE! DIE! DIE! DIE! DIE! è un'opera che sicuramente riuscirà a far felici tutti gli amanti della violenza esagerata e sopra le righe, grazie a una trama semplice in grado di esaltare al massimo tutte le sequenze action. Il fumetto però non offre molto altro, risultando a conti fatti come un semplice esercizio di stile che, alla fine, non si discosta quasi per nulla da molte altre opere simili uscite in passato.