Dragon Ball compie 35 anni: il viaggio più importante della storia manga

A 35 anni esatti dal debutto di Dragon Ball su Weekly Shonen Jump ricordiamo il successo di uno dei manga più importanti di sempre.

speciale Dragon Ball compie 35 anni: il viaggio più importante della storia manga
Articolo a cura di

35 anni fa, tra i ruscelli e le fronde del Monte Paozu, nasceva una leggenda. Quella di Son Goku, il ragazzino con la coda che dal 20 novembre 1984 conquistò l'amore smisurato di un pubblico vastissimo e consacrò un autore - un allora giovane Akira Toriyama - tra i giganti della cultura pop mondiale. Chissà se allora il sensei, così come il suo editor, immaginava che Dragon Ball avrebbe scalato i vertici del successo mondiale: 35 anni fa Weekly Shonen Jump diede inizio ad uno dei più grandi fenomeni del nostro tempo. Ricordiamo, in occasione del compleanno del capostipite dei manga battle shonen, gli elementi che resero l'avventura di Goku un cult generazionale di portata storica.

I numeri 'over 9.000' di Dragon Ball

Non servono certo i numeri per raccontare la popolarità di Dragon Ball: basterebbe guardarsi intorno, fare basilari ricerce online, guardare i ripiani delle edicole e gli scaffali delle librerie dedicate al fumetto. Dragon Ball è ovunque, è in ognuno di noi, è un fenomeno cresciuto a dismisura grazie alle varie serie animate, agli OVA, ai film e al marchandise annesso, figlio di una lungimiranza produttiva senza pari e di uno sfruttamento commerciale che in tutti i Paesi del mondo ha ben fruttato all'industria manga e anime.

L'abilità dei giganti dell'editoria, italiana e non, nel riconoscere in Dragon Ball un franchise potenzialmente esplosivo, è senza dubbio da elogiare in un panorama come quello di vent'anni fa (l'opera, sia cartacea che audiovisiva, approdò nel nostro Paese a metà anni Novanta), in cui i mezzi offerti dal web erano ancora troppo acerbi per avere una cognizione effettiva ed immediata di quanto il brand fosse già vicinissimo al diventare un culto.

Già agli inizi degli anni 2000, quasi vent'anni dopo il suo debutto in patria, Dragon Ball aveva ampiamente superato i 150 milioni di copie vendute soltanto in Giappone, mentre nel decennio successivo (2011) arrivò a toccare i 240 milioni di unità vendute in tutto il mondo. Un successo che, ad oggi, è riuscito a battere soltanto ONE PIECE, che all'attivo conta il doppio degli anni di serializzazione dell'opera (11 anni per il manga di Toriyama, 22 attualmente per il fumetto di Eiichiro Oda, che arrivebbero a 27 totali se davvero ONE PIECE finirà entro 5 anni come ha promesso l'autore).

Per i fan nipponici, sempre all'inizio del nuovo millennio, Dragon Ball era il terzo manga più importante di sempre dietro colossi come Slam Dunk e Le bizzarre avventure di Jojo: prodotti che, oggi, vantano un franchise importante ma meno remunerativo di Dragon Ball, un dettaglio che ci permette di capire alcune cose. Anzitutto che le avventure di Son Goku, a vent'anni dal loro esordio, continuavano ad interessare il pubblico nonostante l'industria avesse sfornato in quegli anni prodotti cult come i manga di Takehiko Inoue e Hirohiko Araki. Slam Dunk e Jojo esistevano sul mercato da circa un decennio (1993 e 1996 le date di debutto delle due opere), e nonostante la qualità artistica e i temi trattati - molto più complessi e meno lineari del battle shonen di Toriyama - ancora si scontravano con un fenomeno che sembrava ormai tramontato: Dragon Ball GT, la serie anime sequel di Dragon Ball Z e ambientata dieci anni dopo la conclusione del manga di Toriyama, era terminata nel 1997 nel Sol Levante e proprio tra il 2000 e il 2005 iniziò a fare il giro del mondo, ma dovettero passare molti anni prima che il brand tornasse in auge con nuovi film (La battaglia degli dei) e addirittura progetti inediti (Dragon Ball Super, sia anime che manga).

E intanto, ovviamente, la forza del brand continuava (e continua) a crescere: ad oggi, grazie a recenti report finanziari di TOEI, Bandai e Shueisha, Dragon Ball fattura diverse decine di miliardi di yen grazie ai gadget e ai videogiochi (al momento, all'attivo, abbiamo due produzioni sul mercato come Xenoverse e Fighterz, con Dragon Ball Z: Kakarot in arrivo nel 2020).

Il viaggio di Goku

Abbiamo parlato dei numeri, ma ora spostiamoci sui contenuti focalizzandoci soprattutto sulla prima parte dell'avventura di Son Goku. Ci vollero diversi anni perché Dragon Ball si trasformasse nella pietra miliare che ispira ancora oggi gran parte dei manga battle shonen. Per la precisione si dovrà aspettare la seconda parte del manga, con il doppio time skip successivo alla Saga del Gran Demone Piccolo e al 23° Torneo Tenkaichi, durante il quale si consumò il duello tra Majunior e Son-kun.

Prima di allora, e cioè più o meno fino al capitolo 194, cos'era Dragon Ball? Un prezioso racconto d'avventura, un viaggio di formazione, una spassosa commedia action che recuperava i toni leggeri e scanzonati di Dr. Slump (così come il design, per larga parte buffo, di protagonisti e comprimari) trasponendoli in un contesto più epico, dai toni spiccatamente fantasy pur senza perdere le sue esplicite venature ecchi: in America fu addirittura accusato di soft porno e, ancora oggi, le scene che mettono in bella mostra i seni di Bulma vengono censurate dalle principali emittenti TV in alcuni Paesi del mondo.

Ma le radici culturali (così come l'eredità) di Dragon Ball andavano, sin dal primo capitolo, ben oltre le nudità e l'elemento comedy. Partendo dalle basi della nota leggenda cinese Viaggio in Occidente - da cui estrapolò tanti canoni concettuali ed estetici, a partire dal protagonista - Toriyama unì l'adventure al mito della frontiera e della caccia al tesoro, tanto cari alla letteratura occidentale. Una formula capace di farsi amare dal pubblico di tutto il mondo anche per le analogie con i temi più in voga nell'arte europea ed occidentale (non a caso ripresi ed estremizzati proprio da Eiichiro Oda con ONE PIECE, il re dell'editoria nipponica).

Una storia semplice, scandita da personaggi carismatici e un messaggio di fondo lineare (la positività, il coraggio, la giustizia) che rende Dragon Ball un prodotto popolare e famigliare al netto del suo stile estroso e vagamente maturo come i riferimenti al sesso o il tasso di violenza. Il viaggio, metafora della vita e della crescita (quella fisica e psicologica di Goku), leitmotiv dell'avventura, ripreso anche più avanti nell'opera stessa (si pensi al pellegrinaggio verso Namek) o anche nelle successive incarnazioni del brand.

Un viaggio in Occidente, appunto, simbolo del processo di apertura al pubblico di massa che il brand ha confezionato negli anni. Una leggenda che continua ancora oggi: poco importa se a bordo della nuvola Kinto o sfrecciando da una dimensione all'altra con teletrasporti e divinità onnipotenti. Dopo 35 anni Dragon Ball è fresco, potente, e vuole ancora raccontare storie. Tanti auguri, Dragon Ball!