Dragon Ball compie 37 anni: le origini di una leggenda

In occasione del 37° anniversario dalla sua nascita, ripercorriamo la genesi e la storia editoriale del manga più famoso di tutti i tempi.

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Al giorno d'oggi è sempre più difficile trovare qualcuno che ancora non conosca a menadito le vicende narrate in Dragon Ball, fortunato manga di Akira Toriyama che proprio nel mese di novembre 2021 compirà 37 anni e dal quale sono state tratte innumerevoli trasposizioni, sia animate che videoludiche. Per festeggiare come si conviene un'occasione tanto speciale e rendere omaggio al leggendario shonen che nel corso dei decenni ha ispirato i più grandi e celebri mangaka contemporanei - tra cui Eiichiro Oda, Masashi Kishimoto, Tite Kubo e non per ultimo Hiro Mashima - abbiamo deciso di ripercorrere la storia editoriale di Dragon Ball, raccontandovi la genesi, le fonti di ispirazione e qualche gustoso retroscena sul manga più famoso di tutti i tempi.

Il Viaggio in Occidente

Sebbene Dragon Ball abbia fatto il suo esordio sulle pagine del prestigioso magazine nipponico noto come Weekly Shonen Jump il 20 novembre 1984, per poi concludersi quasi undici anni più tardi, il nostro viaggio alla scoperta delle origini dell'opera non può che iniziare circa quattro secoli prima, ossia il periodo in cui fu pubblicato uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese: "Il viaggio in Occidente". Pubblicato anonimo nel 1590 circa e tradizionalmente attribuito all'erudito Wú Chéng'en, il manoscritto racconta il viaggio del monaco buddhista Sanzang, che per ordine dall'Imperatore cinese Tai Zong viene incaricato di recarsi nella lontana India e farsi consegnare dal Buddha del Monte degli Avvoltoi i testi canonici buddisti, in modo tale che i suddetti possano diffondersi per tutta la Cina (un personaggio cui Toriyama si è vagamente ispirato durante la creazione di Bulma, la fanciulla intenzionata a riunire le magiche sette Sfere del Drago).

I primi capitoli del romanzo sono però ambientati circa 500 anni prima del viaggio compiuto da Sanzang e hanno per protagonista lo scimmiotto Sun Wukong (da quale deriva il personaggio di Son Goku), un essere nato da una roccia e talmente coraggioso da guidare il popolo delle scimmie nella Caverna del Sipario d'Acqua della Montagna dei Fiori e dei Frutti, di cui appunto diviene l'assoluto sovrano. Intenzionato a preservare in eterno la felicità conquistata ed evitare che qualcuno possa un giorno sottrargliela, il re scimmiotto intraprende un lungo viaggio per far visita al Patriarca Subhodi (una figura che non fatichiamo ad accostare al Maestro Muten), un Saggio che gli insegna la Via (Tao) e il modo per diventare un Immortale. Come risultato, Sun Wukong diviene un guerriero potentissimo, nonché capace di difendersi dalle Tre Calamità, volare su una nuvola (la Nuvola d'Oro o Kinto del nostro Goku) e compiere ben 72 trasformazioni diverse (a proposito di scimmiotti e trasformazioni, siete a un click di distanza dalla nostra più recente anteprima di Black Myth: WuKong). Tuttavia, quando il Saggio realizza che il promettente allievo non ha affatto appreso la vera essena della Via, ma al contrario ne ha acquisito soltanto gli incredibili poteri, decide di cacciarlo via e di disconoscerlo come discepolo.

Tornato nel proprio dominio sulla Montagna dei Fiori e dei Frutti, Sun Wukong sottomette pian piano tutte le altre specie, facendosi consegnare dai quattro Dragoni Re dei Mari un elmo di fenice, un'armatura d'oro, degli stivali magici e l'iconico bastone in grado di allungarsi e rimpicciolirsi a piacimento (il Bastone Nyoi utilizzato da Son Goku quando era ancora bambino). Nominato "Grande Saggio Pari del Cielo" dall'Imperatore di Giada, lo scimmiotto viene dunque richiamato in Cielo, dove si nutre delle Pesche dell'Immortalità e ottiene un corpo indistruttibile, grazie al quale tiene testa più di centomila soldati imperiali incaricati di ucciderlo. La sua furia incontrollata è però placata da Tathagata Buddha, il quale punisce la sua indicibile arroganza seppellendolo vivo sotto la Montagna dei Cinque Elementi (il Monte comparso soltanto negli episodi conclusivi del primissimo adattamento di Dragon Ball).

Sun Wukong riottiene la libertà solo 500 anni dopo, quando il monaco Sanzang giunge ai piedi della Montagna dei Cinque Elementi e, impietosito dalle suppliche dello scimmiotto, decide di prenderlo con sé e di diventare il suo maestro. Costretto a obbedirli a causa del diadema magico ricevuto dalla Bodhisattva Guanyin, che appunto si stringe attorno al suo cranio e gli provoca un dolore immenso (un ingegnoso stratagemma che ricorda la caramella speciale che al comando di Bulma provoca una forte dissenteria al povero Oolong), Sun Wukong proteggerà il monaco per tutto il viaggio verso l'India, durante il quale i due saranno ben presto affiancato da altri due reietti: il maiale antropomorfo Zhu Wuneng (cui è ispirato il personaggio di Oolong) e il demone fluviale Sha Wujing (che al pari di Yamcha è un potente bandito associato alla sabbia).

Insieme, i quattro eroi attraverseranno scenari terrificanti, come una tana di seducenti spiriti di ragno, fiumi invalicabili o montagne fiammeggianti (come il Monte Padella su quale lo Stregone del Toro, in Dragon Ball, ha costruito il proprio castello), ma soprattutto dovranno lottare contro demoni, banditi e creature mitologiche, tra i quali spicca Niu Mowang/Giumaho (il Re Demone del Toro che ha ispirato Toriyama nella creazione del padre di Chichi).

La nascita di Dragon Ball

Tornando a Dragon Ball e al ventesimo secolo, il manga che ha dato origine al fenomeno globale è nato per la precisione nel 1984, ossia dopo la conclusione di Dr. Slump. Durante gli incontri finalizzati a decidere il genere e i temi della sua serializzazione successiva, l'editore Kazuhiko Torishima, che conosceva molto bene la sfrenata passione di Akira Toriyama per i film degli attori e artisti marziali Jackie Chan e Bruce Lee, propose al mangaka di realizzare uno shonen basato sul kung fu.

Da quell'idea nacque il non troppo noto Dragon Boy, un manga in due parti che, dopo aver raccolto i consensi dei lettori di Shonen Jump, venne in seguito rielaborato per assumere la propria forma finale: Dragon Ball, appunto. Nella realizzazione del progetto, però, Akira Toriyama non si ispirò soltanto ai film di Jackie Chan e Bruce Lee, che all'epoca era solito guardare di continuo in video cassetta anche mentre lavorava, ma decise di basare quello che sarebbe ben presto diventato il suo best seller sul romanzo classico cinese Il viaggio in Occidente, arrivando a introdurre le portentose Sfere del Drago e l'idea di vedere esaudito un desiderio allo scopo di inserire nell'opera degli elementi piuttosto ricorrenti nei videogiochi per ragazzi e al contempo giustificare un'avventura simile a quella vissuta da Sanzang e i suoi tre discepoli. Non per nulla, secondo i suoi piani originali Dragon Ball si sarebbe dovuto concludere dopo un anno appena, ossia dopo aver permesso ai suoi protagonisti di raccogliere tutte e sette le Sfere del Drago.

Quello che non tutti sanno è che la popolarità di Dragon Ball non arrivò durante la ricerca dei magici strumenti (che a conti fatti possiamo paragonare al desiderio di Sun Wukong e Sanzang di ottenere rispettivamente l'Immortalità e la purificazione interna necessaria a raggiungere la tanto agognata illuminazione), bensì con l'avvento del 21° Torneo Tenkaichi, ossia il mitico torneo di arti marziali che coinvolse tra gli altri anche Goku, Crilin, Yamcha e il Maestro Muten (cui Toriyama assegnò il nome fittizio di Jackie Chun, palesemente ripreso dal suo adorato Jackie Chan).

Ricordando che le gare e i tornei proposti tempo addietro in Dr. Slump erano stati accolti assai positivamente dai lettori e andando finalmente incontro alla richiesta dell'editore di disegnare un manga sul kung fu, il sensei, che per sua stessa ammissione non voleva inizialmente realizzare un fumetto di lotta, si decise a imboccare la via dei combattimenti. La reazione entusiasta del pubblico fu immediata, tant'è che da quel momento in poi Dragon Ball continuò a infrangere un record dopo l'altro, piazzandosi per giunta primo nei sondaggi di gradimento tenuti regolarmente da Shonen Jump e mantenendo salda la posizione raggiunta fino alla naturale conclusione della propria serializzazione, avvenuta nel mese di maggio 1995.

Tuttavia, sebbene il Torneo Tenkaichi venne introdotto per porre sotto i riflettori la volontà di Goku di diventare sempre più forte, l'astuto Toriyama, ben conscio che i lettori si aspettassero il trionfo del misterioso bambino con la coda, decise di proposito di fargli mancare per un soffio la vittoria finale non una ma ben due volte di fila, assegnandogli il titolo di campione solo al termine del 23° Tenkaichi Budokai. Sempre a proposito del torneo, se fino a quel momento Toriyama aveva disegnato dei paesaggi deliberatamente ispirati ai luoghi che sua moglie aveva fotografato durante il loro viaggio in Cina, l'Isola Papaya - detta anche "Isola dell'estate perenne" - che appunto ha sempre ospitato la competizione venne invece modellata su Bali, un'isola dell'Indonesia che il mangaka, la propria consorte e alcuni assistenti avevano visitato prima ancora che la serializzazione di Dragon Ball avesse ufficialmente inizio.

La crescita di Son Goku

Mettendo progressivamente da parte la componente avventurosa e i personaggi che avevano caratterizzato l'esordio di Dragon Ball per focalizzarsi invece sulla crescita di Son Goku come lottatore, Dragon Ball finì per discostarsi sempre più dalle premesse originali.

Non a caso da quel momento in poi Toriyama si ispirò al popolare videogioco Kung-Fu Master per far comparire in rapida successione una carrellata di nuovi avversari sempre più forti e pericolosi, come ad esempio l'esercito del Red Ribbon, l'assassino Taobaibai e la cosiddetta famiglia demoniaca comandata dal Gran Demone Piccolo. Proprio questa si rivelò l'occasione perfetta per Toriyama di soddisfare una sua grande ambizione, ossia creare un antagonista veramente malvagio e che a differenza di tutti i nemici precedentemente affrontati da Goku non avesse la benché minima accezione positiva. Non sorprende, dunque, che la battaglia mozzafiato tra il piccolo eroe e il Grande Demone Piccolo - il primo nemico davvero potente tra quelli sconfitti da Goku - sia tutt'ora lo scontro preferito del sensei, che tra l'altro se ne servì come spunto per ampliare ulteriormente la trama dell'opera.

Durante le battute finali della Saga del Grande Demone Piccolo, Toriyama comprese infatti che se Goku avesse mantenuto le proporzioni di un bambino sarebbe diventato sempre più difficile illustrare i combattimenti sostenuti dal giovane salvatore della Terra, ragion per cui optò per farlo crescere all'improvviso servendosi di un salto temporale di tre anni.

Tuttavia, se oggi tale espediente narrativo non è affatto inusuale, ma al contrario è divenuto quasi una prassi (non a caso se ne sono serviti tanti mangaka contemporanei, come i già menzionati Kishimoto, Kubo e Oda), all'epoca era estremamente raro che le sembianze del protagonista principale di un'opera cambiassero di colpo. Nonostante le preoccupazioni e la grande opposizione trovata da parte del proprio editore, l'ennesima scommessa del buon Akira si rivelò vincente e gli permise di ambientare nello spazio le successive avventure di Goku e compagni. Una volta scoperte le vere origini del guerriero e sconfitti i Saiyan, Toriyama si ispirò quindi alla bolla economica giapponese e agli speculatori edili del tempo - da lui definiti "le persone peggiori del mondo" - per creare il personaggio di Freezer e la sua attività di commerciante di pianeti. Fu allora che il sensei realizzò che per mostrare l'immensa crescita di Son Goku fosse indispensabile fargli subire una trasformazione visivamente aggressiva e scatenata da una rabbia intensa, come appunto il Super Saiyan.

Situazioni sempre più estreme e l'impellente necessità di porre dinanzi a Goku, Vegeta e gli altri Guerrieri Z degli avversari puntualmente più potenti dei precedenti portarono Toriyama a introdurre di volta in volta il concetto di viaggio del tempo, i cyborg e tutta una serie di espedienti che per quasi undici anni impedirono al mangaka di "andare avanti con la vita". Per sua stessa ammissione, Akira Toriyama pensò più volte di interrompere la serializzazione del manga, ma poiché la casa editrice Shueisha si opponeva fermamente, durante l'ultimo arco narrativo della serie l'autore arrivò persino a odiare gli avvincenti scontri cui dava vita con le proprie matite.

E così, al termine del 42° volume di Dragon Ball, un Toriyama ormai esasperato e fisicamente sofferente annunciò la sua volontà di chiudere baracca e burattini per prendersi una lunga pausa dal mondo dell'editoria. Quello che probabilmente ignorava è che il suo assoluto capolavoro avrebbe continuato a espandersi a macchia d'olio per altri tre decenni (e oltre, se consideriamo che il fenomeno non sembra destinato a estinguersi tanto presto), ispirando lungometraggi d'animazione, sequel non sempre canonici, OAV, una pletora di videogiochi e tanto altro materiale, e incontrando ogni volta i favori di svariate generazioni di fan provenienti da ogni angolo del pianeta.