Dragon Ball: le differenze tra i nomi originali e l'adattamento Mediaset

Passiamo in rassegna alcune delle più importanti differenze tra i nomi originali della serie Dragon Ball e la traduzione ad opera della Mediaset...

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La necessità di trasporre e tradurre un'opera in una lingua diversa da quella madre genera sempre situazioni alquanto spinose. Il processo di adattamento è incredibilmente complesso, e tiene conto di parametri parecchio importanti ai fini della piena ricezione da parte di un lettore/spettatore/giocatore straniero: elementi che esulano dal bisogno di rimanere sempre il più possibili "fedeli" al materiale di partenza. Ciò non toglie che, in alcuni casi specifici, durante la localizzazione vengano compiute alcune scelte abbastanza discutibili, volte probabilmente a rendere più immediati e "pronunciabili" alcuni nomi che, in originale, potrebbero risultare piuttosto complessi per un fruitore italiano.
Soprattutto se, magari erroneamente, il target percepito per un prodotto è quello in età infantile-adolescenziale. Dragon Ball - e tanti altri shonen con lui - ne rappresenta un esempio lampante: di recente, infatti, sul web nostrano si sta scatenando un piccolo putiferio per la traduzione del Super Saiyan Rosé (trasformazione compiuta da Black Goku) con Ssj "Rosa" ad opera della società di doppiaggio Merak, responsabile (o colpevole, se preferite) anche della localizzazione in italiano delle prime due serie tratte dal manga di Toriyama.
A ben vedere, quest'ultima scelta di adattamento è molto meno grave di tante altre compiute in passato: abbiamo quindi provato a passare in rassegna alcune differenze che intercorrono tra le nomenclature originali giapponesi ed i loro corrispettivi italiani, come proposti dalle puntate a marchio Mediaset.

Il canone da seguire

Partiamo da un presupposto oggettivo: esiste una sostanziale differenza tra il lavoro di localizzazione e l'errore di adattamento. Si può parlare di "sacrilegio" quando una traduzione stravolge il senso di una frase, di un dialogo o anche di un nome, solitamente dipese dalle modifiche imposte dalla censura. Nel caso di Toriyama occorrerebbe prestare particolare attenzione: l'autore giapponese, del resto, per quanto svogliato e smemorato (sotto sua stessa ammissione) ha sempre avuto una particolare passione per i nomi dei suoi personaggi, tutti (o quasi) portatori di un preciso significato.

A tal proposito, c'è da dire che la Merak si è presa qualche libertà di troppo: il suo, infatti, non è altro che "l'adattamento di un adattamento". Prima che venissero trasmesse le puntate della serie TV, infatti, nell'edizione italiana del manga l'azienda Star Comics si era già presa la briga di trasporre l'originale nomenclatura giapponese in italiano, mantenendo sostanzialmente immutata l'onomastica dei protagonisti e delle tecniche di lotta, eccezion fatta per qualche "adeguamento" necessario (Kakarotto, ad esempio, da noi è stato reso con Kakaroth, mentre Buruma con Bulma).
Data la maggiore fedeltà della traduzione Star Comics, che non cambia il significato dei nomi giapponesi, il canone imposto dal manga tricolore è da considerarsi quello corretto ed ufficiale. Inoltre anche l'editore Dynit ha preferito - giustamente - seguire l'esempio della Star Comics nel doppiaggio degli OVA di Dragon Ball, i quali, allo stato attuale, sono purtroppo difficilmente reperibili, a causa dell'acquisto dei diritti da parte della Mediaset, con conseguente sostituzione di voci e terminologie.

Il significato dei nomi

Come abbiamo già anticipato, il maestro Toriyama nutre una certa predilezione per i nomi dei suoi personaggi, molto raramente attribuiti senza un motivo, ed anzi di solito rispondenti ad un preciso campo semantico. Partiamo dal caso più recente, ossia quello del Ssj Rosé. Nella serie Super, le divinità fanno tutte parte del macrogruppo delle bevande alcoliche: Beerus-Birra, Champa-Champagne, Whis-Whisky, Vados-Calavados e via discorrendo. È lecito ipotizzare, benché non ci siano ancora informazioni ufficiali, che la trasformazione in Rosé (raggiunta solo da Black Goku, e quindi da un dio) faccia pertanto riferimento alla tipologia di vino "rosé". Per mantenere immutato il gioco di parole, il doppiaggio avrebbe dovuto insomma conservare la pronuncia esatta: la volontà di semplificarla in "Rosa", per creare un corrispettivo con il Ssj Blue, non è certo del tutto condivisibile, ma neppure condannabile integralmente.
Gli dei della distruzione e i loro rispettivi angeli, tuttavia, sono solo gli ultimi di una lunga serie di altre nomenclature dotate di un preciso significato. La famiglia di Bulma (il cui significato allude ai "calzoncini" da donna) possiede nomi che rimandano ad indumenti femminili e sportivi: il dr. Brief (padre della ragazza) riconduce alla biancheria, Trunks ai pantaloncini, e Bra al reggiseno. Fortuna che, in questo caso, la Mediaset è rimasta fedele alle denominazioni originali.
Altro esempio è quello dell'esercito del Red Ribbon (Fiocco Rosso secondo la Merak), i cui esponenti richiamano i nomi dei colori: Capitano Silver, Maggiore White, Comandante Red, Generale Blue, Colonnello Violet e Assistente Black.

Basandosi su simili precedenti, diffusi sin dalla primissima serie di Dragon Ball (con Son Goku ancora ragazzino), anche in Z Toriyama prosegue seguendo la stessa lunghezza d'onda. I membri della razza Saiyan (erroneamente scritta nella versione Mediaset come "Sayan") hanno nomenclature ispirate a quelle dei vegetali (la parola "saiya" è un anagramma di "yasai"-"verdura"). Vegeta, innanzitutto, è tratto da "vegetable", e così anche Kakaroth, che raffigura una storpiatura del termine "carrot" - carota (nell'edizione Merak proposto come Kaarot). Nella stessa "famiglia" troviamo Radish (ravanello) e Nappa (una parola dialettale che rimanda alla parte commestibile degli ortaggi, o ad un cavolo).
Curioso è il caso della celebre Squadra Ginew, gli sgherri del grande Freezer.
I loro nomi sono ispirati dai derivati del latte: Ginew è connesso a "gyunyu" che significa per l'appunto proprio "latte"; Guldo è una modifica del vocabolo Yogurt; Butter è ovviamente il "burro"; Jeeth è tratto da "cheese", quindi "formaggio", e Rikoom è l'anagramma della parola "cream" (kurimu in giapponese).

Peccato soltanto che l'adattamento Merak annulli quasi del tutto questi richiami: ad esclusione di Guldo, gli altri membri vengono tradotti, d'altronde, con Giniu, Barter, Gis e Recoom.
A restare invariato è, per fortuna, il nome di Freezer, lo stesso dell'omonimo elettrodomestico, che Toriyama ha scelto perché al suo interno vengono conservati i "prodotti da frigo", ossia i vegetali (i saiyan) e i latticini (la squadra Ginew): simbolo, insomma, della loro sottomissione all'Imperatore del Male. L'elenco potrebbe continuare ad oltranza, ma proviamo ad estendere il discorso anche a quei personaggi che sono stati brutalmente modificati a prescindere dal significato che si portano in dote.

Nella prima serie, i problemi iniziano con Lo Stregone del Toro (il papà di Chichi), definito - nel doppiaggio Mediaset - Al Satan: un nome tanto, troppo simile ad El Satan, ossia il modo in cui la Merak ha deciso di chiamare il Grande Mago Piccolo, i cui servitori si ricollegano agli strumenti musicali (Tamburello, Cembalo, Piano e Tamburo).
Molto più famoso, chiaramente, è il caso di Piccolo (il suo nome in namecciano significa "un altro mondo"), il figlio del suddetto demone-alieno, altresì noto come Junior: un errore (?) un po' ingenuo la cui origine va ricercata, presumibilmente, in uno specifico punto del manga. Nella 23esima edizione del Torneo Tenkaichi, infatti, Piccolo decide di partecipare sotto mentite spoglie per vendicare la morte del padre, iscrivendosi come "MaJunior" allo scopo di non essere riconosciuto.
È probabile quindi che i responsabili della localizzazione abbiano colto la palla al balzo per sfruttare la denominazione "junior" sia intesa nel senso di "piccolo", sia utilizzata per identificare il discendente diretto nella stirpe demoniaca di El Satan.

Come si chiama quel colpo?Affinché si imprimessero più agilmente nella memoria collettiva, anche alcune tecniche hanno subito dei palesi cambiamenti, o dei processi di traduzione più o meno letterali. Quello più emblematico appartiene all'iconica Kamehameha ("onda distruttiva della Tartaruga"): come ci racconta Toriyama, il nome del celeberrimo attacco del Maestro Muten gli è stato suggerito dalla moglie, a sua volta ispiratasi all'omonimo re hawaiano Kamehameha. Nelle puntate dell'anime, invece, la mossa più famosa della serie è conosciuta come "Onda energetica". Altre tecniche sono state sottoposte a simili modifiche: la Genkidama è divenuta "L'Energia Sferica", il Kienzan di Crilin reso come "Cerchio Magico", mentre il Kikoho ed il Taiyoken di Tenshinhan tradotti rispettivamente con "Cannone dell'Anima" e "Colpo del Sole". Infine vale la pena citare almeno il Makankosappo di Piccolo, nella serie animata noto con il nome di "Cannone Speciale". E pensare che in originale significa "Cannone demoniaco della luce omicida trapassante"...

Al di là di questi esempi piuttosto eclatanti, non mancano scelte di adattamento pensate al fine di rendere le pronunce dei nomi maggiormente intuitive per gli spettatori più giovani, a scapito della fedeltà: Jaozi ("ravioli al vapore") diviene quindi Riff; Tenshinhan lascia il posto al blando Tensing; Yamcha si muta in Iamko; Olong e Pual (due qualità di tè) sono resi con Oscar e Puar: ed ancora Yajirobei viene chiamato Jirobay, mentre Karin si trasforma in Balzar e Tao Bai Bai in Taipai. Assolutamente inspiegabili, invece, le due soluzioni adottate per Crilin e Nappa, che nella versione Mediaset vengono trasposti come Crili e Napa, perdendo rispettivamente la "n" finale ed una "p": in tutta onestà, non crediamo che lasciare intonsi i nomi originali avrebbe causato chissà quali difficoltà nella pronuncia. Uno degli adattamenti che più infastidisce chi vi scrive, però, è quello che vede Vegeth come protagonista: seguendo il canone Merak, la fusione con i potara nata dall'unione tra VEGEta e KakaroTH è stata sostituita con il cacofonico Vegekou, eliminando dall'equazione il nome saiyan del protagonista ed inserendo quello terrestre. Oltre ad essere irrispettoso nei confronti dell'opera di partenza, è anche un cambiamento tutt'altro che necessario, considerando che "Vegeth" risulta certo più semplice da memorizzare e pronunciare rispetto al più complesso "Vegekou", benché in quest'ultimo l'impronta di "Goku" sia molto più evidente.
Insomma, ogni tanto si ha come l'impressione che la localizzazione prescinda da esigenze di comunicazione e divenga quasi la manifestazione di una libertà creativa a tutti i costi, noncurante della sacralità del materiale originale.

Il mistero degli accenti

Un altro aspetto in cui il doppiaggio Mediaset tende a distanziarsi dal materiale di partenza è quello riguardante il modo di pronunciare i vari personaggi. La Merak ha infatti diffuso l'errata pronuncia "tronca" (con l'accento sull'ultima sillaba) di alcuni nomi presenti in Dragon Ball. In originale, come le voci degli OVA della Dynit lasciano intuire, l'accentazione corretta è ben diversa e tende a retrocedere, rendendo così le parole "piane" (con l'accento sulla penultima sillaba): pertanto, non si dovrebbe dire "sayàn", bensì "sàiyan".
Secondo lo stesso principio, la pronuncia giusta è "Nàmecc" e non "Namècc", oppure "Mr. Sàtan" e non "Mr. Satàn", oppure ancora "Vìdel" (accento sulla "i", ideata quale anagramma di "devil") e non "Vidèl", come invece insegna la versione italiana dell'anime.

A chiosa, a prescindere da altri errori e differenze, sarà meglio ricordarvi che il modo giusto di rivolgersi a Chichi è quello di chiamarla "Cici" e non "Kiki": conoscendo il suo caratterino e la sua suscettibilità, è un consiglio che potrebbe salvarvi la vita. Nell'ipotesi in cui non riusciste a scampare alla sua ira, potreste sempre ricorrere al dio drago Shenron o a Polunga. Per evocare il secondo, tuttavia, occorrerà una formula da proferire rigorosamente in namecciano: "Takkarapt Poppolunga Pupilitoparo". Ma in questo caso, ci dispiace, non sappiamo proprio quale pronuncia suggerirvi...