Dragon Ball GT: storia di una serie ambiziosa ma poco concreta

L'anime comic di Dragon Ball GT verrà nuovamente pubblicato su Saikyo Jump: ripercorriamo, per l'occasione la travagliata storia della serie.

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Correva il 1995 quando lo studio di TOEI Animation iniziò a ipotizzare circa la fattibilità di un nuovo progetto legato al brand di Akira Toriyama. Come venne rivelato in un'intervista sul Dragon Book nel box DVD dell'anime, dallo stesso produttore della serie televisiva Kozo Morishita, la fase embrionale di Dragon Ball GT nacque quando ancora Dragon Ball Z era in corso d'opera e si avviava alla sua conclusione, arrivata poi un anno dopo nel '96, e non c'era intenzione di porre fine a un progetto che sarebbe diventato cult. Tuttavia, la conclusione di Z era già stata definita e non sembrava porre molte linee guida per fondare su di essa un sequel del tutto originale: bastò poco, quindi, per generare non poche preoccupazioni alla restante parte dello Staff, che non fu mai realmente convinto dell'idea.

Si pensò, allora, di lavorare inizialmente sui 10 anni di interconnessione tra l'arco narrativo di Majin Bu e la parte finale della storia (non vi ricorda un certo Dragon Ball Super?), definendo quell'intervallo di tempo con storie che avrebbero poi arricchito lo sviluppo di altri personaggi, tra cui Trunks e la piccola Pan. In seguito, tuttavia, vennero organizzate diverse riunioni e venne contattato persino lo stesso Akira Toriyama ma, in un modo o nell'altro, parve meglio cambiare le sorti della storia in un prodotto originale che non turbasse il già scettico sensei. Questa lunga introduzione era necessaria ai fini del nostro approfondimento. Proprio in onore della recente notizia che ha visto finalmente il ritorno dell'anime comic di Dragon Ball GT, abbiamo deciso di ripercorrere insieme a voi la storia del progetto, raccontandovi la nascita del titolo più ambizioso e controverso dell'intero franchise.

Tra passato e futuro

La situazione in TOEI, dunque, non era delle più semplici, e c'era il bisogno di creare una storia che potesse coinvolgere i fan di vecchia data ormai più grandi ma, allo stesso tempo, chiamare a sé un pubblico meno maturo e arrivare a una fetta più numerosa di spettatori. Questo punto di vista fu il primo passo della produzione verso una confusione generale, che li portò a fare due considerazioni speculari a Dragon Ball Z: Il ritorno di Goku Bambino, per rispondere alla polemica sull'eccessivo potenziale del Saiyan ormai troppo evoluto e definire la necessità di ridurre il suo margine di miglioramento.

Questa fu la causa che costrinse ad adottare la scelta proposta dallo stesso produttore Morishita di far ringiovanire il protagonista. L'idea, ben presto, si aggiunse ad una seconda considerazione, ovvero ripercorrere in linea diretta gli stessi archi narrativi dell'avventura classica. Non per nulla, la saga di Baby doveva affiancarsi a quella di Freezer (due alieni, guarda caso), così come quella degli Androidi e di Cell a Super C-17 e infine Majin Buu a Li Shenron, due mostri dal passato misterioso che condividono diverse trasformazioni.

Sempre per lo stesso motivo dell'eccessiva forza di Goku alla fine di Z, inoltre, si era pensato addirittura di porre le basi della storia come un prequel, ritornando magari ai tempi del primo Dragon Ball, idea che venne scartata a favore di un viaggio nello spazio: un tema che, all'epoca, stava diventando sempre più di moda. Non solo, avrebbe anche favorito diversi fattori non di poco conto, ovvero il budget non eccessivo con la conseguente riduzione di forza lavoro per alcuni sfondi. Allo stesso tempo, poi, avrebbe permesso alla storia di avere maggiori sviluppi e protrarsi anche per interi anni.

Ipotesi che costrinse a tagliare il primo arco narrativo quando, in corso d'opera, si rivelò "particolarmente noioso", aumentando la velocità con la quale la prima saga venne interrotta. Fu a questo punto che la TOEI Animation preprò una bozza della storia e richiese l'intervento di Akira Toriyama per il character design di alcuni personaggi, tra cui Goku Bambino, Trunks e la piccola Pan. Sempre al sensei venne affidato di disegnare personalmente il logo dell'anime di Dragon Ball GT, il cui acronimo misterioso venne inteso sia come l'originalmente previsto "Grand Touring" che come "Galaxy Tour", per via del motivo spaziale.

In ogni caso, seppur il maestro Toriyama non consideri canonino GT, ha preso egli stesso spunto da alcuni elementi dell'opera per alcune trasformazioni viste poi in Dragon Ball Super. Lo stesso Goku Super Saiyan 4 fu preso come modello per il Super Saiyan God, in quanto lo stesso power-up arrivò in un momento di necessità, come l'unica possibile via per contrastare il rivale del momento, Lord Beerus da un lato e Baby dall'altro.
Molte delle critiche a GT arrivarono anche su Pan e Gotenks: quest'ultimo, all'epoca, era uno dei principali beniamini del fandom, che chiesero più volte spiegazioni per cui non vennero mosrati power-up per la prole di Goku.

In particolare, fu criticato il fatto che Pan non divenne mai Super Saiyan e per la totale assenza di Gotenks, la Fusion di Goten e Trunks. La spiegazione è presto detta e trova riscontro proprio nel processo creativo in seno a TOEI. Innanzitutto, riguardo a Gotenks, la produzione intendeva discostarsi in tutto dalla storia originale, evitando di cadere in un fan service che proponesse qualcosa di già visto - un "vizio" che, come abbiamo già visto, aveva già caratterizzato la gestione dei villain.

Anche i progetti per la giovane Pan, in realtà, sembravano essere ben maggiori rispetto alla prima notizia che circolava in rete circa le difficoltà di Toriyama nel creare un Super Saiyan femminile: anzi, il pensierò toccò più volte la produzione e, in alcune circostanze, si pensò anche di farla trasformare. Dopotutto, il ruolo della figlia di Gohan e Videl era quello di essere "l'eorina che fa di Goku un eroe", soprattutto visto il rapporto di affetto creatosi tra nonno e nipote. Il pensiero di Pan SSJ arrivò soprattutto nella puntata in cui venne trasformata in una bambola, ma come ci ricorda Morishita l'idea venne accantonata in quanto la scena avvenne "troppo presto affinché la trasformazione fosse accettabile".

Ma allora qual era il vero obbiettivo di Dragon Ball GT?

Il Super Saiyan 4

La serie si proiettava nel futuro, nel continuo tentativo di puntare all'Orizzonte senza mai voltarsi indietro, senza calcare troppo la mano su temi già noti. Tale direzione è, paradossalmente, anche il motivo dell'esclusione di molti personaggi dal cuore della sceneggiatura: è il caso della gestione di Vegeta, per il quale (udite udite) fu proprio Toriyama a ideare il look caratterizzato da capelli a spazzola e baffi, un'idea talmente criticata che costrinse i creatori a correre ai ripari, eliminando quanto meno i folti baffi utilizzando l'espediente del capriccio di Bra.

Idea originale, condivisibile o meno, ma che sintetizza perfettamente l'intero percorso creativo del progetto, quel tentativo di offrire qualcosa di nuovo nonostante il risultato finale non abbia rispettato le aspettative.
Il colpo più forte di GT è, a mani basse, il mitico SSJ4, il personaggio di gran lunga preferito dai fan. Il power-up disegnato da Katsuyoshi Nakatsuru venne elogiato proprio dallo stesso sensei, che aveva fornito le prime linee guida al designer - così come per Gogeta Super Saiyan 4, seppur pare che tra la visione di Toriyama e della TOEI vi fossero opinioni ben differenti su quale fosse la fusione più potente del franchise tra Gogeta e Vegeth.

La compagnia parlava di un personaggio "diverse decine di volte più forte di Goku SS4", mentre il mangaka, al contrario, "solo" di una dozzina di volte. Secondo alcune fonti, inoltre, la produzione dell'anime ebbe qualche intoppo e per tutta la sua trasmissione andò avanti con ritmi di messa in onda discontinui. Dragon Ball GT non ebbe vita facile neanche in occidente: negli USA, ad esempio, Funimation tagliò i primi 16 episodi in un piccolo riassunto, iniziando la storia propria con la saga di Super C-17, cambiando radicalmente persino le sigle. Il taglio creò un fenomeno conosciuto sul web come "Gli episodi scomparsi", che furono trasmessi solo su Nicktoons dal 2012 al 2015.

Traendo le conclusioni di un'opera che voleva essere il cavallo di battaglia del franchise puntando sul fattore novità, Dragon Ball GT rimane un progetto controverso e complicato nonostante gli ascolti più che buoni, che portarono TOEI Animation ad estendere gli originali 40 episodi previsti con altre puntate, fino alle attuali 64. Ma, nonostante questo anime non canonico abbia fallito nelle sue premesse, molti dei suoi spunti creativi hanno rappresentato un punto di partenza per Dragon Ball Super, ideato e supervisionato da Akira Toriyama in persona. Un'opera, in fondo, è figlia del suo creatore e ne tramanda le caratteristiche di generazione in generazione. Come solo il padre di Dragon Ball ci ha dimostrato in questi e, siamo sicuri, continuerà a fare.