Dragon Ball: ricordando una Leggenda nata 33 anni fa

Il 26 febbraio 1986, 33 anni fa, il primo episodio dell'anime di Dragon Ball veniva trasmesso sulle TV giapponesi: ripercorriamone la gloria.

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Sun Wukong è il protagonista di un classico della letteratura cinese: Il viaggio in occidente, un antico racconto del sedicesimo secolo in cui i personaggi compiono un'epopea di formazione che li porterà, infine, a riflettere sulla natura della propria religione e sul raggiungimento dell'illuminazione, secondo gli stilemi più classici del buddhismo cinese. Nel 1984, invece, un giovane mangaka di nome Akira Toriyama creava Son Goku, riprendeva i temi di Viaggio in Occidente e li riversava in un'opera destinata a diventare, a sua volta, un classico senza tempo per il genere di riferimento: Dragon Ball. Due anni più tardi il fumetto diventava animazione e si consacrava al grande pubblico grazie alla potenza del medium di diffusione - la televisione. Era il 26 febbraio del 1986 e il primo episodio della serie anime esordiva in Giappone su Fuji TV: esattamente, perlomeno all'atto in cui scriviamo queste righe, 33 anni fa.

Dragon Ball è un fenomeno di culto che ha segnato, e continua a segnare, intere generazioni. Per l'occasione, al raggiungimento del 33° anno di età della prima serie anime ispirata alle avventure iniziali del piccolo Son Goku, abbiamo deciso di ripercorrerne la gloria: un viaggio in cui ricorderemo insieme i momenti più belli e i motivi del successo di un'opera intramontabile, che dopo svariati decenni - durante i quali la serie si è declinata in più forme, tra manga, televisione, cinema e videogiochi - ha ancora qualcosa da raccontare. Poco importa se oggi parliamo di Teletrasporto piuttosto che di Nuvola Kinto, o se le trasformazioni dei protagonisti richiamano l'oro, il rosso o il blu piuttosto che il manto scuro di uno scimmione imbizzarrito. Dragon Ball fa parte di noi in ogni sua forma, anche (e soprattutto) 33 anni dopo.

Combatti per trovare il Drago

33 anni fa la televisione giapponese dava inizio a un viaggio alla ricerca di un antico tesoro magico. Un'epopea partita tra i ruscelli del Monte Paozu, sul quale viveva un ragazzino selvaggio senza genitori, cresciuto da un "nonno" che l'aveva trovato in fasce tra le montagne, incredibilmente abile nelle arti marziali e in possesso di una buffa coda di scimmia. Son Goku, un giorno, fece un incontro che gli cambiò la vita: chissà come sarebbe stata la sua esistenza se non fosse stato investito dall'auto della giovane Bulma, un'adolescente peperina e provocante che si era messa in viaggio dalla lontana West City per trovare le Sfere del Drago, antiche reliquie in grado di evocare un possente dragone di nome Shenlong che avrebbe potuto esprimere qualunque desiderio.

Il caso volle che proprio Son Goku, un dodicenne senza alcun tipo di educazione che non aveva mai conosciuto né la modernità né, tanto meno, il sesso femminile, fosse in possesso della Su Shinchu, la sfera dalle quattro stelle: un vecchio ricordo del suo adorato nonnino che, si sarebbe scoperto più in là, fu ucciso proprio dal suo nipotino quando, durante una notte di luna piena, Goku si trasformò in un gigantesco scimmione incontrollabile. Uno dei tanti misteri, questo, che ha ruotato per lungo tempo intorno alla figura di un protagonista atipico, simpatico e decisamente irresistibile: il "bimbo con la coda", lo chiamavano le nostre nonne, quando ogni giorno all'ora di pranzo si guardava rigorosamente un nuovo episodio di Dragon Ball.

Quest'immagine resterà impressa per sempre, perché rappresenta un ritratto incorniciabile nella vita di tutti noi. Generazioni di ieri, oggi (e anche di domani) cresciute nel nome di un guerriero immortale, la cui caratterizzazione agli occhi nel nostro pubblico è stata col tempo impreziosita da un'edizione italiana controversa, ma ugualmente amata con le sue voci imprescindibili e le sigle che, come una rigorosa preghiera quotidiana, invadevano le mura di casa ogni santo pomeriggio.

La prima serie anime di Dragon Ball, che in Italia giunse soltanto nel 1989, ha dato inizio a un culto che negli anni ha cambiato forma più volte. Le avventure fantastiche tra mille azioni acrobatiche, perché se chiudi gli occhi vedi il drago (che nessuno sa dove sta) e senti tutto il suo potere, prendevano corpo nell'arco dei 153 episodi che compongono la prima serie, in cui abbiamo visto Goku arrivare a passo di carica sulla sua nuvola magica, ovunque ci fosse da combattere.

Le prime peripezie dell'instancabile guerriero con la coda hanno il sapore di un romanzo di formazione vero, proprio come l'opera cinese cui Toriyama-sensei si ispirò a suo tempo per modellare il viaggio di Goku. A partire proprio dal tema del viaggio, che porta l'eroe su isole lontane attraverso il mare e nelle lande ghiacciate disperse tra le montagne, ma anche nel deserto tra dune e fortezze e nella modernità urbana: uno scenario immaginifico e pittoresco, in cui Toriyama fu capace di vedere il futuro e tingerlo di fantastico, tra macchine volanti e animali antropomorfi in grado di muoversi nella società come un normale essere umano.

Sulla scia di altri temi come l'amicizia e l'onore, la parabola di Goku è passata anche attraverso i nemici che ha affrontato durante le sue prime avventure: la goffaggine di Pilaf, l'ambizione del Red Ribbon e la crudeltà di Taobaibai, la splendida redenzione di Tenshinhan e tutta la malvagità di Piccolo. Un cattivo, quest'ultimo, che attraverso le gesta del Grande Mago e di suo figlio ha segnato la definitiva maturità dell'opera.

Il momento in cui Dragon Ball ha affrontato, per la prima volta in maniera drammatica, il tema della morte dei propri cari, ma soprattutto la sconfitta dell'eroe e la sua conseguente rinascita. Con l'età adulta, sopraggiunta in occasione dell'ultimo arco narrativo della prima serie anime prima di spostarsi nei differenti toni di Dragon Ball Z, Dragon Ball delineò il netto cambio di atmosfera rispetto all'infanzia del suo protagonista.

Con un Goku ormai cresciuto, nonché fortemente temprato nel corpo e nello spirito grazie all'addestramento presso il palazzo di Dio, la serie affermava con prepotenza i crismi del genere battle shonen, esplosi poi con forza nella serie anime successiva e in grado di dettare con vigore le regole di un intero linguaggio. Un linguaggio che molti altri prodotti, tra manga e anime, avrebbero poi rielaborato ispirandosi ai colpi di Goku, al suo carattere indomabile e agli ideali che hanno sempre mosso il suo animo nobile e il suo cuore purissimo.

Fighting on the ground

Ma c'è anche di più al di là dei fondamentali temi, del valore culturale e dell'importanza artistica di un prodotto come Dragon Ball. La serie anime fu realizzata dalla Toei Animation, che ancora oggi detiene i diritti di produzione e distribuzione del marchio. La compagnia affidò la regia a Daisuke Nishio e Minoru Okazaki e consegnò la sceneggiatura nelle mani di Takao Koyama e Osamu Kasai. Il risultato fu un adattamento animato enormemente rispettoso nei confronti del manga: molto più, in effetti, rispetto a Dragon Ball Z, la cui direzione narrativa e artistica decise di andare ben oltre il materiale originale, impreziosendo la serie di innumerevoli episodi filler e diluendo all'inverosimile lo svolgimento degli scontri.

La prima serie rimane invece un gioiello splendente, non completamente esente da lungaggini del racconto ma ugualmente a fuoco nel delineare una sceneggiatura che, se vogliamo, proponeva situazioni e intrecci ben più complessi, asserviti totalmente al ben più dinamico tema del viaggio. Se c'è, poi, un valore che dobbiamo riconoscere in pieno alla produzione animata, esso risiede proprio nel comparto tecnico della produzione: l'anime di Dragon Ball è ancora oggi un prodotto estremamente fresco e piacevole da guardare, invecchiato unicamente per questioni legate alla risoluzione o alla qualità delle texture.

Sul fronte delle animazioni, della regia e dei disegni, Dragon Ball è una serie ancora giovane, impreziosita da un utilizzo a dir poco eccellente del tratto a mano e dell'assenza (per ovvie ragioni) totale di una computer grafica che nel mercato moderno è sempre più invasiva.

Ne risultava una creatura che, al pari di molte altre opere contemporanee, si rendeva artisticamente unica grazie all'ottimo character design di Minoru Maeda, ossequioso nei confronti del tratto originale di Akira Toriyama, e al gradevole comparto sonoro diretto da Shunsuke Kikuchi: un'orchestra di note che, nel segno del leggendario Makafushigi Adventure, si adattava perfettamente ai toni delle avventure di Son Goku. Scanzonate, leggere, ma al tempo stesso epiche e leggendarie. Come un classico, appunto, o un antico poema: una canzone destinata a riecheggiare nell'eternità.

Dragon Ball Mai avremmo immaginato che, quando il piccolo Son Goku fece il suo esordio in TV, 33 anni fa, si sarebbe scolpito con una forza così dirompente nei nostri cuori e tra le migliori effigi della cultura popolare. Che il bambino con la coda diventasse un giovane uomo che combatte per preservare la pace sul pianeta che l'ha accolto e cresciuto, che le sue gesta lo portassero a vendicare gli amici e a perdonare i nemici, a superare i suoi limiti ben oltre l'umana concezione. Guerriero, Oozaru, Super Saiyan. Eppure, l'exploit moderno tra divinità ancestrali e Universi paralleli è cominciato tutto da lì: da quel primo episodio di 33 anni fa, dall'incontro casuale tra un bimbo selvaggio e una ragazzina che inseguiva una leggenda perduta. Auguri, Dragon Ball!