Dragon Ball Super: analisi episodio 128, una forza di volontà inestinguibile!

A pochi minuti dal termine delle ostilità, il più ostinato combattente di tutto l'universo di Dragon Ball è costretto a cedere il testimone!

speciale Dragon Ball Super: analisi episodio 128, una forza di volontà inestinguibile!
Articolo a cura di
Antonello Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook o scrivergli una e-mail.

Il momento tanto atteso dai fan di Dragon Ball Super è ormai dietro l'angolo, ma prima di assistere allo scontro finale fra i migliori rappresentanti del Settimo e Undicesimo Universo, la più recente serie di Akira Toriyama ha voluto dedicare un ultimo spazio al personaggio più orgoglioso, caparbio e affascinante di tutto il franchise: Vegeta, il fiero Principe dei Saiyan. Messo in disparte per buona parte del Torneo del Potere, e - a detta dei fan - maltrattato per tutto il lungo percorso compiuto da Dragon Ball Super, il tenace Saiyan ha goduto, in queste ultime settimane, di indiscutibili momenti di gloria, che hanno invero reso la sua corsa a dir poco sensazionale. È però giunto il momento di uscire di scena e di lasciare il posto ai due veri protagonisti dell'arco narrativo finale di Dragon Ball Super, ossia coloro che decideranno le sorti degli ultimi universi ancora in gara.

Volontà incrollabile

Intitolato "Con nobile orgoglio fino alla fine! Vegeta cade!!", il 128° episodio di Dragon Ball Super si è aperto un interessante botta e risposta fra Vegeta e Jiren, il Pride Trooper ossessionato dalla forza e ormai incapace di comprendere i sentimenti o i gesti come l'eroico sacrificio compiuto la scorsa settimana da C-17. Ai suoi occhi, il gesto del cyborg appare soltanto ridicolo, poiché se anche i suoi avversari radunassero un elevato numero di combattenti, non potrebbero in alcun modo superare la forza assoluta di cui dispone. È proprio questa sicurezza ad irritare uno stremato Vegeta, talmente stanco da non potersi neanche trasformare in Super Saiyan, ma non per questo incline a gettare la spugna e vanificare la morte del compagno C-17; provocato dalle parole di scherno dell'avversario, il Saiyan asserisce invece quanto la sua "forma base" sia più che sufficiente per sconfiggerlo, ma, come sottolineato dallo stesso Crilin, i suoi pugni risultano privi di forza. Il suo avversario, anziché gettarlo personalmente fuori dal ring, vorrebbero però che il tenace lottatore riconoscesse la propria debolezza e si autoeliminasse: un gesto che l'orgoglioso Vegeta non potrebbe compiere mai e poi mai. Appurata ancora una volta la volontà del Saiyan di non alzare bandiera bianca, il Pride Trooper tenta a più riprese di spedirlo oltre il limite dell'arena, ma Vegeta precipita più volte sui detriti, rimanendo difatti in gara. È in uno di questi frangenti che il Principe dei Saiyan ricorda la promessa fatta al giovane Cabba, ossia di resuscitare lui e la sua gente attraverso le Super Sfere del Drago, e di far visita al sovrano del Pianeta Sadala del Sesto Universo - un guerriero che il suo inesperto allievo considera forte e orgoglioso tanto quanto lui. Sono però i ricordi dei figli, Trunks e Bra, e le parole della moglie Bulma, che attende fiduciosa il suo ritorno, a dare al guerriero la forza per alzarsi ancora volta e ritentare l'impresa più ardua.

Sorretto da una volontà incrollabile e dal caldo ricordo dei propri cari, Vegeta si scaglia dunque contro Jiren, deciso a giocarsi il tutto per tutto per consentire al Settimo Universo di continuare ad esistere: sotto i pugni dell'avversario, il Saiyan, sempre più affaticato, tenta infatti di mettere quantomeno fuori uso il braccio destro del Pride Trooper, ma questi si libera senza il minimo sforzo dalla sua presa e lo spinge nuovamente sui detriti dell'arena. Sembra davvero giunta la fine per Vegeta, tant'è che Lord Belmond domanda al Grande Sacerdote se la sua precaria condizione non possa essere considerata al pari di un'eliminazione, ma questi ribadisce che finché il guerriero rimarrà appeso ai detriti dell'arena, continuerà ad essere considerato un concorrente a tutti gli effetti. Quasi privo di conoscenza, Vegeta ripensa nuovamente alla fedele Bulma, che lo sprona a reagire e a non lasciarsi sopraffare dalle circostanze, parole che invero gli consentono di rialzarsi ancora, e addirittura di attaccare frontalmente l'impassibile Jiren, il quale sembra a tratti scosso dalla volontà di Vegeta di proteggere i propri cari e garantire loro un futuro.

Sentimenti ereditati

Respinto anche l'ultimo debole, disperato Final Flash di Vegeta, il Pride Trooper riconosce infine l'orgoglio dell'uomo che, nonostante la propria inferiorità, ha continuato a rialzarsi dinanzi a lui, e lo getta infine nelle profondità del Mondo del Nulla, decretandone una buona volta l'eliminazione. Mentre Vegeta precipita, sconfitto, oltre il bordo dell'arena, il pensiero di non aver potuto mantenere le promesse fatte a Bulma e Cabba regala ai fan un momento di cui, forse, non avevano realmente bisogno, ma che gioca un interessante parallelismo con l'autodistruzione tentata in Dragon Ball Z, quando il Saiyan provò a disintegrare Majin Bu a costo della propria vita. Se allora, Vegeta, appariva tranquillo e spavaldo, convinto che il suo gesto avrebbe permesso ai suoi cari di sopravvivere, la sconfitta subita da Jiren e le lacrime che hanno rigato il suo volto in questa circostanza sono invece state in grado di sottolineare il suo attaccamento alla famiglia, evidenziando il profondo cambiamento provocato dai lunghi anni trascorsi sulla Terra. Un istante prima di raggiungere la tribuna destinata alle divinità e ai concorrenti sconfitti, il guerriero riesce però a donare le sue ultime forze all'eterno rivale Kakaroth, così che almeno lui possa rialzarsi e provare a salvare il Settimo Universo. Mosso dal gesto del compagno e di nuovo in grado di trasformarsi in Super Saiyan Blue, il nostro Goku si erge determinato dinanzi a Jiren, rivelando di aver udito forte e chiaro la richiesta di Vegeta e che manterrà al suo posto le promesse fatte. In tribuna, intanto, Crilin e Gohan fanno subito mangiare un senzu al distrutto Vegeta, il quale dimostra un certo disinteresse verso i complimenti ricevuti dagli stessi Lord Beerus e Whis.

Quel singolo istante in cui tutto cambia

Sul campo di battaglia, Jiren ammette di non riuscire a comprendere i motivi che spingono i compagni di Goku a riporre in lui la propria fiducia, ribadendo quanto questo sentimento non porti a nulla. Domandogli se ne sia davvero convinto, Goku, di tutta risposta, si lancia all'assalto dell'avversario, dando vita ad un rapido ed acceso scambio di colpi, che tuttavia si traduce nuovamente con la sua disfatta. Nonostante l'energia ricevuta da Vegeta, il Saiyan torna al suo stadio base, suggerendo che per il Settimo Universo potrebbe essere giunta la fine. Per quanto abbia raggiunto il suo limite, Goku non può però arrendersi: Vegeta e gli altri contano su di lui, così come lo stesso C-17, che ha sacrificato tutto per consentirgli di rimanere in gara. Imitando il compagno sconfitto qualche minuto prima, il Saiyan tenta una serie di attacchi disperati, ma la controffensiva di Jiren non gli permette nemmeno di riprendere fiato, e colpo dopo colpo lo avvicina sempre più al limite dell'arena. Nell'interminabile istante che separa il nostro Goku dal colpo di grazia, la mente dell'eroe messo alle corde viaggia veloce, facendo scorrere dinanzi ai suoi occhi tutti i compagni di squadra che ripongono proprio in lui le loro ultime speranze. E mentre il pugno di Jiren sembra raggiungere infine il corpo del Saiyan cresciuto sulla Terra, ecco che si verifica il momento tanto atteso: con solenne prevedibilità, Goku si porta in un istante alle spalle del Pride Trooper, cogliendo di sorpresa sia l'avversario che l'ormai folta tribuna. Voltandosi lentamente verso Jiren, il nostro eroe comincia a cambiare, di nuovo: le punte dei suoi ciuffi si alzano verso l'alto, ed il nero che contraddistingue lo stadio base dei Saiyan cede il passo all'affascinante argento già intravisto, finora, in due occasioni. Avendo già affrontato questa forma e conoscendone la pericolosità, Jiren aggredisce il rivale senza perdere anche solo un istante, ma questi sembra ormai irraggiungibile, e difatti riesce ad assegnargli un potente pugno in pieno ventre.

Proprio quando Jiren, per la prima volta dall'inizio del Torneo del Potere, appare piuttosto dolorante, Goku viene avvolto dall'aura incandescente già esibita nel primo round col Pride Trooper e contro l'esile Kefla. Sotto gli sguardi soddisfatti di Vegeta e Lord Beerus, un Goku più aggressivo che mai, e forte del prodigioso Ultra Istinto, è dunque pronto a combattere la battaglia più importante di tutta la sua vita.

Dragon Ball Super È difficile esprimere un giudizio complessivo sulla puntata tramessa stamane. Al netto di qualche momento drammatico o comunque d’effetto, il ritmo dell’intero episodio è stato abbastanza lento e deludente, soprattutto se paragonato a quello delle tre puntate precedenti. Per quanto bello e sentito, il momento dedicato a Vegeta è stato invero l’ennesimo antipasto riempitivo, una sorta di escamotage per far sì che il Saiyan lasciasse il palcoscenico (in grande stile) agli indiscussi attori principali dell’attuale arco narrativo. In compenso, i disegni del suddetto si sono rivelati in ogni istante all’altezza delle aspettative, mentre le musiche hanno sottolineato con incredibile precisione e puntualità i frangenti più critici e angosciosi. Sebbene l’episodio abbia dunque - quantomeno qualitativamente parlando - compiuto un passo indietro rispetto ai suoi predecessori, non ce la sentiamo affatto di bocciarlo, poiché comunque, in almeno due situazioni (anche abbastana prevedibili), ha saputo trasmetterci delle emozioni piuttosto forti.