Dragon Ball Super: Broly, analizziamo nel dettaglio la trama del film

Parliamo a ruota libera dei pro e dei contro relativi alla trama di Dragon Ball Super: Broly, nelle sale dal 28 febbraio. Allerta spoiler!

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Dragon Ball Super: Broly è finalmente giunto in Italia e ha invaso il pubblico con la sua energia devastante. Il 20° film del franchise è stato ideato da Akira Toriyama, con character design di Naohiro Shintani e regia di Tatsuya Nagamine. Abbiamo già avuto modo di recensire la pellicola, ai tempi della release giapponese, ne abbiamo poi valutato l'edizione italiana (in termini di adattamento e doppiaggio) e sviscerato analisi di alcune delle figure principali (Broly e Bardak) confrontandole con le precedenti (e non canoniche) versioni. Ora che il film è disponibile nelle sale cinematografiche già da diversi giorni, invece, siamo pronti per gettarci in una disamina completa ed esaustiva su alcune dinamiche del film, in particolar modo la trama e la sua scrittura. Parleremo a ruota libera, concedendoci quindi tutti gli spoiler del caso, di pro e contro del film, per capire insieme e ragionare su cosa ha davvero funzionato e cosa no: Dragon Ball Super: Broly, al netto di tanto fan-service, include infatti alcuni spunti di sceneggiatura che non abbiamo totalmente gradito ed è per questo che vogliamo parlarne in assoluta libertà.

Un'aura potentissima

Partiamo da quello che, a parer nostro, è il vero punto di forza del lungometraggio: lo stile visivo. Graficamente parlando, pur discostandosi dai canoni estetici a cui la saga ci ha sempre abituato, Dragon Ball Super: Broly è un continuo stimolo per gli occhi, capace di destreggiarsi attraverso tratti di disegno sempre differenti ma comunque ben amalgamati tra di loro.

Non solo: la commistione tra animazioni digitali e disegno a mano, nonostante si avverta in determinati frangenti, non è quasi mai invasiva e riesce a mescolare tra loro le due soluzioni tecniche senza particolari cedimenti. Allo stesso modo la regia di Nagamine è sontuosa, ma anche sperimentale: attraverso movimenti di macchina molto dinamici e una grande fluidità di movimenti, il film è secondo noi anche il più virtuoso di tutto il franchise per la capacità di adattarsi a ogni singola inquadratura con un estro senza precedenti.

È apprezzabile, ad esempio, la sequenza in cui la camera si sposta in prima persona, dal punto di vista di Broly, e ci catapulta da un angolo all'altro del ghiacciaio mostrandoci i tremendi colpi incassati da Goku con gli occhi del brutale saiyan. Molto presto ci lanceremo anche in un'analisi approfondita del comparto visivo di Dragon Ball Super: Broly, ma per ora basti sapere che la grafica è senz'ombra di dubbio l'elemento più convincente e fascinoso della pellicola. Al di là di una bella estetica, in realtà, in DB Super: Broly c'è anche di più e il nostro gradimento va soprattutto nei confronti dei primi 60 minuti della pellicola. Abbiamo più volte detto come nella produzione coesistano due anime differenti: una più introspettiva e intima, dal sapore drammatico, ambientata circa 40 anni prima la nostra storia e dedicata alle origini del popolo saiyan, nonché alla nascita dei tre protagonisti - Goku, Vegeta e Broly. Questa sezione, che occupa all'incirca i primi 25 minuti del film, è sì molto lenta, ma ci offre diversi spunti che approfondiscono in maniera interessante l'intera lore di Dragon Ball.

Ci viene spiegato, ad esempio, che il legame tra i saiyan e la famiglia di Freezer ha radici profonde, giacché Re Cold aveva precedentemente assoggettato il popolo di Vegeta. L'inizio del film ci ha messo di fronte non soltanto il momento in cui un giovane Freezer diviene ufficialmente il nuovo imperatore dell'armata galattica, ma anche la sua presa di posizione sui saiyan e il momento in cui gli fa dono degli iconici scouter.

In questa parte del film abbiamo finalmente modo di conoscere meglio anche Vegeta III, sovrano della razza guerriera e padre del principe destinato a diventare il rivale di Son Goku. Re Vegeta è un sovrano duro, che non si fa scrupoli nell'esiliare il piccolo Broly soltanto perché l'infante possiede un potere combattivo superiore a quello di suo figlio.

Tutta la parabola di Paragas, dal momento in cui decide di seguire il suo primogenito sull'inabitato pianeta Vampa, e le dure condizioni in cui sono stati costretti a vivere delineano due villain dal carattere crudele e selvaggio, forgiati da condizioni di vita aspre e alimentate da un odio viscerale nei confronti del loro precedente re.

La carica emotiva è forte nella prima mezz'ora di Dragon Ball Super: Broly. Il filo conduttore è il rapporto tra padri e figli: i sentimenti freddi di Paragas fanno poi da contraltare all'orgoglio che Re Vegeta nutre per il principe, fino ad arrivare all'immenso gesto d'amore che Bardak compie nei confronti di Kakaroth, scegliendo di lanciare la sua capsula verso la Terra per salvarlo da un genocidio imminente.

Il 20° lungometraggio ideato da Toriyama, insomma, riscrive il passato dei saiyan donandogli un'anima riflessiva, in cui un uragano di sentimenti diversi si oppone alla direzione classica e monodimensionale che la serie ha avuto negli ultimi decenni. Quando, poi, le vicende del film iniziano a spianare la strada verso il combattimento tra Goku, Vegeta e Broly, la sceneggiatura offre un buon climax, che passa attraverso il viaggio dei protagonisti verso la terra dei ghiacci e le azioni malvagie di Freezer, che portano alla (ri)scoperta dei due saiyan perduti nelle viscere del pianeta Vampa. Minuti che sono preziosi al pubblico per prendere familiarità col nuovo Broly, più umano e primitivo rispetto al demonio malvagio della trilogia di Dragon Ball Z. Nello sviluppo del suo rapporto con Cheelai il villain si dimostra un bambinone alle prese con una civiltà che non ha mai conosciuto, ma al tempo stesso un guerriero indomito e pericoloso: un leone in gabbia, chiuso a chiave dalla severità di Paragas, plasmato passivamente dall'odio che suo padre ha nutrito per decenni.

La natura ambivalente tra furia e innocenza rende Broly, forse, il vero protagonista del film, ed esplode con forza nella prima parte della rocambolesca lotta con Goku e Vegeta. Le prime battute del duello tra i ghiacci, infatti, mettono in scena le animazioni e i disegni migliori di tutto il film, così come le soluzioni di regia più interessanti, ma non solo: a livello concettuale, Toriyama e soci hanno imbastito una battaglia che rievoca il meglio di Dragon Ball Z e lo declina con l'estetica e le dinamiche di Super.

Com'è nella loro natura di orgogliosi guerrieri saiyan (ma anche perché vengono costretti dalla foga incessante del loro avversario), Goku e Vegeta scelgono inizialmente di alternarsi: Broly si scaglia per primo contro il figlio del sovrano che gli rovinò la vita, per poi essere sfidato da Goku quando lo scontro raggiunge il suo culmine. In questa fase, sia Kakaroth che il principe fanno sfoggio delle loro abilità solo gradualmente, combattendo prima in forma base, poi trasformati in Super Saiyan di primo livello e solo successivamente - quando la potenza di Broly si fa incontenibile - concedendosi il Super Saiyan God e Blue.

In questa tattica abbiamo letto una duplice natura: la necessità di studiare un nemico dal livello sconosciuto, che nella sua forma rabbiosa riesce a sgominare un saiyan divino, ma anche il desiderio di "formare" Broly e di renderlo consapevole di tutto il suo potenziale.

Una voglia che cresce con sempre più intensità soprattutto in Goku, che riconosce nel suo avversario lo stesso barlume di bontà che governa il suo stesso animo. L'empatia tra Son e il figlio di Paragas è un altro dei temi più apprezzabili del film: Goku è un saiyan cresciuto sulla Terra, che dagli insegnamenti di Son Gohan trasse tutti i valori positivi propri di un eroe, mentre Broly è stato forgiato da un padre dall'animo crudele e rancoroso. Due facce della stessa medaglia che convergono nei minuti finali della pellicola: il dono che Goku fa a Broly, alcuni giorni dopo la battaglia, è un gesto di pace che sancisce un nuovo ingresso ufficiale nella continuity del franchise. Ma è anche l'incontro tra due anime pure che, finalmente, riescono a parlarsi senza condizionamenti esterni, dal momento che il Super Saiyan Leggendario non è più sotto l'influenza né di Paragas né di Freezer. Ora Broly è libero di vivere la propria vita, nella quale Kakaroth avrà il ruolo di compagno e maestro.

Ed è questo l'ultimo, grande merito che attribuiamo a Dragon Ball Super: Broly. Aver reso canonico in maniera credibile un personaggio che, nonostante abbia già dato tutto se stesso, ha ancora tanto da raccontare: la vera esistenza di Broly inizia adesso e, al pari dell'ingresso di Gogeta nella continuity, l'immaginario di Dragon Ball adesso ha un'altra, potentissima freccia al proprio arco.

Una furia effimera

Se è vero, però, che la prima metà del film di Tatsuya Nagamine costruisce una sceneggiatura semplice ma solida, è soprattutto nell'ultima parte del combattimento che la scrittura si abbandona ad alcune scelte non propriamente coerenti o soddisfacenti. Dal flashback ambientato su Vegeta ci saremmo aspettati, forse, un po' di attenzione in più nei confronti del sacrificio di Bardak.

Un momento che, grazie a Dragon Ball Z: Le origini del mito, si è scolpito con furore nei cuori di tutti i fan della serie e che in Dragon Ball Super: Broly non riceve forse il giusto spazio, lasciando che il padre di Kakaroth risulti soltanto una morte tra le tante anime spazzate via dalla follia di Freezer.

Tornando agli ultimi 20 minuti del film, la sensazione è che la storia proceda in maniera fin troppo frettolosa. Il lavoro che, fino a quel momento, gli sceneggiatori avevano operato sulla caratterizzazione dei protagonisti lascia spazio soltanto al fan-service sfrenato e alla spettacolarità dell'azione: a nostro parere il duplice percorso nella psiche di Broly e nel tormento di suo padre Paragas non raggiunge un traguardo che rispecchia gli standard della prima mezz'ora.

L'anziano saiyan, soprattutto, è un personaggio scritto dignitosamente, ma la sua morte repentina e improvvisa ci ha lasciato decisamente spiazzati. Non discutiamo tanto la scelta in sé: la dipartita di Paragas era probabilmente necessaria affinché Broly potesse scatenare tutta la sua furia e trasformarsi per la prima volta in un Super Saiyan, ma sono proprio le conseguenze del gesto di Freezer che non ci hanno convinto.

Questo drammatico momento, senza dubbio uno dei più cupi di tutta la pellicola, rappresenta il nucleo centrale del racconto, ma al tempo stesso è la scena che finisce maggiormente vittima della fretta imposta dalla sceneggiatura: tutto, dalla morte di suo padre alla metamorfosi di Broly, avviene nel giro di pochi secondi, quasi senza dare il tempo di metabolizzare un simile colpo di scena.

Dragon Ball, nello svolgersi delle sue saghe, ha sempre dato un'importanza centrale al valore della perdita e alle emozioni che innescano una trasformazione: il dolore di Goku di fronte alla morte di Crillin, la frustrazione di Vegeta al pensiero che il suo rivale gli sia superiore, la rabbia di Gohan di fronte alla distruzione di Numero 16. Il sensei Toriyama ci ha sempre regalato attimi da brivido e commozione quando un saiyan si trasforma in un guerriero dai capelli dorati per la prima volta, vittima di un uragano di emozioni che diventa impossibile da controllare. Avremmo gradito che un'evoluzione come quella del SS Leggendario, soprattutto di fronte alla perdita del proprio padre, avesse ottenuto una messa in scena in migliore.

Allo stesso modo, quando poi Broly entra in modalità Full Power nello scontro finale con Gogeta, il momento in cui il villain passa dal Super Saiyan alla modalità Berserker è così veloce che quasi non ce ne accorgiamo. Per fortuna, negli istanti successivi, la regia di Nagamine dedica due inquadrature sontuose e antologiche in cui la camera evidenzia l'aspetto nerboruto del guerriero, ma anche in questo caso la nuova mutazione di Broly è stata figlia di una rappresentazione del tutto frettolosa e desiderosa di entrare nel vivo della battaglia, sacrificando la costruzione scenica in nome di esplosioni e Kamehameha cosmiche.

L'antro versante degli antagonisti di DB Super Broly riguarda il coinvolgimento di Freezer: il tiranno è un deus ex machina importante per la trama della pellicola, giacché sono proprio le sue azioni a innescare la vicenda. È il villain a recuperare Broly e Paragas e condurli sul pianeta Terra, così come è sempre sua opera il furto delle Sfere del Drago dal laboratorio di Bulma.

Qui arriviamo a un altro spunto di perplessità: la gestione dei tempi comici. Se da un personaggio come Bulma ci si aspetta il desiderio di voler utilizzare Shenlong per ringiovanire, la scelta di dare a Freezer una connotazione comica di fondo non è riuscita a convincerci.

L'imperatore, infatti, ha scelto di mettere da parte il suo desiderio di immortalità per diventare più alto di appena 5 centimetri, sia nella forma base che in quella finale. Se, da un lato, tale scelta caratterizza Freezer come una figura più umana, è proprio questo carattere che stride con lo spirito originale del personaggio: l'alieno, sin dai tempi di Dragon Ball Z, è sempre stato un concentrato di malvagità assoluta, che persino durante l'arco narrativo finale di Dragon Ball Super non tradisce mai la sua natura ambigua. Pur essendosi alleato con i Guerrieri Z per partecipare al Torneo del Potere, il Freezer di Super mantiene la sua indole subdola e malvagia, facendosi spesso attore di un doppio gioco costante e di azioni dalla dubbia moralità. Ed era proprio questo suo aspetto a rendere memorabili i momenti in cui il tiranno sceglieva di allearsi con Goku e soci: dapprima donando, clamorosamente, nuove energie al suo acerrimo nemico, e in seguito addirittura combattendo spalla a spalla con Kakaroth nel duello finale con Jiren.

Nel corso del film, Freezer assume invece troppo spesso i caratteri di una spalla comica, il cui unico gesto malvagio risiede nell'assassinio di Paragas. Abbiamo anche trovato poco credibile che Gogeta, dopo aver manifestato dei chiari intenti omicidi nei confronti di Broly (che è fondamentalmente una vittima degli eventi) scelga infine di risparmiare Freezer, permettendo al villain di fuggire dalla Terra.

In conclusione, il nucleo centrale di tutto il film è paradossalmente anche la sua stessa debolezza: la ricerca costante di un'introspezione mai davvero completa rende Dragon Ball Super: Broly una pellicola stracolma di piacevole fan-service ma anche priva di un reale pathos drammaturgico. Manca la carica oscura e i toni cupi che avevano i film della gestione classica negli anni Novanta: ad esempio, ne Il Super Saiyan della Leggenda, si avverte chiaramente la disperazione dei Guerrieri Z, il cui manifesto risiede nell'incredibile e drammatica resa di Vegeta di fronte alla potenza ingestibile del Berserker.

Non si avverte, in Broly, la vera disperazione di fronte a un nemico insuperabile: quella stessa tensione, ad esempio, che ritroviamo ne Il Destino dei Saiyan o La minaccia del demone malvagio. Non c'è la poetica sospesa e delicata de L'eroe del pianeta Conuts o la carica d'epicità (visiva e sonora) che Il diabolico guerriero degli inferi o Le origini del mito hanno portato in scena.

Broly è un prodotto di enorme intrattenimento, di divertimento puro e spettacolarità assoluta: una frenesia così vibrante ed esplosiva da mettere da parte la benché minima presenza di sangue o violenza che ha sempre caratterizzato le battaglie di Dragon Ball. Una scelta tutto sommato comprensibile, dettata dalla necessità di presentarsi a un pubblico eterogeneo e composto anche da giovanissimi, ma anche una direzione che rende Broly ancora lungi dall'essere un capolavoro effettivo.