Dragon Ball Super Broly: l'evoluzione di Bardak, da eroe a padre

Al pari del SS Leggendario, anche l'eroico padre di Son Goku è cambiato nel corso degli anni: analizziamo Bardak, da Le Origini del Mito a Broly.

speciale Dragon Ball Super Broly: l'evoluzione di Bardak, da eroe a padre
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Quando, nel 1990, Akira Toriyama ci mostrò un saiyan identico a Goku, tutti avemmo un sussulto. La spiegazione arrivò subito: si trattava di Bardak, il padre biologico di Son Goku, che in qualche modo aveva legato il suo destino a Freezer. La sua parabola venne raccontata in uno special TV intitolato Dragon Ball Z: Le origini del mito, che si collegava canonicamente alla storia dell'anime e raccontava sia gli ultimi giorni di Bardak che le origini di Son Goku. L'eroica epopea di questo guerriero, uguale a suo figlio ma con il volto segnato dalla crudeltà di mille battaglie, piacque così tanto al creatore che il sensei decise di renderlo canonico inserendovi un riferimento nel capitolo 307 del manga di Dragon Ball. È stata poi valida ai fini della continuity fino al 2014, quando Toriyama stesso decise di riscriverne il background pubblicando un capitolo one-shot intitolato Dragon Ball Minus: scanonizzando, di fatto, diverse dinamiche di scrittura legate al personaggio stesso e alla nascita del protagonista, Minus dava per la prima volta una visione personale dell'autore di Dragon Ball circa le origini del suo eroe.

Quello stesso capitolo è stato poi trasposto in versione animata in una parte del minutaggio di Dragon Ball Super: Broly, a ulteriore conferma di come adesso sia questa storia a porsi in aperta continuity con manga e anime. In questo speciale, quindi, vogliamo ripercorrere la figura di Bardak: allo stesso modo del confronto operato per Broly, vogliamo poi evidenziare tutte le differenze che intercorrono tra la vecchia versione e quella nuova, entrambe specchio riflesso di un eroe tragico che con il tempo ha capito di essere un padre.

Prima di proseguire nella lettura, ovviamente, vi ricordiamo che l'articolo contiene spoiler sulla trama di Dragon Ball Super: Broly

L'eroe che affrontò il destino

Le origini del mito, special TV del 1990, ci presentò un'immagine iniziale di Bardak estremamente dura. I lineamenti spigolosi del guerriero gli conferivano un aspetto quasi malvagio, un'impressione che fu poi confermata dai gesti che gli vedemmo compiere durante i primi minuti del lungometraggio.

Seduto su cadaveri che egli stesso, insieme ai suoi compagni saiyan, aveva massacrato, riposandosi tra le macerie dell'ennesimo pianeta conquistato con la violenza e senza la benché minima traccia di pietà. Poi, da quegli stessi detriti, un abitante di Kanassa tentò di togliergli la vita e lo colpì violentemente alla nuca, per poi essere nuovamente spazzato via con indicibile crudeltà.

La storia scaturita da questo incipit è poi cosa nota: quell'incidente conferì a Bardak dei poteri miracolosi che lo resero in grado di vedere il futuro e, tramite una serie di visioni, lo misero a conoscenza del tremendo piano di lord Freezer, l'imperatore galattico che aveva assoggettato il popolo saiyan e spadroneggiava per tutto l'universo. Il villain progettava, infatti, di sterminare l'intera razza guerriera perché timoroso che, prima o poi, sarebbe comparso un leggendario Super Saiyan in grado di sconfiggerlo. Nell'arco dei circa 40 minuti di durata dell'apprezzato special, il regista Mitsuo Hashimoto e gli sceneggiatori Takao Koyama e Katsuyuki Sumisawa misero in scena un racconto di redenzione e sacrificio: la psicologia di Bardak, da orgoglioso guerriero incapace di provare compassione secondo la natura imposta dai geni saiyan, cambia progressivamente nel corso della narrazione.

Le continue visioni, la consapevolezza di doversi far carico da solo del destino di un intero popolo e la consapevolezza della morte trasformarono il vecchio Bardak da semplice soldato a vero e proprio martire. Non solo: il saiyan riscoprì pian piano una rinnovata stima verso il suo figlio secondogenito, Kakaroth, lo stesso neonato che inizialmente aveva ripudiato perché privo di particolari doti combattive. Il padre di Son Goku riuscì a vedere nel futuro che suo figlio sarebbe cresciuto e diventato un guerriero formidabile e, in punto di morte, riuscì persino a scorgere che - di lì a circa trent'anni - Kakaroth avrebbe fronteggiato lord Freezer, vendicando lo sterminio del suo popolo. Bardak trascorse i suoi ultimi istanti con il sorriso sulle labbra. Un ghigno che sapeva di orgoglio e vendetta.

È proprio l'elemento vendicativo che rese il Bardak de Le Origini del Mito il personaggio che tutta la fanbase ha amato. Al di là di alcuni (importanti) spunti di sceneggiatura, è la caratterizzazione stessa del personaggio ad essere cambiata negli anni: anche in Dragon Ball Super: Broly il padre di Son-kun è un saiyan di basso rango che, di ritorno da una missione, capì le intenzioni malvagie di Freezer. Nei due film, però, è cambiata radicalmente la concezione dell'eroe, così come i momenti della sua vita in cui Toriyama ha scelto di raffigurarlo. Un evidente cambio di toni che vuole dichiarare fortemente la nuova natura che anima il personaggio. Nello special degli anni Novanta, infatti, Bardak è soprattutto un militare, forgiato dalle innumerevoli battaglie che ha condotto insieme al suo inseparabile team, composto da saiyan di basso rango esattamente come lui: Seripa, Toteppo, Panbukin e soprattutto Toma, il suo migliore amico. Una delle principali qualità che governa l'animo del saiyan è il cameratismo: la stima e l'affetto profondi che prova nei confronti dei suoi compagni di avventure.

La morte del gruppo, e soprattutto quella di Toma, per mano degscatena in lui una rabbia primordiale e istintiva, un desiderio di rivalsa e vendetta che esplode pienamente nella scena indimenticabile in cui cinge il suo capo con la fascia che l'amico portava al braccio, perlopiù intrisa del sangue del suo fraterno compare.

Una sequenza che, sotto le note dell'iconico brano intitolato Solid State Scouter, ci mostra le doti combattive di Bardak: un guerriero indomabile, animalesco e furioso. Un cane rabbioso che lotta utilizzando uno stile selvaggio, senza particolari connotazioni che richiamino una scuola di combattimento. Bardak è un guerriero di classe infima e, probabilmente per questo motivo, non ha ricevuto un addestramento da saiyan d'elite.

La sua furia e la tenacia nel combattimento, però, lo rendono un avversario pericoloso e indomabile, capace di tenere testa a intere orde di soldati appartenenti all'esercito di Freezer. Quando però si tratta di combattere uno contro uno, emergono tutti i limiti del suo status di soldato semplice: seppur fosse stremato da una battaglia precedente, il padre di Goku viene purtroppo sconfitto da Dodoria e, seppur il suo gesto rimanga estremamente eroico ed epico, nulla può il suo potere combattivo contro il malvagio Freezer.

L'aura sacrale creatasi attorno al Bardak de Le Origini del Mito, però, sta tutta nella sua sontuosa e drammatica caratterizzazione: un eroe tragico, sprezzante dell'affetto e della vita ma che infine decide di sacrificarsi in nome della libertà, del suo popolo e della continuazione della sua stirpe. Nel 1990 Akira Toriyama diede vita a una delle figure più profonde di tutto il franchise: un eroe che cercò di cambiare il destino con tutte le sue forze.

Essere un padre

Il Bardak di Dragon Ball Super: Broly ha mantenuto sostanzialmente invariato il suo design, anche se Akira Toriyama e Naohiro Shintani hanno stavolta optato per un look decisamente più in linea con l'immaginario del 20° film del franchise. A livello puramente estetico, il padre di Son Goku indossa una corazza diversa rispetto al passato, ma ha conservato i tratti caratteristici del suo fisico: la capigliatura identica a quella del figlio, lo sguardo più duro e la vistosa cicatrice presente sulla guancia sinistra.

Un segno iconico di cui, ancora oggi, ignoriamo la natura, ma che continua a contraddistinguere l'aspetto e il carattere di Bardak: ancora una volta, un soldato di basso rango, ma al tempo stesso un veterano di mille battaglie che, all'inizio di DB Super: Broly, viene mostrato di ritorno da una delle sue missioni.

A differenza dello special TV, che è totalmente incentrato sulle sue vicende, nello scarso minutaggio in cui compare nel nuovo lungometraggio il saiyan compare senza scouter sul volto: un segno distintivo del disprezzo che prova nei confronti della tirannia di Freezer, che 5 anni prima aveva imposto la propria reggenza sul pianeta Vegeta e aveva donato ai suoi sudditi i visori per il rilevamento di potenza, dando prova della loro efficacia con azioni crudeli e sanguinose.

In Broly, inoltre, non viene fatta alcuna menzione a Toma e gli altri, ragion per cui non sappiamo se tali personaggi esistono nell'attuale universo canonico di Super: Bardak, poi, non indossa la bandana rossa né durante la sua prima comparsa, né tanto meno nella scena che (a grandi linee) ricrea il sacrificio di cui si rese protagonista ne Le Origini del Mito: segno che, dunque, Toriyama-sensei per adesso non ha in mente di approfondire più di tanto la sua figura come in passato, né che l'autore della serie senta la necessità di dare nuovamente al personaggio un carattere profetico e vendicativo.

Le divergenze più profonde tra il nuovo Bardak e quello vecchio, però, sono soprattutto caratteriali: il flashback di Dragon Ball Super: Broly, così come il manga di riferimento, ci mostra l'intero nucleo familiare di Son Goku, presentandoci anche Gine, la madre biologica del protagonista. È proprio la famiglia a rappresentare un tratto essenziale del padre di Kakaroth in questa nuova incarnazione.

Lontano dalle battaglie, il saiyan si mostra qui come un individuo decisamente più umano, mosso da sentimenti di compassione e soprattutto di amore nei confronti dei suoi familiari. Su sua stessa ammissione, Bardak ha capito che il tempo passato in battaglia aveva indurito il proprio cuore, ma che adesso ha deciso di compiere l'unica buona azione della sua vita: salvare il suo secondogenito, Kakaroth, quel pargolo che tanto gli somiglia, dall'imminente genocidio di Freezer.

Una connotazione che avvicina ancora di più la figura di Bardak a quella di un moderno Jor-El e che rende le origini di Goku del tutto simili a quelle di Superman: una metafora, se vogliamo, della natura salvifica e ambivalente di questi due eroi, destinati ad amare la loro patria adottiva a tal punto da desiderare di proteggerla con ogni mezzo a disposizione. Nel film di Tatsuya Nagamine Bardak non possiede alcun potere di premonizione, ma il suo acume lo porta a capire da solo gli intenti omicidi dell'imperatore: nota, infatti, che il villain ha ordinato improvvisamente all'intero popolo saiyan di radunarsi sul pianeta Vegeta senza un motivo specifico, senza contare che gli è giunta voce di come i sudditi di Freezer abbiano chiesto in giro se la leggenda del Super Saiyan e del Super Saiyan God possa corrispondere a verità.

Il Bardak ridisegnato da Akira Toriyama, a quasi trent'anni di distanza, riscopre quindi tutta la sua umanità: è un padre e un marito prima ancora che un guerriero, è un salvatore piuttosto che un vendicatore. Ciò non toglie che la sua aura da eroe tragico, così come l'aveva concepita inizialmente l'autore, permane, anche se con un minor respiro.

La drammatica sorte a cui andò incontro il saiyan, polverizzato da una Supernova mentre tentava di opporsi alla follia di Freezer, è stata riproposta in Dragon Ball Super: Broly. Se Le Origini del Mito, però, dedicava ampio spazio al momento della sua dipartita, così come agli ultimissimi secondi di vita del guerriero, la fine del nuovo Bardak non è che un evento come un altro, una morte come tante nell'operazione di sterminio che il tiranno galattico compie sotto gli occhi indifferenti del suo esercito. Ma è ugualmente fondamentale: la fine di un saiyan segna la genesi di un altro. L'eroe del nostro presente, che giunse sul nostro pianeta e fu allevato dal vecchio Son Gohan nel segno della bontà, della compassione e del coraggio. Son Goku, il saiyan cresciuto sulla Terra.

Dragon Ball Super: Broly Bardak, insieme a Broly, è il personaggio che risulta maggiormente cambiato dalla riscrittura che Akira Toriyama ha operato sul suo stesso immaginario. Il guerriero selvaggio e ribelle, sprezzante della vita e segnato da un destino tragico, ha lasciato il posto a un padre amorevole, disposto a mettere da parte il suo stesso orgoglio da saiyan in nome dell’affetto per suo figlio. Ma, proprio come il villain principale del film, le emozioni che il personaggio ci trasmette sono rimaste le stesse: un profondo, sentito e doveroso rispetto per aver spianato la strada alle origini di un eroe senza tempo.