Dragon Ball Super Broly: l'evoluzione del potentissimo Super Saiyan

Il nuovo Broly è piuttosto diverso dal Super Saiyan della Leggenda nel lungometraggio del 1993: scopriamo le differenze.

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Quando comparve sugli schermi giapponesi nel 1993, Broly travolse con la sua aura l'intero immaginario di Dragon Ball, superando in termini di fascino persino il materiale canonico ideato da Toriyama. Il motivo è presto detto: il Super Saiyan della Leggenda rappresentava l'essenza stessa della natura degli scimmioni tanto odiati da Freezer, perché in sé racchiudeva l'innata propensione alla crudeltà ed alla voglia di sottomissione e distruzione. Dall'arrivo di Raditz sulla Terra, del resto, il maestro nipponico ha identificato i saiyan come una razza guerriera, il cui unico scopo era quello di combattere ad oltranza per conquistare nuovi pianeti. Una fame di morte che sembrava appartenere al loro stesso DNA.

Nel tempo, tuttavia, gli abitanti del pianeta Vegeta hanno assunto una dimensione meno radicale e non più così spiccatamente orientata verso la crudeltà indiscriminata, come testimonia la caratterizzazione di Bardak ed il progressivo mutamento del Principe. Broly, invece, segnava un vigoroso "ritorno alle origini": una manifestazione di forza bruta che non conosceva confini. L'enorme magnetismo esercitato dal colossale villain lo ha reso di prepotenza uno dei personaggi più amati dalla fanbase, nonostante la sua non canonicità. Ed è per questo che, a distanza di anni, Broly è divenuto il protagonista indiscusso del primo film d'animazione di Dragon Ball Super (giunto in Italia sotto l'egida di Koch Media), che recupera la figura del Super Saiyan Leggendario e la modifica in modo sostanziale, rendendola addirittura parte della storyline ufficiale del nuovo corso intrapreso dal capolavoro di Toriyama.

Prima di proseguire nella lettura, vi avvertiamo che potreste incappare in qualche minuscolo spoiler sulla trama di Dragon Ball Super: Broly.

La vera natura dei saiyan

Al netto dell'apprezzamento riscosso nel corso del tempo, è indubbio che il Broly originario possedeva un temperamento alquanto monodimensionale, che faceva della furia senza freni il motore della sua essenza. Non che questo fosse un vero e proprio difetto, anzi: si trattava di una precisa scelta degli sceneggiatori, intenzionati a fornire un'immagine non edulcorata della bestialità insita nei saiyan. D'altronde, è lo stesso Paragas, nel 1993, a ribadire che il figlio incarna l'aspetto più estremo della sua razza: una brutalità indomita, animalesca e demoniaca, incapace di provare la benché minima pietà. Tutto questo si riflette anche in un design che evidenzia l'energia disumana del personaggio. La muscolatura di Broly - che ricorda quella del Ssj Dai San Dankai (stadio raggiunto da Vegeta nella battaglia contro Cell) - è esemplificativa della sua potenza dirompente: una macchina da combattimento del tutto irrefrenabile, dinanzi alla quale il Principe si inginocchia tremante, e Kakaroth non può alcunché. Nel film di 26 anni fa, il villain è stato definito "il super saiyan leggendario" proprio perché - a differenza degli altri membri della sua stirpe - riesce ad incanalare in sé tutta la fame di assassinio e supremazia che contraddistingue gli scimmioni.

È insomma il saiyan nella sua versione originale, priva di "contaminazioni" umane. Data la sua indole, il padre è stato costretto ad inibirne i comportamenti con un dispositivo per il controllo mentale, che imbriglia la sua forza: in questa forma, Broly ci appare con un fisico più asciutto e snello, ed al contempo con occhi timidi e spenti, sintomatici di un carattere in apparenza docile e poco sicuro di sé.

"E così io sarei un mostro? Ti sbagli..."

"...io sono il demonio!"

Il contrasto è voluto soprattutto per massimizzare la differenza nel corso della trasformazione, quando le pupille scompaiono, i muscoli si ingigantiscono a dismisura e sul suo viso inespressivo si stampa un sorriso malefico e sardonico. "E così sarei un mostro? Ti sbagli..." - sghignazza davanti ad un Piccolo inorridito dalla sua aura - "...io sono il demonio!". Nel lungometraggio Il Super Saiyan della Leggenda, Broly - una volta distrutto il congegno che lo incatenava - rivela una notevole consapevolezza di sé: ben lontano dall'essere solo una marionetta nelle mani del padre, l'antagonista diviene un avversario dotato di un proprio obiettivo, da perseguire senza fermarsi dinanzi a nulla, neppure difronte al sangue del suo sangue.

La perfidia di Broly, del resto, si mostra a chiare lettere quando distrugge il pianeta Shamo sotto agli occhi sconvolti dei suoi poveri abitanti, ridotti in schiavitù, e quando schiaccia senza pietà lo stesso Paragas in una navicella. Questo assunto di partenza è stato quasi interamente rivisto nel passaggio da Z a Super.

Nel primo film della nuova serie, Broly resta un guerriero di una forza inusitata, che neppure lo stadio di SSj God riesce a fronteggiare, ma cambia radicalmente sotto il profilo caratteriale. La natura ferina del personaggio, questa volta, è legata non tanto alla sua cattiveria, quanto alla sua indole primitiva. In Super, il saiyan è un essere puro, che obbedisce ad istinti primordiali, senza però possedere nel suo cuore la stessa malvagità della sua precedente incarnazione. Broly combatte perché è tutto ciò che il padre gli ha insegnato a fare, non perché prova un perverso piacere nel radere al suolo quello che incontra sul suo cammino. Per questo motivo, anche il design - benché simile a quello del predecessore - assume un significato diverso rispetto al passato. Anzitutto, nella sua forma "base", invece di un fisico più snello, Broly possiede una corporatura particolarmente massiccia, solcata da cicatrici, modellata da una vita trascorsa in ambienti selvaggi e aggressivi. Di contro, quando libera la sua energia, il corpo assume caratteri sì molto voluminosi, ma anche meno sproporzionati in confronto a quello del 1993, sotto richiesta specifica di Toriyama, che desiderava per lui un ritratto più umano. In egual modo, il taglio degli occhi nella sua versione "normale" palesa i segni di un'innocenza sorprendente, simile a quella di un bambino che usa la violenza solo perché non conosce altro tipo di comunicazione.

L'incontro con Cheelai e Lemo è un chiaro esempio di come in lui ci sia uno stimolo tendenzialmente orientato verso la bontà, come quando dà una lezione ad un gretto soldato di Freezer che importuna la sua nuova amica. Come nella scorsa versione, però, anche in questo caso Broly è controllato da un marchingegno che porta al collo (nei film classici era presente, invece, sulla propria fronte), necessario a Paragas per evitare che la sua carica distruttiva si scateni senza controllo.

Quando il dispositivo si frantuma, il guerriero perde totalmente il suo raziocinio, e diviene un lottatore mosso solo dall'istinto. È questa una delle maggiori diversificazioni rispetto alla controparte del 1993, la quale - come abbiamo già accennato - conservava una notevole consapevolezza dei suoi impulsi perversi. Nel film di Super, di contro, all'interno del saiyan permangono comunque degli scampoli di umanità, come dimostra il legame che lo unisce al genitore.

Come combatte un saiyan

Osservando i due film l'uno dopo l'altro, si nota come lo stile di combattimento di Broly sia piuttosto simile in entrambe le opere, incentrato prevalentemente sull'utilizzo di una fisicità inarrestabile. Ne Il Super Saiyan della Leggenda, più che un lottatore esperto, il villain è un avversario che subisce i colpi senza risentire minimamente delle ferite, ed al quale basta un pugno ben assestato per mettere K.O i suoi oppositori.

Senza dar sfoggio di tecniche parecchio elaborate, Broly lotta come una bestia e, al pari di ogni saiyan che si rispetti, aumenta la propria energia man mano che lo scontro si fa più intenso. In egual modo, anche il protagonista del lungometraggio di Super non possiede raffinate abilità, ed anzi si batte in modo sgraziato, facendo leva sulla sua forza animale, simile a quella di un Oozaru, come confessa Paragas a Freezer. Il riferimento alla mutazione scimmiesca dei saiyan è un ulteriore tassello che ci aiuta ad inquadrare Broly come il fenotipo perfetto della sua razza. Inoltre, anche questo nuovo rivale mostra uno straordinario spirito di adattamento nel corso dello scontro con Vegeta, velocizzando le sue abilità di apprendimento. È per questo che, man mano che la visione procede, il saiyan fa sfoggio di competenze sempre più elaborate: parte sferrando semplici cazzotti e finisce per deflagrare in poderose sfere di Ki. Come nella sua versione precedente, poi, anche il "secondo" Broly acuisce il suo livello con il progredire dell'incontro, raggiungendo una potenza forse persino superiore a quella di Lord Beerus.

Le origini

Alla base dell'odio che Paragas prova nei confronti della sua stirpe c'è, in entrambi i casi, la scelta codarda di Re Vegeta, seppur questo dettaglio si declini diversamente nei due film. Nel 1993, infatti, il sovrano dei saiyan temeva a tal punto il livello di Broly da condannare lui e suo padre per evitare che un guerriero di basso rango potesse essere più forte del principe. Se nel film originale Re Vegeta - come un novello Erode - sceglie di far uccidere il bambino con il genitore a seguito, in questa nuova pellicola si dimostra forse più clemente, limitandosi ad esiliarli su un pianeta lontano, dove non prolifera alcuna forma di vita.

Altra differenza sostanziale sta anche nella condizione stessa di Broly e Paragas: il futuro saiyan leggendario è qui un guerriero d'elite, un neonato con un potenziale latente così alto da non essere quantificabile, tanto da meritarsi un punto tra le incubatrici speciali che attorniano il feto di Vegeta IV, il principe destinato un giorno a regnare. È interessante notare come le due parabole si intreccino tra di loro in maniera opposta: il vecchio Broly, da rifiuto della società, si rialza e costruisce insieme a suo padre un nuovo regno (Neo Vegeta), assumendo caratteri estetici quasi principeschi; il nuovo Broly, invece, finisce dal firmamento delle gerarchie saiyan nel degrado e nella miseria, costringendosi a subire una vita crudele e selvaggia.

A parte questa piccola ma importante variazione, l'assunto di partenza resta più o meno il medesimo: il motore di Paragas, in ambedue i casi, è quello di vendicarsi del principe Vegeta. Ad aver subito un drastico cambiamento, invece, è stata la motivazione che spinge Broly a combattere. Il Super Saiyan della Leggenda ci ha proposto un antagonista che, memore del vagito infantile di Kakaroth quando erano ancora nella culla, l'uno affianco all'altro, porta con sé un sentimento di rancore viscerale per Son Goku: si delinea così l'immagine di un completo psicopatico, a cui basta il ricordo di un pianto e di un fastidio avvenuto anni prima per far ribollire in lui atroci pulsioni sadiche ed omicide.

In Dragon Ball Super: Broly, d'altro canto, il villa non è affatto mosso da istinti negativi: è vero che è stato indotto dal padre a provare un astio imperituro per la dinastia di Re Vegeta, ma nel corso dell'opera non assistiamo mai alle conseguenze di questa avversione, tant'è che presto rivolge le sue attenzioni verso Kakaroth: il saiyan viene spinto, in sostanza, a battersi come un cane rabbioso dal suo padrone, inconsapevole di ciò che è giusto o sbagliato.

Il lato umano della bestia

Secondo la reinterpretazione di Super - che ricordiamo essere quella canonica - Broly è un selvaggio con connotati bestiali e primitivi, che si meraviglia persino del sapore dell'acqua. Cresciuto in condizioni disagevoli e impietose, l'antagonista di questo lungometraggio provoca inevitabilmente nello spettatore una certa dose di empatia, come se la sua rabbia e le sue azioni fossero in parte giustificate dalla sua storia passata. Il rapporto che instaura con Cheelai, nello specifico, è emblematico di una purezza di cuore che Kakaroth nota immediatamente e che si riflette più volte in una complicità di sguardi e gesti.

La Bella

e la Bestia

In fondo, pare proprio che Broly possegga una predisposizione alla protezione di chi gli sta a cuore, molto probabilmente dipesa da un trauma che ha vissuto da bambino.
E questa sua natura più docile, protettiva e ingenua è il residuo di una fanciullezza insista nell'animo del saiyan, tipica dell'ambivalenza di tanti personaggi nati dalla matita di Toriyama, tra cui lo stesso Son Goku. In loro c'è una semplicità di spirito che fa da contraltare ad una forza senza eguali.

Dragon Ball Super: Broly In rapporto all'edizione di 26 anni fa, il Broly di Super è cambiato: più umano e lontano dai connotati demoniaci del Super Saiyan della Leggenda, il guerriero continua però ad incarnare l'emblema dell'indescrivibile potere della razza saiyan. Al di là delle evidenti differenze fisiche e caratteriali, i due Broly sono però accomunati da una medesima caratteristica: l'urlo che emettono, infatti, è sempre capace di farci tremare.