Dragon Ball Super: Broly e le nuove origini della società saiyan

Rituffiamoci nella società saiyan, analizzando come Akira Toriyama ha approfondito le origini del suo stesso immaginario.

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Sono tante le novità che Dragon Ball Super: Broly ha introdotto nell'immaginario ideato da Akira Toriyama. Tra queste, probabilmente, l'elemento che spicca più di altri è la capacità che l'autore ha dimostrato nel rielaborare (per certi versi anche riscrivere daccapo) alcuni principi cardine della mitologia di Dragon Ball. Abbiamo già parlato dell'evoluzione di Broly, così come abbiamo potuto approfondire nello specifico il modo in cui la figura di Bardak è cambiata profondamente rispetto allo special TV in cui comparve negli anni Novanta. Questa volta vogliamo soffermarci, più in generale, sulla società saiyan e sulle sue origini: addentriamoci, allora, in un breve viaggio tra le nuove meraviglie del pianeta Vegeta e dei suoi abitanti.

Un nuovo pianeta

Il primo elemento che balza all'occhio emerge già nei primissimi secondi di Dragon Ball Super: Broly, quando osserviamo il pianeta Vegeta attraverso lo scouter prima, e gli occhi poi, di Freezer, prossimo a solcare per la prima volta la dimora dei saiyan insieme a suo padre, Cold, 41 anni fa.

Quando, nei flashback e nelle pellicole di Dragon Ball Z, il pianeta natale di Goku appariva come una sfera rosso sangue - metafora visiva di una rappresentazione violenta e barbara dei saiyan, meri e bruti conquistatori senza particolari capacità o conoscenze intellettuali - il nuovo pianeta Vegeta è molto diverso rispetto al passato, a partire dal suo ecosistema. La superficie del globo, infatti, appare molto più simile alla nostra Terra, di un verde acqua, come se già dall'aspetto Akira Toriyama volesse comunicarci che la patria natale dell'orgoglioso popolo guerriero sia anche una sorta di paradiso, con i suoi scenari verdeggianti piuttosto che le cupe e desolate distese e agglomerati tecnologici di un tempo. E in effetti, una volta scesi a terra, e osservati i nuovi ambienti concepiti dall'autore di Dragon Ball in tutto il segmento del film dedicato al flashback volto a narrare la genesi di Kakaroth, Vegeta e Broly, ci accorgiamo di quanto il sensei abbia imparato molto dalla lezione imposta dai principali esponenti del genere sci-fi.

Nell'osservare l'aspetto puramente strutturale e urbano di Vegeta è impossibile non notare qualche somiglianza con l'immaginario tecnologico di Star Wars: gli hangar di preparazione al lancio delle navicelle, veicoli spaziali di varie forme e dimensioni, una serie di regole comportamentali e strutturali che ci insegnano come la società saiyan sia ora anche un popolo disciplinato da specifiche gerarchie sociali, ma ci torneremo a breve.

Akira Toriyama, questa volta, ha scelto di mostrarci anche il lato più umano del popolo guerriero: portandoci all'interno del focolare casalingo di Bardak e Gine, apprendiamo come esistano anche abitanti di Vegeta che non sembrano propensi al combattimento, ma piuttosto svolgono mansioni perlopiù casalinghe proprio come la madre di Son Goku. A tal proposito, abbiamo già evidenziato come - dal punto di vista della scrittura e dello spessore psicologico dei personaggi - la genesi di Kakaroth sia molto cambiata rispetto a prima.

Se in Dragon Ball Z: Le origini del mito il bimbo destinato a diventare un Super Saiyan è vittima dei costumi della sua gente, salvandosi dal genocidio del suo popolo soltanto perché destinato ad adempiere al suo istinto conquistato il pianeta Terra, in Dragon Ball uper: Broly l'autore ha imbastito una origin story molto più intima e umana, cambiando quasi del tutto la psicologia di Bardak.

Come abbiamo già evidenziato, quindi, l'avvento del piccolo Son-kun sulla Terra avvenne non per la crudeltà della sua stessa gente, ma per la drammatica decisione di Bardak: da sprezzante e indomito guerriero, incurante delle sorti della sua stessa progenie, il futuro araldo della rivolta dei saiyan contro Freezer, è lo specchio riflesso della nuova concezione di Toriyama per i saiyan. Non è più un guerriero o un eroe tragico, o perlomeno non è questo che ci viene mostrato: è un marito e un padre che prende una decisione dolorosa pur di salvare il suo stesso figlio.

Sovrani, principi ed élite

Le novità in merito alla società saiyan in Dragon Ball Super: Broly non sono soltanto estetiche e psicologiche, ma anche sociali. Raramente, in passato, Toriyama ci aveva portati nel cuore delle strutture gerarchiche governate da Re Vegeta. Anzitutto, il film cerca anche di scavare un po' più a fondo nella lore del brand, facendoci sapere che il sovrano e il principe dei saiyan portano i nomi di Vegeta III e Vegeta IV.

A rigor di logica, quindi ci sono stati almeno altri due re nella storia saiyan, e non ci dispiacerebbe in futuro addentrarci ulteriormente nella storia e conoscere i vari Vegeta I e Vegeta II. Magari, provando a fantasticare, Toriyama potrebbe mostrarci le origini della stirpe di Vegeta quando (e se) scopriremo qualcosa in più sul personaggio di Yamoshi, il primo Super Saiyan della storia.

La novità principale, in ogni caso, riguarda proprio le strutture sociali: in Dragon Ball Super: Broly veniamo a conoscenza del fatto che i saiyan non sono esclusivamente guerrieri barbari e indomiti, ma includono anche una preponderante dimensione scientifica. Lo scopriamo quando entrano in scena Broly e Vegeta da neonati, con il re dei saiyan che monitora insieme ad una squadra di scienziati i potenziali combattivi degli infanti.

Qui scopriamo anche che i criteri di classificazione sono ben più complessi rispetto a ciò che l'anime di Dragon Ball Z ci aveva spiegato: la sala in cui sono raccolti i baby saiyan, infatti, è divisa secondo una classificazione ben precisa. Partendo dal basso, i feti dal potenziale combattivo più basso vengono schierati in serie, come in una normale fabbrica. I neonati più promettenti, invece, sembrano costituire un assemblamento d'élite disposto a cerchio, ognuno di un colore di cui non conosciamo ancora il significato o la simbologia. Sappiamo che, probabilmente, i neonati d'élite disposti in questo accerchiamento potrebbero costituire una squadra di speciali saiyan predisposti a protezione del principe, che invece risulta essere l'infante posizionato al centro di questo schieramento.

Lì c'è ovviamente il feto del nostro Vegeta IV, orgoglio di suo padre e destinato a guidare i saiyan come re. Passando al sovrano, infine, i diversi flashback disseminati in Dragon Ball Z e Dragon Ball Super ci avevano dipinto le sale reali di Vegeta come luoghi desolati, abbandonati a se stessi, oscuri e privi di ogni parvenza regale. In una società adesso così avanzata e stratificata era impossibile non riscrivere anche questo concetto: Re Vegeta III non siede soltanto su uno scranno più pomposo, in una sala del trono certamente più consona a una società ormai non più così primitiva, ma sembra anche attorniarsi di una vera e propria corte, composta da saiyan d'élite.

Non sappiamo, però, se tali guerrieri rappresentano anche l'apice combattivo della società (sono, d'altronde, pur sempre le guardie del sovrano in persona), oppure se semplicemente sono membri di spicco di una presunta borghesia o nobiltà saiyan. Sappiamo, in ogni caso, che Paragas doveva essere un individuo socialmente elevato, dal momento che viene definito come una sorta di generale, nonché braccio destro di Re Vegeta.

Anche Broly, visto il suo potenziale fuori scala, è posizionato nelle incubatrici d'élite e lo stesso Radish - fratello maggiore di Kakaroth - 5 anni dopo l'arrivo di Freezer sul pianeta sembra essere in missione al fianco del principino: un onore che, viste le premesse gerarchiche fin qui descritte, potrebbe essere concesso solo agli elementi più validi. Che il potenziale di Radish fosse tale da garantirgli un posto nei piani alti della società, nonostante tutti gli altri suoi familiari siano rimasti cittadini di basso rango?
Si capisce, insomma, come Akira Toriyama abbia voluto stratificare ulteriormente l'immaginario della sua stessa opera, approfondendo notevolmente le dinamiche sociali e politiche di un popolo che finora credevamo estremamente più barbaro e rude. E invece, come ci aveva promesso il regista Tatsuya Nagamine in molte delle sue interviste pre-uscita di DB Super: Broly, il 20° lungometraggio del franchise cerca di cogliere tutta l'essenza delle migliori space opera, attingendo alla lezione di molti franchise cardine del genere sci-fi.