Dragon Ball Super: Broly, qualche chiarimento sul retcon di Kakaroth e Bardak

Certezze, dubbi e perplessità sul fenomeno retcon che ha colpito la lore di Dragon Ball con l'ultimo trailer di Broly: proviamo a chiarire.

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Definiamo con il termine inglese "retcon" (una crasi tra i due termini "retroactive continuity", cioè "continuità retroattiva") un espediente narrativo che consiste nella riscrittura di eventi, origini o accadimenti all'interno di un'opera appartenente all'industria culturale. Ciò accade per svariati motivi, che possono essere la volontà di cancellare eventuali errori compiuti nel primo processo creativo o, più semplicemente, nella voglia di sostituirli con elementi maggiormente innovativi o che si ritengono più interessanti e consoni all'attuale affresco. Il fenomeno del retcon ha interessato, nel corso dei decenni, soprattutto il mondo dei fumetti, in particolare i grandi franchise come la Marvel Comics o la DC Comics, che per antonomasia sono le aziende dell'entertainment che più di altre hanno contribuito a plasmare il concetto di continuity narrativa. Dragon Ball è una di quelle saghe che, negli anni, non soltanto ha definito i crismi del suo genere di riferimento, ma ha accresciuto la forza del proprio brand fino ad abbracciare l'intero panorama multimediale. Siamo qui, ancora oggi e a trent'anni di distanza dalla sua creazione, a discuterne e a commentarne l'evoluzione: un cammino che il suo creatore, Akira Toriyama, ha più volte reso tortuoso e complicato da assimilare. Questo perché proprio la sua creatura, in particolare la sua più recente incarnazione che porta il nome di Dragon Ball Super, ha contribuito a compiere un intricato processo di riscrittura di certe dinamiche, rendendo alle volte piuttosto confuso il confine tra canonico e apocrifo. Dragon Ball Super: Broly, in questi giorni, ha sollevato un vero e proprio vespaio di critiche e commenti contrastanti a causa del contenuto del suo ultimo trailer, che a parer di molti minaccia di applicare le dure regole del retcon a discapito della coerenza con l'opera originale. Cerchiamo quindi di far chiarezza su alcuni dei temi più caldi del momento in tal senso, a cominciare dalla delicata questione sul personaggio di Bardak fino alle origini del buon Kakaroth, all'anagrafe Son Goku.

Il saiyan che voleva cambiare il suo destino

Vi abbiamo già raccontato cosa si è visto nel nuovo trailer del 20° film del franchise di Toriyama. Confermando le parole di Akio Iyoku, leader della Dragon Room di Shueisha e Toei Animation, Dragon Ball Super: Broly assumerà i caratteri di una vera e propria space opera, portandoci nei recessi dell'universo e nelle pieghe del tempo alla scoperta del passato dei guerrieri saiyan. Avremo il primo incontro tra Freezer e gli orgogliosi conquistatori, tanti retroscena sui metodi di allevamento dei propri neonati e soprattutto riavremo Bardak, il leggendario padre di Kakaroth, l'eroe che osò opporsi al dominio di Freezer e che morì col sorriso sulle labbra, certo che suo figlio un giorno avrebbe vendicato la sua razza e riscattato l'orgoglio del suo popolo. Non solo: i flashback della pellicola diretta da Tatsuya Nagamine adatteranno anche il famoso e amato/odiato Dragon Ball Minus, un capitolo one-shot in cui Toriyama decise di mostrare Gine, la madre biologica di Goku, e di fornire una sua versione del momento in cui Kakaroth fu mandato sulla Terra. Ed è tutta qui la delicata questione che, ormai da ore, attanaglia i fan di Dragon Ball.
Il film è scritto da Akira Toriyama, che ne ha curato anche il character design e il concept generale. Eppure, gran parte della fanbase ha tacciato l'autore di aver stravolto eccessivamente le origini di Goku, nonché la figura di Bardak. Quest'ultimo è stato più volte dipinto nel franchise come un vero e proprio eroe tragico, un simbolo di sacrificio e di coraggio dal destino baro, ma che proprio per questo è riuscito a far profondamente breccia nel cuore degli appassionati. Nel trailer del nuovo film in uscita a dicembre in Giappone, invece, sembra non esserci spazio per questo tipo di figura: rivisitato in parte il suo design, che lo vede con indosso una corazza diversa da quella che gli abbiamo visto indossare nell'anime, il personaggio sembra non avere apparentemente il legame diretto con Freezer che lo porterà alla sua folle ribellione, seppur in un frame lo vediamo affermare che a suo parere l'imperatore sta tramando qualcosa. Iniziamo, dunque, proprio dal padre di Kakaroth, analizzando il suo iter produttivo all'interno del franchise classico.
Bardak fu introdotto in Dragon Ball Z: Le Origini del Mito, uno special TV della serie animata che fu trasmesso per la prima volta nel 1990.

Il tragico eroe dei saiyan piacque così tanto alla fanbase, e a Toriyama stesso, che l'autore decise di renderlo in tutto e per tutto canonico, inserendolo in un paio di tavole del manga originale nel corso della sua prima serializzazione: per la precisione, lo vediamo durante il primo incontro tra Freezer e Goku, quando il protagonista giunge finalmente in aiuto di Gohan, Crillin, Piccolo, Vegeta e Dende. In quel frangente, l'imperatore riconosce in Kakaroth l'incredibile somiglianza che lo lega allo stesso guerriero che, diversi decenni prima, osò sfidare il suo dominio, fallendo purtroppo nel tentativo di fermare il genocidio del suo popolo. Sotto questo punto di vista, insomma, possiamo considerare la sola figura di Bardak in continuity con la lore imbastita dal creatore, seppur in una dinamica che ha portato al suo inserimento nel canon soltanto "a posteriori" grazie alla popolarità riscontrata in TV. Per questo motivo, quindi, possiamo considerare il personaggio di Bardak e il suo tragico destino, compreso il gesto del sacrificio che tanto è caro agli appassionati, pienamente canonici. Questo, però, ci permette di collegarci alla seconda questione.

Il saiyan che fu cresciuto sulla Terra

Ci riferiamo alle origini di Kakaroth e ai controversi eventi di Dragon Ball Minus, che troveranno spazio in Dragon Ball Super: Broly "cancellando" apparentemente un'iconografia giudicata corretta in termini di continuity, cioè il rapporto tra Goku e i suoi genitori biologici. Questo capitolo one-shot, della durata piuttosto irrisoria di una decina di pagine, compare in appendice al manga spin-off dedicato a Jaco, il Pattugliatore Galattico, e fu pubblicato da Akira Toriyama nel 2014. Nelle pagine del capitolo veniamo introdotti a Gine, la madre di Goku, e al momento in cui il piccolo viene inserito all'interno di una capsula per essere spedito verso pianeti lontani, mentre i suoi genitori lo osservano preoccupati e pieni di dolore nel doversi separare dal loro pargolo.

Sin dalla sua uscita, Dragon Ball Minus suscitò alcune polemiche per diverse discrasie con l'opera originale: tra queste c'è l'aspetto di Vegeta da bambino, che appare già stempiato mentre proprio ne Le Origini del Mito mostra un bel ciuffo sulla propria fronte (un particolare già sfatato dalla serie TV di Dragon Ball Super, in cui vediamo un flashback in cui il giovane Vegeta è nuovamente stempiato). Ma, soprattutto, c'è proprio l'aspetto di Kakaroth, che qui è un bimbo di tre anni e indossa una corazza saiyan nel momento in cui Bardak e Gine decidono di spedirlo sulla Terra: nella rappresentazione da molti ritenuta canonica, baby Goku viene trovato da Son Gohan privo di vestiti, senza contare che è ancora un neonato e non un bimbetto che ha già qualche anno di vita.

Ed è qui che, molto spesso, si tende a compiere un semplice e banale errore di valutazione: Akira Toriyama non ha mai rappresentato, all'interno del manga principale, il momento dell'addio di Kakaroth al pianeta Vegeta e il suo arrivo sulla Terra, con tanto di ritrovamento da parte di Gohan. Si tratta di una sorta di libertà creativa che il sensei ha concesso alla Toei Animation nell'adattamento animato di Dragon Ball Z, che tuttavia non ha mai trovato spazio all'interno del fumetto: l'unico momento in cui assistiamo a un Goku bebè avviene tramite un ricordo approssimativo di Raddish, che possiamo considerare più una delle ultime memorie che il saiyan conserva sul suo fratellino. La scena del ritrovamento di Son Gohan tra le montagne ha trovato spazio soltanto in versione animata, incluso Le Origini del Mito, che tuttavia non è stato concepito dalla mente del creatore originale. Il coinvolgimento di Toriyama è infatti avvenuto perlopiù con l'anime di Dragon Ball Super, poiché durante la produzione e trasmissione delle due serie classiche il mangaka era occupato con la serializzazione dell'opera cartacea su Weekly Shonen Jump. Tutto ciò conduce al seguente assioma: nulla di ciò che non è apparso nel manga classico può essere considerato davvero canonico. Il sensei, in quanto creatore e detentore dei diritti, è pianamente libero di riscrivere i canoni tracciati dall'anime, che è un adattamento del manga. Anzi, spesso e volentieri la serie TV ha strappato più di qualche libertà creativa, tradottasi in numerosi episodi filler (senza contare film e special TV, incluso il marchio non canonico di Dragon Ball GT).

Per di più, le scene estrapolate dal secondo trailer ufficiale di Dragon Ball Super: Broly e ispirate a Dragon Ball Minus -a dispetto di quanto dicano molti - si dimostrano estremamente fedeli al background di Bardak, che in diverse occasioni avverte il presentimento di un tradimento incombente da parte di Freezer, deciso a sterminare i saiyan perché timoroso dell'avvento di un Super Saiyan e di un Super Saiyan God. È proprio questo il motivo, anzi, che porta Bardak e la sua compagna Gine a lanciare la capsula di Goku sulla Terra, una pianeta pacifico e lontano dai pericoli: un gesto che restituisce alla figura di suo padre una dimensione più umana e amorevole rispetto all'uomo freddo e spietato che viene dipinto nello special TV. Ciò non significa, però, che il suo confronto con Freezer sarà cancellato: ci sono tutti i presupposti, anzi, che anche nel nuovo film lo vedremo disintegrato nella Supernova dell'imperatore, magari con quello stesso sorriso soddisfatto che a distanza di trent'anni ci mette ancora i brividi.

Dragon Ball Super: Broly È difficile giudicare l’operazione di retcon che avverrà sulle origini di Goku in Dragon Ball Super: Broly senza aver visionato il prodotto finale. Il punto centrale della nostra analisi porta al fatto che, a prescindere dal gradimento soggettivo di Dragon Ball Minus in quanto opera, non c’è alcun presupposto per tacciare il one-shot di Toriyama di aver stravolto il canone del franchise. Il sensei, nel 2014, si è semplicemente preso la legittima libertà di voler fornire una sua personale versione su un accadimento che soltanto l’anime aveva narrato: in tal senso, dunque, è più corretto affermare che sono stati altri (leggere alla voce "Toei") ad aver arricchito la visione del creatore che, in quanto tale, ha il pieno diritto di avere l’ultima parola sull’argomento. Torniamo, infine, alla definizione di retcon e alle sue più lampanti incarnazioni: può la riscrittura di una origin story essere definita davvero stravolta, pur non avendo intaccato in alcun modo la definizione etica e morale di un protagonista? Ed è giusto, quando ciò avviene, gridare impropriamente allo scandalo? Quando, negli anni 2000, la Marvel Comics istituì l’Universo Ultimate, diversi elementi dell’immaginario di Spider-Man furono rivisitati al fine di dare ai lettori una nuova linfa in cui immergere le avventure dell’Uomo Ragno: ha davvero importanza se a progettare l’aracnide radioattivo che morse Peter Parker fosse stato Norman Osborn o un altro scienziato? O magari contano gli ideali che muovono il personaggio e il fatto che sia diventato un eroe che prende sul serio le proprie responsabilità perché non ha impedito la morte di zio Ben? Conta davvero che Goku sia stato adottato a 3 mesi o 3 anni, o piuttosto è centrale il fatto che sia stato allevato come un essere umano, imparando da Son Gohan dei valori che l’hanno reso uno dei più grandi eroi che l’intrattenimento ricordi?