Dragon Ball Super Broly, un viaggio nel disegno: tutti gli stili del film

Il 20° film di Dragon Ball, ora in home video, è un tripudio di stili e disegni differenti: analizziamo i più importanti.

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Se all'inizio degli anni Novanta, quando in Italia si iniziava a trasmetterlo, ci avessero detto che Dragon Ball avrebbe raggiunti simili vette tecniche, avremmo faticato a crederci. Il capolavoro di Akira Toriyama ha sempre evidenziato una certa attenzione nella regia e nelle animazioni (da un battle shonen non ci si poteva aspettare altro, d'altronde), eppure Dragon Ball Super: Broly è riuscito a stupirci soprattutto sul versante visivo. Un assetto artistico che porta la firma di Naohiro Shintani, certo, ma che cela dietro le sue quinte una sfilza di disegnatori ed animatori dal talento inimmaginabile. Autori che sono stati capaci di infondere il loro stile, creando un prodotto eterogeneo dal punto di vista grafico, ma anche estremamente solido. Prima di cominciare, ricordiamo che Dragon Ball Super Broly è ora in home video in un'elegante edizione steelbook, mentre il prossimo 4 luglio giungerà in formato DVD e Blu-Ray standard.

Il nuovo Goku

A capo, dunque, del character design generale di Dragon Ball Super: Broly c'è lui, il "nuovo arrivato" in casa Toei Animation che è riuscito ad entrare sin da subito nelle grazie di Akira Toriyama. E non poteva essere altrimenti: Naohiro Shintani fu selezionato al termine di una lunghissima sessione di audizioni, durante la quale gli esponenti della Dragon Room e Toriyama in persona esaminarono decine di candidati a cui veniva chiesto di disegnare una propria versione di Goku.

Il sensei, nel corso di un'intervista successiva all'ingaggio di Shintani, raccontava come fosse estremamente difficile rendere tutta l'essenza di Kakaroth attraverso una semplice illustrazione. L'anatomia è un dettaglio fondamentale nel disegno, e vale soprattutto per i guerrieri prestanti e muscolosi di Dragon Ball: Toriyama cercava qualcuno che sapesse bilanciare adeguatamente le proporzioni della testa e dei muscoli senza esagerare. Una direttiva che sposava appieno l'evoluzione del suo stile, che dalle fattezze spigolose e i muscoli pronunciati si è spostato negli anni verso un design decisamente più snello e, per certi versi, minimale.

Nel design di Shintani, che governa gran parte della direzione artistica di Dragon Ball Super: Broly c'è proprio quel ritorno tanto auspicato allo stile del primo Toriyama: le forme sono ora più rotonde, le espressioni sono meno dure, il tratto decisamente più morbido e semplificato strizza l'occhio alla prima parte di Dragon Ball - così come pure le vesti di Goku, che omaggiano in maniera più netta l'outfit che Son-kun ha indossato nella prima parte dell'opera. Il Gi del nostro eroe, infatti, ha subito un leggero restyling, dalla cintura nuovamente annodata (e non più raccolta in una fasciatura) alle colorazioni più calde, sia dell'arancio che del blu. Con le matite più morbide di Shintani, insomma, può iniziare una nuova epoca d'oro per il comparto visivo di Dragon Ball dopo i fasti più classici del tratto marmoreo di Tadayoshi Yamamuro, che sin dai tempi di Dragon Ball Z ci ha accompagnato con il design che abbiamo sempre apprezzato.

Shintani nel futuro

Sulla scia delle indicazioni dettate da Naohiro Shintani, nel corso del lungometraggio molti altri animatori hanno dato il loro contributo con un design più o meno simile a quello del maestro. Molto Shintani-style sono, per esempio, i segmenti supervisionati da Miyako Tsuji, Naoki Tate e Hideyuki Itai. Gli ultimi due hanno supervisionato le parti del film in cui i protagonisti si trasformano nel Super Saiyan Blue e affrontano un Broly non ancora a piena potenza, ma trasformato dapprima nella forma "furiosa" e successivamente nel Super Saiyan Standard.

Tate

Itai

Itai, in particolare, l'abbiamo già potuto vedere all'opera nella serie televisiva di Dragon Ball Super: sue le animazioni di alcuni episodi non certo cruciali, ma in cui i combattimenti rimangono una frazione preponderante del racconto: lo abbiamo visto nella saga del Torneo tra gli Universi 6 e 7, in cui ha messo in scena il duello tra Vegeta e Frost, o ancora in alcune puntate della saga di Black Goku. Non è mancato, infine, il suo apporto durante l'arco narrativo del Torneo del Potere: al centro delle sue animazioni sembra esserci quasi esclusivamente Goku trasformato in SS Blue.

Ed è proprio sua la sequenza in cui Kakaroth si trasforma nel guerriero divino durante lo scontro con Broly, passando dal Super Saiyan God a quello Blue. Tornando a Tsuji, invece, sue sono le linee dedicate ai personaggi del passato: sempre e comunque sul solco tracciato da Shintani, Tsuji ha quindi dato vita ai tormenti di Re Vegeta e alla nuova connotazione di Bardak, che nel 20° film di Dragon Ball si trasforma da eroe rivoluzionario a padre compassionevole... senza mai perdere, tuttavia, il carisma e i tratti duri che lo contraddistinguono. La menzion d'onore va però al lavoro svolto da Ryo Onishi: si tratta di un animatore che ha lavorato alla particolare sequenza dedicata al riscaldamento di Goku, e ai successivi istanti in cui il protagonista scambia alcuni colpi con Broly fino a trasformarsi in Super Saiyan.

Quello di Onishi è uno stile sì vicino all'arte di Shintani, ma ancora più grezzo e minimale. Una scelta stilistica che non stona in alcun modo con il resto del film e che, anzi, ha permesso allo staff di dar vita alla splendida animazione del riscaldamento e dei colpi successivi.

Tsuji

Onishi

Una scena che, non a caso, fu scelta come sequenza del primo teaser trailer di DB Super: Broly, quando ancora non sapevamo che l'antagonista sarebbe stato un reboot de Il Super Saiyan della Leggenda. Questa fase, peraltro, pare sia una delle scene preferite di Akira Toriyama: una danza certamente atipica, che scorre sulle note di un brano rock e sull'urlo poderoso di "Kakaroth", prima che il nostro eroe si lanci nel combattimento più furioso mai affrontato prima d'ora.

Nel segno di Dragon Ball Z

In Dragon Ball Super: Broly non poteva mancare l'apporto di un vero e proprio gigante dell'animazione di Dragon Ball, un nome illustre in Toei Animation, capace di elevare da solo l'asticella della serie semplicemente figurando tra i membri dello staff di un singolo episodio: Sua Maestà Yuya Takahashi. Attraverso episodi di DB Super come il 114, il 122 e il 131 - ricordati tutt'oggi come quelli di gran lunga più spettacolari di tutto l'anime - ma anche con i suoi infiniti sketch pubblicati sui social media, Takahashi ha più volte dimostrato di saper raccogliere tutta l'essenza di Dragon Ball anche soltanto nell'esercizio di un primissimo piano così intenso da investirci con più prepotenza di una Kamehameha.

E difatti sono suoi i primi piani più espressivi e meglio disegnati di tutto il film. Takahashi si è occupato di quello che, a parer nostro, è il segmento più appassionante di DB Super: Broly. Il primo confronto tra Broly, Vegeta e Goku, prima che il continente di ghiaccio venisse distrutto dalla potenza devastante del saiyan perduto.

Lo stile del sensei si avvicina moltissimo ai fasti del miglior Dragon Ball Z e, soprattutto negli episodi della serie TV da lui realizzati, si evidenzia moltissimo l'influenza e l'avvicinamento al lavoro di Yamamuro. Eppure, la sua capacità di adattamento artistico gli ha permesso unire il suo tratto sontuoso e dettagliato alle linee morbide di Shintani. Il risultato è semplicemente da paura.

Tutto il meglio di Takahashi in DB Super: Broly

Un caso decisamente particolare è invece Mehdi Aouichaoui. Capita molto spesso che uno studio di animazione ingaggi personale ad hoc per realizzare sequenze blindate: l'artista, infatti, ha dato vita a gran parte dei segmenti dedicati a Golden Freezer. Memorabile soprattutto l'animazione all'inizio del film, quando Vegeta ricorda tristemente il secondo avvento dell'imperatore sulla Terra, durante il secondo arco narrativo di Dragon Ball Super. In quella sequenza assistiamo a un'animazione dedicata a Golden Freezer tanto veloce quanto sopraffina: una scena che serve a ricordarci le vette di potenza toccate dal tiranno, che agli occhi dei nostri eroi resterà sempre e comunque una minaccia nonostante sia stato per breve tempo persino un alleato per sconfiggere Jiren.

L'artiglieria pesante

La potenza devastante di Broly investe ogni singolo frame della pellicola. Broly è dirompente, qualunque sia la sua forma o il suo outfit. Shintani ha dato il là al suo design di base, con e senza corazza, così come insieme al sensei Toriyama ha concepito il suo nuovo aspetto in versione Super Saiyan e Full Power. Non era semplice ridare linfa a un personaggio già comparso nel franchise, seppur non in canone, e che peraltro era forte di un design di grande impatto.

Abbandonato l'aspetto decisamente più barocco e principesco degli anni Novanta, il Super Saiyan Leggendario è ora una bestia in gabbia, un animale pronto a sfoderare i suoi artigli, una creatura primitiva e ancestrale. Uno dei cut più belli in assoluto è il momento in cui Broly, furioso per la superiorità sfoggiata da Gogeta, entra in modalità Full Power e inizia a caricarsi, urlando ferocemente.

La regia che accompagna il momento in cui il villain si carica, e poi si prepara ad attaccare il suo nemico, sono frutto di un lavoro semplicemente eccelso di Chikashi Kubota. Sua peraltro, la sequenza fuori scala dedicata al duello tra Gogeta e Broly: una battaglia fatta sì di colpi roboanti, esplosioni cosmiche e rotture dimensionali, ma anche eccezionalmente coreografata, capace di raccogliere in sé tanto l'essenza delle arti marziali, una scuola espressa dallo stile di Goku, quanto la pura e cruda forza bruta, rappresentazione fulgida della potenza dirompente del principe dei saiyan.

Tutto il meglio di Kubota in DB Super: Broly

Per chi non lo sapesse, Kubota è stato anche character designer della splendida prima stagione di One-Punch Man, realizzata dai ragazzi di MADHOUSE.
Per dare il là finale a un'opera graficamente sontuosa come Dragon Ball Super: Broly, però, occorreva un nome ancora più altisonante. Una firma che proprio al debutto di Gogeta seppe farsi apprezzare negli anni novanta con Il diabolico guerriero degli Inferi: Yoshihiko Umakoshi.

Una vera e propria leggenda nel panorama dell'animazione nipponica, che non poteva non dare il suo apporto al film diretto da Tatsuya Nagamine. È di Umakoshi la splendida e climatica sequenza finale in cui Gogeta si prepara a scagliare una Kamehameha cosmica contro un Broly ormai in balia della potenza devastante del guerriero nato dalla Fusion.

Tutto il meglio di Umakoshi in DB Super: Broly

Il sensei è riuscito pesino a superarsi, impreziosendo la regia dello scontro finale con la ripresa che si addentra sempre più profondamente nell'occhio azzurro del guerriero. Un virtuosismo visivo che ricorderà, a qualcuno, le animazioni affusolate di My Hero Academia: ed è proprio Umakoshi, infatti, uno dei principali fautori dell'ottima Stagione 3 di My Hero Academia, realizzata presso gli studi del talentuoso team di BONES.