Dragon Ball Super: Goku, un eroe involuto?

Con l'ultima incarnazione del franchise, sembra che il nostro eroe abbia evoluto soltanto il suo Ki e non la sua psicologia.

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Che dir si voglia, per quanto in un prodotto shonen - soprattutto in quelli moderni - la differenza tra protagonisti e comprimari non sia poi così marcata, Dragon Ball ne rappresenta la perfetta antitesi. Nonostante l'opera si sia spesso concentrata su altri personaggi, mettendo sotto i riflettori anche i compagni di avventura del protagonista, la figura di Goku risulta imprescindibile per i fan del franchise e per gli autori stessi, al punto che difficilmente vedremo in futuro un'incarnazione della serie principale priva del suo iconico protagonista - salvo eventuali spin off, come accaduto in passato. L'evoluzione di Goku attraverso Dragon Ball e Dragon Ball Z, trasposizioni anime dell'opera classica e canonica di Akira Toriyama, abbraccia un'evoluzione totalizzante, che prende per mano il nostro eroe e lo porta in un viaggio di profonda formazione fisica, morale e spirituale. Un percorso che, visti gli eventi che lo hanno visto protagonista, è stato deviato pesantemente in Dragon Ball Super: cerchiamo di capire perché in una disamina volta ad approfondire uno dei più grandi eroi di sempre.

Il cammino dell'Eroe

Dragon Ball, inteso come tutto il manga che compone l'opera di Toriyama, è sostanzialmente una storia di formazione e non soltanto un'avventura fiabesca o un epico battle shonen. Dall'inizio alla fine, il personaggio di Goku non fa che evolversi costantemente, ci accompagna per larga parte della sua vita e ci prende per mano nella maturazione fisica e psicologica dell'eroe creato dal sensei: se nelle battute iniziali della sua storia abbiamo un personaggio curioso, ignaro del mondo che lo circonda ma al tempo stesso sopra le righe, pian piano la sua storia inizia a maturare. Son, col tempo, diventa più consapevole dei propri mezzi, della sua forza, ma al tempo stesso si inizia a intravedere quel barlume di orgoglio Saiyan insito nelle proprie vene, nonostante la prima parte dell'opera non faccia menzione alcuna dei tracotanti guerrieri alieni che hanno dato i natali al protagonista: la caparbietà di Goku durante le tre edizioni del Torneo Tenkaichi, la sua determinazione nell'affrontare villain come Tao Pai Pai o la sua voglia smisurata di confrontarsi ad armi pari con Piccolo sono elementi che, già nella prima parte dell'opera, crescono e maturano di pari passo con il fisico e le abilità del protagonista. È in Dragon Ball Z, però, che la figura di Goku matura e completa quel percorso che lo porta ad essere ciò che abbiamo imparato ad amare negli anni: DBZ ci fa scoprire un Goku padre che, nonostante sia stato incapace di essere presente o particolarmente affettuoso, ha avuto tanto il coraggio di battersi per salvare suo figlio dalle grinfie di Raddish quanto la freddezza di lanciarlo nella mischia contro Cell, arrivando infine a sacrificarsi per la salvezza della Terra e dei suoi cari. Dragon Ball Z ci dà anche la piena consapevolezza di Goku-Kakaroth, cioè il Saiyan insito nell'eroe, e del fatto che il suo animo sia intriso dell'orgoglio tipico del suo popolo.

Dal primo confronto con Vegeta al furioso duello contro Freezer, ad esempio, il nostro cede spesso e volentieri alla sua insaziabile fame di combattimento al fine di migliorarsi sempre di più e di trovare avversari alla sua altezza - senza dimenticare tuttavia di assolvere al suo ruolo principale, e cioè quello di salvatore. Un elemento da tenere a mente, sempre, nell'analizzare il personaggio di Goku nell'opera classica di Akira Toriyama è che il nostro eroe non ha mai anteposto il proprio orgoglio di Saiyan alla salvezza del suo pianeta o dei suoi cari. Questo perché, ed è lo stesso Goku a ricordarlo più volte, egli non è propriamente un Saiyan, o meglio lo è soltanto di sangue: è un Saiyan cresciuto sulla Terra, che ha ereditato tutti i valori positivi trasmessigli dall'uomo che lo ha allevato. Sentimenti come la compassione, il coraggio e l'affetto hanno sempre prevaricato sull'orgoglio più becero, quello che invece permea costantemente l'animo del suo rivale Vegeta - ma che, sul finale dell'opera, saranno scalzati proprio dai sentimenti che il principe dei Saiyan prova nei confronti di coloro che ama, determinando una profonda maturazione anche per il padre di Trunks.

Divino solo nel Ki

È il Goku della Saga di Majin Bu che, per certi versi, stride maggiormente con la sua incarnazione più recente di Dragon Ball Super: il processo di formazione del Saiyan culmina sul finire di Dragon Ball Z, presentandoci un uomo ormai maturo nel corpo e nello spirito, come persona e come padre.

Son-kun trasuda sicurezza da ogni poro, quando fronteggia gli sgherri di Babidy o affronta Majin Bu grasso - lasciandosi andare, tuttavia, a un pizzico di quell'orgoglio Saiyan derivato dalla sicurezza che le nuove generazioni riusciranno ad affrontare e sconfiggere il demone rosa. È un Goku che dimostra piena autorità, che incute un profondo rispetto nei confronti sia di Goten e Trunks - che lo conoscono davvero poco - che nei suoi amici, totalmente asserviti alla guida del loro (e del nostro eroe).
Ma poi arriviamo a Dragon Ball Super: se l'obiettivo di Toriyama era quello di decostruire la figura che ha composto nei circa 30 anni di onorato servizio delle incarnazioni classiche del franchise, possiamo dire che ci è riuscito appieno. Il Goku che ci presenta DB Super sembra un'involuzione dell'eroe ormai saggio e maturo che la Saga di Bu aveva contribuito a formare: il suo carattere viaggia costantemente (e troppo spesso) sui binari di un'ingenuità fanciullesca che in età adulta gli apparteneva solo in parte, mentre per certi versi sembra essersi piegato definitivamente al suo orgoglio Saiyan - ad esempio preferendosi divertire con Golden Freezer piuttosto che dargli il colpo di grazia.

Probabilmente il più grande elemento di "tradimento" che Toriyama possa aver infuso nel "nuovo" Goku si gioca tutto nel rapporto tra il protagonista e Zeno, il Re di tutte le cose. Il protagonista convince la divinità a organizzare un Torneo del Potere pur di mettersi ancora una volta alla prova e misurarsi con guerrieri sempre più forti: un comportamento che risulta chiaramente in linea con il personaggio, non fosse che gli Universi che escono sconfitti dalla competizione vengono cancellati senza pietà da lord Zeno. Nonostante ciò, Son-kun continua imperterrito nella sua spasmodica ricerca e organizzazione del team che rappresenta l'Universo 7, senza neanche provare il benché minimo senso di rimorso per aver messo in pericolo più di un mondo.

È vero che, probabilmente, la sua sicurezza deriva dalla presenza delle Sfere del Drago (che, come abbiamo già approfondito in passato, hanno contribuito a rendere decisamente più scialba la drammaturgia di certi avvenimenti), ma bisogna anche ammettere che i personaggi dell'epopea imbastita da Akira Toriyama hanno sempre avvertito il peso di una morte o di una decisione drastica, pur consapevoli che il buon Shenron avrebbe potuto sistemare le cose.
La parabola di Goku come eroe è quindi, a nostro parere, in caduta libera nel corso di tutto Dragon Ball Super, seppur in particolar modo nell'ultima parte della serie TV anime: al Super Saiyan più amato di tutti, apprezzato proprio per il suo aver saputo mettere da parte gli istinti primordiali ed egoistici di un Saiyan purosangue, toccherà riscattare una caratterizzazione a tratti scialba nelle sue prossime avventure, magari nel nuovo film di animazione in uscita a dicembre nelle sale cinematografiche giapponesi.