Dragon Ball Super vs GT: qual è il miglior sequel di DBZ?

Uno scontro nato sin dai primi episodi della più recente incarnazione del franchise: Super o GT? Analizziamo pregi e difetti di entrambi.

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È una domanda che attanaglia, da alcuni anni ormai, i fan di ogni incarnazione di Dragon Ball: Super o GT? Parliamo di due prodotti di animazione, entrambi a loro modo sequel di Dragon Ball Z, estremamente diversi tra loro, non solo a livello narrativo ma anche e soprattutto concettuale, a partire dalle basi di produzione e legame con l'opera classica di Akira Toriyama. Cerchiamo di analizzare insieme quali sono i punti a favore e a sfavore delle due produzioni, provando a decretare quale dei due potrebbe essere un potenziale vincitore - a prescindere da ogni elemento di canonicità.

Le origini dei due anime

E partiamo proprio dalle basi, ciò che di essenziale c'è da sapere se un fan ignaro dovesse avvicinarsi per la prima volta alle due serie anime dopo aver vissuto le avventure di Goku dall'infanzia all'età adulta, da Dragon Ball a Dragon Ball Z: Dragon Ball GT è sempre stato un anime apocrifo, non canonico, cioè non ufficialmente riconosciuto nella continuity del manga e dell'anime di Akira Toriyama. Il motivo sta dietro le quinte della sua produzione, poiché GT non è un prodotto partorito dalla mente di Toriyama, ma è il risultato di un progetto portato avanti da un team dello studio di animazione (sotto la guida di Izumi Todo) che aveva collaborato con il sensei - il quale, in ogni caso, negli anni di serializzazione di manga e serie televisiva non aveva mai partecipato attivamente al prodotto audiovisivo, impegnato com'era sull'opera cartacea. Dragon Ball Super, invece, è una storia in tutto e per tutto canonica, sequel diretto e riconosciuto ufficialmente nella continuity dell'opera dopo la serie Z; anzi, per la precisione parliamo di un midquel, poiché le sue vicende non si pongono prettamente dopo la fine dell'opera classica di Toriyama, bensì tra il penultimo e l'ultimo capitolo del manga (o episodio dell'anime), nei 10 anni trascorsi tra la conclusione della Saga di Bu e il Torneo Tenkaichi in cui Goku incontra la reincarnazione del demone rosa, Ub, si offre di allenarlo e i due partono insieme alla volta di chissà quali nuove avventure.

Peraltro, il manga di Dragon Ball Super è supervisionato dal suo leggendario autore, ma realizzato in toto dal suo discepolo Toyotaro (finito sotto la ala protettrice di Toriyama dopo aver prodotto alcune opere fan made, tra le quali anche l'apocrifo Dragon Ball AF), mentre l'anime prodotto dalla Toei Animation ha visto la totale collaborazione del sensei, che per la prima volta ha potuto dedicarsi in maniera completa ed esaustiva alla serie di animazione - e che, peraltro, si occuperà di sceneggiatura e character design di Dragon Ball Super Movie, in uscita il 14 dicembre 2018 nelle sale cinematografiche. Insomma, GT e Super rappresentano due esempi di produzione estremamente diversi, così come i temi e la narrazione differiscono in maniera estrema.

Sulle orme del passato

Al di là dell'ambientazione cronologica - Dragon Ball GT vuole essere un sequel diretto di Dragon Ball Z, poiché comincia alcuni anni dopo il finale della serie precedente, con Goku e un Ub ormai cresciuto intenti in un allenamento intenso e furioso presso il palazzo di Dio - i due anime pongono l'accento su personaggi, temi e avventure che potremmo definire quasi opposti. Eppure, l'intento di partenza di entrambe le produzioni rappresentano due facce della stessa medaglia, a ben pensarci: sia Super che GT, infatti, rappresentano un tentativo di fondere l'atmosfera e lo humour della primissima serie di Dragon Ball con l'epica e la drammaticità intrisi di tutti i canoni più tipici del battle shonen moderno, di cui Dragon Ball Z è ufficialmente considerato come capostipite indiscusso.

Se andiamo ad analizzarne la struttura narrativa ci si accorge che è così, e che ognuna delle due serie tenta di trasporre alcuni elementi tipici tra quelli descritti: il fatto che in Dragon Ball GT gli sceneggiatori abbiano scelto di far tornare Goku bambino e di farlo partire alla ricerca delle Sette Sfere del Drago è piuttosto indicativo. I suoi compagni di viaggio, i nemici da affrontare e i combattimenti in sé cercano di trarre il meglio dalle basi poste in Dragon Ball Z, ma senza perdere di vista il senso di avventura, il tema del viaggio e della formazione (sia personale che interpersonale, ad esempio raccontando il rapporto tra Goku e sua nipote Pan che, dopo tanti anni passati lontani, ha bisogno di ricucirsi con lentezza e perseveranza), sono tutti elementi che cercano di raccontare una storia che celebri le primissime avventure di un Goku giovanissimo, quando al fianco di Bulma partì alla ricerca delle Sfere magiche, pronto a vivere avventure fantastiche tra mille azioni acrobatiche.

L'evoluzione degli archi narrativi, invece, cerca di seguire il filone di Z: il primo nemico che ha un legame tormentato con i Saiyan (Baby), il secondo che riporta in auge gli Androidi (Super C17) e infine l'ultimo, un demone dalla potenza inaudita intenzionato a minacciare l'universo, contro cui saranno necessarie fusioni e l'energia congiunta degli esseri viventi per sconfiggerlo (Omega Shenron). Dragon Ball Super, invece, decostruisce leggermente questa struttura, ma a suo modo cerca di ripercorrere gli stereotipi classici del suo predecessore cercando di introdurre elementi narrativi e personaggi in qualche modo innovativi: ciò che somiglia più al primo Dragon Ball, in Super, è sicuramente il mood più fanciullesco, la ricerca costante della gag comica e la necessità di rivolgersi a un target meno maturo, ma senza dimenticare le battaglie furiose e roboanti all'ultimo Super Saiyan viste a più riprese in DBZ. Come detto, due facce identiche della stessa medaglia, ognuna che a modo suo cerca di omaggiare i predecessori: un primo confronto, quello tra i due differenti tipi di narrazione, da cui è difficile trarre un vincitore assoluto. Entrambe le serie presentano i loro punti di forza e le rispettive flessioni, con ritmi altalenanti e soluzioni di sceneggiatura non sempre calzanti o convincenti.

I villain

La dicotomia tra Bene e Male è alla base di ogni racconto classico. Dragon Ball è sempre stata una storia di eroi assoluti (con qualche eccezione, senza precludersi anti-eroi come Piccolo e Vegeta) contro malvagi assoluti. In tal senso, Dragon Ball GT si pone come successore diretto delle avventure assaporate nelle due serie classiche: pur non riuscendo ad eguagliare il carisma di villain immortali come il Grande Mago Piccolo, Freezer, Cell e Majin Bu (oltre che qualche antagonista degli OVA, come Broly, Cooler e Turles), i tre "big" di GT - Baby, Super 17 e il più minaccioso dei Draghi Malvagi, Omega Shenron - hanno sempre esercitato un forte fascino sul pubblico, sia in termini di design che di background: il legame tra il popolo di Baby, gli Tsufuru, e i Saiyan, è una buona trovata di sceneggiatura, ma le successive due saghe (pur presentando cattivi e battaglie di livello pregevole) non sono riuscite a non scadere nel già visto, proponendo con Super 17 una serie di ricicli in termini di antagonisti e con i Draghi Malvagi l'ennesima caccia alle Sette Sfere del Drago, portando le battaglie a livelli sempre più drammatici.

Un parco di villain che, francamente, ci sembra comunque meglio assortito rispetto ai nemici che Goku e Vegeta devono affrontare in Super, partendo tuttavia dal presupposto che nella serie midquel di DBZ di cattivoni assoluti ce ne sono ben pochi. L'unico, vero antagonista minaccioso è infatti rappresentato dal duo Black Goku/Zamasu, una nemesi che tuttavia - come abbiamo già evidenziato in un'analisi dedicata - non è riuscita a incidere come avrebbe dovuto, figlia di una scrittura tutt'altro che certosina e di fin troppe flessioni narrative, che rendono la Saga di Future Trunks un vero e proprio calvario di noia e prevedibilità soprattutto nella fase centrale.

Andando ad analizzare gli altri nemici di Goku, abbiamo Beerus - un personaggio rivelatosi, poi, tutt'altro che cattivo - e Freezer: l'imperatore del male è tutt'oggi la nemesi più credibile dell'opera, nonché la più apprezzata dai fan, ma l'arco narrativo che lo vede protagonista in un roboante ritorno dagli inferi è tutt'altro che apprezzabile (remake fin troppo scialbo e mal realizzato del film La Resurrezione di F); per quanto riguarda la Saga del Torneo tra gli Universi 6 e 7, manca totalmente un vero e proprio villain, giacché nessuno dei guerrieri dell'Universo 6 (tolto Frost, che incide davvero poco) è propriamente un malvagio. Sul Torneo del Potere abbiamo parlato ampiamente: una saga in cui nessuno è davvero cattivo, bensì risulta mosso da motivazioni che risiedono unicamente nella sopravvivenza e nel tentativo di salvare il proprio universo, ma le vicende conclusive della competizione ribaltano persino questa concezione, impostando Jiren il Grigio più come un villain che come un guerriero che cerca soltanto di salvare la pelle combattendo per sé stesso. Un capovolgimento di fronte che sta tutto nel gesto - inconsulto e inopportuno, come abbiamo evidenziato in un'analisi alternativa dell'episodio 130 - che il Pride Trooper compie nei confronti degli amici di Goku, tentando di eliminarli per dimostrare a Goku che l'amicizia, la fede e la lealtà non sono i valori principali che regolano la forza di un individuo. Se dovessimo scegliere un parco di villain, da questo confronto faremmo uscire vincitore Dragon Ball GT, il cui sviluppo delle rispettive nemesi ci sembra assai più lineare e coerente rispetto a quelle di Super.

Tra Dio e Scimmia

Arriviamo ora a toccare un tasto fondamentale: le trasformazioni. Il che, ovviamente, si riduce al confronto tra Super Saiyan God e Super Saiyan 4, ovvero le due principali evoluzioni dei rispettivi anime. A nostro parere, entrambi rappresentano a loro volta due diversi aspetti della predisposizione Saiyan a spingersi oltre i limiti: con le sue sembianze scimmiesche, e la necessità di passare attraverso la forma di Oozaru per attivarlo la prima volta, il Super Saiyan 4 rappresenta a modo suo un'evoluzione naturale dell'essenza stessa dei guerrieri Saiyan, un'ascesa soprattutto del corpo che determina una profonda metamorfosi fisica. Per contro, il Super Saiyan God rappresenta l'incontro tra i guerrieri Saiyan e le divinità, determinando un'ascesa soprattutto dello spirito e del proprio Ki verso livelli non umanamente concepibili: un'elevazione dell'anima, e non del corpo, che può essere considerata come un'alternativa coerente e credibile al più animalesco SSJ di quarto livello.

Due facce della stessa medaglia, a loro volta, che possono coesistere come lo yin e lo yang. Il difetto che va mosso a Dragon Ball Super, come abbiamo già analizzato in fase di recensione della serie completa, è però l'eccessiva velocità, il suo voler essere un calderone gigantesco di nuove trasformazioni e varianti che si susseguono a un ritmo inaudito: Super Saiyan God, Super Saiyan Blue, Blue Kaioken, Blue Evolution, Super Saiyan Rage, Super Saiyan Rosé, Ultra Istinto e Ultra Istinto Perfetto. Tante varianti diverse in soli 131 episodi, mentre in Dragon Ball GT è solo il Super Saiyan 4 a regnare sovrano: una scelta che si pone in continuità con i Super Saiyan precedenti visti in DBZ (un livello diverso per ogni saga, più o meno) e che nel corso dei suoi 64 episodi dà tutto il tempo ai fan di metabolizzare tale forma, pur proponendone ben tre personaggi diversi (Goku, Vegeta e Gogeta).

Certo, non mancano anche in questo caso le perplessità, come lo stesso Gogeta, a cui è stato riservato un trattamento molto simile al Vegeth Super Saiyan Blue o all'Ultra Istinto Perfetto di Super: una puntata fin troppo veloce e via, senza farsi più vedere e permettere al pubblico di assimilare nei giusti tempi il personaggio. Ci sentiamo, dunque, di promuovere timidamente il Super Saiyan 4 in virtù di quella coerenza fin qui descritta, pur consci di trovarci di fronte a un'opinione per molti impopolare, considerata l'enorme dose di fan service che Toriyama e soci hanno costruito intorno al Super Saiyan God.

Consenso popolare

E qui arriviamo di fronte all'ultima questione, quella della presa sul pubblico, dell'hype sfrenato, della godibilità generale del prodotto di fronte alle masse: complice anche la sua diffusione in un contesto di comunicazione largamente maggiore - la campagna di promozione, gli ambienti di discussione e parte della diffusione di Dragon Ball Super sono stati spinti dal web e dai social media, cosa che alle precedenti serie era precluso per ovvie ragioni - Super è stato un successo indiscusso sotto il profilo finanziario e mediatico, ma soprattutto la nuova creatura di Toriyama ha viaggiato sull'onda costante del fan service più sfrenato, proponendo battaglie sempre più esagerate, trasformazioni sempre più potenti, nemici sempre più pericolosi. Dragon Ball GT ha volato più basso rispetto a Super, "appesantito" da un comparto tecnico ovviamente inferiore (per mezzi a disposizione) rispetto all'incarnazione più recente delle avventure di Goku; pur proponendo una prima parte decisamente carente a livello di disegni - cosa, che invece, GT ha saputo gestire meglio, proponendo un tratto che, pur rivoluzionando in toto il character design di molti protagonisti e rendendo la visual della serie più moderna rispetto al passato, ha cercato di mantenere uno stile quanto più classico possibile - Dragon Ball Super ha sfoggiato (soprattutto nelle puntate conclusive) un comparto estetico di assoluto rispetto, con una regia ineccepibile.

Se dovessimo attribuire un giudizio totale ai momenti più esaltanti di ciascuna delle due serie, potremmo affermare che, da un lato, Dragon Ball GT offre un gran carico di sentimenti ed emozioni, che vanno dal momento della trasformazione di Goku in Super Saiyan 4 alla vista di sua nipote Pan al commovente "addio" che l'eroe riserva ai suoi cari sul finale di serie; mentre, dall'altro, Dragon Ball Super gioca sulla potenza visiva, sull'esaltazione dell'epica vista in Dragon Ball Z ma esasperata al limite, portata oltre ogni concezione possibile all'insegna di power up ed evoluzioni sempre più assurde e potenti.

Dragon Ball Super Il vincitore di questo furioso scontro, tra Dragon Ball Super e Dragon Ball GT, spetta unicamente a voi: la serie midquel, esaltata dai fan per l'elevata dose di fan service e una maggiore componente epica, esercita anche un certo asservimento data la sua natura in tutto e per tutto canonica nei confronti della continuity originale. Per contro, il sequel che fu firmato da Izumi Todo è stato più bistrattato negli anni, ma riesce a trasmettere il senso di avventura tipico della prima serie originale, unito a una struttura narrativa più classica e lineare, composta da tre macro-cattivi che in qualche modo hanno voluto ricordare il legame con i villain originali. GT fa leva sulle emozioni, Super sul fan service e su battaglie sempre più esagerate; GT ha il Super Saiyan 4, evoluzione naturale e fisica dell'essenza guerriera Saiyan, mentre Super ha il God e l'Ultra Istinto, trasformazioni metafisiche che elevano lo spirito e rappresentano l'incontro tra i Saiyan e le divinità. Entrambi gli anime, infine, presentano perplessità e flessioni a sé stanti: GT propone una sceneggiatura non sempre interessante, mettendo inspiegabilmente da parte alcuni Guerrieri Z; Super, infine, antepone la spettacolarità alla coerenza, con sé stesso e con i predecessori. Voi quale dei due preferite?