Dragon Ball X Star Comics Celebration Book: le origini del mito

Dragon Ball spegne trenta candeline. Per festeggiare, vale la pena recuperare il volume Dragon Ball X Star Comics: Celebration Book.

speciale Dragon Ball X Star Comics Celebration Book: le origini del mito
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Era un appuntamento fisso, quello pomeridiano, dopo scuola, su Italia 1. Prima o dopo pranzo, avvolto da un religioso silenzio, interrotto solo dal leggero mormorio di chi, a bassissima voce, ripeteva le parole della sigla cantata da Giorgio Vanni. In casa mia, a quei tempi (intorno al 1999), c'era un'intera generazione che si sedeva a tavola, forchetta o cucchiaio alla mano, per vedere la nuova puntata di Dragon Ball: si partiva dal sottoscritto, che sfiorava la decina d'anni, si passava per mio padre sulla cinquantina e si giungeva fino mia nonna, di quasi 80 anni, che adorabilmente - e non scherzo - mi avvertiva quando iniziava l'episodio, urlando: "Giuse', comincia Franco Ball!".
Dragon Ball ha segnato un'epoca: sono trascorsi tre decadi dal suo esordio, ed ancor prima che Junior Tv ne trasmettesse le puntate e che Mediaset ne acquisisse il monopolio, in molti (me compreso) lo avevano già trasformato una religione, il cui verbo era diffuso dalle pagine in bianco e nero del manga.
Per celebrarne il trentesimo compleanno, Star Comics (ossia la casa editrice che ebbe l'intuizione di presentare l'opera al pubblico italiano in formato cartaceo nel 1995) ha dedicato alla ricorrenza uno speciale volumetto. Dragon Ball X Star Comics: Celebration Book (in vendita a 20 euro sul sito ufficiale) è, insomma, come il nome suggerisce, un viaggio un po' nostalgico nei ricordi di un'epoca d'oro, una breve enciclopedia informativa che, tra aneddoti, interviste e disegni esclusivi, ci porta alla (ri)scoperta del più importante shonen mai disegnato.

Storia editoriale

Tutti noi siamo in debito con la Star Comics. Se non fosse stato per lei, oggigiorno il mito di Dragon Ball forse non avrebbe piantato le sue radici così tanto a fondo nel nostro immaginario. Le prime pagine di questa edizione speciale sono interamente dedicate ad una retrospettiva sulla storia della casa editrice, nata nel 1986 per mano di Giovanni Bovini, "un uomo d'affari" - come si definisce lui stesso - che ebbe la brillante idea di affiancarsi a due guru dei fumetti come Marco Lupoi e Sergio Cavallerin.
È merito loro, insomma, se l'editoria fumettistica italiana ha conosciuto uno slancio incredibile. La svolta, ovviamente, sarebbe avventura con l'arrivo di Dragon Ball, nel 1995: menzione d'onore va anche (e soprattutto) ai mitici Kappa Boys, soprannome di quel famoso gruppetto di "espertoni" che per primo riuscì a "fiutare" il possibile successo in Italia del manga di Toriyama. Ricordate, a tal proposito, la DragonPost, ossia l'angolo dei lettori curato da Andrea Pietroni, posto alla fine di quasi ogni volume della prima edizione Star Comics? Un paio di pagine dedicate alle lettere, alle domande ed agli schizzi amatoriali degli appassionati, che già testimoniavano il grandissimo affiatamento di una fanbase in continuo aumento.
Il Celebration Book prende il via proprio con la vicenda editoriale della Star Comics, dagli albori fino all'exploit di Dragon Ball: una storia raccontata dalle penne principali della casa editrice, ognuna delle quali ha vissuto l'arrivo di una "nuova era", quella dei fumetti giapponesi, che si stava pian piano sostituendo allo strapotere dei comics americani. Dragon Ball, in tal senso, ha rappresentato un punto di non ritorno: è stato infatti il primo manga ad essere distribuito in Italia con il formato di lettura tipicamente nipponico, da destra verso sinistra.
Questo atto "rivoluzionario" fu la diretta conseguenza di una specifica richiesta di Toriyama in persona: il suo capolavoro poteva essere commercializzato in Occidente a patto che le tavole non fossero "ribaltate", come invece accadeva per altre opere giapponesi, che venivano lavorate allo scopo di essere rese più comprensibili per i fruitori italiani, e poi pubblicate in modo speculare alla versione originale.

Il piacevolissimo racconto di tutti i membri della Star Comics prosegue attraverso curiosità, dettagli tecnici, questioni economiche e culturali: dal numero di copie mediamente vendute nei primi giorni di diffusione sino alle difficoltà nell'adattamento, passando per tutte le varie edizioni proposte fino ad oggi in commercio.
Tramite le opinioni degli intervistati, ci si rende conto del processo di crescita e maturazione intrapreso da Dragon Ball, lo stesso che lo ha portato ad assumere le forme di un fenomeno di costume, intramontabile e forse irripetibile. Esattamente come traspare dalle parole di Sergio Cavallerin: "Akira Toriyama è riuscito in maniera magistrale nell'obiettivo più difficile: creare una cosa che piace alla gente. Ci sono forse storie più profonde e strutturate, disegnatori più dotati e spettacolari, ma il maestro Toriyama, con Dragon Ball, ha saputo piacere quasi a tutti e in tutto il mondo, è riuscito a creare un'armonia che "arriva". Dragon Ball è la magia del bello universale, il The Dark Side of the Moon dei fumetti".

Parola al maestro

E quale modo migliore per "comprendere" Dragon Ball, se non quello di "leggerlo" proprio attraverso gli occhi del suo creatore? Il Celebration Book contiene infatti anche un'intervista ad Akira Toriyama datata 2015, e fino ad ora completamente inedita nel Bel Paese. Il sensei è un individuo schivo, remissivo, che si tiene solitamente ben distante dai riflettori: questo "confronto" diviene quindi un'occasione preziosa per entrare più approfonditamente nel mondo di Dragon Ball come scrutato dalla prospettiva del suo demiurgo.

Dinanzi alle rivelazioni del maestro - alcune delle quali già note ai fan più indefessi della serie - è facile restare un po' interdetti, sorpresi, meravigliati. Ne scaturisce difatti un peculiare ritratto dell'autore, un interessante resoconto sulla sua personalità, sul metodo di lavoro che adopera(va), ed addirittura sul suo modo di "interpretare" le avventure di Goku e co.
Ad emergere, tuttavia, è l'immagine di un uomo un po' pigro, indolente, il cui carattere leggermente svogliato ha condizionato il design dei personaggi, lo sviluppo della trama, la scelta delle ambientazioni e tanti altri piccoli particolari che vi lasciamo il piacere di scoprire da soli.
Apprenderemo così i suoi rapporti con gli editori, la sua passione smodata per i film di arti marziali, le bizzarre motivazioni che si celano dietro la scelta del colore biondo per i capelli dei Super Saiyan e molto altro ancora: si tratta di vere e proprie primizie, in grado di arricchire notevolmente le informazioni sulla genesi di un manga che neppure il suo ideatore sembra conoscere davvero a menadito (pensate solo al fatto che una volta Toriyama, per sua stessa ammissione, ha chiesto ad Eiichiro Oda - il papà di One Piece - chi fosse Taobaibai...).

Simpaticamente, leggendo l'intervista, di tanto in tanto sorge il dubbio che non sia necessario chissà quale sforzo mnemonico per essere dei "fan" di Dragon Ball più preparati del maestro.
Per metterci alla prova, comunque, basterà sfogliare il quiz inserito poco dopo la conversazione con Toriyama: alcune domande sono decisamente elementari, mentre altre indubbiamente più complesse, tali da farci rinascere il desiderio di consultare nuovamente tutti i volumi del manga per colmare qualche (im)perdonabile lacuna. A corollario di tutto, è presente anche un brevissimo sketch realizzato da Toriyama (con un tratto stilistico piuttosto simile a quello caricaturale utilizzato nel manga Nekomajin) per festeggiare il trentesimo anniversario: vi basti sapere che i protagonisti sulla scena sono Goku, Vegeta e Freezer, impegnati in un bizzarro dialogo con Tori Bot, ossia la tipica rappresentazione in formato "fumetto" del loro creatore. Semplice, fugace, autoironico ed esilarante.

C'è un po' di Dragon Ball in ognuno di noi...

In Giappone, in occasione dei tre decenni in compagnia di Dragon Ball, è stato probabilmente istituito un giorno di festa nazionale. Non sorprende quindi che sia stata redatta anche un'enciclopedia colossale, la 30th Anniversay Super History Book, disgraziatamente inedita qui da noi, nella quale, oltre ad un "riepilogo" integrale della serie, trovano spazio alcuni trafiletti in cui i più grandi mangaka del Sol Levante reinterpretano, con il proprio stile, i protagonisti del capolavoro di Toriyama.

C'è Oda con la sua personale visione di Yamcha, c'è Kishimoto (Naruto) che rielabora un giovane Son-Kun, e c'è anche il mitico Tetsuo Hara (Ken il Guerriero) che ci mostra una versione molto nerboruta di un Super Saiyan: questi sono soltanto tre degli oltre venti artisti che hanno voluto rendere omaggio al "re" degli shonen, sintomo della reverenza e dell'influenza che Dragon Ball ha esercitato su di loro e sull'intero settore. Il Celebration Book, prevedibilmente, ha provato, nei limiti del possibile, a non essere da meno: ecco il motivo per cui Star Comics ha ben pensato di radunare alcune tra le migliori matite tricolore, affinché ognuna onorasse il maestro Toriyama al meglio delle sue capacità. Tra le guest star che hanno prestato il loro talento, vale la pena segnalare Giacomo Bevilacqua (A Panda Piace) con il suo ruvido Vegeta, Don Alemanno con il suo buffo Jenus Super Saiyan, e Lorenzo Ceccotti (in arte LRNZ) con una bellissima illustrazione in cui immagina che tutti i protagonisti della serie posseggano le sembianze di Majin Bu.
Impossibile non citare, tra gli altri, sia l'illustre Milo Manara, che si focalizza sulla dimensione erotica appartenente alla prima serie di Dragon Ball (con una Bulma - dal viso simile a quello di Valentina - intenta a mostrare le mutandine), sia Zerocalcare, la cui raffigurazione di Goku, Crilin e Fat Bu assume un tocco lievemente malinconico. Ogni singolo lavoro è accompagnato da una dedica, un piccolo paragrafo nel quale gli autori nostrani ci descrivono il legame artistico e sentimentale che li unisce all'opera magna Toriyama.

Che Dragon Ball sia stato il manga più influente degli ultimi trent'anni è fuori discussione: eppure, siamo certi che in qualche modo la sua potenza comunicativa ed ispiratrice non si è ancora esaurita del tutto. Ce lo conferma sia il recente approdo sui lidi italici di Dragon Ball Super, sia un'ennesima, pomposa riedizione in arrivo a gennaio, la Dragon Ball Full Color, con tutte le tavole riproposte totalmente a colori, seguendo le istruzioni originali di Toriyama-San.
Il Celebration Book ce ne fornisce un sapido assaggio, mostrandoci l'ottimo lavoro di colorazione per le prime cinquanta pagine del volume 1: è questo un chiaro tentativo di allungare ulteriormente la vita di un'opera senza eguali, pronta ad istruire ed incantare anche le future generazioni di lettori, artisti, mangaka.
Dragon Ball, in fondo, riuscirà sicuramente ad ottenere l'immortalità anche senza chiedere aiuto alle Sfere del Drago...