Dragon Ball Z: ritratto di Vegeta, principe, saiyan, guerriero

All'interno del capolavoro di Akira Toriyama, il principe dei saiyan è con ogni probabilità il personaggio più complesso e sfaccettato.

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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

La prima volta che abbiamo visto Vegeta piangere ce la ricordiamo tutti. In preda alla disperazione per la potenza devastante di quel demonio di Freezer, e poi trafitto a morte, accasciato sul suolo di Namecc. Lì, tra i rantoli e gli affanni, il principe dei Saiyan supplica Kakaroth, un essere inferiore, di vendicare la sua stirpe. Tutta la tracotanza mostrata fino a quel momento, tutta l'austerità di un guerriero d'élite, tutta la sua solidità d'animo inizia a vacillare, fino a spegnersi nel pianto. In quel momento, però, Vegeta ha incarnato la massima espressione di se stesso. Si dice che la vera natura di un uomo si mostri soltanto in punto di morte, e per il principe è andata esattamente così: in quel frangente che ha preceduto il trapasso, il Saiyan non era né spaventato, né inerme dinanzi alla sconfitta.
Le sue erano lacrime di rabbia, dolore, speranza. Quelle di un combattente caduto, che ha perduto tutto ciò che aveva valore per lui: il suo popolo, la sua dignità. Di fronte allo sterminatore della sua gente, Vegeta soffre dalla furia e si rivolge direttamente a Son Goku, mettendo da parte l'imperitura rivalità per far spazio all'odio di un'intera razza. Lascia tutto in mano all'eterno avversario, dimenticando per un attimo il rancore, con la segreta consapevolezza che - in fin dei conti - è proprio Kakaroth "il numero uno". E ci vuole una grandissima forza d'animo per sottomettere così il proprio orgoglio.
In quell'istante, poco dopo aver assistito al suo ultimo respiro, abbiamo compreso come Vegeta sia - con ogni probabilità - il migliore tra tutti i personaggi di Dragon Ball Z.

Un (anti)eroe controverso

Vegeta, fino alla fine, vive di contraddizioni. Un Saiyan che sbandiera in tutti gli angoli delle galassie la superiorità della sua razza, capace di uccidere Nappa soltanto perché visibilmente inferiore a Kakaroth, e che poi - con puro spirito di conservazione, in barba alla sua fierezza - fugge via dalla Terra non appena la situazione si fa estremamente problematica. Nonostante la nobiltà del suo sangue e l'arroganza di cui si fa portavoce, il principe non esita a sporcarsi le mani, a ricorrere ad alleanze di comodo (quella con Crilin e Gohan contro Freezer, ad esempio) e poi ad utilizzare biechi mezzucci per accrescere il suo potenziale combattivo, come quando si lascia colpire volontariamente allo scopo di essere curato da Dende, conscio del fatto che i Saiyan acquisiscono sempre maggior forza dopo aver subito gravissime ferite. Questa complessità d'animo, queste ruvide ed imperfette sfaccettature lo rendono uno dei co-protagonisti migliori di sempre, lontano da archetipi pre-costruiti, imprevedibile e, alle volte, decisamente pericoloso. Una caratterizzazione che ha fatto scuola, e che di certo rappresenta il punto più alto della scrittura di Akira Toriyama, in grado di renderlo una figura assai stratificata. Se è vero che è una prerogativa di Dragon Ball quella di tramutare i villain in futuri compagni di avventure (Yamcha, Tenshinhan e Piccolo su tutti), è altrettanto vero che con Vegeta il confine tra rivalità ed alleanza assume connotati molto più profondi e sfumati.

Nel corso delle battaglie, partendo da Freezer fino ad arrivare a Majin Bu, Son-Kun e compagni non potranno mai fare totalmente affidamento sul principe, le cui azioni - in alcune istanze - si sono rivelate persino controproducenti, spinte dalla cieca volontà di esaudire le sue pulsioni ed i suoi desideri, senza curarsi della salvezza altrui. Ciononostante, la crescita e la maturazione di Vegeta, nel corso della serie Z lo hanno trasformato in un antieroe a tutti gli effetti, tormentato e severo. "E anche un po' triste".

Singhiozzi di umanità

Dopo la sconfitta di Freezer, il principe digrigna i denti, stringe i pugni e dedica tutto se stesso al raggiungimento del Super Saiyan: è questa una fase di transizione, durante la quale resta in bilico tra la sua natura di indomito guerriero, conquistatore di mondi, e quella di essere umano che, in qualche modo, inizia a porre radici sulla Terra. Lo sappiamo tutti che la colpa è di VegetaDa Freezer fino a Bu, buona parte delle disgrazie in cui si imbattono in nostri eroi è causata da Vegeta. Pensateci: sua è la colpa per aver fatto ottenere a Cell il corpo perfetto, e lo stesso può dirsi per il risveglio di Bu, quando sceglie a tutti i costi di sfidare Kakaroth pur sapendo che la sua energia sarebbe stata risucchiata da Babidy. In fondo, avrebbe potuto annichilire Cell al secondo stadio in pochissimo tempo, ed anche eliminare Darbula senza eccessivo sforzo. E invece...

Saggiamente, Toriyama non ci mostra l'avvicinamento sentimentale a Bulma, come farebbero molti altri narratori. Ci pone dinanzi al fatto compiuto, con un neonato tra le braccia della madre, e con un leggero accenno ai trascorsi della coppia, quasi a lasciare intendere che l'incontro tra Bulma e Vegeta sia stato principalmente fisico, e non emotivo. Come se Trunks fosse nato per sbaglio. Che il Saiyan - di primo acchito - non volesse una prole è intuibile già dal nome del bambino. Un principe come lui, che porta la denominazione del padre, il re Vegeta, e persino di un intero pianeta, avrebbe quasi certamente portato avanti la propria discendenza imprimendole il suo stesso nome, come già avvenuto in passato. Ed invece, Trunks ("pantaloncini") segue l'onomastica della famiglia della madre, legata a capi d'abbigliamento. Durante l'attacco dei cyborg 19 e 20, inoltre, non si scompone minimamente per salvare Bulma ed il figlioletto, il cui elicottero viene abbattuto da un colpo a sorpresa, suscitando così lo sdegno del Trunks del Futuro. Eppure, la nascita del piccolo segna un considerevole spartiacque nella vita di Vegeta: è il suo primo scampolo d'umanità, la flebile scintilla iniziale del cambiamento.

Nella saga di Cell, gli errori commessi dal Saiyan sono innumerevoli, causati dalla tempesta emotiva che ne sconquassa l'anima: mai come contro gli androidi, del resto, Vegeta subisce una serie di atroci umiliazioni, prima nella battaglia con Numero 18, poi in quella con Perfect Cell e poi ancora nel bel mezzo del torneo, quando si accorge dell'enorme differenza di potere che lo separa da Gohan in versione Ssj 2. La morte di Trunks per mano del mostro, infine, è la lama che spezza le catene del suo raziocinio: in un impeto di follia rabbiosa, causata dalla perdita del figlio (al quale - senza darlo a vedere - si era sempre più legato) si scaglia contro un avversario ben oltre la sua portata. Un'azione sconsiderata, che costringe Gohan a fare da scudo umano per evitare che il compagno venga spazzato via. È lì, in quel momento, che Vegeta chiede scusa, sopraffatto dall'impotenza. La stessa che, al termine del Cell Game, lo induce a giurare a se stesso di "non combattere mai più". Una simile promessa (mai mantenuta), pronunciata da un guerriero che fa della lotta la sua ragione di vita, implica un preciso snaturamento della sua essenza, la rinuncia della propria identità. La fine di Vegeta come principe dei Saiyan...

L'addio

...e la nascita di un nuovo (anti)eroe, padre austero ma presente, che comincia a nutrire per la famiglia un profondo attaccamento, pur senza mai perdere i suoi connotati di ruvida severità. Nel corso della saga di Bu, d'altronde, è proprio il nucleo familiare il centro dell'emotività di Vegeta, l'elemento che riaffiora in più occasioni, il suo punto di forza e di debolezza. Nella battaglia contro il demone rosa vengono a galla tutte le sue contraddizioni, il suo passato ed il suo presente, che si mescolano, si battono e si vaporizzano in un singulto di altruismo. Super...Vegeta?In Dragon Ball Super, Vegeta possiede una doppia anima, una ancorata ai retaggi di Z ed una più incline alla leggerezza tipica della nuova serie. Ritroviamo il principe al vertice di uno sviluppo emotivo, tale da indurlo a provare empatia per Cabba e fungergli da "maestro" (sebbene a modo suo), in uno slancio di nostalgia per quello che un tempo era il suo popolo. Allo stesso modo, mai come in Super, il nostro saiyan mostra a chiare lettere l'affetto che lo lega a Bulma, Trunks e Bra, al quale si affianca, ovviamente, l'immortale ambizione di surclassare Kakaroth. E poi, d'altro canto, spunta fuori un Vegeta incline a qualche manifestazione buffonesca di troppo, o - di contro - ad alcune reazioni d'orgoglio fuori contesto, come quando si rifiuta di donare la sua energia alla Genkidama di Goku contro Jiren. Una scelta assai poco coerente con lo sviluppo del personaggio all'interno di Z. Fortuna che, tra alti e bassi, Vegeta non ha subito in Super lo stesso percorso di "involuzione" a cui è stato invece sottoposto il suo antico rivale.

Ma prima della catarsi che tutti ben conosciamo, c'è il momento del peccato: quello in cui Vegeta precipita, per mettere un'ultima volta le mani nel fango, per affrontare il marcio che ancora alberga in lui e cancellarlo definitivamente. Non è mai stato un puro di cuore, il nostro principe. Non ha mai fatto parte, davvero, della schiera dei "buoni". Si è mosso costantemente in una zona grigia, a metà tra il bene ed il male, che sono riaffiorati in lui a fasi alterne. Decidendo di farsi possedere di sua spontanea volontà da Babidy per aumentare il proprio potere, Vegeta mantiene il pieno controllo delle sue facoltà mentali: è per questo che, quando uccide senza pietà gli spettatori del Tenkaichi, quello che abbiamo di fronte non è un fantoccio del mago, ma proprio il saiyan al culmine della crudeltà che credevamo sopita. E la motivazione che fornisce a Kakaroth è agghiacciante:" Volevo tornare me stesso. Volevo tornare il saiyan più spietato e crudele per potermi dedicare solo al combattimento contro di te. Odiavo me stesso...perché, influenzato da voi, diventavo sempre più calmo. Ho persino messo su famiglia. Non che la cosa mi sia dispiaciuta...iniziava a piacermi vivere sulla Terra. Ma avevo bisogno di ritrovare me stesso, e per questo ho approfittato del potere di Babidy. Grazie a lui, ora mi sento benissimo".
"Non è vero" - risponde Son-Kun. Ed infatti non lo è. Vegeta ha provato invano a sradicare da sé ciò che lo ha reso più "umano", ed ha fallito - ancora una volta. Il sacrificio che lo vede protagonista contro Majin Bu si annovera di diritto tra le sequenze più imponenti dell'animazione di ogni tempo, culmine ultimo di un percorso evolutivo straordinario. E di cui il fulcro è - di nuovo - la famiglia. Prima di andare incontro al suo destino, Vegeta si avvicina a Trunks, e lo abbraccia. Non lo aveva mai fatto. Poi chiede a Piccolo se, nell'altro mondo, avrebbe rincontrato Kakaroth. Sempre lui, quel saiyan di rango inferiore, sempre al centro dei suoi pensieri, anche nei sussulti finali della sua vita.

L'esplosione, non più tra le lacrime, ma immersa nel sorriso di un uomo sereno, è accompagnata da queste parole: "Saraba da Bulma, Trunks...soshite, Kakarotto". Che in italiano possono essere tradotte con "Addio Bulma, Trunks...e anche tu, Kakaroth". Un estremo, romantico, e rispettoso saluto alle tre persone che gli hanno permesso di avere un cuore.

Dragon Ball Z Vegeta non è l”'eterno secondo” dipinto spesso con fare denigratorio. È il personaggio più intenso del capolavoro di Toriyama, quello dotato di un'evoluzione spirituale e caratteriale più spietata e dolorosa. Ed anche incoerente, proprio come un vero essere umano. Pur nelle sue cadute e nei suoi fallimenti preserva quell'oncia di orgoglio che identifica la sua personalità. Persino quando, sul pianeta dei Kaioshin, assiste alla battaglia tra Kid Bu e Goku in versione Ssj3 ed ammette, sorridendo, la sua inferiorità nei confronti di Kakaroth, lo fa con una dignità tale da imporre rispetto. Altero, capriccioso, fiero e triste, il principe dei Saiyan è il volto più malinconico e nobile di Dragon Ball Z. È l'eroe dei contrasti, il guerriero che inciampa e si rimette in piedi, che colpisce ed incassa, che sputa sangue e versa lacrime. Che all'inizio combatteva per soddisfare se stesso, ma che alla fine si batte per proteggere chi ama. Che non lotta più soltanto per vincere, ma per non essere sconfitto. “Forza, Vegeta, sei tu il numero uno!”.