Dylan Dog 400: la fine di un'era per lo storico fumetto italiano

La serie di Dylan Dog è arrivata al numero 400: scopriamo insieme i pregi e i difetti di un albo molto importante per la storia editoriale del personaggio.

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Dylan Dog, il personaggio fumettistico creato nel 1986 da Tiziano Sclavi, negli anni è riuscito a guadagnarsi un enorme numero di fan, tanto da essere ancora oggi uno dei personaggi più amati e apprezzati di casa Bonelli.
Nel corso dell'ultima decade però, l'Indagatore dell'Incubo ha via via iniziato a dare vistosi segnali di cedimento, ritrovandosi sempre più spesso intrappolato in una sorta di limbo contenutistico dove ogni storia risultava (quasi) uguale all'altra.

Con il numero 337 della serie regolare, sceneggiato da Roberto Recchioni e disegnato da Nicola Mari, si è cercato di puntare maggiormente sull'innovazione e lo svecchiamento nel tentativo di rivitalizzare il personaggio, trasformatosi purtroppo con il passare degli anni nell'ombra di se stesso.
Qui di seguito proveremo ad analizzare l'albo numero 400 provando al contempo a focalizzarci sull'importanza dietro al concetto stesso di cambiamento.

Resteremo insieme... per sempre!

Quando si parla di personaggi dei fumetti dalla solida storia editoriale, puntare su concetti quali innovazione e svecchiamento non è mai semplice. Per quanto sia in apparenza banale, spesso ci si dimentica che le case editrici sono in realtà delle aziende e, che piaccia o meno, devono pensare - prima di tutto - a vendere i loro prodotti. È un azzardo accostare il mondo dell'arte a una dimensione puramente economica (con il rischio di valutare qualsiasi prodotto d'intrattenimento non per la propria qualità intrinseca ma semplicemente per il riscontro che ottiene attraverso il pubblico), ma non si può di certo ignorare il fatto che oggi sia più facile puntare su soluzioni commerciali piuttosto che per idee autoriali e potenzialmente di nicchia. Hollywood ci ha infatti insegnato che investire su un brand solido e codificato (seppur magari vecchio ottant'anni) sia in realtà una mossa molto più furba e logica - almeno in apparenza - rispetto al puntare su una nuova IP potenzialmente rivoluzionaria.

L'intero sistema dell'intrattenimento - soprattutto quello a trazione americana - si è così impegnato nel riproporre continuamente gli stessi brand al grande pubblico per sfruttare con forza il mood rassicurante dettato dall'effetto nostalgia.
Seppur con le dovute distinzioni, a Dylan Dog è successa un po' la stessa cosa; il personaggio, infatti, con il passare del tempo ha perso via via lo spirito propulsivo delle origini (così come la natura a tratti destabilizzante di alcune storie), diventando un po' prevedibile e accomodante in numerose occasioni.

Tutti i tratti distintivi del personaggio si sono quindi trasformati in dei semplici cliché atti semplicemente ad assecondare la voglia di alcuni fan nel rivedere sempre le solite cose, condannando Dylan a un eterno (e leggermente inquietante) circolo vizioso. Fortunatamente però, Tiziano Sclavi (così come molti altri autori all'interno di SBE) è riuscito a rendersi conto di quanto fosse importante dare nuovo lustro (e vita) a uno dei personaggi più importanti e amati dai fan della casa editrice, scegliendo - grazie anche a un'elevata dose di coraggio - di prendersi tutti i rischi del caso lasciando da parte l'effetto nostalgia per puntare su qualcosa di nuovo.

Il numero 400 di Dylan Dog rappresenta quindi la fine di un'era e l'inizio - almeno si spera - di una nuova vita per l'Indagatore dell'Incubo, in grado di riuscire a catturare anche nuovi lettori attraverso avventure forse imperfette ma in qualunque caso lontane dai binari della ripetitività.

L'albo ha deciso così di troncare definitivamente con il recente passato del personaggio sfidando - e per certi versi anche provocando - i fan più conservatori della serie, pur senza in realtà stravolgere il protagonista ma anzi valorizzandone gli aspetti più tradizionali riuscendo al contempo ad attualizzarli.

Io voglio una missione...

Il numero 400 di Dylan Dog appare in realtà più accomodante e user friendly rispetto a vari numeri post rilancio, sicuramente meno coraggioso del 337 (capace di spiazzare il lettore per la sua dimensione straniante) e anche meno coinvolgente del 399, seppur in grado di risultare avvincente per la sua natura d'intrattenimento. Un albo da leggere non come una storia autoconclusiva o in quanto epilogo della saga della meteora, ma invece come un vero e proprio spartiacque per la storia editoriale di Dylan Dog. Il ritmo della narrazione risulta ben gestito, grazie soprattutto all'abilità di Recchioni nel riuscire a giocare sapientemente con la mitologia del personaggio. I vari rimandi all'universo classico - tramite la comparsa di comprimari storici, oggetti iconici e creature mostruose - risultano ben implementati nel racconto, senza risultare didascalici o eccessivamente ridondanti.

La tematica del viaggio diventa fin da subito il fulcro tematico dell'albo, tanto a livello simbolico quanto letterale, dato che vediamo Dylan imbarcarsi per vivere numerose avventure in grado di metterlo a confronto con il suo passato, il suo presente e il suo futuro.

Un viaggio che trova la sua massima espressione proprio nel finale, in cui il protagonista è costretto a scontrarsi con un villain imprevisto capace di metterlo a dura prova, tanto dal punto di vista fisico quanto da quello psicologico. Il racconto riesce così a risultare incisivo proprio grazie all'inaspettata sequenza conclusiva, in cui lo stesso status quo del personaggio principale muta improvvisamente riuscendo anche a destabilizzare il lettore con un (tragico) colpo di scena impregnato di un forte pathos emotivo.

A fronte quindi di una buona realizzazione generale, la maggior criticità della storia risiede nell'eccessivo citazionismo di cui è impregnata.
Se è vero che il Dylan Dog di Tiziano Sclavi è sempre stato pregno di rimandi (anche estremamente palesi) ad altre opere, questo numero 400 risulta eccessivamente saturo di citazioni postmoderne.

Ottimo però il comparto grafico, grazie a uno Stano in grande forma capace di regalare al lettore varie splash page ben realizzate, supportate dai colori di Giovanna Niro. Molto evocative anche le tavole di Corrado Roi, in grado di incuriosire il lettore sulle possibili nuove avventure che vedremo negli albi successivi.