Dylan Dog 401: un nuovo inizio per il fumetto Bonelli

Il numero 401 segna a tutti gli effetti una vera e propria ripartenza per Dylan Dog, lo storico personaggio di casa Bonelli. Ma è davvero un nuovo inizio?

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Dopo la conclusione del ciclo della meteora (che abbiamo analizzato in Dylan Dog 400), Dylan Dog è tornato anche questo mese in edicola pronto a ripartire - quasi da capo - con il numero 401 della serie regolare del mitico personaggio di casa Bonelli. Questa sorta di reboot, incentivato anche dall'esplicativo disclaimer Un nuovo inizio! presente in copertina, non può che rimandare a tutta una serie di operazioni simili usate molto spesso soprattutto nel contesto supereroistico americano Marvel e DC. La ripartenza delle avventure di Dylan passa quindi per un'impostazione dal forte sapore mainstream, con un numero 401 che a molti fan dei fumetti Marvel ricorderà iniziative quali il rilancio Ultimate avvenuto nel 2000 o il più recente Marvel NOW!.

Il peso dello svecchiamento

Come specificato anche in precedenza, innovare l'intera mitologia editoriale di un personaggio storico dei fumetti non è un'impresa facile. Questo discorso vale ovviamente anche per i brand esterni al mondo fumettistico, basti pensare ad esempio a saghe di straordinario successo quali Star Wars. Il regista J. J. Abrams si è trovato di fronte a un problema non da poco: come fare per soddisfare tutti i fan (vecchi e nuovi) cercando di fronteggiare al contempo l'enorme hype generato dall'annuncio del nuovo capitolo? Pur con tutte le variabili del caso, Roberto Recchioni si sarà sicuramente trovato in una situazione simile, conscio - dal numero 401 in poi - di avere quasi totalmente sulle spalle l'enorme (e per certi versi molto ingombrante) eredità lasciata da Tiziano Sclavi.

Come gestire quindi al meglio il rilancio di Dylan, dopo l'intenso - e a tratti anche sfrontato - ciclo messo in piedi a partire dal numero 337? La risposta ovviamente non esiste, perché per operazioni di questo tipo, estremamente complesse e sfaccettate, pensare alla formula capace di risolvere qualsiasi tipo di problema in un secondo non è semplicemente possibile.

Quando si mette mano a un personaggio profondamente radicato nella cultura collettiva, per forza di cose, si andrà inevitabilmente a scontentare qualcuno proprio per la natura massmediatica dello stesso; provare a mettere d'accordo tutti risulta fondamentalmente un'operazione impossibile, da qualsiasi punto la si guardi. Eppure, nonostante tutto, Roberto Recchioni ci ha comunque provato, attraverso un numero all'insegna della diplomazia, tentando non di dividere ma di unire più generazioni di lettori. La storia risulta fondamentalmente un soft reboot dell'universo dylaniato classico, grazie al ritorno di numerosi personaggi storici, presenti in questo numero in una veste simile a quanto visto in precedenza.

In linea generale, comunque, ci saremmo aspettati probabilmente un pizzico di coraggio in più (soprattutto visto anche il lungo antefatto della meteora) nell'imbastire questo nuovo punto di partenza.
Il numero 401 risulterà rassicurante ai fan più conservatori, attraverso una struttura narrativa che decide di giocarsi fin da subito la carta del ritorno alle origini in maniera decisa (forse troppo), andando addirittura a ripescare le creature orrorifiche classiche per eccellenza: gli zombie.

Zombie che compaiono nella loro accezione più comune, in un continuo ammiccamento al pubblico più tradizionale dell'Indagatore dell'Incubo, che proprio a partire dal numero 337 aveva iniziato a intonare con sempre maggior insistenza la frase un po' retorica (ma ormai cult) de i primi 100 erano meglio.

Gnà!

La storia presenta un buon ritmo, grazie a una progressione degli eventi tutto sommato lineare che strizza l'occhio proprio allo storico primo numero della saga, e non solo.
Recchioni è infatti andato a ripescare alcuni stilemi caratteristici del proto Dylan visto in Dellamorte Dellamore, arrivando addirittura a riesumare il personaggio di Gnaghi, presente anche nel film cult del 1994 di Michele Soavi. Nonostante l'albo sia narrativamente solido, probabilmente più di qualche lettore storcerà il naso di fronte al mood smaccatamente citazionista dell'intera storia; in numerose sequenze infatti, lo stesso Dylan farà continui riferimenti ad opere preesistenti, quasi ostentando forzatamente questa sua particolare caratteristica.

La grande connessione con la cultura pop, tipica per certi versi anche dello stile narrativo di Recchioni, tornerà molto probabilmente anche nei numeri successivi, con buona pace di chi non ama particolarmente il continuo rimando - talvolta gratuito - ad altre opere appartenenti a media differenti. Molto buono comunque il lavoro svolto sulla caratterizzazione dei personaggi; l'autore è riuscito a trovare la giusta sintesi tra classico e moderno, attraverso un'operazione di rinnovamento capace di mostrarci un Dylan leggermente più sfrontato e crepuscolare, ma comunque sempre dotato di buona volontà.

Risulta una gradita sorpresa anche il personaggio di Gnaghi che, pur esprimendosi solo a versi, riesce a farsi apprezzare per la sua innata simpatia, condita anche dalla sua predisposizione al combattimento corpo a corpo.

Lodevole il character design, con un Dylan munito di barba e cappotto capace di rimandare per certi versi al filone delle pellicole hard boiled anche a livello grafico.
Ottimi i disegni di Corrado Roi, che ancora una volta è riuscito a regalare ai lettori tavole colme di atmosfera attraverso una gestione delle ombre davvero notevole.
Un numero quindi che probabilmente non dividerà il pubblico come in passato, ma anzi lo unirà in maniera trasversale, quasi come a segnare una sorta di pace simbolica tra chi ha accolto con favore il periodo post rilancio e chi proprio non è riuscito a digerirlo.
La speranza, comunque, rimane quella di vedere il personaggio (soprattutto nel corso dei numeri successivi) tornare a vivere avventure realmente fuori dagli schemi, provando a togliere qualsiasi certezza al lettore, magari facendo leva sugli stessi nuovi legami interpersonali che questo numero ha abilmente disseminato dall'inizio alla fine.

Dylan Dog Dylan Dog 401 risulta probabilmente uno dei numeri più accomodanti dell'ultimo periodo, capace di integrare sia vecchie che nuove influenze stilistiche per cercare di accaparrarsi il favore di un'enorme fetta di pubblico. Un nuovo inizio, quindi, all'insegna della diplomazia e del classicismo, di cui però potremo capire il reale valore solo con la prosecuzione della miniserie 666.