Da Fullmetal Alchemist a Josée: la crescita artistica dello studio BONES

Il film Josée, la Tigre e i Pesci sembra voler inaugurare un nuovo corso dello studio BONES. Ripercorriamo la storia di questa prolifica azienda.

Da Fullmetal Alchemist a Josée: la crescita artistica dello studio BONES
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Se vi siete approcciati al mondo dell'animazione giapponese solo di recente, il nome BONES vi farà subito venire in mente l'omonimo studio a cui dobbiamo la realizzazione di molti adattamenti di grande successo negli ultimi anni, sottoforma di serie televisive o di pellicole cinematografiche. A conti fatti, è proprio questa l'immagine che l'azienda, fondata nel 1998 da tre membri dello staff di Sunrise al termine della produzione di Cowboy Bebop, si è costruita nel suo secondo decennio di vita. Tuttavia, come gli appassionati di lungo corso si ricorderanno, negli anni 2000 BONES si è distinta anche per la creazione di numerosi anime originali che hanno lasciato il segno nella storia del medium.

In occasione dell'arrivo nei cinema italiani di Josée, La Tigre e i Pesci, lungometraggio con il quale BONES sembra voler inaugurare un nuovo corso della sua produzione artistica, ripercorriamo le tappe dell'evoluzione di uno degli studi più importanti e affidabili della moderna animazione giapponese. Una vera e propria fucina di talenti che ha contribuito alla diffusione di quest'arte nel mondo grazie all'elevato livello qualitativo delle sue produzioni.

L'ascesa e l'equilibrio

Dopo la fondazione e i primi lavori, il successo arriva nel 2002 con RahXephon, anime originale di 26 episodi creato e diretto da Yutaka Izubuchi. La serie, di genere mecha e purtroppo inedita nel nostro paese (dove è reperibile solo amatorialmente), mette già in mostra un ottimo livello tecnico, caratteristica che negli anni diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica dell'azienda.

RahXephon è stato prodotto dalla Sezione B: una delle particolarità di BONES è infatti quella di essere diviso in sotto-studi, ognuno dei quali agisce in completa autonomia nella realizzazione dei propri progetti, salvo occasionali collaborazioni tra i team. Allo stato attuale se ne contano ben cinque, tutti situati nello stabilimento principale (tranne l'ultimo, la Sezione E), che permettono alla compagnia di gestire la produzione di più opere anche in contemporanea.

La calorosa accoglienza riservata a RahXephon viene bissata l'anno successivo con Wolf's Rain, altra serie animata originale molto amata dagli appassionati e tuttora considerata uno dei migliori lavori dello studio (grazie anche alla bellissima colonna sonora di Yoko Kanno). Sempre nel 2003, a BONES viene affidato l'adattamento di uno shonen manga che non ha certo bisogno di presentazioni: stiamo parlando ovviamente di Fullmetal Alchemist. In questo caso si tratta del primo anime basato sul capolavoro di Hiromu Arakawa, realizzato con l'opera cartacea ancora in corso e dalla quale si trova costretto a divergere nella parte finale.

Come vi abbiamo già anticipato, nel suo primo decennio di vita BONES si è contraddistinto per un perfetto equilibrio tra adattamenti e anime originali, ovvero non basati su lavori già esistenti (manga, romanzi, videogiochi, etc.). In questo periodo, per la seconda categoria, troviamo anche Eureka Seven (2005), un altro anime mecha molto apprezzato che ha dato origine a un ricco franchise tuttora in vita, le due stagioni di Darker than Black (rispettivamente 2007 e 2009) e il pregevole Tokyo Magnitude 8.0 (2009), realizzato in collaborazione con Kinema Citrus, studio con cui BONES condivide alcuni membri dello staff.

Contemporaneamente, l'azienda consolida sempre di più la sua nomea di studio affidabile e puntuale, nonché competente a livello tecnico, nella trasposizione animata di opere cartacee sul piccolo e sul grande schermo. È il caso di Soul Eater (2008), anime di 51 episodi basato sull'omonimo manga di successo di Atsushi Okubo, arrivato nel nostro paese grazie a Dynit che lo ha trasmesso su Rai 4 da settembre 2010 a settembre 2011.

Ancora più emblematico è il secondo (e più fedele) adattamento animato di Fullmetal Alchemist, intitolato Fullmetal Alchemist: Brotherhood (catapultatevi verso la nostra recensione di Fullmetal Alchemist Brotherhood, se volete!). Iniziata nell'aprile 2009 e conclusasi l'anno successivo per un totale di 64 episodi, la serie proietta lo studio BONES nell'Olimpo dell'animazione giapponese, e viene ricordata tuttora come uno degli anime più belli di sempre.

Gli anni della maturità

Nello scorso decennio, in particolare dalla seconda metà, la politica dell'azienda cambia virando in modo abbastanza netto sulle trasposizioni, seguendo la scia di compagnie analoghe come Madhouse e A-1 Pictures e cementando la sua fama di "studio dei grandi successi". Nel corso di questi anni BONES si è occupato dell'adattamento di numerose opere cartacee, perlopiù manga, contribuendo in modo decisivo alla loro diffusione presso il pubblico di appassionati.

È questo il caso di Noragami, basato sul manga del duo Adachitoka, trasmesso in due stagioni in onda rispettivamente nel 2014 e nel 2015 per un totale di 25 episodi, e di Bungo Stray Dogs, tratto dall'opera di Kafka Asagiri e Sango Harukawa, per il quale lo studio ha realizzato tre stagioni e una pellicola cinematografica.

L'emblema del recente corso di BONES è rappresentato però dall'anime di My Hero Academia, adattamento tuttora in corso del manga di successo scritto e disegnato da Kohei Horikoshi. Giunta alla sua quinta stagione, in onda dal 27 marzo 2021, la serie ha portato all'attenzione del grande pubblico il già popolare (almeno in patria) fumetto serializzato sulle pagine di Weekly Shonen Jump, dando vita a un vasto media franchise che include anche videogiochi, spin-off e tre film, animati sempre da BONES.

Come abbiamo ripetuto più volte, sin dal suo debutto nei primi anni 2000 i lavori dello studio si sono sempre contraddistinti per una qualità tecnica superiore alla media nel recente panorama dell'animazione giapponese, con l'eccezione di pochi (e sfortunati) casi.

Una delle motivazioni di questo notevole risultato risiede nella collaborazione con vere e proprie leggende del settore, come per esempio Yutaka Nakamura, celebre animatore esperto di scene d'azione che per BONES ha realizzato alcune delle sequenze più belle e spettacolari di Soul Eater, Fullmetal Alchemist: Brotherhood e My Hero Academia.

Da questo punto di vista, possiamo individuare il capolavoro indiscusso dello studio nelle due stagioni di Mob Psycho 100, basate sull'omonimo manga di ONE (autore del ben più famoso One-Punch Man). Dirette da Yuzuru Tachikawa (Death Parade), entrambe le serie rappresentano un vero e proprio manuale su come trasporre un'opera dalla carta al piccolo schermo.

Il lavoro dello staff esalta i pregi della scrittura e trasforma le evidenti imperfezioni dei disegni originali in una cifra stilistica grazie a un comparto grafico di altissimo livello, caratterizzato da animazioni sopraffine. Anche in questa occasione, inoltre, BONES si conferma un'incredibile fucina di talenti: pensiamo per esempio alla particolarissima tecnica con cui è stata realizzata la sigla di chiusura della prima stagione, opera dell'artista Miyo Sato.

Non mancano anche in questi anni alcuni anime originali, seppur in percentuale minore rispetto al passato. Impossibile non citare gli ultimi due lavori del regista Shinichiro Watanabe, il divertente Space Dandy (2014) e l'emozionante Carole & Tuesday (2019), così come il sottovalutato Dragon Pilot (2018) e il recente Godzilla: Punto di Singolarità, che potete approfondire nella nostra recensione di Godzilla punto di singolarità. (2021, in co-produzione con Orange). Ma non vi è alcun dubbio che, agli occhi dello spettatore medio, lo studio rappresenti ormai una realtà specializzata nella realizzazione di adattamenti animati che centrano sempre il bersaglio.

Nuovi orizzonti?

Il focus sulle trasposizioni continua anche in questi ultimi anni di attività - pensiamo a The Case Study of Vanitas (2021), basato sul manga di Jun Mochizuki - e sempre a questa categoria appartiene anche il lungometraggio Josée, la Tigre e i Pesci, in quanto ispirato a una storia breve della premiata scrittrice giapponese Seiko Tanabe, pubblicata nel 1984 e inclusa nella raccolta di racconti col medesimo nome.

L'opera in questione, uscita nei cinema giapponesi il 25 dicembre 2020, rappresenta una ventata d'aria fresca nelle produzioni di BONES, in particolar modo quelle cinematografiche, fino a questo momento quasi sempre incentrate sui suoi franchise di successo. Le uniche eccezioni sono rappresentate infatti dal bellissimo Sword of Stranger, ormai lontano nel tempo (2007), e dall'esalogia Towa no Quon (2011).

Con Josée, la Tigre e i Pesci, diretto da Kotaro Tamura (Noragami, Noragami Aragoto) e sceneggiato da Sayaka Kuwamura, lo studio sembra volersi mettere alla prova, reinventandosi e abbracciando un certo cinema nipponico di genere (il pensiero va alla pellicola 37 Seconds di Hikari, data la tematica affine). Altri membri dello staff degni di menzione sono Nao Emoto, character designer autrice delle illustrazioni del manga Savage Season, ed Evan Call, apprezzatissimo compositore noto per la colonna sonora di Violet Evergarden.

La storia di Josée, la Tigre e i Pesci è incentrata sulla disabilità e vede come protagonisti Tsuneo, studente universitario di biologia marina, e Kumiko, una ventiquattrenne paraplegica costretta a vivere su una sedia a rotelle, soprannominatasi Josée dall'eroina di un romanzo di Françoise Sagan. A seguito di un fortuito incontro, Tsuneo viene assunto come badante part-time di Kumiko. Grazie a questa relazione, la giovane protagonista inizia a uscire piano piano dal guscio in cui si era rinchiusa, affrontando per la prima volta la vita nel mondo esterno.

Grazie a queste premesse e al comparto grafico vivace, colorato e caldo realizzato dagli artisti dello studio, Josée, la Tigre e i Pesci si rivela un perfetto film per famiglie, sentimentale, emozionante e anche impegnato alla luce del tema trattato. Aspetto che porta all'inevitabile accostamento con un'altra, apprezzatissima pellicola d'animazione: stiamo parlando ovviamente de La Forma della Voce (2016) dello studio Kyoto Animation, trasposizione del manga di Yoshitoki Oima.

Tuttavia, al di là dell'ovvia differenza nella tipologia di handicap trattato - la sordità in un caso, la disabilità motoria nell'altro - l'opera di BONES si distanzia anche per un altro aspetto fondamentale, ovvero la caratterizzazione dei protagonisti. Kumiko, in particolare, è praticamente agli antipodi rispetto alla dolce e delicata Shoko Nishimiya.

Per approfondire i pregi del film, leggete la nostra recensione di Josée, la Tigre e i Pesci. Nella speranza che non rappresenti solo un caso isolato nella produzione di BONES, l'appuntamento è nei giorni 27, 28 e 29 settembre 2021. Sono queste le date in cui Josée, la Tigre e i Pesci arriverà nei cinema italiani come evento speciale grazie ad Anime Factory, l'etichetta di Koch Media Italia.