Gantz: l'incredibile epopea sci-fi di Hiroya Oku

Addentriamoci nella maestosa epopea sci-fi creata dal mangaka Hiroya Oku, serializzata a partire dal 2000 e campione d'incassi in Giappone.

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Gantz, il manga scritto e disegnato da Hiroya Oku pubblicato in Giappone a partire dal 2000, seppur non così conosciuto in Italia, in Giappone ha ottenuto un enorme successo, tanto da diventare uno dei fumetti di genere seinen più apprezzati dal grande pubblico.
Dal manga sono stati tratti numerosi prodotti derivati, tra cui una serie anime uscita nel 2004, due film live action e alcune light novel.
In questo articolo ci concentreremo sull'opera originale, provando ad analizzarne gli aspetti caratteristici che ne hanno decretato la fama soprattutto in patria.

La sfera nera

La trama dell'opera ha per protagonista Kei Kurono, un giovane ragazzo giapponese come tanti che, nel tentativo di salvare un senzatetto - spostandolo dai binari della metropolitana grazie all'aiuto del suo amico Masaru Kato - muore improvvisamente travolto da un treno. I due ragazzi però, invece di morire, si ritrovano in un appartamento (da cui sembra impossibile uscire) al cui interno svetta una misteriosa sfera nera, Gantz appunto, sulla cui superficie compare un testo capace di informare i presenti che le loro vite precedenti ormai non esistono più.
Il misterioso artefatto invia così le persone presenti nella stanza (che via via aumentano di numero) a compiere delle strambe missioni di caccia in giro per la città - in cui bisogna uccidere degli strani esseri - per accumulare il maggior numero di punti possibile.

L'intera struttura narrativa, che ruota attorno al mistero legato alla sfera nera, per quanto semplice riesce a risultare estremamente avvincente, grazie anche all'ottima gestione del ritmo da parte di Hiroya Oku, capace a ogni nuovo capitolo di incuriosire sempre di più il lettore.
Uno dei grandi meriti dell'opera è infatti quello di mantenere il livello di tensione sempre ai massimi livelli, grazie a una serie di missioni ogni volta più difficili (e brutali) capaci di mettere alle strette tutti i personaggi protagonisti.
Gli assurdi avversari che via via sia Kei che i suoi alleati si ritrovano ad affrontare nelle nuove missioni, risultano stranianti tanto nel loro modo di porsi - in alcuni casi addirittura buffo - quanto nel loro design, estremamente elaborato e iconico.

Il voler scoprire il mistero dietro Gantz diventa in breve tempo l'obiettivo primario di tutti i protagonisti, che si ritrovano loro malgrado a partecipare a un gioco perverso - dove si può ovviamente morire - e in cui non ci si può fidare davvero di nessuno. Seppur nei primi numeri la caratterizzazione dei personaggi appaia a tratti stereotipata, con il proseguire della narrazione possiamo constatare la grande abilità dell'autore nell'aver voluto donare ai propri personaggi una personalità complessa e sfaccettata, a iniziare dallo stesso Kei. Il protagonista, tratteggiato all'inizio come un semplice ragazzo come tanti, viene in realtà dipinto come un individuo estremamente egoista e meschino, che in primo luogo pensa solo e soltanto alla sua salvaguardia personale.

Il rendere il protagonista molto lontano dai canoni classici dell'eroe si è rivelata in realtà una mossa vincente, capace in un certo senso di umanizzare molto di più il personaggio.
Kei Kurono, che nella vita reale non è mai stato considerato un vincente, nelle missioni di Gantz riesce invece a ritagliarsi il ruolo di leader, grazie alla sua incrollabile forza di volontà che lo spinge ogni volta a superare i propri limiti per uscire vivo da situazioni all'apparenza disperate.
Queste sue qualità, però, assumono una luce diversa - in alcuni casi inquietante - proprio in rapporto alla sua personalità talvolta addirittura disumana; per quanto infatti le missioni di Gantz portino tutti i partecipanti al limite, Kei dimostra talvolta una mancanza di empatia quasi totale verso l'intero genere umano.

La sua unica preoccupazione sembra infatti sopravvivere, anteponendo il suo bisogno ancestrale di rimanere in vita a tutto il resto.
Proseguendo nella storia però, possiamo in seguito notare l'evoluzione caratteriale del personaggio, che si ritrova al cospetto di un qualcosa di talmente grande da fargli cambiare in un certo modo il proprio modo di porsi.
Il protagonista si ritrova così a lottare sì per salvare se stesso, ma anche per proteggere i suoi affetti più chiari, particolare che viene ribadito soprattutto nella parte finale del manga, in cui i numerosi misteri rimasti insoluti trovano infine la loro soluzione.

Scontri disperati

Un'altra particolarità dell'opera è quella legata all'estrema brutalità degli scontri. I personaggi principali, grazie a delle sofisticate tute nere tecnologiche e a varie armi speciali fornite da Gantz, diventano in grado di affrontare le varie minacce che si trovano di fronte.
La struttura di ogni missione, che richiama in tutto e per tutto quella di un videogioco action, prevede l'assegnazione di uno specifico numero di punti a seconda delle azioni compiute, assegnando al migliore della squadra - una volta raggiunti i 100 punti - la possibilità di uscire dal gioco o ricominciare con un'arma più potente.
Ovviamente, raggiungere il punteggio finale è un'impresa tutt'altro che semplice, così i vari protagonisti si ritrovano più volte a lottare con tutte le loro forze esclusivamente per sopravvivere.

Appartenendo al genere seinen, l'opera non si fa mancare alcun tipo di contenuto violento, riuscendo ad ammantare ogni singolo scontro di un elevato grado di fatalismo in cui nessuno può dirsi davvero al sicuro.
Nonostante infatti tramite Gantz si possa resuscitare un compagno caduto, ogni volta che un personaggio muore si avverte davvero un senso di disagio, dato dal continuo ripetersi di scontri sempre più brutali e distruttivi.

Hiroya Oku è infatti stato molto abile nel caricare di pathos le morti di tutti i personaggi, che spesso si ritrovano fuori gioco in maniera improvvisa, senza quasi rendersene conto, proprio come se si trovassero all'interno di una guerra spietata e perversa.

Il senso di disperazione provato da alcuni personaggi nel momento del trapasso è gestito molto bene, e dona ad alcune particolari sequenze un tono fortemente disturbato e a tratti morboso, in grado di descrivere perfettamente l'enorme grado di pericolo dietro alle missioni affrontate dai numerosi personaggi.

La precarietà della vita diventa così uno dei temi portanti dell'opera, dato che fin dalle prime pagine l'autore si impegna nel ricordarci quanto in realtà la nostra stessa esistenza sia appesa a un filo, visto l'enorme numero di pericoli a cui siamo sottoposti inconsapevolmente ogni giorno.
Da questo punto di vista, la squadra principale che vediamo all'opera, cioè quella di Tokyo - capitanata da Kei - al cui interno militano numerosi membri tra cui Masaru Kato, Joichiro Nishi, Hiroto Sakurai, Kenzo Sakata, Shion Izumi e Reika, si contrappone a quella di Osaka, i cui membri puntano esclusivamente sull'individualismo senza aiutarsi neanche nei momenti maggiormente critici, ponendo così il lettore di fronte a due modi diversi di concepire il gioco e, di conseguenza, la vita stessa.

Rapporti umani

Hiroya Oku, dopo essere stato assistente di Naoki Yamamoto, autore specializzato in serie erotiche, ha esordito come autore completo con il manga HEN, sempre di genere erotico, per poi arrivare nel 2000 a creare Gantz. Il manga, di genere sci-fi, conserva sicuramente al suo interno il primo retaggio dell'autore, particolare che viene fuori per il modo in cui rappresenta tutte le protagoniste femminili (disegnate quasi sempre con forme sinuose) e per la grande dose di fan service presente dall'inizio alla fine del manga (seppur meno presente verso la parte finale).
Ancora una volta però, l'autore è stato molto abile nel donare anche ai momenti maggiormente espliciti dell'opera - come le sequenze di sesso tra i vari personaggi - una propria valenza narrativa.
Nonostante in alcuni punti sia palese l'intenzione dell'autore di puntare sul semplice fan service, in linea generale i rapporti sentimentali tra i vari personaggi sono gestiti in maniera abbastanza approfondita, anche nell'ottica della situazione disperata in cui si ritrovano, che a volte li spinge ad abbandonarsi ai propri sentimenti (e istinti) primordiali senza pensare troppo alle conseguenze.

Per quanto infatti la presenza di ragazze in abiti succinti e pose ammiccanti sia una costante durante l'intera opera, in realtà le scene di sesso tra i vari personaggi non risultano invasive in un'ottica generale, perché dosate con criterio durante tutto l'arco dell'avventura.
Il senso di apatia generale che contraddistingue l'intero manga, non è però solo incentivato dalle varie relazioni che intercorrono tra i numerosi personaggi (spesso frutto solo di un'infatuazione passeggera), ma anche dallo stesso tratto di Hiroya Oku, che proprio per Gantz ha voluto puntare sulla sperimentazione unendo la tecnica di disegno tradizionale con la modellazione 3D.

Il risultato finale sono disegni di ottima fattura in cui i personaggi - disegnati a mano - si muovono all'interno di asettici ambienti cittadini realizzati in computer grafica, particolare in grado di ribadire, ancora una volta, il grande senso di vuoto esistenziale che permea l'intera opera.
La stessa parte finale, che può essere considerata come un blocco a sé stante, non fa altro che confermare quanto di buono visto in precedenza, focalizzandosi ancora di più sul concetto di apocalisse imminente fulcro narrativo dell'intera opera.

Gantz L'epopea sci-fi creata da Hiroya Oku è una tappa obbligata per tutti gli amanti delle storie di fantascienza mature e violente, capace di trasportare il lettore in un mondo oscuro, cupo e disperato dove la vita umana è considerata al pari di un semplice oggetto insignificante. Un manga da leggere tutto d'un fiato, in grado di catturare il lettore grazie a una trama tanto semplice quanto accattivante, in cui non esiste nessuna certezza e dove tutto diventa possibile. Pronti a raggiungere i 100 punti?