Hellboy: alla scoperta delle origini del fumetto di Mike Mignola

Hellboy, la celebre creatura di Mike Mignola, ritorna in grande stile con la ristampa delle sue avventure in formato Omnibus.

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Hellboy, il celebre personaggio fumettistico creato da Mike Mignola agli inizi degli anni '90, ha riscosso negli anni un successo sempre maggiore, arrivando anche al cinema, con una serie di adattamenti in grado di farsi conoscere al grande pubblico. Sicuramente più vicino agli stilemi del fumetto autoriale piuttosto che a una formula seriale tipica dei comics supereroistici (per quanto in realtà ci siano delle evidenti analogie a livello di trama e contenuti), Hellboy è riuscito a ritagliarsi un posto di tutto rispetto nel cuore degli appassionati di comics (in un primo momento soprattutto in America), grazie al riuscito connubio di vari generi, tra cui l'action e l'horror.
Recentemente, la casa editrice Magic Press ha deciso di pubblicare una serie di volumi antologici in grado di raccogliere (in ordine cronologico) le avventure di Hellboy in un'edizione di pregio, grazie a volumi cartonati di grande formato completamente a colori. Di seguito andremo ad analizzare il primo Omnibus della raccolta, dove compaiono varie storie tra cui Il seme della distruzione e Il risveglio del demone.

Un diavolo per amico

Hellboy è un demone infernale evocato sulla Terra da un potente stregone durante la seconda guerra mondiale, per permettere ai nazisti di ribaltare l'esito del conflitto. Il particolare nomignolo gli è stato affibbiato dal professor Trevor Bruttenholm, fondatore del B.R.P.D. (Bureau for Paranormal Research and Defense) e padre adottivo del demone. Il protagonista, che viene così strappato ai nazisti per mano degli Alleati, apprende con il passare del tempo gli usi e i costumi degli umani, riuscendo ad affinare anche le sue capacità di investigatore dell'occulto.
Nella storia d'esordio pubblicata nel 1994, Il seme della distruzione, ci viene narrata la nascita del personaggio in quella che a tutti gli effetti può essere considerata una origin story atipica. Il ragazzo infernale arriva nel nostro mondo contro la sua volontà, evocato da un potente occultista al servizio del Reich; non c'è nulla di epico nella sua venuta al mondo, dato che il protagonista si ritrova semplicemente in una realtà che non conosce senza possibilità di replica.

Nel corso delle tavole che seguono, Hellboy, ora cresciuto, si ritrova a fare i conti con mostri umanoidi simili a rospi antropomorfi, mere pedine di Rasputin, villain carismatico legato a doppio filo con la vita del protagonista. La prima storia dell'albo contiene sin da subito l'essenza stessa del personaggio principale e dell'elaborato universo narrativo in cui si muove.

Mike Mignola è riuscito a unire sapientemente brevi cenni storici al contesto paranormale in cui vive il demone rosso; i rimandi alla seconda guerra mondiale e al nazismo, seppur presenti in maniera marcata, non risultano mai invasivi o forzati ma anzi, un vero e proprio valore aggiunto al racconto.

Occultismo e storia si fondono così in un amalgama ben riuscita in cui il sovrannaturale gioca ovviamente la parte più importante, senza però trascurare un sottotesto maggiormente realistico ancorato a uno dei periodi più bui vissuti dall'umanità. Il ritmo del primo racconto è gestito molto bene, per merito di un'alternanza tra scene action e di dialogo in cui nessuna prevale sull'altra e dove, soprattutto, non ci sono tempi morti.

Il seme della distruzione narra quindi una vera e propria parabola di caduta e rinascita in cui il protagonista si ritrova a fare i conti con il proprio passato oscuro, che torna puntualmente a tormentarlo nel corso del tempo. Il ritorno del demone, sequel diretto della storia d'origine, pone poi le basi del passato del personaggio, facendo tornare in azione alcuni degli antagonisti visti in precedenza, su tutti lo stregone Rasputin.
Molto curate anche le storie brevi all'interno della raccolta, I lupi di Saint August, La bara incatenata e Quasi un colosso.
I tre racconti riescono a rielaborare in chiave moderna alcuni archetipi del genere horror, proponendo al lettore storie dal forte impatto emozionale, sfruttando come collante tutta una serie di creature oscure (come licantropi, vampiri e freak di varia natura) entrate di diritto nell'immaginario collettivo attraverso decenni - o in molti casi secoli - di miti e leggende a esse dedicate.

Nel segno di Hellboy

L'opera di Mignola colpisce in primo luogo per la solida caratterizzazione dei personaggi, in primis proprio Hellboy, dotato di una vena ironica e iconoclasta che però usa quasi come uno scudo per non pensare troppo alla sua natura demoniaca. Pur comportandosi a tutti gli effetti come un essere umano (arrivando anche a limarsi le corna per non accentuare la sua natura ultraterrena), sa perfettamente di appartenere a un altro mondo.

Il suo carattere forte e determinato però, lo spinge a non ascoltare le profezie che vengono fatte sul suo conto (molti antagonisti infatti gli ricordano che è predestinato a portare il caos sulla Terra), così da ritagliarsi il proprio posto nel mondo senza sottostare a dogmi preimpostati.
Gli stessi co protagonisti, su tutti Abe Sapien e Liz, riescono a donare all'intera opera un valore aggiunto, facendo sentire Hellboy non come un estraneo ma come parte integrante di un mondo vivo e pulsante.

Pescando a piene mani da più generi differenti, spaziando dal racconto investigativo al mistery per arrivare alle atmosfere dell'horror gotico senza dimenticare il genere action, ogni storia con protagonista il demone rosso risulta una piccola perla autoriale in cui ogni elemento (sia narrativo che visivo) risulta funzionale al tipo di storia raccontata, sì autoconclusiva ma al tempo stesso in continuity.

Numerosi i temi portanti dell'opera, tra cui vanno annoverati sicuramente la solitudine e la ricerca del proprio io interiore, rapportati a una concezione a tratti mitica del passato.
Avvicinandosi per certi versi a uno dei topos letterali tipici del fantasy, cioè la descrizione di un passato glorioso e irripetibile, Mike Mignola descrive il passato del protagonista attraverso una serie di piccoli espedienti in grado di suscitare un'elevata curiosità nel lettore.
Infatti, il tono spesso apocalittico con cui viene additata la (ri)nascita di Hellboy sulla Terra, è uno dei motivi ricorrenti di questa prima raccolta, in cui il demone è costretto a confrontarsi con le sue paure più profonde.
Lo stesso Rasputin, infatti, continua a ribadire a Hellboy che è destinato a fare grandi cose, andando se vogliamo a mitizzare la sua figura donandogli una connotazione semi divina.
Dall'altro lato, il protagonista non è minimamente intenzionato a seguire il proprio retaggio, sforzandosi in ogni momento per decostruire da sé la narrazione che gli altri fanno di lui, cercando sempre di rimanere il più possibile ancorato al suo lato umano.

I disegni di Mike Mignola risultano ancora oggi attualissimi e per certi versi sorprendenti; pur puntando pochissimo sull'utilizzo di linee cinetiche per incentivare il movimento dei personaggi, le scene d'azione risultano comunque dinamiche e di grande impatto scenico. Il tratto dell'autore, squisitamente plastico e a tratti "roccioso", è perfettamente adatto a rappresentare la stazza imponente del protagonista, grazie anche a un utilizzo nettissimo delle ombre capace di incentivare al massimo l'ambiente oscuro e sovrannaturale in cui si muove Hellboy.

Di grande effetto anche i colori di James Sinclair, capaci di donare ai disegni di Mignola un look iconico e riconoscibile ovunque, in cui anche gli stessi materiali che compongono gli elementi dello sfondo risultano quasi "vivi" per via della grande cura riposta in ogni singolo dettaglio che compone la tavola.