Hiro Mashima, il mangaka tuttofare: viaggio tra Rave, Fairy Tail ed EDENS ZERO

Mentre gli universi di EDENS ZERO e Fairy Tail continuano ad espandersi senza sosta, abbiamo dato un nostalgico sguardo al passato del mangaka.

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Potrà sembrarci ancora ieri, ma in realtà sono già trascorsi alcuni mesi da quando Hiro Mashima, geniale autore di manga del calibro di Rave - The Groove Adventure e Fairy Tail, ha cominciato a proporre ai lettori le sue più recenti e stravaganti fatiche. Dopo la conclusione della sua opera magna, il sensei si è infatti messo al lavoro non soltanto su EDENS ZERO, la nuova serie apparentemente destinata a tenerci compagnia per anni e anni, ma anche su una vasta selezione di spin-off di Fairy Tail che ne amplieranno a macchia d'olio il magico universo. In attesa di poter esaminare ciascuna delle suddette opere, per la maggior parte ancora inedite, abbiamo scavato nel passato del mangaka, che già durante la lunga e oberante serializzazione di Fairy Tail trovò comunque il tempo e le forze per pubblicare una manciata di storie brevi, ma non per questo meno interessanti. Che il viaggio nel fantastico "Mashimaverse" abbia inizio!

Rave & Rave World - Le origini del mito

Nato nel maggio 1977 a Nagano, capoluogo dell'omonima prefettura nipponica, Hiro Mashima appartiene alla singolare e apprezzatissima generazione di mangaka cresciuti a suon di riso e Dragon Ball, l'inarrivabile capolavoro di Akira Toriyama che, negli anni, ha influenzato numerosi artisti del calibro di Eiichiro Oda (ONE PIECE), Masashi Kishimoto (Naruto) e Seiji Kishimoto (666 Satan, Blazer Drive), solo per citarne alcuni. Non a caso il buon Mashima, che in precedenza aveva suonato addirittura in una piccola band scolastica, a soli 21 anni riuscì a serializzare sulle pagine del prestigioso settimanale nipponico Shonen Magazine di Kodansha la sua prima opera: Rave - The Groove Adventure, uno shonen avvincente che, nonostante l'inizio piuttosto traballante, si tramutò in pochissimo tempo in uno dei più grandi successi di fine millennio, catapultando il suo meritevole autore nell'Olimpo dei mangaka.
Protagonista del fumetto era il giovane Haru Glory, un sempliciotto cresciuto assieme alla propria sorella su un'isola tranquilla e lontana dalla terraferma, ma anche dotato di un animo generoso e di grande coraggio, al punto tale da farsi carico delle sorti del mondo intero. Guidato dall'inseparabile e strampalato cagnolino Plue (che tutto sembrava fuorché un canide), il carismatico ragazzo si mise in viaggio per ritrovare i frammenti perduti della leggendaria Rave, una pietra che non evocava un drago in grado di esprimere i desideri, ma che donava al suo possessore la forza necessaria per opporsi e debellare il malvagio potere noto come Dark Bring. Iniziò così la lunga e intensa battaglia fra Haru e l'organizzazione chiamata Demon Card, un'entusiasmante epopea che lo condusse a scoprire il triste passato della misteriosa Elie, radunando nel frattempo un eterogeneo e gustoso cast di comprimari altrettanto baldanzosi, e gettando persino luce sui segreti della propria famiglia.
Nonostante il tratto di Mashima fosse al tempo ancora molto grezzo e distante anni luce dal livello qualitativo raggiunto durante la serializzazione di Fairy Tail, Rave - The Groove Adventure è probabilmente l'opera che meglio incarna il carattere e le passioni dell'autore, come ad esempio il profondo amore da sempre nutrito (per sua stessa ammissione) verso i videogiochi appartenente alla categoria del JRPG.

Un amore travolgente che trasuda anche dai vari one-shot raccolti nei volumi di Rave World, una serie di racconti autoconclusivi che fra spade, magia e creature straordinarie, consentirono al mangaka di esplorare ulteriormente gli elementi che da sempre contraddistinguono il genere fantasy, fornendo ai lettori degli appetitosi assaggi di quanto avrebbero letto negli anni a venire. Soprattutto, Magic Party, Bad Boys, Fairy Tale (opera slegata dal successo di fama mondiale) e tutte le altre storie pubblicate durante la serializzazione di Rave rivelarono in anticipo la decisione di Mashima di utilizzare lo Star System di sua maestà Osamu Tezuka - il cosiddetto "dio dei manga" - ossia una tecnica ancora oggi più o meno diffusa che prevede, di opera in opera, il riutilizzo dei medesimi personaggi, ai quali viene tuttavia azzerato il background e la caratterizzazione, così che possano interpretare ruoli sempre diversi e risultare comunque nuovi. Una pratica, questa, che qualcuno potrebbe tradurre con poltroneria e riciclaggio, ma che da sempre ha permesso ai fan di avvicinarsi e legarsi con facilità alle varie incarnazioni dei propri beniamini.

Monster Soul, un frettoloso nuovo inizio

Quando, nel settembre 2005, la serializzazione di Rave si concluse, il mangaka si gettò a capofitto nella realizzazione di Monster Soul, un divertente ma sfortunato shonen manga di genere fantasy che venne serializzato saltuariamente sulle pagine della rivista Comic Bom Bom (Kodansha): divertente perché il fumetto, ambientato in un mondo popolato da esseri umani e curiose creature chiamate Monster, narrava inizialmente delle burrascose e autoconclusive schermaglie tenute fra un gruppo di mostri e alcuni spietati bracconieri umani, intenzionati a catturare e rivendere a caro prezzo gli esponenti della fazione avversaria;

sfortunato perché, tra l'uscita del primo ed il secondo tankobon della serie, il sensei Mashima aveva dato inizio anche alla serializzazione di Fairy Tail, e di conseguenza dovette forzatamente chiudere in anticipo il progetto a causa dei molteplici impegni lavorativi che già gravavano sulle sue spalle. Con sommo disappunto dei lettori, il fumetto chiuse i battenti proprio quando l'autore, dopo un approccio inizialmente frivolo e scherzoso, si era deciso a donare all'opera una trama più complessa e intrecciata. Se il primo volumetto (di due) di tutta l'opera raccoglieva infatti una manciata di avventure brevi del gruppo di Monster noto come Black Airs, il secondo raccontò ai lettori una storia più lunga e articolata, offrendo vari spunti per un eventuale e mai realizzato prosieguo. Attraverso una postilla a fine volume, il mangaka espresse infatti il proprio dispiacere verso la chiusura anticipata dell'opera, nonché la disponibilità a cedere l'idea a qualunque artista di talento vi fosse stato interessato... Un'iniziativa che, come sappiamo, si tradusse con un nulla di fatto, ma che probabilmente - e come dimostrato negli anni successivi - insegnò al buon Mashima a gestire meglio i propri impegni e le opprimenti scadenze che contraddistinguono il non facile lavoro del mangaka.

A caccia di draghi in Monster Hunter Orage

Se la già menzionata passione del mangaka verso i JRPG l'aveva talvolta invogliato a prendere in prestito qualche tematica o addirittura qualche nome (come ad esempio Meredy di Tales of Eternia, che ha ispirato il nome dell'omonima incantatrice di Fairy Tail), qualche anno fa Hiro Mashima ha avuto perfino l'opportunità di realizzare un fumetto ispirato al suo videogioco preferito: Monster Hunter. Pubblicato su Monthly Shonen Rival a cavallo fra il 2008 e il 2009, ossia nel bel mezzo della serializzazione di Fairy Tail, Monster Hunter Orage è la prova di quanto detto in precedenza, quando abbiamo affermato che la triste esperienza avuta con Monster Soul aveva senza dubbio lasciato un prezioso insegnamento al fumettista.

Non solo Mashima ha imbastito una storia convincente, riunendo quattro personaggi assai diversi, ma comunque uniti dalla passione per la sfida e l'avventura, ma addirittura ha creato qualche mostro inedito, sfruttando le sue conoscenze del franchise per proporre ai lettori qualcosa che, al tempo, non era mai stato proposto da alcuna incarnazione del brand: le armi infuse dell'Elemento del Vento. Il protagonista della vicenda era infatti dotato di due spade doppie molto simili a quelle oggi disponibili esclusivamente nel videogioco Monster Hunter Frontier, spingendoci a presupporre che proprio l'idea di Mashima abbia suggerito a CAPCOM la creazione del Garuba Daora - l'unico Drago Anziano di tutto il franchise attualmente in possesso del suddetto elemento, e di conseguenza trasferibile alle armi create con la sua corazza.

L'inarrestabile gilda di Fairy Tail

Come accennato in uno dei paragrafi precedenti, la serializzazione settimanale di Fairy Tail ebbe inizio nel 2006, di nuovo sulle pagine di Weekly Shonen Magazine - promettendo immediatamente ai lettori che proprio il nuovo fumetto dal nome buffo e dai toni più leggeri sarebbe stato il legittimo successore di Rave. Mentre quest'ultimo proponeva infatti un'ambientazione alquanto tetra, troppo spesso caratterizzata da tragedie, torture e drammatici decessi inaspettati, Fairy Tail si dimostrò fin da subito una ventata d'aria fresca: quasi un'antitesi del suo predecessore, il fumetto era infatti ambientato in un mondo più esuberante e tranquillo, ma non per questo esente da problemi. Protagonisti della vicenda erano stavolta il combattivo (e un po' attaccabrighe) Natsu Dragneel, nonché i vari componenti della sconclusionata gilda di Fairy Tail: un vero e proprio punto di ritrovo per dozzine e dozzine di stregoni dotati delle più disparate doti magiche, nonché accomunati da un'unica cosa... l'affetto ed il rispetto per la propria gilda, da tutti considerata al pari di una vera famiglia.
Questo singolare elemento rappresenta probabilmente la principale differenza fra le più grandi opere di Mashima: laddove la prima raccontava la gesta di un manipolo di eroi intenzionati a salvare il mondo, la seconda ha proposto ai lettori le rocambolesche e spassose peripezie di un branco di scalmanati interessati solo a proteggere il buon nome della gilda e, all'occorrenza, liberarne/vendicarne i componenti offesi. Decuplicando sia il fattore humour che il fanservice, già presenti in forma morigerata nella sua precedente opera serializzata, Mashima trovò dunque il giusto equilibrio fra dramma e comicità, ma soprattutto sfornò un cast di personaggi gustoso e sconfinato, riuscendo sempre e comunque a non perdere per strada qualche pezzo del puzzle. Se, in genere, i fumetti troppo affollati finiscono per far cadere nel dimenticatoio qualche personaggio anche piuttosto importante, o faticano a razionare lo spazio disponibile sotto i riflettori, Hiro Mashima, in ognuno dei diciassette archi narrativi che compongono la sua opera, ha introdotto immense armate di attori, destinando sempre a ciascuna new entry le giuste attenzioni e trovando continuamente un valido pretesto per riportare in scena le vecchie conoscenze.

Come se i 63 volumetti pubblicati in soli 11 anni non fossero già un traguardo esorbitante, Mashima ha troppo spesso dedicato ai suoi eroi dei capitoli speciali, atti ad approfondirne la caratterizzazione o comunque a porre i vari protagonisti in situazioni improponibili nel manga principale - come ad esempio il crossover con Rave, lo speciale ambientato in un mondo preistorico, e tutte le altre simpatiche storie brevi raccolte nei due volumi di Fairy Tail S. Se a questi aggiungiamo poi il volume autoconclusivo di Fairy Tail Zero - un breve prequel che il mangaka ha preferito pubblicare al di fuori dell'opera principale, così da non rallentarne lo sviluppo - e i vari spin-off spesso disegnati da altri autori, ma comunque supervisionati e sceneggiati personalmente da Mashima, senza dimenticare Starbiter Satsuki - un gradevole one-shot pubblicato nel 2014 per celebrare l'uscita del 400° capitolo di Fairy Tail - è impossibile non rimanere impressionati dalla straordinaria mole di lavoro che l'artista ha svolto in un solo decennio.

EDENS ZERO e l'eredità di Fairy Tail

L'ultima e più recente fatica del sensei risale invece allo scorso 27 giugno, quando Weekly Shonen Magazine ha pubblicato il primo numero di uno shonen ambientato nello spazio. Se finora i mondi creati da Hiro Mashima erano stati sempre piuttosto simili, questa volta il mangaka sembra invece deciso a crearne intere dozzine, dando molto più spazio del solito alla tecnologia e soprattutto all'uso dei robot: a dimostrazione di ciò, uno dei protagonisti principali di EDENS ZERO è proprio la versione cibernetica dell'indiscussa mascotte di Fairy Tail, cui stavolta è stato assegnato un background ben più drammatico.

E sebbene Hiro Mashima sia ormai molto impegnato con la suddetta opera e con l'ultima trasposizione animata della precedente, per Fairy Tail sembra ancora lontano il momento di chiudere bottega. Nonostante il fumetto abbia già goduto di un prequel e di sei spin-off (quasi tutti inediti nel nostro paese), il manga di Mashima continuerà a tenerci compagnia anche dopo la sua conclusione, in quanto la casa editrice Kodansha sta attualmente pubblicando il sequel ufficiale della serie, intitolato Fairy Tail: 100 Years Quest, e un simpatico spin-off incentrato sul buffo Happy, cui in autunno andrà ad aggiungersi anche Fairy Tail City Hero.
Come spiegato da un simbolico sketch realizzato dal mangaka, EDENS ZERO non prenderà dunque il posto del proprio fratello maggiore, ma per il momento i due universi continueranno ad espandersi simultaneamente, e chissà che prima o poi non riescano persino ad incrociarsi. Del resto, cosa impedisce che i mondi di Rave, Fairy Tail e di tutte le altre opere partorite dalla folle mente di Mashima - che già condividono troppi elementi in comune - non siano ambientati sui tantissimi pianeti che compongono l'universo di EDENS ZERO?

Fairy Tail All’età di 41 anni, e dopo due decenni di carriera, Hiro Mashima ha già alle spalle due serializzazioni molto lunghe, una ricca lista di one-shot e diverse opere brevi: un risultato invidiabile, che dimostra la profonda dedizione con cui l’autore svolge il proprio lavoro. Sebbene questi disponga anche di una folta schiera di hater, che in genere puntano il dito contro la scelta di utilizzare lo Star System di Tezuka e la scarsa propensione verso l’uccisione dei personaggi principali (specie dopo quanto accaduto a uno dei protagonisti fanfavorite di Rave), Mashima è probabilmente uno dei mangaka più amati a livello globale, ragion per cui EDENS ZERO è stato pubblicato direttamente in tre continenti e ben sei lingue diverse (giapponese, inglese, francese, cinese, coreano e thailandese). Augurandoci che il sensei goda sempre di buona salute e che continui a proporci con regolarità i prodotti della sua sconfinata fantasia, non possiamo fare a meno di riconoscerne innanzitutto la solerzia: un merito che nessun detrattore potrà mai portargli via.