Holly e Benji: ripercorriamo la saga in attesa del remake su Italia 1

Holly e Benji tornano su Italia 1, ma con un adattamento fedele all'originale: in attesa del ritorno di Captain Tsubasa, ripercorriamo la saga.

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Ozora Tsubasa e Wakabayashi Genzo sono due nomi che ai più non trasmetteranno alcuna emozione e non riuscirebbero a scuotere nemmeno un capello. Eppure vi assicuriamo che presto torneranno a chiamarsi così, o almeno ci proveranno, perché Holly e Benji stanno per tornare sul piccolo schermo, grazie a un adattamento molto più fedele all'originale, che annullerà completamente l'esistenza della New Team nel nostro cuore e anche Oliver Hutton e Benjamin Price.

Perché i due protagonisti dello spokon più famoso al mondo stanno per tornare a vestire i panni che inizialmente erano stati cuciti loro addosso, quelli, per l'appunto, di Tsubasa e Genzo, col primo che dava il nome al manga originale, Capitan Tsubasa. In occasione, quindi, del ritorno della serie sulle reti Mediaset (abbiamo una data per Holly e Benji Remake su Italia 1) abbiamo deciso di ripercorrere la storia editoriale, sia cartacea che televisiva, di una saga che ci ha fatto appassionare e che ha fatto scoprire l'affetto per il gioco del calcio anche a chi non era un appassionato della prima ora.

Le origini del mito

Capitan Tsubasa nasce come manga nel 1981, ideato da Yoichi Takahashi. L'autore, grande appassionato di baseball, come d'altronde la maggior parte della popolazione giapponese, guardava con grande ammirazione alla sfida tra il lanciatore e il battitore, tra due ruoli che all'interno di una squadra si ritrovano spesso a decidere le sorti della sfida, condizionando, con le rispettive prestazioni, l'andamento del risultato.

Da questo nacque, contestualmente alla messa in onda dei mondiali di calcio del 1978, la volontà di raccontare una storia di calcio, una sfida nella gara: quella tra un portiere e un attaccante. L'episodio pilota della serie venne pubblicato sul numero 18 della rivista Shonen Jump nel 1980, al quale poi fece inevitabilmente seguito tutta la saga che conosciamo.

Inizialmente, però, Capitan Tsubasa doveva essere Tsubasa Taro, un ragazzo che aspira a vincere il campionato studentesco con la sua squadra, la Nankatsu, affrontando poi in finale la squadra del suo amico d'infanzia, rivale e fortissimo portiere, proprio Genzo Wakabayashi. Il pilota, insomma, apriva le strade a quella che sarebbe stata l'eterna sfida tra due fuoriclasse, che, come cantavano anche nelle sigle italiane, da un lato uno para i rigori e dall'altro uno li tira.

Il successo dell'episodio pilota, nemmeno a dirlo, fu importante, tanto da convincere la casa editrice Shueisha, che pubblica Shonen Jump, a chiedere a Takahashi di realizzare una serie intera sulle avventure dei due giovani atleti. La serie andò avanti fino al 1988, con qualche modifica rispetto a quanto visto nell'episodio pilota, soprattutto per quanto riguarda i personaggi: Tsubasa non si chiamava più Taro, ma Ozora, così come subì grandi modifiche dal punto di vista caratteriale.

Serviva un protagonista pronto a reggere il peso degli eventi e in grado di reagire sempre in maniera positiva a ciò che la vita gli metteva dinanzi, senza arrendersi, come invece in origine faceva Taro, remissivo e spesso arrendevole. Si decise anche di far retrocedere gli avvenimenti di qualche anno, passando dalla scuola media a quella elementare, come grado di istruzione e di competizione, fino a elidere completamente la presenza di una contesa amorosa tra Tsubasa e Genzo, innamorati, in maniera del tutto naif, della stessa ragazza.

L'arrivo del manga nel nostro Paese

In Italia il manga arrivò nel luglio del 1998, dieci anni dopo la conclusione in Giappone, pubblicato da Star Comics sulla rivista Express. La vita editoriale dell'adattamento italiano non fu tanto fortunata come ci si poteva aspettare, soprattutto a causa di alcune imprecisioni in fase di localizzazione, ma nonostante ciò la pubblicazione fu di grande successo e portò Holly e Benji a essere conosciuti anche nel nostro Paese, dopo esser stati scoperti e amati in tutto il resto del globo. Nel frattempo, d'altronde, la storia scritta da Takahashi era arrivata a conclusione, dividendosi in tre archi narrativi.

Il Kid's dream, che racconta il campionato delle elementari, fondamentale prologo alle vicende centrali, un'introduzione ai personaggi che poi sfocia inevitabilmente nel Boys' Fight, ossia il periodo in cui Tsubasa e Genzo portano la loro sfida a un livello superiore, alle scuole medie, là dove era originariamente collocato il progetto di Takahashi. Infine il J Boys' Challenge, che vede impegnati gran parte dei protagonisti nei mondiali giovanili da disputare a Parigi.

Tra sentimenti di abnegazione e di grande passione per lo sport, oltre che di mutuo rispetto, le storie di Tsubasa tennero impegnati i giapponesi per diversi anni, spesso anche inficiando quelle che erano le originali intenzioni dell'autore, che se per un momento aveva pensato di mandare il protagonista in Brasile con il suo allenatore Roberto, alla fine venne convinto a tenere il giovane Holly in Giappone, per continuare a sfidarsi con i suoi compagni piuttosto che scoprirne di nuovi.

Sul piccolo schermo italiano

Nel 1983 arrivò poi il momento dell'anime: due anni dopo, quindi, l'inizio della pubblicazione del manga, Tsuchida Production decise di trasporre le vicende di Tsubasa e Genzo sul piccolo schermo. 128 episodi incentrati sul manga originale, non senza qualche piccola differenza, che però non ne modificava la sostanza. In Italia l'anime arrivò nel 1986, diversi anni prima dell'arrivo del manga, e venne adattato per la prima volta con i nomi italiani che utilizziamo tutt'oggi per raccontare Holly e Benji: il cambio però non riguardò soltanto i giocatori, ma anche i nomi delle squadre, su espressa volontà dei localizzatori, che seguivano una linea editoriale che spingeva alla inglesizzazione e alla semplificazione culturale di tutti i nomi giapponesi.

Ovviamente l'intero anime seguì in maniera pedissequa le vicende del manga, tranne per quanto già detto qualche piccola variazione e filler, che vennero inseriti per rendere più diluita la vicenda e allo stesso tempo dare più aria e spazio anche ad alcuni personaggi secondari. Partendo da quello che era il campionato alle scuole elementari, Holly e Benji arrivano fino alla finale del campionato delle medie.

L'anime, infatti, decise di non prendere in considerazione la trama successiva al venticinquesimo tankobon, sospendendo la produzione esattamente alla fine del secondo arco narrativo, cancellando il mondiale giovanile di Parigi. Tale parte, però, venne sostituita da una creazione originale, nota come "Il Torneo di Parigi", al quale fa seguito la finale del campionato delle medie.

Verso il mondo degli adulti e l'internazionale

Dimenticarsi però di quella seconda parte sarebbe stato un azzardo troppo grande, soprattutto a fronte delle innumerevoli possibilità alle quali si apriva il mondo di Holly e Benji una volta raggiunta un'età più matura. Per questo dal 1989 al 1990, per poi arrivare in Italia in prima visione nel 1995, venne realizzato Holly e Benji: Sfida al mondo. L'arrivo della nuova serie nel nostro Paese sancì anche la realizzazione di una nuova sigla, quella cantata da Cristina D'Avena e Marco Destro che conosciamo fin troppo bene (e che in Spagna è, invece, la sigla di Lupin III, e viceversa, almeno nella musica).

Fulcro dell'intera vicenda è il Mondiale Under 16, al quale il Giappone partecipa e vince a sorpresa battendo in finale la Germania Ovest per 3-2: la previsione nella sigla, che cantava di una improbabile vittoria al mondiale, si realizza, ma allo stesso tempo anche questa serie resta monca di un ultimo capitolo. Nella produzione anime, infatti, si decise di non trasporre in versione animata l'ultimo capitolo del manga, nel quale Tsubasa riusciva a debuttare nella nazionale maggiore del Giappone, a fidanzarsi con Sanae e a partire per il Brasile, come originariamente previsto dalla storia di Takahashi.

L'intero percorso che conduce i nostri alla vittoria li vede affrontare anche l'Italia Under 16, battuta grazie alle reti proprio di Tsubasa e di Hyuga (Mark Lenders), protagonista indiscusso poi della sfida con l'Argentina, nella quale si rivede anche la skylab twin shot dei gemelli Tachibana. Fu anche la prima volta che nell'anime si poterono notare dei loghi e delle grafiche che rimandavano vagamente alle squadre ufficiali, con il Giappone che si ritrovava a indossare le maglie usate dalla nazionale nel 1984 e nelle qualificazioni alle Olimpiadi di Seul del 1988.

La commistione con la realtà

Ma la storia di Holly & Benji non finisce qui, perché il successo del brand era talmente alto da non poter non continuare a sfruttare lo spokon di maggior successo nella storia dell'entertainment giapponese. Per questo nel 2001 in Giappone andò in onda Holly & Benji Forever, in originale presentato come Road to 2002, come l'omonima versione manga che racconta le gesta di Holly, trasferitosi a giocare in Brasile e successivamente in Spagna, dopo esser stato acquistato dal Barcellona.

La serie riadattò anche la prima serie animata nei suoi 31 episodi iniziali, realizzando a tutti gli effetti un remake più snello e meno diluito di tutto ciò che succede ai due ragazzi nelle loro prime scorribande sui campi di calcio. Nei venti successivi episodi, invece, Holly si ritrova a giocare nel Brancos, che lascerà per arrivare al Camp Nou, con il Barcellona: contestualmente Mark Lenders parte per l'Italia e per firmare il suo nuovo contratto con il Piemonte, l'equivalente della Juventus spogliata dei propri diritti (come accaduto in Fifa 2020), mentre Benj si ritrova in Bundesliga con la maglia del Grunwald.

Se nella penisola iberica Tsubasa si contende il posto di trequartista con Rivaul (la versione animata di Rivaldo), Lenders in serie A sfida l'Emilia, affianca Inzars (Inzaghi) e supera la marcatura di Thoram (Thuram). Nel raccontare l'esperienza dei tre giocatori, che dimostrano di poter essere protagonisti nel calcio europeo, l'anime si concludeva con l'inizio della partita Giappone-Brasile, arbitrata da Pierluigi Collina, in occasione dei Mondiali di Giappone e Corea 2002, ai quali ovviamente tutti e tre i campioni riescono a partecipare come perni e colonne portanti della nazionale del Sol Levante.

Ben più dura la realtà del manga, con Lenders che dopo il match con l'Emilia veniva mandato in prestito in Serie C1 alla Reggiana, così come Benji veniva messo fuori rosa dopo la sconfitta con il Rotburg per 2-1. Lo stesso Holly nella versione cartacea ha una carriera molto più complicata e difficile con la maglia del Barcellona. In ogni caso, terminata la trasmissione in Italia nel 2005 e successivamente distribuito in home video da Yamato Video, Holly & Benji Forever chiudeva le vicende raccontate da Takahashi, sancendo il compimento del percorso di crescita che aveva visto Tsubasa partire da una squadretta di quartiere in Giappone, nella sua nuova città, e arrivare a giocare non solo per il Barcellona, ma anche per la sua nazionale ai Mondiali del 2002.

Più di dieci anni dopo, con la trasmissione iniziata nel 2018 in Giappone, è stato realizzato il terzo remake (dopo i primi 31 episodi di Forever) di Capitan Tsubasa. Stavolta, però, con l'intenzione di mantenere tutti i nomi originali, senza dover necessariamente realizzare una localizzazione per ogni paese e richiesta linguistica, proprio come preteso da Takahashi. La Francia, così, non avrà più nessun Olive et Tom, l'Italia dovrà abbandonare il suo Holly & Benji e il Sud America potrà dire addio a Supercampeones.

Con 52 episodi, la saga ripartirà dall'inizio, raccontando i primi passi di Tsubasa Oozora che si trasferisce a Nankatsu con i suoi genitori, con il sogno del calcio nel cuore: l'incontro con Genzo Wakabayashi gli darà quella spinta per migliorarsi continuamente e diventare quel campione che già sappiamo dove arriverà. Alla direzione del doppiaggio ci sarà Claudio Moneta, che sta gradualmente diventando sempre più il riferimento maggiore delle produzioni mainstream anime in Italia, e il primo episodio, della durata 24 minuti, debutta il 23 dicembre 2019 su Italia 1. Noi attenderemo, per poter di nuovo condividere il senso di sacrificio con Julian Ross, che ha continuato a giocare nonostante la sua malformazione cardiaca lo mettesse a rischio infarto in praticamente ogni partita, per poter rivivere il duello tra Tsubasa e Kojiro (Mark Lenders), con il suo stile da duro, le maniche della divisa rigirate sulle spalle e la sua abbronzatura mediterranea, ma soprattutto per rivivere quelle sgaloppate nei campi più lunghi del mondo.