Hunter x Hunter su VVVVID: perché è uno dei migliori shonen di sempre

Analizziamo le ragioni per cui il capolavoro di Yoshihiro Togashi è davvero considerabile uno dei migliori battle shonen mai realizzati.

Hunter x Hunter su VVVVID: perché è uno dei migliori shonen di sempre
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La versione animata di Hunter x Hunter, opera di Yoshihiro Togashi è da poco presente nel catalogo di VVVVID. L'anime del 2011 è il secondo adattamento del manga e ha saputo rendere onore allo straordinario shonen pubblicato sulle pagine di Shonen Jump. Il manga di Togashi va avanti dal lontano 1998 e, nonostante la possibilità di vederne il finale sembra ormai essere un miraggio (a causa della storia editoriale di Hunter x Hunter martoriata dalle pause), è già da tempo entrato di diritto nell'olimpo dei manga battle shonen, venendo spesso considerato uno dei migliori esponenti in assoluto del genere.

Il che è tutto dire, data l'agguerrita concorrenza dei rivali. Lungi dall'affermare con certezza la superiorità di un'opera come Hunter x Hunter, dato il giudizio estremamente soggettivo, è difficile non attestare che nella battaglia tra i battle shonen l'opera di Togashi mostra i muscoli ed esce vincitrice in molti campi. Sono molte le ragioni dell'enorme successo e del grande apprezzamento da parte di critica e pubblico, ma analizziamo nel dettaglio i punti di forza del capolavoro dell'autore di Yu Yu Hakusho.

Il mondo di Hunter x Hunter

L'universo, per larga parte inesplorato, creato da Togashi affascina per vastità e varietà ambientale. Un mondo definito ma sconosciuto, accennato ma geograficamente determinato, in perpetua evoluzione e in continuo svelarsi. Luoghi selvaggi e civiltà complesse, pacifici villaggi e città ultratecnologiche, enorme residenze inespugnabili, altissime torri e isole inospitali. C'è, insomma, la futuristica metropoli di York Shin City, il micro-mondo della "virtuale" Greed Island, l'Arena Celeste con i suoi 251 piani, il vulcano Kukuro sormontato dalla nobile dimora degli Zoldyck.

E ancora l'arretrata Repubblica del Gorteau Orientale, l'incontaminata Isola Balena e la malavitosa Città delle stelle cadenti. Luoghi mai di vaga collocazione o definizione, sempre attentamente incastrati e situati in uno spazio fantastico ma concreto, inventato ma peculiare, delimitato, circoscritto perché accuratamente pensato e costruito, in una geografia determinata e consistente. Difficile trovare una tale accortezza e coerenza spaziale in altre opere del genere.

Ma il world-building di Hunter x Hunter non si ferma ad una dettagliata descrizione e rappresentazione dei luoghi fisici, ed esplora più in profondità anche la geografia politica del suo mondo, dando vita a società umane verosimili, comunità, organizzazioni e schieramenti realistici e vivi. Togashi vuole un mondo reale, pulsante e che replica il più possibile non solo la varietà dell'ambiente naturale e antropizzato, ma anche la diversità ideologica, la ricchezza e l'eterogeneità sociale. Dunque abbiamo il neo-luddismo degli N.G.L. (Neo Green Life), l'indottrinamento delle masse attuato nella Repubblica del Gorteau Orientale, armi nucleari come deterrente, la zona franca del Ryuseigei controllata dalle mafie; una complessità strutturale che appartiene a pochi altri shonen.

Power-up e Power System

Il fulcro dell'energia degli hunters, il Nen, viene introdotto a storia già inoltrata durante la saga dell'Arena Celeste. E il sistema sviluppato in Hunter x Hunter è, ancora una volta, uno dei meglio articolati nel genere dei manga/anime di combattimento.

Il sistema del Nen è rigido e preciso, complesso ma intuitivo, coerente e ben "calibrato", che rappresentazione di una informe forza interiore o al pressapochismo di altri power systems fondati sull'energia vitale ma che nulla hanno di sistematico e quantomeno regolato o blandamente organizzato. La suddivisione in 4 grandi categorie (Ten, Ren, Zetsu e Hatsu) è solo il principio basico di un complesso magistralmente strutturato. E la rigidità del power-system si traduce, di fatto, in una proposta di evoluzione, di power-up, mai sproporzionata o incoerente, sempre assolutamente conforme alle premesse, con una distribuzione uniforme dei poteri e dei livelli di forza e con poche e logiche trasformazioni. Il power-up "innaturale" di Gon nello scontro con Neferpitou e le irreversibili e impietose conseguenze di un aumento di potere "illogico" rendono l'idea della grande scrupolosità di Togashi anche in questo campo, che è, in realtà, elemento di fondamentale importanza in una battle shonen.

Le storyline e le saghe

Altra scelta originale e particolarmente riuscita, che si discosta dalla linearità degli altri prodotti, riguarda l'inusuale gestione delle storyline dei protagonisti. Sorprende vedere Gon e Killua accantonati durante un'intera saga (York Shin City) e la stessa cosa avviene con Leorio e Kurapika nella saga dell'Arena Celeste. Ma la scelta di dedicare distinti archi narrativi alle vicende di personaggi diversi assicura varietà delle situazioni e migliore caratterizzazione dei protagonisti, dimostrando una coralità quasi mai ottenuta in altre opere, sempre concentrate su un protagonista catalizzatore e incapaci di raggiungere la qualità di scrittura di Hunter x Hunter.

La maestria nello sciogliere e dividere gli intrecci e riavvolgerli e farli collidere quando necessario è prova dell'unicità della sceneggiatura ideata da Yoshihiro Togashi, che dà vita a saghe quasi autonome nella loro completezza e nel loro svolgimento, diverse ma tutte qualitativamente eccellenti. Hunter x Hunter è poi uno dei pochi shonen capace di svariare tra un sottogenere e l'altro, confermandosi un prodotto differenziato e composito di elementi mai discordi e sempre ben amalgamati.

L'opera passa per la classica parte delle prove (gli esami da Hunter), per poi farsi tipico manga di arti marziali con il grande torneo dell'Arena Celeste, e poi ancora diviene Isekai duro e puro con la saga di Greed Island, e si avvicina prepotentemente ad atmosfere da seinen con un leggero lato "dark" presente nel corso di tutta l'opera, ma che raggiunge l'apice con la saga delle Formichimere, spesso violenta e cruda in maniera davvero inconsueta per uno shonen. C'è poi del thriller in alcune occasioni e dell'heist in altre (con le vicende che vedono Kurapika e la Brigata Fantasma protagonisti), un pizzico di dramma politico e una bella fetta di heroic fantasy. Non un intruglio imbevibile ma una pozione magicamente funzionante, efficace e perfettamente mescolata.

Gon, Meruem e gli altri

L'opera di Yoshihiro Togashi può, inoltre, contare su una schiera di personaggi eccezionali, di cui il protagonista Gon e l'antagonista Meruem costituiscono le punte di diamante. Quasi impossibile scovare un difetto nella caratterizzazione di personaggi primari e secondari, tutti ben approfonditi psicologicamente ed esteticamente.

Ne è un esempio l'inquietante Hisoka, così come lo spietato Kurapika di York Shin City, il primo subdolo e calcolatore, l'altro senza scrupoli nell'usare la violenza, insieme esempio di una originale e reale ambiguità nella dicotomia bene-male, qui mai polarizzati, mai nettamente divisi. Togashi si rifiuta di distinguere chiaramente tra bene e male, tra eroi virtuosi e villain malvagi. Il gentile Gon scatena tutta la sua irosa brutalità massacrando Neferpitou: il disumano Re delle Formichimere riesce a soccombere sotto i colpi di un umanissimo amore. E lo stesso vale per ogni singolo personaggio, per un Killua spesso incattivito dal suo istinto da assassino, per un Chrollo (leader della Brigata Fantasma) indissolubilmente legato alla sua famiglia di criminali a volte gentili, per un Netero (sommo presidente dell'Associazione Hunter) in più occasioni controverso. Nessun personaggio macchiettistico, nessuno appiattito dal peso dell'archetipo o dello stereotipo, solo protagonisti riflessivi e pensanti e un villain tra i migliori nella storia del fumetto nipponico.