I Cavalieri dello Zodiaco ed il caso di Andromeda: Shun diventa Shaun

La diffusione del trailer della serie Netflix, Saint Seiya: Knights of the Zodiac, ha fatto molto discutere per il cambiamento di uno dei protagonisti.

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Con il termine anglosassone gender-swap (o "gender-switch") s'intende quella pratica narrativa (diffusa a macchia d'olio soprattutto nel mondo delle fan fiction) che consiste nello slittamento dell'identità di genere di uno o più personaggi verso quello opposto. Gli anni '10 di questo secolo saranno probabilmente ricordati come il decennio dell'Eterno Ritorno: praticamente non c'è opera delle ultime cinque decadi che non sia stata in qualche modo ripresa, rielaborata e riproposta in una salsa leggermente diversa alle nuove generazioni. Reboot, what if, crossover, spin-off sono termini ormai entrati a far parte del nostro quotidiano: la pratica del remake gender-swap, a tal proposito, si inserisce in quest'ottica produttiva e ha portato a opere come il Ghostbusters del 2016 o Ocean's Eight, remake in salsa femminile mascherato da sequel. Si parla da anni di un James Bond donna, mentre da qualche mese il Dottore di Doctow Who è interpretato da Jodie Whittaker. La parola d'ordine sembra essere "modernizzare", ma il meccanismo è ideologicamente sospetto e presenta più di una criticità. Nel discutere del gender-swap di Shun di Andromeda agiremo come un investigatore alle prese con un crimine: analizzeremo i fatti, studieremo la scena del delitto, ascolteremo le testimonianze dei personaggi coinvolti.

Cavalieri, semplici ragazz*

Era il lontano 1985 quando sulle pagine di Shonen Jump il giovane mangaka Masami Kurumada, che in Patria aveva già riscosso un certo successo con opere come Ring ni kakero e Otoko Zaka, cominciò a pubblicare i capitoli di un battle shonen ispirato alla mitologia greca intitolato Saint Seiya. Il manga, meglio noto in Italia come I Cavalieri dello Zodiaco, narra le avventure di un gruppo di ragazzi, Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki, che vengono inviati ai quattro angoli del globo ad allenarsi per diventare Saint, i guerrieri sacri devoti ad Atena, divinità protettrice dell'umanità.

I Saint combattono utilizzando una forma di ki chiamato Cosmo di provenienza astrale e vestendo armature sacre definite Cloth che li proteggono dagli attacchi nemici e gli conferiscono vari poteri. Sebbene i Cavalieri siano tutti imparentati fra loro, Shun e Ikki sono fratelli a tutti gli effetti e la loro back-story è fra le più potenti dell'intera serie: Shun, il minore, fisicamente debole e di indole gentile, viene destinato ad allenarsi sulla Death Queen Island, descritta nel manga come un "vero e proprio inferno in terra" a causa delle condizioni climatiche proibitive.

Deciso a risparmiare questa sofferenza all'amato fratello e a proteggerne la purezza, Ikki si sacrifica chiedendo (e ottenendo) di essere inviato lì al suo posto. Shun si addestrerà sull'Isola di Andromeda guadagnando l'omonima armatura munita di catene magiche, mentre Ikki rischierà la pazzia e tornerà dalla Death Queen Island portando con sé un bagaglio di inaudita potenza e rancore. Il suo percorso di redenzione, sorretto dalla dolcezza di Shun, sarà lungo e tortuoso: mentre Ikki ritroverà la gentilezza che aveva celato sul fondo del proprio cuore, Shun di Andromeda saprà trovare la determinazione necessaria a battersi con tutte le proprie forze senza rinunciare al candore di spirito.

La loro storia di maturazione parallela arricchisce un'opera già ricca di eroismo e crescita spirituale, concorrendo in maniera importante al successo della saga. Adattato in un anime dalla fama prodigiosa, il mito dei "Cavalieri dello Zodiaco" non si è mai spento negli ultimi trent'anni. Ecco perché la notizia di un nuovo adattamento animato, distribuito dalla piattaforma streaming Netflix, ha a dir poco scosso gli animi. La speranza era quella di assistere ad una trasposizione più fedele al materiale originario, che rendesse giustizia, anche graficamente, a un prodotto che tanto impatto ha avuto sull'immaginario globale. Il trailer, diffuso nella notte del 9 dicembre scorso, ha fugato ogni dubbio in proposito. Shun, il riluttante guerriero fedele ad Atena, si è tramutato in Shaun, è diventato una donna.

That time I got reincarnated in a Saintia

Facciamo un passo indietro. Torniamo a quel lontano 1990 in cui, sugli schermi di Odeon TV, apparve per la prima volta in Italia l'anime noto come "I Cavalieri dello zodiaco".

In Patria la serie si era conclusa già da un anno, ottenendo un larghissimo consenso di pubblico e di critica. Nel nostro Paese l'adattamento fu curato a Milano dallo Studio P.V. e il doppiaggio affidato alla direzione di Enrico Carabelli, storico membro del Teatro dei Filodrammatici che, dovendo lavorare su testi spesso lacunosi, come capitava in quegli anni, diede un'impronta ancor più aulica e drammatica a un prodotto che di epicità ne aveva già da vendere. Il character design di Araki aveva enfatizzato ulteriormente la femminilità del cloth di Andromeda, dotandolo di un evidente paio di seni; questo dettaglio, unitamente ai capelli lunghi del personaggio e alla esile voce del suo doppiatore italiano, Andrea De Nisco, aveva generato qualche dubbio negli spettatori che non conoscevano il materiale originario. Ciononostante, a uno sguardo un po' più attento, il genere di appartenenza di Shun, da noi noto semplicemente come Andromeda (altro fattore di confusione, presente però solo nella versione italiana) era più che evidente. Spogliato del cloth, Shun possedeva forme palesemente maschili e diverse ragazze mostravano interesse sentimentale nei suoi confronti nel corso della serie.

Era solo la sua armatura ad avere fattezze femminili, in quanto dedicata alla costellazione che prende il nome dal personaggio mitologico di Andromeda, figlia di Cassiopea e Cefeo, salvata dall'eroe Perseo prima di finire in sacrificio tra le fauci di un mostro. Proprio come in un mito greco la costruzione e lo sviluppo del personaggio di Shun va di pari passo con quella di suo fratello Ikki: mentre nel corso della serie il Saint della Fenice dovrà riuscire a ritrovare dentro di sé quei sentimenti di amore e onore che ha perduto, il suo misericordioso fratello minore, il più devoto ai propri amici e ad Atena, saprà evolvere divenendo un vero guerriero votato alla giustizia e al sacrificio.

Il primo a riconoscere il suo valore, il Cavaliere d'oro Aphrodite di Pisces, sbigottirà di fronte alla vastità del Cosmo che Andromeda è in grado di sviluppare per proteggere i propri compagni e la propria missione. La sua forza è alimentata dal proprio candore: atterrito dalla sua stessa potenza, incerto nell'andare fino in fondo nella lotta, Shun di Andromeda rappresenta un modello di mascolinità e di eroismo peculiare, se non del tutto inedito, nello sterminato panorama del genere shonen. Lo Yang di quello Yin incarnato da Ikki, sua figura speculare: l'uno non ha senso senza l'altro. Nel trailer diffuso da Netflix lo scorso 9 dicembre, tuttavia, il personaggio di Shun ha chiare proporzioni femminili. La fanbase ha reagito male alla trasformazione del Saint in una Saintia.

Il gender-swap di Shun appare come un gesto di normalizzazione di un personaggio dalla mascolinità "diversa": Saint Seiya non manca certamente di eroine forti, come ad esempio i Saint femminili Shaina di Ofiuco ("Tisifone") e Marin dell'Aquila ("Castalia"). La nuova versione di Shun comunque non appartiene alla stessa categoria delle due sopra citate, anche presenta un volto scoperto, mentre le suddette sono obbligate in segno di devozione a coprire il volto con una maschera.

A giudicare da quanto vediamo nel trailer, Shun non è dunque un Saint donna ma una Saintia, figura di guerriera introdotta da Chimaki Kuori nel 2013 e in aperta contraddizione con quanto mostrato nel manga e nell'anime originale.

"The big question"

In rete, l'ironia e la rabbia si sono sprecate. Il web, che di solito su tali questioni si polarizza su posizioni contrapposte e inconciliabili, in questa occasione ha reagito in maniera compatta e univoca, bocciando parimenti la grafica computerizzata e il "tradimento" della storia classica. La pagina Facebook di Netflix e il canale Youtube ufficiale sono stati assaliti dai fan inferociti e la polemica non accenna a spegnersi.

L'eco dell'insoddisfazione della fanbase ha spinto lo stesso headwriter Eugene Son a intervenire su Twitter con una serie di messaggi che ha rappresentato la tipica "toppa peggiore del buco". "Perché cambiare Andromeda?". Questo è dipeso da me. Quando abbiamo iniziato a sviluppare questa serie aggiornata, volevamo cambiare molto poco. Il soggetto di base di Saint Seiya che lo ha reso molto amato è ancora forte. E molto di tutto quello ancora funziona dopo trent'anni. L'unica cosa che mi preoccupava era che tutti i Bronze Saint con Pegasus sono degli uomini. Ora, la serie aveva dei personaggi femminili forti, e questo si riflette nel gran numero di donne che sono appassionate del manga e della serie. Ma trent'anni fa era normale vedere un gruppo di ragazzi che combatteva per salvare il mondo senza ragazze intorno. Era la prassi. Oggi il mondo è cambiato. La normalità è vedere ragazzi e le ragazze che lavorano fianco a fianco. Ci siamo abituati a vederlo. Giusto o sbagliato, il pubblico può vedere un gruppo di soli uomini come un nostro tentativo di fare un'affermazione su qualcosa. E forse trent'anni fa vedere delle donne che tirano calci e pugni l'un l'altra non era qualcosa a cui si pensava. Ma oggi non è lo stesso.

Come ogni fan di Saint Seiya sa bene, questo messaggio contiene varie imprecisioni:le già citate Shaina e Marin, per non parlare di Atena stessa, sono personaggi fondamentali che nel corso della saga hanno saputo guadagnarsi un grande spazio. Infatti in un messaggio successivo Son parla direttamente delle due guerriere mascherate: Ci sono molti personaggi femminili nel manga e nell'anime. Marin e Shaina sono incredibili. Ma sono già molto potenti, e nessuno vuole vederle diventare dei Bronze Saint. Questo tweet contiene un'imprecisione grave: Tisifone e Castalia sono già Cavalieri, per la precisione d'Argento, quindi di rango superiore rispetto ai protagonisti della serie.

In seguito Son ha aggiunto: Il concetto alla base di Andromeda non cambierà. Usa le catene per difendere se stessa e i suoi amici, una cosa che ha imparato dal suo protettivo fratello, che le ha insegnato a combattere. Giudicare la veridicità di questa affermazione, che risulta una netta semplificazione dell'arco caratteriale di Shun, richiederà una visione completa della serie. Ma da qui in poi le possibilità si riducono essenzialmente a due filoni percorribili.

Anzitutto, Il personaggio di Shaun avrà l'aspetto di una donna, ma le differenze si limiteranno a questo. L'eroina avrà lo stesso carattere e la stessa back-story. Nel caso in cui questa ipotesi venisse confermata dai fatti si tratterebbe di un'operazione di normalizzazione nei confronti della diversità di un personaggio non comune, storicamente non facile da recepire. Come ha detto anche Ivo de Palma, storico doppiatore di Pegasus, Se è politically correct inserire una donna tra i bronzini, forse non lo è tanto inserire proprio Andromeda come donna, perché si dà per scontato che alcune caratteristiche di Andromeda siano comunque spiccatamente più femminili che maschili. Inoltre, se venisse confermata la back-story in cui Ikki si sacrifica per salvare Shun, non sarebbe più l'atto d'amore di un fratello maggiore verso il minore, ma il gesto di protezione di un maschio nei confronti di una femmina: un'idea vagamente sessista.
In secondo caso, nei pochi minuti di trailer Shaun non sembra avere molto in comune con lo Shun originale. Laddove lui era determinato ma timoroso, misericordioso e atterrito dal proprio stesso potere, Shaun ci viene mostrata come una guerriera spavalda e sicura di sé, corrucciata e decisa. Un Ikki femmina, l'esatto opposto di Shun: in sintesi, uno stereotipo. Gli autori negano di averlo alterato fino a questo punto, ma avevano anche dichiarato che la serie sarebbe stata fedele alla storia originale.

In entrambi i casi, possiamo scommettere fin da ora che in molti ne resteranno delusi. Questo perché è l'operazione in sé a non avere senso. Il gender-swap è dichiaratamente una tecnica produttiva mirata a ottenere audience facile. L'intenzione è quella di proporre un'opera che abbia il potere di attrarre la fanbase già fidelizzata più una fetta di pubblico nuovo, rappresentato in genere da spettatori di genere diverso da quello a cui era diretto il prodotto in origine. Son ha di fatto ammesso questa dinamica nel suo primo tweet, mentre in seguito ha mostrato di non conoscere molto bene il materiale di partenza. Questo tipo di strategie, a prescindere dai risultati finali, germogliano in ambienti produttivi scarsamente coraggiosi e sono figli di una crisi d'idee ormai endemica.

Eugene Son ha esordito su Twitter scrivendo: "The big question: Why change Andromeda?" ("Il grande interrogativo: perché cambiare Andromeda?"). C'è però una domanda ancora più inquietante a cui nessuno si è preoccupato di rispondere. Se l'intenzione era quella di raccontare una storia in cui guerrieri e guerriere lottano fianco a fianco per la salvezza del mondo, perché non scriverne una da zero? Perché utilizzare la base narrativa di un'opera implicitamente definita "non adatta ai nostri tempi", per poi limitarsi a modificarne alcuni elementi a uso e consumo del proprio pubblico? Forse conosciamo già la risposta.