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I Cavalieri dello Zodiaco Netflix: Andromeda donna, una scelta efficace?

Dopo aver visto i primi 6 episodi del remake di Saint Seiya possiamo analizzare il personaggio di Shaun: scelta efficace o controproducente?

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Diciamo la verità: il vero colpo di scena nel remake di Saint Seiya: I Cavalieri dello Zodiaco è stato scoprire che Shun di Andromeda sarebbe stato Shaun, una donna. Una decisione, resa nota da Netflix e Studio MEIRIS alcuni mesi fa, che ha sconvolto il pubblico dell'opera di Masami Kurumada, che ha accusato la produzione di aver stravolto uno dei personaggi più affascinanti di tutta la serie. Ora che Saint Seiya è finalmente approdato su Netflix - o meglio, è approdata soltanto la prima parte de I Cavalieri dello Zodiaco - possiamo già tirare le somme sul "nuovo" cavaliere di Andromeda: una scelta indovinata o l'ennesimo svarione in un prodotto che si è rivelato narrativamente e tecnicamente sottotono? La risposta, a parer nostro, non solo viaggia su un confine estremamente sottile tra i due responsi, ma soprattutto finisce col rivelarsi ancor più legata ai fini della produzione: è stato, semplicemente, inutile. Ma andiamo con ordine.

Da uomo a donna nel segno del politically correct

Ripercorriamo brevemente, anzitutto, i motivi e il processo che hanno portato Studio MEIRIS a capovolgere il sesso di Andromeda: Shun, il delicato e sensibile giovane uomo che ripudia ogni forma di violenza, è ora Shaun, una ragazza che a sua volta ha un indole pacifista e uno stile di combattimento votato alla difesa.

La notizia spopolò sul web quando Netflix diffuse un primo teaser trailer, una rivelazione shockante che fu seguita dalle dichiarazioni degli sceneggiatori: a detta dei producer, quindi, la scelta di rendere Andromeda una guerriera deriva da esigenze che guardano al politically correct e, soprattutto, alla volontà di inserire una rappresentanza femminile nel gruppo di eroi guidato da Pegasus. In quanto battle shonen, Saint Seiya è sempre stato un prodotto rivolto da un pubblico prevalentemente maschile, mentre l'operazione di globalizzazione del brand da parte di Netflix punta piuttosto a raggiungere un target quanto più ampio possibile, quindi anche femminile.

La decisione rimane comunque discutibile per due motivi: il primo è legato prettamente ai contenuti dell'opera, in quanto la sensibilità e la purezza di cuore di Shun avevano (e hanno tuttora) un senso narrativo ben specifico. Il giovane, infatti, fu scelto in tenera età per diventare il ricettacolo terreno di Hades, un corpo e uno spirito immacolati in cui il sovrano degli Inferi potesse reincarnarsi in occasione della nuova Guerra Sacra - narrata ne I Cavalieri dello Zodiaco: I capitoli di Ade.

C'è poi un'altra questione: il fatto che i cavalieri di sesso femminile, come Castalia e Tisifone, siano obbligati a indossare una maschera per mantenere il proprio rango. Questa regola, tuttavia, è stata arginata non soltanto con il personaggio di Shaun, ma anche con Tisifone stessa: nella serie in CGI, infatti, anche Shaina non ha il volto coperto, mentre l'unica a nascondere il proprio viso è proprio Marin - uno spunto, questo, che potrebbe nascondere ben altre esigenze, visto che la produzione sembra voler associare l'identità di Castalia a quella di Patricia, la sorella scomparsa di Seiya.
L'altra perplessità, invece, è di carattere sociale. Inneggiare al politically correct trasformando un uomo poco virile in donna è tutto fuorché politicamente corretto: anzi, potremmo definirla come una scelta che alimenta lo stereotipo secondo cui un uomo sensibile non è altro che una femminuccia. Avrebbe avuto molto più senso, a parer nostro, rendere donna un personaggio dal carattere forte, come ad esempio Sirio, se non addirittura Phoenix: immaginate, per esempio, come sarebbe stato vedere una sorella maggiore offrirsi in sacrificio per addestrarsi sull'Isola della Regina Nera, incurante dei pericoli a cui andava incontro e desiderosa di salvare il suo fratellino indifeso da un destino atroce. Così, ovviamente, non è stato: com'è, quindi, la caratterizzazione di Shaun una volta visionato il prodotto finale?

Il ruolo di Shaun

È vero, al finale della Stagione 1 di Saint Seiya: I Cavalieri dello Zodiaco mancano ancora 6 episodi, quelli relativi all'arco narrativo dei Cavalieri d'Argento. A nostro parere, però, la saga delle Guerre Galattiche è perfetta per valutare il personaggio di Andromeda, giacché è proprio in questa prima parentesi del racconto che emerge il passato di Nero e Shaun, così come le basi su cui si regge il loro rapporto tra fratelli.

Iniziamo col dire che, nonostante qualche connotato fisico "un po'" diverso, il background di Shaun è rimasto abbastanza fedele a quello di Shun: maltrattata dai bulli in tenera età per la sua indole pacifista, protetta dal suo fratellone nei momenti di maggiore difficoltà, guerriera votata alla difesa piuttosto che all'attacco e sostenitrice convinta contro ogni forma di conflitto. Anche in questo caso, inoltre, Shaun rimane profondamente colpita dal cambiamento in negativo del cavaliere di Phoenix, e tenterà fino all'ultimo di redimerlo, tentando di allontanarlo dal Male.

Insomma, i punti cardine del personaggio sembrano rispettosi nei confronti dell'immaginario originale, anche se ci chiediamo come verrà spiegato in futuro il suo legame con Ade (divinità tipicamente maschile): è possibile che, proprio per rinforzare la natura ambigua del Dio dei Morti, la scelta di farlo reincarnare in una donna potrebbe donare ulteriore eleganza e misticismo al futuro e letale nemico di Atena.

È un'ipotesi, però, che potrà essere confermata o smentita solo col tempo, ammesso che Studio MEIRIS abbia in programma di riadattare l'opera di Kurumada sino alla fine. Questa tesi, inoltre, non giustifica più di tanto lo stato attuale delle cose: l'apporto di Andromeda alla sceneggiatura e alle vicende del remake di Saint Seiya è pressoché nullo, o perlomeno non aggiunge nulla rispetto al ruolo che ricopriva nell'opera.

La trasformazione al femminile ha esposto il personaggio a una maggiore aura di protezione nei confronti di Nero, quando erano piccoli, mentre il suo peso sulla psicologia dei personaggio sembra proiettato unicamente nel parallelo tra Nero e Seiya. Lo stesso cavaliere di Pegasus, d'altronde, durante la battaglia finale rimprovera Phoenix per il modo in cui tratta sua sorella: un sentimento che il protagonista non può che sentire con forza dentro di sé, dal momento che anch'egli ha una sorella con cui attende di ricongiungersi.

Il confronto tra Seiya-Patricia e Nero-Shaun è proiettato verso l'amplificazione dell'aura eroica di Pegasus, che dimostra all'antagonista come il suo sentimento fraterno sia abominevole in confronto al proprio. Certo, Shaun riveste un ruolo centrale nella battaglia contro i Cavalieri Neri, scovandone i punti deboli e portando i Saint di bronzo alla vittoria prima del confronto finale con Phoenix. Un'aura di importanza che dona al suo essere donna un certo carisma ma che, in fondo, aggiunge davvero poco o nulla al personaggio, che avrebbe potuto dimostrare eguale acume anche in vesti maschili.

I Cavalieri dello Zodiaco: Saint Seiya - Stagione 1 Insomma, non ce ne voglia il pubblico femminile che ha ritrovato in Shaun un modello d’ispirazione in quanto figura eroica dell’altro sesso in un gruppo storicamente maschile. Riteniamo, però, che la rappresentanza del gentil sesso avrebbe meritato un trattamento diverso e più dignitoso, allontanandosi dallo stereotipo che guarda alla trasformazione in donna come unico risvolto possibile per un maschio delicato e meno macho rispetto ai suoi compagni. L’Andromeda donna non è né carne né pesce, specchio riflesso di un prodotto che ha cercato di farsi più moderno rivolgendosi a un pubblico giovanissimo, decostruendone la sceneggiatura con spunti eccessivamente infantili e stucchevoli: Shaun è uno stereotipo nello stereotipo, quasi a voler dire che solo una donna può essere pacifista, solo una donna può essere sensibile, solo una donna può vestire un’armatura rosa e appartenere ad una costellazione che, iconograficamente parlando, ha chiaramente forme femminili. A prodotto ultimato, possiamo quindi affermare che Shun ha perso l’originalità che lo contraddistingueva: un’anima pura, bianca e candida in un mondo di maschiacci in un prodotto per ragazzi. L’emblema di quel diverso positivo che, nel remake di Netflix, diventa ciò che Kurumada cercò di combattere nel modellare il personaggio di Andromeda: un banale cliché.